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giovedì 28 maggio 2009

TSUNAMI: Terremoto in Honduras, allarme tsunami


Un terremoto di magnitudo 7,1 della scala Richter è stato registrato in Honduras, con epicentro a 64 km a nordest di Roatan, Islas de la Bahia, nota meta turistica, ad una profondità di 10 km. Lo ha riferito l'istituto geologico Usa. E' scattato l'allarme tsunami per Honduras, Belize e Guatemala.

martedì 19 maggio 2009

Poveretti e furbetti


Il terremoto dell’Aquila ha mostrato la propensione al furto di massa, la partecipazione di massa a stragi premeditate pur di guadagnare sulla costruzione, sull’affitto, sulla manutenzione delle case

Qual è la regola di vita italiana dominante e perenne? Detta alla brutta: tirare a campare e, se si può, rubarci sopra. Il terremoto in Abruzzo dopo i terremoti millenari in Sicilia, Calabria, Molise, Marche, Emilia Romagna e su su fino al Friuli lo confermano, nell'insieme, nei particolari e anche nelle eccezioni virtuose. Il baccano polemico che si è fatto su alcuni resoconti della carta stampata e della televisione non cambia di una virgola la regola eterna che è di piangere sul latte versato. Versato da noi italiani sordi a ogni avvertimento, prevenzione, lezione della geografia, dell?economia e della storia. Una correità di massa, una complicità totale, un fatalismo che passa di generazione in generazione che ha trovato persino una sua immagine falsa e retorica, lo 'stellone d'Italia?, la fortuna che ci protegge, sempre smentita dalle successive catastrofi, sempre coperta da una retorica plebea, dalle rituali consolazioni clericali, con il porporato di turno che esorta e corregge a disastro avvenuto. Un quadro impietoso ma ampiamente documentato, il 30 per cento delle case dell'Aquila oggi è inagibile, dicono i tecnici. Che significa ? Che una casa su tre è stata costruita con un progetto sbagliato, con materiale scadente, o addirittura con il nulla, con il vuoto. La definizione dei colpevoli grandi e piccoli, di solito affidata a commissioni d'inchiesta che non vogliono o non possono indagare, è in realtà notissima: la colpa è di tutti o quasi tutti. Il capo del governo lo ha dichiarato a suo modo: «Nel disastro non c'è stato dolo». Cioè tutti colpevoli. Nessun colpevole. Tutto si può dire del terremoto abruzzese ma non che sia stato una sorpresa. Anche un bambino con gli occhi bendati potrebbe puntare il suo ditino su uno qualunque dei borghi dell?Italia sismica, cioè appenninica e carnica, stretta tra le masse in movimento africane ed europee e dire: «Prima o poi qui». Fin qui, come dice Silvio, nessun dolo. Ma con i progetti sbagliati, i materiali scadenti, il cemento fatto con la sabbia marina come la mettiamo? Perché c'è questa propensione al furto di massa, questa partecipazione di massa a stragi premeditate, perché pur vivendo sopra faglie e voragini la società nel suo complesso ha corso il rischio della catastrofe pur di guadagnare sulla costruzione o sull'affitto o sulla manutenzione delle case? Prendersela con la televisione per un resoconto critico o con la Protezione civile, che ancora una volta ha dato prova di essere uno dei pochi servizi pubblici funzionanti, e tacere sulle complicità o sul fatalismo di massa è cosa priva di senso e perciò largamente da noi praticata. E allora diciamo una buona volta che come società nazionale siamo ancora dei poveri, con il modo di pensare dei poveri: tiriamo a campare del doman non c'è certezza?, la prevenzione costa troppo, spartiamoci quel poco che c'è, se i più furbi rubano in grande, noi approfittiamo degli avanzi del loro banchetto. Questo modo di essere, di pensare è antico quanto il nostro Paese e forse la storia può in parte spiegarlo. Basta girarlo, questo Paese: quasi tutte le sue città, i suoi borghi, stanno in cima a una rupe o a un colle, fortificati contro il continuo passar di nemici. La nostra solidarietà non è per tempi di pace, ma dopo un sacco del nemico. Ma questo divagare per la storia è anche un modo di consolarci. Con i terremoti che continuano.

