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sabato 26 settembre 2009

ISOLE Tuvalu: entro il 2020, 00% di energia rinnovabile


Lo stato insulare delle Tuvalu, 9 isole perdute nell'immenso Oceano Pacifico, che riuschiano di scomparire a causa dei cambiamenti climatici, puntano ad alimentarsi al 100% di energia rinnovabile entro il 2020. Le isole, grandi appena 26 chilometri quadrati e con solo 12.000 abitanti, poste a meta' strada tra le Hawaii e l'Australia, con un'altitudine massima 4,5 metri e la maggior parte del territorio a meno di un metro sul livello del mare. L'investimento stimato dal governo di Funati e' di poco piu' di 20 milioni di dollari a cui potrebbe far fronte grazie alle donazioni di ''e8'', un consorzio di compagnie elettriche dei Paesi del G8 di cui fa parte anche l'italiana Enel insieme ad American electric power, Duke energy, Hydro-Que'bec, Ontario power generation, Edf, Rwe Ag, Jsc''RusHydro'', Kansai electric power, Tokyo electric power. La copertura gia' realizzata per il piu' grande stadio di calcio delle Tuvalu fornisce il 5% dell'energia a famiglie, strutture sanitarie e piccole e medie imprese della capitale Funauti e ha consentito al piccolo stato di risparmiare 17.000 litri le importazioni di gasolio dalla Nuova Zelanda e di ridurre le emissioni di 50 tonnellate di CO2. Il governo delle Tuvalu sta lavorando, infatti, per espandere il progetto iniziale dell'e8 costato 410.000 dollari da 40 a 60 kW e poi per estendere la solarizzazione alle isole esterne, entro la fine di quest'anno, con uno stanziamento di 800.000 dollari, anche per produrre 46 chilowatt di energia solare per la scuola secondaria di Motufoua a Vaitupu, un progetto in via di realizzazione e che ha il sostegno del governo italiano. ''Ringraziamo coloro che stanno aiutando Tuvalu a ridurre la sua impronta ecologica - ha dichiarato il ministro per le public utilities and Industries, Kausea - cosi' si rafforzera' la nostra voce nei prossimi negoziati internazionali. E noi attendiamo con ansia il giorno in cui il nostro Paese offrira' un esempio per tutti: alimentato interamente da risorse naturali come il sole e il vento''.

martedì 22 settembre 2009

coralli: gabbie elettriche in fondo al mare aiutano la ricrescita

Enormi gabbie elettriche in fondo al mare aiutano la ricrescita

Nelle Maldive sono usate con successo gabbie d'acciaio attraversate da corrente elettrica a basso voltaggio per far ricrescere i coralli. L'elettricita' innesca una reazione chimica che porta il carbonato di calcio che si trova nell'acqua di mare a depositarsi sulla struttura. I coralli, a quanto pare, trovano la cosa 'irresistibile' anche perche' usano il calcio per il loro le strutture abitative delle loro colonie e, in breve tempo, la gabbia ne e' stata ricoperta.

giovedì 3 settembre 2009

riscaldamento mari: GOLFO NAPOLI AUMENTO TEMPERATURE 3,5 GRADI IN 3 ANNI


''La temperatura media dei primi 20 metri del mare del Golfo di Napoli e' aumentata di tre gradi e mezzo negli ultimi tre anni, passando da 24 gradi a 27 gradi e mezzo''. E' questo il dato di sintesi emerso nel corso della riunione convocata dall'Assessore all'Ambiente della Regione Campania, Walter Ganapini, e alla quale hanno preso parte il professor Giuseppe Chiaudani, idrobiologo di fama internazionale gia' protagonista della soluzione del problema delle mucillagini nel mar Adriatico, e il professor Vincenzo Saggiomo, coordinatore dall'area Gestione Ambiente ed Ecologia costiera della stazione zoologica della Anton Dohrn, che ha illustrato i risultati delle sue ricerche in materia dal 1984 ad oggi, fornendo un quadro storico di riferimento e il Dirigente della Protezione civile, ingegner Bruno Orrico. Lo riferisce una nota spiegando che, in particolare, e' stato possibile notare che dal 2004 al 2007 la temperatura delle acque marine fino a venti metri di profondita' e' stata sempre compresa tra i 24 e i 25 gradi.

''La temperatura media di ieri nella fascia compresa nei primi tredici metri di profondita' marina - sottolinea Saggiomo - e' stata addirittura di 28 gradi. Ventisette gradi e mezzo, invece, e' la temperatura media nei primi 20 metri.

Per quanto riguarda le modalita' di analisi, si tratta di prelievi costanti - precisa il ricercatore della Anton Dohrn - eseguiti a due miglia dalla costa partenopea nel tratto centrale tra Castel dell'Ovo e Mergellina''.

Secondo il professor Chiaudani, ''l'aumento della temperatura e' una delle concause che possono determinare la presenza di mucillagini nel golfo di Napoli. Con queste temperature viene tutto a galla e non si verifica il rimescolamento delle acque. Con tre gradi di aumento della temperatura - evidenzia l'esperto - le alghe aumentano di un terzo la capacita' di produzione di sostanza organica extracellulare che sono di difficile e lenta biodegradazione''.

EFFETTO SERRA: il livello degli oceani potrebbe crescere di oltre un metro.

Il Wwf lancia un nuovo preoccupato allarme durante la conferenza sul clima dell'Onu in corso a Ginevra. Secondo il rapporto dell'associazione un quarto della popolazione mondiale è minacciato dalle inondazioni a causa dello scioglimento dei ghiacciai nell'Artico.

Nel 2100, il livello degli oceani potrebbe crescere di oltre un metro, mettendo in serio pericolo gli insediamenti urbani vicino alle coste. Attualmente la zona artica si riscalda infatti due volte più in fretta della Terra, il che costituisce una minaccia non solo ai poli ma per l'intero pianeta. In Europa e America del Nord, ad esempio, ci potrebbero essere inverni molto più freddi del solito, mentre in Groenlandia gli inverni potrebbero farsi più miti a causa delle diverse condizioni di umidità dovute all'innalzamento del livello dei mari.

Per il Wwf è in atto un processo inarrestabile a catena: mentre l'estensione dei ghiacciai diminuisce e la superficie degli oceani aumenta, la quantità di energia solare assorbita cresce e ciò fa salire le temperature. Il riscaldamento climatico libera inoltre delle grandi quantità di metano, gas a effetto serra, nella regione polare. Un effetto che contribuisce, a sua volta, ad accelerare il processo di scioglimento dei ghiacciai artici.

Per evitare la catastrofe bisogna che i paesi industrializzati riducano di almeno il 40% le loro emissioni di Co2 entro il 2020.

Sulla questione i capi di stato e di governo dovranno trovare un'intesa a dicembre a Copenaghen, per un accordo che sostituisca il Protocollo di Kyoto a partire dal 2013.
Il video di Arctic Feedbacks: Global Implications report

da : www.verdi.it
Durante una visita al polo, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha espresso inquietudine per il ritmo con cui si stanno sciogliendo i ghiacci dell'Artico e ha ricordato la responsabilita' che i leader mondiali hanno nei confronti del pianeta terra.

