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lunedì 27 luglio 2009

PIANETA: USA E CINA COLLABORINO PER UN FUTURO SOSTENIBILE


Il presidente Usa: «Serve una risposta energetica globale. Rapporto con Pechino determinante nel 21/mo secolo»

WASHINGTON - La relazione tra Stati Uniti e Cina darà forma al 21/mo secolo. Barack Obama apre a Washington il vertice sul dialogo strategico ed economico con Pechino ribadendo l'importanza delle relazioni tra i due Paesi. Fra le questioni che necessitano di una forte collaborazione, afferma il presidente degli Stati Uniti, c'è il tema climatico ed energetico: il leader Usa rivolge per questo un appello a cooperare per una risposta globale per un futuro energetico «pulito, sicuro e prospero».

NUCLEARE - Obama sostiene che Washington e Pechino hanno interessi comuni nell'ambito di una ripresa economica sostenibile. «L'attuale crisi - dice Obama - ha chiarito che le scelte che facciamo all'interno dei nostri confini si riflettono per tutta l'economia globale e questo è vero non solo per New York e Seattle, ma anche per Shanghai e Shenzhen». «Per questo - aggiunge - dobbiamo impegnarci in un forte coordinamento bilaterale e multilaterale».

NUCLEARE E DIRITTI UMANI - Il presidente americano chiede inoltre alla Cina unità contro il nucleare in Nord Corea e in Iran. E rivolge alle autorità cinesi anche un invito a trovare un «terreno comune» sul tema del «rispetto della dignità di ogni essere umano». Secondo il leader Usa, «la religione e la cultura di tutti i popoli devono essere rispettate e protette».

giovedì 28 maggio 2009

CINA: OLTRE LA META' DEI PRODOTTI PER BAMBINI NON E' A NORMA


Quasi la meta' dei vestiti per bambini e un terzo dei mobili per i piu' piccoli, fabbricati nella principale regione manifatturiera cinese, non sono a norma, perche' contengono prodotti chimici tossici. E' quanto rivela il China Daily.

Le autorita' del Guangdong, provincia industrializzata ed esportatrice del sud, hanno scoperto durante un'inchiesta che solamente il 53,5% dei vestiti risponde ai criteri richiesti, dopo aver analizzato una sessantina di capi.

I problemi riscontrati negli abiti non conformi vanno dalle etichette false alla presenza di formaldeide in quantita' eccessiva, un prodotto che puo' dare problemi respiratori o cutanei.

La stessa sostanza o metalli pesanti (piombo, cadmio, cromo) sono stati scoperti in 20 dei 62 mobili che sono stati sottoposti a esami.

Al contrario, il 95% dei giocattoli fabbricati nella provincia e' risultato a norma.

martedì 12 maggio 2009

SALUTE: Allarme funghi cinesi 'alla nicotina'


Dopo la richiesta di un parere di Bruxelles :
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare mette in allerta sui rischi legati al consumo di questo alimento. Potrebbero provocare "una possibile accelerazione del battito cardiaco, mal di testa e vertigini"

Attenzione ai funghi selvatici alla nicotina provenienti dalla Cina. L'allerta arriva dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha esaminato alcuni campioni contaminati, fornendo un parere scientifico alla Commissione europea sui rischi legati al consumo di questo alimento, dopo la scoperta di una contaminazione da nicotina in campioni del raccolto 2008 di funghi essiccati selvatici, provenienti principalmente dalla Cina. Il parere dell'Efsa segue una richiesta urgente arrivata il 27 aprile scorso. L'Autorità ha valutato il rischio, collegato alla presenza di nicotina in funghi freschi selvatici fino a 0,5 mg/Kg, concludendo che "questo livello non è sicuro". Gli effetti, legati al fatto di aver mangiato funghi contaminati, probabilmente sarebbero "medi e di breve termine - affermano gli esperti dell'Efsa - e includono accelerazione del battito cardiaco, mal di testa e vertigini". L'Efsa ha avvistato la Commissione sui rischi associati a diversi livelli di contaminazione, per aiutare i risk manager a decidere appropriate azioni di follow-up. "Non e' chiaro cosa abbia causato la presenza di nicotina" in questo alimento, aggiunge l'Autorita' in una nota. Il fenomeno "potrebbe essere legato all'uso di pesticidi o altri fattori, come una contaminazione accidentale durante il processo di essiccatura".
Per aiutare gli esperti a fissare livelli sicuri a tutela dei consumatori, L'Efsa ha usato una metodologia "gia' esistente e accettata a livello scientifico per stabilire i massimi livelli residui di pesticidi nei cibi". L'Autorita' indica in 0,036 mg/kg la concentrazione di nicotina nei funghi freschi che potrebbe essere accettabile e priva di danni per la salute dei cittadini. Dal momento che ci sono "una serie di incertezze sui dati, come ad esempio i livelli di contaminazione" riscontrata nei funghi e il consumo reale di questo alimento in Europa, l'Efsa ha proposto che il valore di sicurezza individuato debba essere considerato solo su base temporanea. Il programma di monitoraggio raccomandato a livello europeo, "sarà utile - conclude l'Autorità - per ottenere anche una base dati più ricca" e stabilire in modo più preciso i limiti dell'esposizione.