"I dirigenti di tutti i Paesi" - ha detto il segretario ONU parlando su un'isola dell'arcipelago norvegese delle Svalbard - "hanno la 'responsabilita' politico-morale' di preservare l'avvenire del pianeta". Ban Ki-moon ha visitato Ny-Aelesun, un piccolo centro dell'arcipelago norvegese di Svalbard, dove si trova un osservatorio internazionale per i mutamenti climatici a 1.231 chilometri dal polo nord.

"Sono estremamente allarmato e sorpreso - ha detto ancora il segretario generale delle Nazioni unite durante la visita al centro scientifico di Ny-Aalesund - di vedere questi ghiacciai in uno stato cosi' cattivo".

E' la prima volta che un segretario generale dell'Onu visita Ny-Aalesund, la localita' piu' settentrionale al mondo, situata a soli 1.231 chilometri dal polo nord, ha sottolineato il responsabile del sito scientifico, Bendik Eithun Halgunset.

L'accelerato scioglimento dei ghiacci non è un problema locale ma planetario, come ricorda il Wwf nel dossier Artic Climate Feedback Global Implications, presentato oggi a Ginevra durante la conferenza internazionale sul clima dell'Organizzazione metereologica mondiale.

L'innalzamento della temperatura causa lo scioglimento dei ghiacci che, a sua volta, provoca l'innalzamento dei mari (la previsione è di almeno un metro entro il 2100) minacciando un quarto della popolazione mondiale. Con il cambiamento delle temperature e dei regimi delle piogge, Europa e nord America saranno soggette a forti e frequenti precipitazioni con impatti negativi su agricoltura, foreste e riserve idriche.

Il cambiamento climatico è una cosa seria e ne stiamo toccando con mano gli effetti.

mercoledì 2 settembre 2009

risorse idriche: Poliziotti dell’acqua a Los Angeles


Che l’acqua sia un bene prezioso e che non bisogni sprecarla, è ormai risaputo da anni. Specialmente in zone come la California, dove il caldo abbonda e ampie fette dell’ormai ex Golden State sono fasce desertiche. Dev’essere per questo che l’amministrazione di Los Angeles, una megalopoli da quasi 4 milioni di abitanti, ha scelto di dotarsi di 15 poliziotti in più. Poliziotti molto speciali, addetti a girare per la città cercando sprechi di quello che ormai viene sempre più spesso chiamato “oro blu”.

Un’iniziativa che ha avuto successo, grazie a due punti chiave: una linea verde anonima per le denunce e multe da 100 dollari per i trasgressori. Così il Los Angeles Water conservation team ha iniziato a rigirare la città come un calzino, facendo diminuire i consumi d’acqua del 12 per cento rispetto allo scorso luglio e portandoli al livello più basso da 32 anni a questa parte.

In realtà fino ad ora, considerato che l’iniziativa è appena nata, i poliziotti dell’acqua si sono limitati, nelle loro oltre 4600 ispezioni, ad avvertimenti verbali più che ricorrere alle multe. Eppure c’è già chi è stato “pizzicato” come recidivo ed ha scoperto che le sanzioni sono crescenti: 100 dollari la prima, 200 la seconda, 300 la terza. Oltre, non si è ancora andati. Almeno fino ad ora.

In realtà - ha spiegato David Nahai, capo del Dipartimento cittadino acqua ed energia - Il nostro obiettivo, più che incassare con le multe, è ridurre il consumo. Anche perché chi consuma molta acqua, economicamente paga già un conto salato”. Per far fronte alla siccità che ogni estate attanaglia Los Angeles, infatti, chi consuma più di un certo quantitativo d’acqua prestabilito paga, in proporzione, sempre di più. Con buona pace di chi vorrebbe riposarsi e trovare una tregua dal caldo nella piscina di casa.
fonte:panorama.it

riscaldamento globale: Un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell'Artico


Un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell'Artico; si registrera' inoltre un significativo aumento delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dalle riserve di carbonio fino ad ora stoccate dal ghiaccio e si moltiplicheranno i fenomeni meteorologici estremi. E' quanto emerge dal rapporto ''Arctic Climate Feedbacks: Global Implications'', realizzato dal WWF con alcuni tra i piu' accreditati nomi della scienza del clima e presentato oggi alla stampa, nel corso della Terza Conferenza internazionale sul clima dell'Organizzazione meteorologica mondiale a Ginevra.

''Quello che gli scienziati del clima dicono in questo dossier e' semplice: i fenomeni di fusione dei ghiacci dell'Artico non costituiscono un problema locale, ma planetario - commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - Banalmente, se non riusciremo a mantenere l'Artico freddo abbastanza, tutto il mondo ne subira' le conseguenze''.

''Arctic Climate Feedbacks: Global Implications'' elenca tutti gli effetti negativi dovuti al riscaldamento dell'Artico con dati derivanti dalle piu' recenti ed accreditate ricerche climatologiche che fanno apparire le previsioni cui era giunto l'IPCC (il Panel intergovernamentale sui cambiamenti climatici) nel suo quarto rapporto del 2007, quanto meno ottimistiche.

La drastica perdita di ghiaccio marino, dovuta al fatto che l'Artico si riscalda ad una velocita' 2 volte superiore rispetto al resto del mondo, influenzera' la circolazione atmosferica e i fenomeni meteorologici ben oltre le stesse regioni artiche: potranno modificarsi le temperature e i regimi delle piogge in Europa e nel nord America, con impatti sull'agricoltura, sulle foreste e sulle riserve idriche.

pesca illegale: 91 PAESI FIRMANO ACCORDO PER BLOCCARLA

Novantuno paesi hanno sottoscritto ieri 01-09-2009 un accordo per bloccare i pescherecci coinvolti nella pesca illegale, al fine di impedire l'ingresso di pesce ''irregolare'' nel mercato mondiale. Lo ha riferito l'Onu in un comunicato.

L'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao) ha accolto con entusiasmo il trattato definendolo ''il primo patto globale incentrato sul problema''.

Le nuove misure, a cui dovranno attenersi i pescherecci, comprendono per prima cosa che le imbarcazioni facciano richiesta di un permesso per l'ingresso nei porti stranieri, che le autorita' siano informate del carico di pesce e che le navi dei Paesi firmatari siano pronte a sottoporsi a regolari ispezioni.

Lo statuto sara' esaminato dal Consiglio della Fao entro la fine del mese e passera' a novembre alla Conferenza della Fao per la formale adozione. L'accordo dovra' essere ratificato da ogni nazione e comincera' ad avere effetto dopo la firma di almeno 25 paesi

martedì 1 settembre 2009

lampadine a incandescenza: da oggi in vendita solo quelle a basso consumo


Dal oggi primo settembre 2009 via dagli scaffali le lampadine tradizionali, quelle che fino a oggi hanno accompagnato ogni momento della nostra vita quotidiana. Entra infatti in vigore una direttiva dell'Unione Europea che mette al bando le lampadine a incandescenza, ritenute poco efficienti e molto inquinanti. Al loro posto lampade alogene e a basso consumo, viceversa a meno emissioni di CO2 e a maggior rendimento energetico.

La sostituzione a livello mondiale – secondo uno studio del Centro di Ricerca & Sviluppo di Philips - delle lampade ad incandescenza per uso domestico con tecnologie di ultima generazione (risparmio energetico e Led) porterà ad un risparmio di 46 miliardi di euro in elettricità e 239 milioni di tonnellate di CO2, pari alla produzione di 228 centrali elettriche o a 685 milioni di barili di petrolio in un anno. A livello europeo il risparmio in elettricità sarebbe pari a 10 miliardi di euro e la riduzione di CO2 di 38 milioni di tonnellate, pari alla produzione di 52 centrali elettriche o a 156 milioni di barili di petrolio in un anno.

In Italia, annualmente, si vendono, nel canale della grande distribuzione, oltre 3.000.000 di lampade ad incandescenza da 100 Watt e per il momento solo 1.500.000 di lampade a risparmio energetico da 18 e 20 Watt corrispondenti ad una 100 Watt ad incandescenza
L'illuminazione in generale copre circa il 19% dell'uso di elettricità nel mondo e si basa per quasi tre quarti su soluzioni antiquate e energeticamente inefficienti. La lampada a incandescenza, ora al bando, venne inventata nel 1854 da Heinrich Goebel, un orologiaio tedesco emigrato in America. Il modello però era ancora troppo rudimentale e Goebel non riuscì a perfezionarlo.

Edison: la luce è nelle case
Nel 1878 viene costruito un modello sufficientemente durevole: a realizzarlo Thomas Alva Edison. Nella lampada ad incandescenza la luce viene prodotta dal riscaldamento di un filamento di tungsteno, attraverso cui passa la corrente elettrica. Il filamento è racchiuso in un bulbo di vetro, contenente argon. Durante il funzionamento il filamento raggiunge temperature fino a 2.700 Gradi kelvin (circa 2.427 gradi centigradi) e il tungsteno evapora: via via che la lampadina è accesa, il filamento diventa sempre più sottile, e dopo circa 1.000 Ore di funzionamento il filamento si spezza e la lampada esaurisce il suo ciclo di vita. Questo tipo di lampada produce soprattutto calore, e solo il 5-10% dell'energia prodotta viene convertita in luce. A causa del suo carso rendimento inizierà a essere ritirata dal mercato.

Ecco, qui di seguito, i nuovi tipi di lampadine che andranno a sostituire, gradualmente, quelle tradizionali:

Lampada alogena - è una variante di quella a incandescenza tradizionale. E' così detta perchè nel bulbo, oltre all'argon, contiene iodio, elemento classificato come 'alogeno' (insieme a fluoro, cloro, bromo, astato), e kripton, gas nobile. A volte la lampada è anche a base di xeno, altro gas nobile. Questo tipo di lampadina raggiunge un'incandescenza maggiore (fino a 3.000 Gradi kelvin, circa 2.727 Gradi centigradi), sprigionando quindi più energia. Nelle lampade alogene le molecole di tungsteno rilasciate dal filamento per via delle elevate temperature, si combinano con lo iodio dando vita ad un sale, l'alogenuro di tungesteno. Questo composto chimico entra a sua volta in reazione con il filamento incandescente: l'alta temperatura spezza il legame che unisce l'alogenuro, il tungsteno viene rilasciato e ridepositato sul filamento stesso, e questo 'giocò di reazioni ricomincia. Si genera così il ciclo alogenò, una sorta di vera e propria autoalimentazione della lampadina, che ha un periodo di vita doppio rispetto a quello tradizionale (2.000 Ore). Inoltre il rendimento luminoso di una lampada alogena, è del 50-100% superiore rispetto a quella tradizionale, e può funzionare dalle 2.000 Alle 6.000 Ore (cioè da due a sei volte di più della lampada a incandescenza).

Lampadine a basso consumo energetico - rappresentano la versione compatta delle lampade al neon. Sono formate da uno o più tubi di vetro contenenti vapori di mercurio, con un elettrodo posto all'estremità di ciascun tubo. All'accensione della lampadina, la corrente attraversa gli elettrodi provocando una scarica di gas: i vapori di mercurio emettono un raggio ultravioletto che viene trasformato in luce dalla polvere fluorescente che ricopre la parete interna del bulbo. Queste lampade costano di più di quelle tradizionali, ma consumano molta meno energia perché hanno migliori rendimenti luminosi. Inoltre, hanno una durata di vita più lunga. A differenza dei modelli a incandescenza, quelli a basso consumo energetico non sviluppano subito la loro massima intensità luminosa: per avere luce 'iena bisogna attendere qualche decina di secondi, a volte qualche minuto dall'accensione. In generale, le lampadine a basso consumo energetico si illuminano ancora più lentamente in ambienti freddi, dove fanno maggiormente fatica a sviluppare tutta la loro luminosità.

venerdì 28 agosto 2009

CO2: 100.000 alberi artificiali potrebbe assorbire le emissioni di CO2 del PIANETA


Una foresta di 100.000 alberi «artificiali» potrebbe assorbire le emissioni di carbonio della Terra. È la conclusione di uno studio presentato dagli scienziati inglesi dell'Institution of Mechanical Engineers per proteggere il pianeta dal riscaldamento globale e per ridurre le emissioni di CO2.

«Il primo problema è raffreddare il pianeta, il secondo è eliminare l'anidride carbonica dall'atmosfera», ha spiegato il responsabile della ricerca, Tim Fox. Gli scienziati quindi hanno progettato degli alberi in grado di catturare l'anidride carbonica dall'aria attraverso un filtro e di trattenerla; il CO2 sarebbe poi rimosso e conservato. Gli alberi artificiali sono già in una fase molto avanzata di progettazione e in breve tempo potrebbe essere avviata una produzione di massa.

Gli scienziati hanno valutato centinaia di opzioni per ridurre le emissioni di CO2, e, oltre alla creazione di alberi artificiali, hanno ipotizzato altri due progetti realizzabili con le tecnologie attualmente disponibili: l'installazione di contenitori di alghe negli edifici in grado di ridurre l'anidride carbonica durante la fotosintesi e l'installazione di specchi sui tetti degli edifici, in modo da riflettere la luce del Sole nello spazio e da evitare il surriscaldamento della Terra. Tutte e tre le ipotesi richiedono ulteriori ricerche. Per questo, gli scienziati dell'Institution of Mechanical Engineershanno chiesto al governo britannico di investire 10 milioni di sterline per analizzare i costi e i benefici di tali progetti.

mercoledì 26 agosto 2009

LEONI MARINI :Moria di leoni marini in Cile


Morte dovuta a scarsita' di cibo o inquinamento??!!!
Le autorita' del Cile stanno indagando sulle cause della moria di una popolazione di leoni marini nel nord del Paese. Circa 300 esemplari, molti dei quali cuccioli, sono stati trovati morti o agonizzanti. Secondo alcuni esperti, la morte e' dovuta a cause naturali oppure alla scarsita' di cibo, mentre per i gruppi ecologisti dell'area la responsabilita' e' di uno stabilimento minerario oppure di un generatore termico che si trovano nelle vicinanze.

martedì 25 agosto 2009

dolomiti: Patrimonio dell'Unesco


Le Dolomiti sono entrate nel Patrimonio dell'Unesco, con una cerimonia alla quale ieri ( 5-08-2009) ha partecipato Napolitano.Il capo dello Stato ha sottolineato 'l'inscindibilita' del nostro patrimonio nazionale dal nord al sud', evidenziando che 'ci unisce un sentimento di orgoglio perche' con le Dolomiti l'Italia raggiunge il primato di 44 siti nel patrimonio dell'umanita'. Due di essi sono stati riconosciuti siti naturali di rilevanza globale: prima delle Dolomiti, le Eolie'.