sabato 9 maggio 2009

LATTE MELAMINA: RESPONSABILI CINA PROMOSSI A INCARICHI PIU' IMPORTANTI


Erano state promesse punizioni esemplari e invece i responsabili dei mancati controlli in Cina sul latte alla melamina sono stati semplicemente sostituiti o addirittura promossi. Lo scrive l'agenzia dei missionari AsiaNews, raccontando il caso di Bao Junkai, ex vice direttore per la sanita' alimentare che era stato sollevato dall'importante incarico. A marzo aveva subito un procedimento disciplinare, ma ora e' tornato in servizio, promosso a un incarico piu' importante. Il ChinaDaily ha riferito che un episodio analogo si e' verificato nel caso di Liu Daqun, ex direttore del dipartimento Agricoltura in Hebei dove aveva sede la Sanlu, la societa' ritenuta responsabile della contaminazione. Anche Liu aveva ricevuto una dura ''reprimenda'' a marzo: ora e' sindaco e vicesegretario del Partito a Xingtai, citta' dell'Hebei. Lo scandalo del latte alla melamina, una sostanza usata per i prodotti plastici ma velenosa per l'uomo, utilizzata per ''truccare'' il livello di proteine nel latte in polvere, era scoppiata lo scorso settembre. In base ai dai ufficiali sono morti almeno sei neonati ed altri 300 mila hanno dovuto far ricorso a cure mediche.

sabato 25 aprile 2009

Dalai Lama : A chi fa paura?

Dopo aver stabilizzato le sue relazioni con Taiwan, la Cina sta investendo le risorse diplomatiche per contrastare la causa filo-tibetana nella comunità internazionale
Cinquant'anni fa i tibetani insorsero in una lotta eroica, quantunque infruttuosa, contro il regime cinese. In seguito alla loro sconfitta il Dalai Lama, allora un giovane uomo, scappò in India e quello fu l'inizio del suo lungo esilio.

Circa un anno fa, alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino, i tibetani si sono ribellati di nuovo, sfidando ancora la capitale cinese. La partecipata copertura televisiva da parte dei media occidentali dei tumulti a Lhasa, la capitale del Tibet, ha attivato una serie di dimostrazioni filo-tibetane in molti paesi. In coincidenza con tali eventi la Cina stava per dare inizio a una staffetta di alto profilo della torcia olimpica in Europa occidentale e in America del nord. Sfruttando questa opportunità, alcuni gruppi filo-tibetani hanno interrotto e disturbato il passaggio della torcia a Parigi e a Londra, e provocato un profondo imbarazzo per il governo cinese.

Messa di fronte al rischio di boicottaggi e proteste senza fine, Pechino ha acconsentito, seppur con riluttanza, a riprendere negoziati informali con i rappresentanti del Dalai Lama, ma al termine dei Giochi olimpici Pechino ha interrotto i colloqui che, per altro, non stavano facendo granché passi avanti. I rapporti tra Pechino e il Dalai Lama si sono ben presto deteriorati. La Cina ha ripreso quindi a criticare aspramente il Dalai Lama e, cosa ancor più importante, ha intensificato i suoi sforzi per isolarlo dalla comunità internazionale. Pechino ha applicato pressioni diplomatiche sui leader occidentali affinché non ricevessero il Dalai Lama in visita, una delle persone più venerate al mondo.

Il presidente francese Nikolas Sarkozy è stato duramente criticato dalla Cina per essersi incontrato con lui nell'autunno scorso. Le relazioni sino-francesi si sono pertanto raffreddate, finché al Summit del G20 di Londra, Parigi non ha ceduto a Pechino, impegnandosi ufficialmente a non appoggiare
l'indipendenza tibetana. A marzo, la Cina ha convinto il Sudafrica a negare il visto al Dalai Lama che avrebbe dovuto partecipare a una conferenza internazionale.