A
URONZO DI CADORE (Belluno)- «L’inscindibilità del nostro patrimonio nazionale dal Nord al Sud, del patrimonio di storia e di bellezza che fa grande la nostra Italia», è stata sottolineata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso in occasione della iscrizione delle Dolomiti nel patrimonio Unesco. «Ci unisce come è naturale un sentimento di orgoglio - ha sottolineato il presidente della Repubblica - perché con le Dolomiti l’Italia raggiunge il primato di 44 siti iscritti nel patrimonio mondiale dell’umanità. Due di essi sono stati riconosciuti siti naturali di rilevanza globale: prima delle Dolomiti, le Isole Eolie, e oggi ho la ventura di poter fare quasi da ponte ideale tra le une e le altre, essendo appena rientrato da Stromboli, che io e mia moglie amiamo molto da decenni, mentre ad Auronzo siamo legati da un bel ricordo personale giovanile». Della sua «straordinaria ricchezza - è il monito rivolto da Napolitano agli italiani - dobbiamo condividere non solo l’orgoglio ma anche la responsabilità».

«Rileggere la Costituzione» «Abbiamo di fronte al mondo - ha aggiunto il presidente della Repubblica - la responsabilità di salvaguardare questo grande patrimonio comune. E d’altronde a ciò ci chiama l’articolo 9 della nostra Costituzione che è uno dei suoi principi fondamentali». «Se si legge la Carta, e bisognerebbe farlo, e tornare a farlo, costantemente, ci si accorge che il soggetto più citato è la Repubblica. È, nel dettato della Costituzione la Repubblica il soggetto che regge gran parte dei suoi precetti che riconosce diritti e tutela, beni preziosi per tutti». Lo ha aggiunto il capo dello Stato, che ha precisato: «La Repubblica è certamente lo Stato, il governo, l’insieme delle istituzioni nazionali, regionali e locali - ha sottolineato Giorgio Napolitano - è l’insieme delle amministrazione pubbliche e dei corpi preposti al rispetto della legge e alla sicurezza della collettività. Ma la Repubblica - ha aggiunto - siamo nello stesso tempo noi, tutti noi, cittadini, persone, come singoli e nelle formazioni sociali in cui ci raccogliamo».

«No al cieco soddisfacimento dei particolarismi» «Contano i comportamenti di ciascuno - ha sottolineato Napolitano - che non devono essere rivolti al cieco soddisfacimento di interessi particolari, ma alla salvaguardia della ricchezza comune, anche nell’interesse dei nostri figli e delle generazioni future». Il capo dello Stato ha sottolineato come la tutela del patrimonio debba essere responsabilità delle autorità di governo e dei singoli cittadini. «Tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico è responsabilità che dobbiamo, sì, sollecitare poteri pubblici ad assolvere pienamente - ha sottolineato il presidente della Repubblica - ma è anche responsabilità che dobbiamo assumerci noi cittadini, ciascuno di noi, dovunque viviamo e operiamo, specie se in luoghi di inestimabile valore per l’umanità intera». Napolitano ha anche rimarcato che «il paesaggio, l’ambiente naturale e storico, sono beni, sono valori che non possono essere spinti in secondo piano nelle decisioni delle autorità di governo (e su ciò - ha osservato - si dimostra determinata a vigilare il ministro Prestigiacomo, e me ne compiaccio) ma non possono nemmeno essere ignorati o trascurati dal singolo che aspiri a costruirsi una casa o che voglia trarre maggior profitto dall’attività turistica. La valorizzazione di territori come i vostri - ha aggiungo - opportunamente mirata a migliorarne la fruibilità e in generale lo sviluppo dell’economia e del turismo, debbono ancorarsi al senso del limite e al rispetto delle regole». Napolitano ha lodato l’impegno congiunto di istituzioni locali e governo nazionale perchè le Dolomiti divenissero patrimonio Unesco. «Uno spirito di collaborazione - ha evidenziato - che mi auguro si consolidi al di fuori di ogni particolarismo». E infine ha auspicato che le Dolomiti diventino «un esempio valido per tutto il paese, che vede purtroppo ferito da troppi guasti ed esposto a seri rischi il suo patrimonio naturale, storico ed artistico».

Silenzio per gli angeli del cielo La cerimonia è stata aperta con un minuto di silenzio in memoria delle quattro vittime della caduta l’elicottero del Suem 118 sabato scorso, la cerimonia che ricorda l’ingresso delle Dolomiti nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Lo speaker ha chiesto un minuto di silenzio, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il pubblico in piedi, per ricordare Stefano Da Forno, Dario De Felip, Fabrizio Spaziani e Marco Zago caduti con l’elicottero «Falco» del Suem 118 di Pieve di Cadore in località Rio Gere sotto il Cristallo. Il pubblico ha quindi reso omaggio alle vittime con un applauso cui è seguito Il signore delle cime cantato da un coro alpino, brano che viene cantato come consuetudine in ricordo dei caduti della montagna.

Il cordoglio «Rinnovo l’espressione della mia partecipe solidarietà al dolore dei famigliari dei quattro operatori che hanno sacrificato la loro vita nello svolgimento del servizio che con passione e dedizione prestavano sistematicamente a tutela dei cittadini e degli amanti della montagna». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in apertura del suo intervento alla cerimonia celebrativa delle Dolomiti dichiarate patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. «Siamo vicini - ha sottolineato Napolitano - a tutta la popolazione bellunese che sa come la cerimonia ad Auronzo costituisca un omaggio alla loro terra e sia un momento di riflessione e di impegno».

Napolitano: no alle speculazioni «Non si dimentica quello che è successo: questa non è una festa, è una cerimonia seria di riflessione e di impegno». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al suo arrivo alle celebrazioni del riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco. Rispondendo a una domanda sulle polemiche sollevate da alcuni amministratori locali sulla opportunità di tenere la manifestazione nonostante il lutto per l’incidente in cui sabato sono morti quattro uomini del soccorso alpino, Napolitano ha detto: «Le speculazioni sono fuori luogo». Il capo dello Stato è giunto ad Auronzo di Cadore accompagnato dalla moglie Clio. Ad accoglierlo il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e il governatore del Veneto Giancarlo Galan. Napolitano è stato salutato da una folla che lo ha a lungo applaudito. Si è anche fermato a stringere le mani di alcuni bambini del luogo con la maglietta bianca e il cappellino che celebrano l’evento, e un fragoroso applauso è scattato tra la folla quando il presidente ha indossato il cappello. Alla cerimonia è presente anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Prestigiacomo: onore a quattro eroi civili Secondo il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo «la manifestazione andava fatta, perché è anche un modo per onorare quattro eroi civili che hanno perso la vita per aiutare gli altri». Intervenendo nel merito delle polemiche sull’opportunità della manifestazione dopo l’incidente in cui sabato hanno perso la vita quattro uomini del soccorso alpino, il ministro ha sottolineato: «Avevamo detto che bisognava festeggiare, dopo il lutto siamo qui in maniera diversa. Non è una festa, è un momento di vicinanza, per celebrare i quattro eroi civili caduti e stringersi tutti insieme nel lutto».

Galan: il tragico destino Il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan ha ricordato i quattro operatori del soccorso morti nell'incidente di volo. Aprendo il suo intervento Galan ha parlato di «tragico destino che nessuna famiglia, nessuna comunità ritiene di dover sopportare». Galan ha citato le quattro vittime ricordando che «ognuno di noi sa che la montagna è bellezza, ma sa anche che la montagna spesso si presenta come mistero insondabile della natura». «Ed è a questo mistero - ha proseguito - che appartiene la fragilità della montagna, una drammatica fragilità, che è all’origine della tragedia accaduta, ma che rappresenta anche la ragione vera, la ragione prima e ultima di ciò che ci ha portato ad essere qui oggi». «Per affrontare e risolvere la difficile complessità di questo fragile universo naturale - ha rilevato Galan - il modo migliore è stare dalla parte di chi vive la montagna».

La polemica con i sindaci «Gli amministratori locali hanno perso una buona occasione per fare il loro dovere». Così Giancarlo Galan, governatore del Veneto, ha commentato l’assenza, alla cerimonia di Auronzo con il presidente della Repubblica, dei sindaci di Cortina d’Ampezzo e Pieve di Cadore in lutto per la morte di quattro operatori del soccorso in un incidente di volo sabato scorso sul monte Cristallo. Ad Auronzo per la celebrazione dell’ingresso delle Dolomiti nel patrimonio dell’Unesco, Galan ha quindi fatto un richiamo alle parole di Napolitano che ha iniziato il suo discorso porgendo solidarietà ai familiari delle vittime.

Applausi per Napolitano «Resisti! Sei il migliore!». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato a lungo festeggiato dai cittadini di Auronzo e dai molti turisti presenti, quando si è spostato a piedi dal luogo della cerimonia per la proclamazione delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità. Diverse persone si sono avvicinate al capo dello Stato per stringergli la mano o per una foto. E in tanti dal bordo della strada gli hanno urlato: «Resisti presidente! Bravo! Sei il migliore!». Una signora gli ha anche augurato che le terre del Cadore gli portino fortuna come hanno portato fortuna alla squadra di calcio della Lazio, che viene qui in ritiro. Il capo dello Stato pranza all’hotel Auronzo con la moglie Clio, il presidente della regione Veneto Giancarlo Galan e i ministri Giulio Tremonti e Stefania Prestigiacomo.

Fischi per Durnwalder Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione Trentino Alto Adige, Luis Durnwalder, ha iniziato il suo discorso ufficiale durante la cerimonia per la celebrazione della proclamazione delle Dolomiti a patrimonio Unesco salutando i presenti in italiano, in tedesco e in Ladino. Alla pronuncia delle parole in tedesco in sala si sono levati dei fischi. Durnwalder ha quindi ricordato chi vive e lavora in montagna, ha citato i momenti della guerra nei territorio oggi simbolo di pace. È giusto festeggiare - ha detto Durnwalder - ma ora bisogna continuare a lavorare per gestire il territorio. E questa è una nostra responsabilità».

inquinamento marino: CHIUSA LA GROTTA AZZURRA a causa SCHIUMA E MIASMI NAUSEABONDI.


Addensamenti di schiuma biancastra e miasmi insopportabili. Sono le cause della momentanea chiusura della Grotta Azzurra ad Anacapri, disposta dalla Asl dopo la segnalazione giunta dai turisti e dagli stessi marinai che li portano a visitare una delle particolarita' piu' note dell'isola. Le indagini sul nuovo sconcertante episodio verificatosi nella Grotta caprese sono affidate ai carabinieri. Sul luogo sono intervenuti dapprima tecnici dell'Asl e poi dell'Arpac per prelievi ed esami che accertino la natura delle sostanze presenti nell'acqua e dei loro possibili effetti sull'uomo.

Una schiuma bianca sospetta e malori tra i visitatori. Una striscia di schiuma bianca e l’atmosfera irrespirabile ha portato alla chiusura della Grotta, nell’isola di Capri, che viene visitata da migliaia di persone al giorno. Un marinaio ha avvertito anche un malore. Il fenomeno è ora al vaglio dei biologi e dei tecnici dell’Asl che sono arrivati immediatamente nella zona dove stanno effettuando i prelievi sia nello specchio d’acqua antistante sia nella Grotta. Insieme ai tecnici dell’Asl anche i marinai della Capitaneria di Porto che hanno avviato un’inchiesta.
Liquiami fognari
Nei giorni scorsi, liquami fognari erano stati riscontrati nell’area della Grotta azzurra mentre successivamente un ristoratore fu sorpreso, sempre nell’isola azzurra, a sversare bottiglie di vetro in mare. Sulla vicenda stanno svolgendo indagini i carabinieri che si sono avvalsi della collaborazione di tecnici dell’Asl Napoli 1 e del Comune per accertare la natura della sostanza rinvenuta. Solo dopo gli accertamenti, fanno sapere gli investigatori, si potranno definire con certezza le modalità e la tempistica della riapertura del sito. Oltre agli episodi legati al danno ambientale, i carabinieri ieri hanno scoperto una coltivazione di cannabis in un terreno a ridosso della famosa Grotta, arrestando due giovani.

lunedì 24 agosto 2009

bomba atomica: rischio esplosione nucleare al Circolo Polare Artico


Una “bomba sporca” giace nei pressi del Circolo Polare Artico. Si tratta di materiale radioattivo che, se esplodesse, potrebbe eguagliare se non superare il disastro nucleare di Chernobyl. Nel sito di stoccaggio russo della baia di Andreeva, nella Penisola di Kola, vicino Murmansk, giacciono infatti oltre 20 mila barre di materiale nucleare scartato dai sommergibili russi, relitti della Guerra Fredda contenuti lì da decenni. Il freddo e l’acqua salata stanno ora corrodendo l’edificio di Andreeva, e se una delle barre dovesse prendere fuoco, l’esplosione potrebbe proiettare materiale radioattivo ovunque, rendendo inabitabili zone della Norvegia, Russia e Finlandia e contaminando anche la Gran Bretagna.
Lo denuncia il gruppo ambientalista norvegese Bellona, che dice di aver ottenuto un dossier segreto dell’agenzia nucleare russa Rosatom, che parla di «esplosione incontrollabile» nel sito di Andreeva. «Le barre di materiale radioattivo sono fissate al suolo e protette da metallo, per evitare che si originino delle reazioni. Tuttavia, il metallo si sta corrodendo, e le barre cadono sul fondo dei contenitori che vengono corrosi dall’acqua marina», ha detto all’Indipendent John Large, consulente nucleare indipendente. «Questa corrosione - ha aggiunto - rilascia idrogeno, un materiale altamente infiammabile. Se per qualche motivo si dovesse originare una scintilla, l’esplosione potrebbe proiettare materiale radioattivo per centinaia di chilometri». Non si tratterebbe di una vera bomba nucleare, ma di una «bomba sporca» capace di contaminare una grande area per lunghissimo tempo.
«Poche persone morirebbero nell’esplosione», ha detto Large, che ha aiutato le operazioni di recupero del materiale radioattivo del sottomarino russo Krusk, affondato nel 2000. «Tuttavia, le condizioni metereologiche - ha continuato - potrebbero creare una nuvola di materiale radioattivo estesa per migliaia di chilometri. Proprio come è successo a Chernobyl». Per gli esperti, un’esplosione nel sito di Andreeva potrebbe cancellare la vita nel raggio di 50 chilometri, e rendere inabitabili per almeno 20 anni zone di Russia, Finlandia e Norvegia. «Ci sono fughe di radioattività dal 1982. Inoltre la sicurezza nel sito è ai minimi livelli», hanno detto gli attivisti di Bellona.
«C’è solo un pugno di guardie - hanno proseguito - e un po’ di filo spinato. Un sito del genere è molto appetibile per i terroristi in cerca di materiale per bombe sporche. E’ solo questione di tempo prima che accada qualcosa». Intanto, l’amministrazione Putin e la Rosatom hanno negato che il sito di Andreeva costituisca un pericolo per l’ambiente. «La possibilità che si verifichi un evento nucleare pericoloso è da escludere», ha detto Andrei Malyshev, vice capo della Rosatom.