Anche le pressioni sull'approccio della 'via di mezzo' promossa dal Dalai Lama nei confronti della Cina stanno facendosi più forti. Questa politica si ripropone di perseguire un'autentica autonomia per il Tibet, ma non l'indipendenza. Se le posizioni moderate del Dalai Lama gli sono valse il forte appoggio internazionale, non gli sono tuttavia servite a ottenere concessione alcuna dalla Cina, che crede che l''autonomia' sia una semplice copertura dell'indipendenza.

La scarsa efficacia della 'via di mezzo' ha iniziato a indirizzare alcuni tibetani, che chiedono strategie più incisive e di aperto scontro con la Cina, verso posizioni radicali. Rispondendo in parte a questa specifica percezione, il Dalai Lama ha da qualche tempo iniziato a inasprire le proprie dichiarazioni: in un discorso che ha tenuto a marzo ha definito il Tibet sotto il regime cinese 'l'inferno in Terra'.

La situazione appare preoccupante per il Dalai Lama e i suoi sostenitori in Occidente. Avendo stabilizzato le sue relazioni con Taiwan, la Cina apparentemente sta investendo tutte le proprie risorse diplomatiche per contrastare la causa filo-tibetana nella comunità internazionale. In Tibet Pechino ha intensificato le misure di sicurezza volte a soffocare le proteste e le manifestazioni anti-cinesi. Nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario della rivolta tibetana, la Cina ha letteralmente chiuso e isolato il Tibet e impedito dimostrazioni come quelle dello scorso anno.

Nessuno dei leader occidentali, occupati e preoccupati per la crisi economica in continuo peggioramento, prova il desiderio di schierarsi al fianco del Tibet: di conseguenza oggi la Cina pare senza dubbio avere la meglio sul Tibet.

Sul lungo periodo, tuttavia, la Cina potrebbe vincere una battaglia, ma perdere la guerra. I tibetani difficilmente si lasceranno domare e sottomettere: dopo aver trascorso gli ultimi cinquant'anni a cercare senza successo di annettere il Tibet, la Cina dovrebbe ormai sapere che, continuando così, non riuscirà a conquistare le menti e i cuori dei tibetani.
MINXIN PEI

Pechino si prepara a non ricordare Tiananmen


L’anniversario di Tiananmen (del 4 giugno 1989)è sempre più vicino, e Pechino fa di tutto per non lasciarsi cogliere impreparata da chi potrebbe voler fare luce su una delle pagine più oscure del passato del regime. Da mesi sono in tanti a vociferare che il prossimo quattro giugno qualcosa succederà, e per evitare che questi presentimenti vengano confermati il Partito può muoversi solo in due direzioni: aumentare i controlli nel Paese e stroncare sul nascere il passaparola inasprendo i controlli sui mass media.

È in quest’ottica che va inquadrato l’annuncio del ripristino delle misure antiterrorismo in vigore nel periodo olimpico nell’aeroporto della capitale. I tre terminal di Pechino hanno già ricominciato ad essere guardati a vista da agenti speciali dotati di mitra e cani poliziotto. A sentire il responsabile per la sicurezza aeroportuale, alla luce dei problemi di sicurezza che potrebbero verificarsi nel Paese nei prossimi due mesi, questi agenti sono gli unici in grado di tutelate l’incolumità di chi transita da Pechino. Ancora, speciali apparecchiature a raggi X verranno regolarmente utilizzate per verificare che le automobili parcheggiate nei pressi dello scalo e i bagagli dei passeggeri non contengano esplosivi e sostanze stupefacenti.

Come previsto anche la stampa è stata presa di mira. Le misure di controllo e le sanzioni approvate negli ultmi mesi non sarebbero infatti riuscite, a sentire il massimo organo cinese di censura sui media, la General Administration of Press and Publication, a eliminare la piaga della diffusione di “notizie false”. Per risolvere definitivamente il problema, l’ufficio governativo incaricato di monitorare la veridicità degli articoli che circolano sulla stampa in Cina ha annunciato che da oggi chi pubblicherà notizie false sarà ritenuto il principale responsabile del reato e costretto a presentare scuse pubbliche, mentre i giornalisti scorretti rischieranno di essere radiati dalla professione. In realtà, quello che si chiede ai cronisti cinesi è di raccontare solo le notizie divulgate dalle agenzie di stampa nazionali, indipendentemente dal fatto che si voglia descrivere un episodio di politica estera, interna o scrivere un commento economico. D’altronde, non va dimenticato che per il Partito i media non devono informare, ma collaborare con le autorità al consolidamento della “società armoniosa”.