ENERGIA EOLICA:AD ANDALI (CZ) PARCO EOLICO DA 72 MILA MW


Sono gia' iniziati i lavori per la realizzazione del parco eolico ad Andali, comune in provincia di Catanzaro. Solgenera, costituita poco piu' di un anno fa dalla toscana Consiag spa (50,50 %) e Interconsulting srl (49,50%), ha infatti acquistato da Andali Energia il 90% delle quote del progetto che ha gia' ottenuto l'autorizzazione regionale.

Si tratta di un impianto formato da 18 aerogeneratori, che forniranno 72 mila MW di energia elettrica all'anno, coprendo il fabbisogno energetico di circa 65.500 abitanti. I lavori si concluderanno entro la fine del 2010.

In termini di impatto ambientale questo impianto da solo ridurra', ogni anno, l'immissione nell'atmosfera di 50.400 tonnellate di anidride carbonica (Co2); 180 tonnellate di ossido d'azoto (NOx), 100 tonnellate di anidride solforosa (SO2) e saranno risparmiate 16mila tep (Tonnellate equivalenti di petrolio). Questo e' solo uno dei progetti in corso di Solgenera che ha gia' siglato con amministrazioni locali in Puglia e in Sicilia importanti accordi di investimento anche per la progettazione, realizzazione e gestione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Gli impianti utilizzano la tecnologia a 'film sottile' a telloruro di cadmio capace di garantire una produttivita' maggiore su altre tecnologie piu' tradizionali. Di questi, per tre impianti nelle province di Lecce e Brindisi sono gia' iniziati i lavori per la realizzazione. Per altri impianti (per un totale di 20/25 MW), alcuni da realizzare su serre in modo da ottimizzare l'utilizzo sul territorio, e' gia' in corso l'iter autorizzativo e i lavori inizieranno entro la fine del 2009

INQUINAMENTO MARI: IN AUSTRALIA massiccia perdita di greggio da un pozzo off-shore


Una massiccia perdita di greggio da un pozzo off-shore in Australia, in soli tre giorni ha creato un fiume nero lungo almeno 14 km. La perdita, secondo gli operatori, non potra' essere bloccata per quasi due mesi, mentre gli ambientalisti lanciano l'allarme. Un mix di gas e petrolio condensato fuoriesce nel mare di Timor, a 3.600 metri di profondita', da un pozzo sottomarino di un'affiliata della Ptt Exploration che dovra' rimborsare milioni di dollari per i costi di decontaminazione.
FONTE : ANSA

venerdì 21 agosto 2009

riscaldamento globale: Fra 10 anni sarà peggio

Il caldo torrido di questi giorni "è il segnale del clima che cambia ed è un trend che andrà consolidandosi nei prossimi 10 anni, tanto da farci prevedere siccità nelle regioni del Sud d'Italia, specie in Sicilia e Calabria". Sottolinea di non essere "affatto meravigliato" per il gran caldo di questi giorni il climatologo dell'Enea Vincenzo Artale che, intervistato dall'ADNKRONOS, commenta così il forte rialzo delle temperature registrato in questa estate 2009, un'ondata di calore che si va particolarmente intensificando proprio in queste ore.
Artale, esperto di oceani e responsabile del laboratorio dell'Enea Casaccia che sviluppa modelli per scenari climatici, sottolinea quindi di aver "visto in dettaglio", nelle simulazioni realizzate nel suo centro di ricerca, che "nel nostro Paese si verificherà entro il 2020 una intensificazione del caldo, con punte di siccità nelle aree meridionali".

"Certo è un primo studio che andrà consolidato e che si basa su simulazioni durate circa 2-3 anni" avverte Artale che ha condotto le simulazioni con il suo team nell'ambito del progetto europeo Circe che si protrarrà fino al 2011. Rappresentante per l'Italia nell'Ipcc per il Rapporto-4 sul clima pubblicato nel 2007, il Rapporto che ha portato l'Intergovernmental Panel on Climate Change (foro intergovernativo sul mutamento climatico) al Premio Nobel, Artale anticipa che nel prossimo Rapporto-5 dell'Ipcc, che uscirà nel 2013, saranno "due gli elementi importanti su cui ci si dovrà concentrare: nuove tecnologie e sistemi sociali basati sulla Green Economy per ridurre le emissioni climalteranti".

E se il caldo non coglie di sorpresa gli esperti, il climatologo dell'Enea sottolinea invece l'incognita relativa al livello delle acque del Mediterraneo. "Riguardo il livello del Mediterraneo - dice Vincenzo Artale - rimangono molte incognite. Il livello del mare dipende sia dalle temperature che dalla salinità, quindi se ci sarà innalzamento o meno rimane ancora poco chiaro".

"Su questo punto, infatti, nel Mediterraneo concorrono differenti fattori, alcuni portano all'innalzamento, altri alla contrazione del livello delle acque e per ora non abbiamo risposte definite" afferma ancora lo scienziato dell'Enea. Che aggiunge: "Il vero diktat ora è fermare le emissioni climalteranti e puntare a frenare il cambiamento del clima".

"I governi - commenta il climatologo - stanno finalmente recependo l'esigenza di fermare il cambiamento climatico. Usa, Cina, Europa stanno lavorando per potenziare le politiche di ecosostenibilità e innovazione tecnologica per l'approvvigionamento dell'energia e queste sono le strade da perseguire, strade che la scienza indica da tempo".

E proprio sul fronte dell'approvvigionamento energetico il climatologo Artale guarda alla Grid come una delle risposte più importanti da attuare su scala globale. "La Grid - spiega - è la nuova idea che arriva dall'ingegneria energetica. Grid significa mettere in rete su scala internazionale l'energia prodotta. In altre parole, ogni Paese sviluppa energia con sistemi che gli sono propri. La Danimarca, per esempio, esporta il 20% di energia eolica prodotta sul territorio e questo è un esempio di Grid. La Francia, inoltre, ha un esubero di produzione energetica da nucleare e potrebbe metterla in rete".

"Condividere le proprie risorse energetiche con gli altri Paesi si sta manifestando come la soluzione per risolvere i problemi di approvvigionamento nel futuro più prossimo" assicura Artale. "E' - aggiunge - un concetto molto nuovo che andrebbe sviluppato a livello globale. Nel momento in cui, per esempio, un Paese manifesta criticità di acqua nelle centrali idroelettriche, un altro Paese può intervenire fornendogli il suo surplus energetico. Anche l'Italia potrebbe muoversi in questa direzione".

"Pace, cambiamenti climatici, energia, risorsa acqua sono fattori che si combinano fra loro. Tenerli distanti non sarà possibile a lungo. E la scienza - conclude il climatologo - può far molto. Ormai siamo alle porte di un'altra rivoluzione: la tecnologia farà partire la nuova Green Economy, l'unica via per garantire all'umanità una vita sostenibile sul nostro pianeta".
fonte: adnkronos.com

giovedì 20 agosto 2009

alghe: LE ALGHE VERDI KILLER DELLA BRETAGNA


In Francia è allarme alghe verdi: quelle accumulate sulle coste della Bretagna, secondo quanto riportano i siti di Liberation e Le Figaro, sprigionano un gas mortale. Sono state esaminate le analisi effettuate sull’aria della spiaggia di Saint-Michele-en-Greve, in Cote d’Armor, sulla costa settentrionale francese. Il 27 luglio scorso - e da qui è partita l’inchiesta - un cavallo è morto sul colpo sulla spiaggia, mentre l’uomo che lo montava è stato salvato per un pelo dai soccorritori. Poi, la richiesta del ministero dell’Ambiente di approfondire.

IN DECOMPOSIZIONE - Proprio le alghe verdi in decomposizione sul litorale sarebbe la causa de decesso dell'animale e del malore dell'uomo che lo montava. Secondo l’Istituto nazionale dell’ambiente e dei rischi, la concentrazione di acido solfidrico in un punto della spiaggia dove le alghe non raccolte si putrefanno si avvicina alle 1.000 parti per un milione (ppm, la stessa misura dell’inquinamento dell’aria). Alla soglia di 1.700 ppm un uomo che respira questo gas può morire nel giro di un minuto. Alla soglia di 1.000 ppm la morte è rapida e i danni spesso irreversibili, perché il gas attacca il sistema nervoso: le vittime perdono conoscenza, vanno in sofferenza respiratoria, spesso con presenza di edema. L’esposizione può provare amnesia e danni alle facoltà intellettuali.

«RIPULIREMO LE SPIAGGE> - Francois Fillon ha promesso che «eccezionalmente lo Stato si impegnerà quest'anno a ripulire le spiagge della Bretagna invase dalle alghe verdi». In visita a Saint-Michel-en-Greve, il primo ministro francese ha confermato il pericolo per la salute» rappresentato dalle alghe.

L'ACIDO SOLFIDRICO - In natura l’acido solfidrico si forma per decomposizione delle proteine contenenti zolfo da parte dei batteri: si trova pertanto nei gas di palude, nel petrolio greggio e nel gas naturale. Come termine di paragone, nelle fabbriche e nelle raffineria la concentrazione per regolamento non può superare le 5 ppm in ambiente chiuso. Le 1000 ppm circa rilevate sulla spiaggia bretone nel punto in cui il cavallo è stramazzato sono un fatto eccezionale ma tale da destare inquietudine. Altrove sulla spiaggia la concentrazione non superava le 500 ppm, sufficienti comunque a provocare mal di testa e irritazione degli occhi e delle vie respiratorie. Fin qui le autorità sono rassicuranti; le alghe di solito vengono raccolte fresche, il punto della spiaggia «pericoloso» è tale perché il terreno non vi consente il passaggio delle apposite macchine.

Tuttavia domani arriva a Saint-Michel-en Greve a ispezionare il terreno il primo ministro Francois Fillon. Dovrebbe annunciare le misure contro la proliferazione delle alghe verdi, un fenomeno legato ai concimi agricoli per le colture intensive, già denunciato con vigore dalla popolazione.

mercoledì 19 agosto 2009

caldo: 13 città a rischio. ecco come fronteggiare l'ondata di caldo


Ondata di calore oggi in 5 citta'. Saranno 8 domani e 13 dopodomani, da Nord a Sud. A Messina la temperatura percepita tocca i 41 gradi. A causa degli alti livelli di umidita', segnala il sistema di previsione e prevenzione del fenomeno promosso dalla Protezione civile. L'allarme di oggi riguarda Milano, Roma, Brescia, Latina e Perugia. Domani tocchera' a Venezia, Firenze e Bologna. Venerdi' si aggiungeranno Bolzano, Civitavecchia, Rieti e Trieste.

Aumenta l’ondata di calore sull’Italia, e sono sempre di più le città nella morsa dell’afa: se oggi sono 8 i centri in allerta "3", tra domani e venerdì diventeranno 13 le città italiane in pieno allarme "rosso", con temperature fino a 41 gradi.
Secondo le ultime rilevazioni dello speciale sistema di monitoraggio curato dalla Protezione civile, il livello 3 di allerta, il massimo, è previsto a Roma (con temperatura massima percepita 36 gradi), Milano (38), Bolzano (33), Bologna (38), Brescia (37), Firenze (37), Civitavecchia (38), Rieti (34), Latina (40), Perugia (36), Messina (41), Trieste (35), Venezia (36). Per l’allarme ’livello 3’ si intendono «condizioni meteorologiche a rischio che persistono per tre o più giorni per le quali è necessario adottare interventi di prevenzione mirati alla popolazione a rischio».

Sono piccole regole piu' dettate dal buon senso che da norme sanitarie quelle contenute nel decalogo che il Ministero della Salute pubblica sul suo sito per fronteggiare il caldo. Una serie di semplici abitudini e precauzioni che, adottate dalla popolazione, ''possono contribuire notevolmente a ridurre gli effetti nocivi delle ondate di calore sulla salute''.

Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata, cioe' dalle 11 alle 18: in questa fascia oraria e' sconsigliato, per i bambini molti piccoli, gli anziani, le persone non autosufficienti o le persone convalescenti, l'accesso alle aree particolarmente trafficate, ma anche ai parchi e alle aree verdi.
Inoltre, devono evitare l'attivita' fisica intensa all'aria aperta durante gli orari piu' caldi della giornata anche atleti professionisti e dilettanti.

Indossare un abbigliamento leggero e comodo, e se si ha un familiare malato e costretto a letto, assicurarsi che non sia troppo coperto. Fuori di casa, e' anche utile proteggere la testa dal sole diretto con un cappello leggero di colore chiaro e gli occhi con occhiali da sole.

Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina: non lasciare mai persone o animali, anche se per poco tempo, nella macchina parcheggiata al sole. Se si entra in un'autovettura che e' rimasta parcheggiata al sole, per prima cosa aprire gli sportelli per ventilare l'abitacolo e poi, iniziare il viaggio con i finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione dell'auto per abbassare la temperatura interna. Attenzione anche ai seggiolini di sicurezza per i bambini: prima di sistemarli sul sedile verificare che non sia surriscaldato.

Rinfrescare l'ambiente domestico e di lavoro.
Climatizzatori, occorre utilizzare alcune precauzioni: Oltre a una regolare manutenzione dei filtri, si raccomanda di evitare di regolare la temperatura a valori troppo bassi rispetto alla temperatura esterna.La temperatura ideale nell'ambiente domestico per il benessere fisiologico e' di 24-26*C. E' comunque buona regola coprirsi ogni volta che si deve passare da un ambiente caldo a uno piu' freddo e ventilato, soprattutto se si soffre di una malattia respiratoria. Nelle aree caratterizzate principalmente da un elevato tasso di umidita', senza valori particolarmente alti di temperatura, puo' essere sufficiente in alternativa al condizionatore l'uso del deumidificatore. Se si usano ventilatori meccanici, non indirizzarli direttamente sulle persone, ma regolarli in modo da far circolare l'aria in tutto l'ambiente. In particolare, quando la temperatura interna supera i 32*C, i ventilatori possono aumentare il rischio di disidratazione, soprattutto nelle persone costrette a letto, se queste non assumono contemporaneamente grandi quantita' di liquidi.

L'utilizzo continuativo dei condizionatori determina un aumento dei consumi di energia elettrica nel Paese che puo' portare a rischi di interruzione della fornitura. E' bene, quindi, porre particolare attenzione agli sprechi e limitare i consumi di corrente dell'abitazione allo stretto necessario, soprattutto quando e' in corso un'ondata di calore.

I consigli del Welfare Scende in campo anche il Welfare, che oltre a mettere a disposizione un numero verde per le emergenze, ricorda le regole per difendersi dal caldo: bere molto, mangiare cibi leggeri, evitare di uscire nelle ore più calde fra le 11 e le 18, indossare vestiti comodi e leggeri, proteggere la pelle con filtri solari, fissare la temperatura dei condizionatori tra i 24 e i 26 gradi, ventilare la casa, fare docce tiepide e mai fredde, tenere i farmaci lontano dai raggi solari e non lasciare mai persone o animali nell’auto parcheggiata al sole.

Temporali nel fine settimana Saranno le correnti occidentali atlantiche a contrastare gli effetti della permanenza sull’Italia di un’area di alta pressione generata dall’anticiclone delle Azzorre con una piccola componente dell’anticiclone Nord-Africano: se fosse stato solo anticiclone Nord-Africano le condizioni sarebbero state peggiori, con scirocco e afa, quindi molto più caldo. L’assenza di venti poi aumenta la percezione della temperatura, perché l’aria è ferma, con un’umidità relativa piuttosto alta. Le regioni più interessate dall’ondata di calore sono Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Campania, Sardegna e Umbria in queste zone da domenica pomeriggio registreremo un lieve calo delle temperature, che rimarranno comunque estive, ma più sopportabili. Non è ancora tempo del classico fresco dei temporali post ferragostani anche se la prossima settimana ci aspettiamo una perturbazione di origine atlantica, che interesserà soprattutto le regioni settentrionali. Nel centro e Sud, cielo sereno, salvo addensamenti nuvolosi sull’Appennino.

La denuncia di Legambiente Con il grande caldo di queste settimane è allarme ozono nelle città italiane. Novara, Lecco, Mantova e Alessandria guidano la classifica degli sforamenti ma l’ozono non perdona nemmeno a Ferrara o a Matera. Secondo i dati di Legambiente, dal 15 luglio ad oggi le città capoluogo di provincia che hanno già superato il limite di legge previsto per la salute, di 25 giorni annui sono quasi raddoppiate, passando da 15 a 28, con Roma che si appresta ad alimentare il gruppo con ben 24 giornate di superamento al 15 agosto. L’ozono prodotto dalle emissioni dei veicoli a motore, dai processi di combustione e dai solventi chimici, in presenza di un forte irraggiamento solare può danneggiare la salute degli esseri umani con gravi conseguenze sull’apparato respiratorio e polmonare.

ozzono: è ALLARME NELLE CITTà

Novara, Lecco, Mantova e Alessandria guidano la classifica degli sforamenti ma l'ozono non perdona nemmeno a Ferrara o a Matera: dal 15 luglio ad oggi le citta' capoluogo di provincia che hanno gia' superato il limite di legge previsto per la salute, di 25 giorni annui (valore obiettivo per la protezione della salute umana di 120 ug/m'', che entrera' in vigore dal 2010, calcolato come media su otto ore) sono quasi raddoppiate, passando da 15 a 28, con Roma che si appresta ad alimentare il gruppo con ben 24 giornate di superamento al 15 agosto.

Continua cosi', con l'aggiornamento odierno, la campagna ''Ozono ti tengo d'occhio'' realizzata da Legambiente insieme al portale www.lamiaaria.it , per informare in tempo reale i cittadini sulla qualita' dell'aria in molte citta' italiane.

A guidare la classifica dell'aria irrespirabile c'e' ancora Novara con 67 giorni di ozono off-limits (erano 45 il 15 luglio!), seguita da Lecco (62), Mantova (60), Alessandria e Ferrara (57), Bergamo (55), Brescia (53), Matera (51), Varese e Vercelli (49), ma l'emergenza riguarda evidentemente anche molte altre realta', concentrate soprattutto al Nord e in Pianura Padana.

L'ozono prodotto dalle emissioni dei veicoli a motore, dai processi di combustione e dai solventi chimici, in presenza di un forte irraggiamento solare puo' danneggiare la salute degli esseri umani con gravi conseguenze sull'apparato respiratorio e polmonare. Per questo, dal 2010 dovra' essere adeguatamente monitorato dalle amministrazioni locali che sono obbligate ad avvisare la popolazione quando il livello di concentrazione supera anche solo i limiti della cosiddetta ''soglia di informazione'' (la media di un'ora superiore a 180 ug/m'' misurata per tre ore consecutive), un fenomeno che avviene per lo piu' in estate quando le temperature innescano una serie di reazioni chimiche responsabili della formazione del gas.

PETROLIERA CON CARICO NAFTA IN FIAMME DOPO SCONTRO CON NAVE del carburante è finito in mare


Una nave cisterna con 58.000 ton. di nafta e' in fiamme dopo una collisione con un cargo nello Stretto di Malacca, in Malaysia. Nove marinai sono dispersi. La Formosaproduct Brick, era partita dagli Emirati Arabi e diretta in Corea del Sud, prima della collisione con la nave cargo britannica Ostende Max.

La collisione fra una petroliera di Taiwan che trasportava 58.000 tonnellate di nafta e un'altra imbarcazione greca ha provocato un incendio nello Stretto di Malacca, che divide l'isola di Sumatra dalla penisola malese. Lo ha riferito la polizia malese aggiungendo che nove membri dell'equipaggio risultano scomparsi.
L'incidente sarebbe stato causato dall'imbarcazione greca che e' andata a sbattere contro la parte sinistra della petroliera taiwanese partita dagli Emirati Arabi Uniti.
''La Mt Formosa Product Brick e' in fiamme e temiamo possa affondare'', ha detto il capo della polizia marittima locale, Rizal Ramli, aggiungendo che ''lo scontro e' accaduto la scorsa notte a Port Dickson. Sedici membri dell'equipaggio, principalmente di nazionalita' cinese e due proprio di Taiwan, sono stati salvati''.
La Mv Ostende Max, invece, non ha subito gravi danni anche se ne e' stato ordinato l'ormeggio a Port Dickson per le indagini, come si legge da un comunicato diffuso dalle forze dell'ordine della Marittima Malese, Mmea.
Il capo della polizia di Stato di Negeri Sembilan, Osman Saleh, ha detto all'Afp che la nave stava trasportando 58.000 tonnellate di nafta dalla Corea del Sud a Singapore. Saleh ha dichiarato che del carburante e' finito in mare e che decine di funzionari della Marina stanno cercando di spegnere le fiamme.