FONTE: L'ESPRESSO DI GIORGIO BOCCA

martedì 21 aprile 2009

INTERVeNTI TEMPESTIVI : Abruzzo, il terremoto del 1915 e le baracche dimenticate


In quattromila vivono ancora nelle "casette asismiche" costruite per gli sfollati del sisma di un secolo fa...

BALSORANO (L’Aquila) – Niente riscaldamento, niente gabinetto, niente pavimento, la luce quella sì, ma una sola lampadina per un totale di metri quadri 32. Ai genitori di Rosa Margani dissero di portare pazienza, perché quella sarebbe stata una sistemazione provvisoria. Giusto il tempo di ricostruire la loro casa, buttata giù dal terremoto che nel 1915, qui nella Marsica, fece trentamila morti. È passato quasi un secolo ma la signora Rosa, 82 anni, è ancora qui, dentro queste due stanze buie ed umide vicino al castello di Balsorano. Non è la sola. Sono quattromila le persone che in Abruzzo vivono ancora nelle cosiddette casette asismiche, i rifugi costruiti per gli sfollati del terremoto di un secolo fa. Asismiche cioè sicure (per l’epoca) perché ad un solo piano e con il tetto in travi di legno. E provvisorie, anzi «baracche realizzate a titolo precario» come assicurava il decreto firmato l’11 febbraio 1915 dal Re Vittorio Emanuele III.
COME UN ACCAMPAMENTO - Certo, nel corso degli anni molte baracche sono state demolite, quasi sempre sostituite da case popolari. Ma dei circa diecimila esemplari costruiti tra il 1916 e il 1920 ne restano in piedi ancora 1.066 sparsi in 38 comuni, da Avezzano a Balsorano passando per tutta la Conca del Fucino. Tetto spiovente, muri sottili di mattoncini, struttura a castrum romano con le due strade principali che si incrociano al centro, l’immagine è proprio quella di un accampamento. Qualcuno, capendo che la provvisorietà era solo teorica, negli anni ha sistemato le cose ricavando almeno un bagno. Come la signora Angela De Meis che un anno fa ha trasformato la sua baracca di Capistrello in un appartamentino vero e proprio. «Ho messo i termosifoni e adesso vorrei comprare pure la parabola» dice, mentre aspetta di scolare la pasta. La sua vicina di casa, la signora Letizia, si accontenta di una stufa a legna che non ha l’aria di essere proprio a norma. Ma spesso le condizioni sono quelle di un secolo fa e quasi sempre a viverci sono persone anziane.

«NON PENSAVO DI FINIRE A VIVERE COSÌ» - Come il signor Andrea Venditti, 71 anni, tornato nella sua baracca di Balsorano, dopo 30 anni passati a fare il cuoco in Inghilterra: «Davvero non pensavo di finire a vivere così, ma con 500 euro al mese di pensione cosa devo fare?». Ecco, le baracche di un secolo fa almeno sono economiche. Tre euro al mese per ogni stanza, il tutto da pagare al comune. Una somma che non basta a coprire nemmeno per gli interventi urgenti di manutenzione. «Noi le vorremo abbattere – dice Gino Capoccitti, vice sindaco di Balsorano – ma la gente che ci vive dentro dove la mandiamo?». Sono almeno 40 anni che se ne parla. Inutilmente. Nel 1971 per iniziativa del senatore Giuseppe Fracassi, che proprio in una delle casette asismiche era nato, venne approvata la "legge per lo sbaraccamento". Abbattimento di tutte le casette, sostituzione con edilizia popolare e spazi verdi. Cosa buona e giusta ma rimasta sulla carta perché la legge non è mai stata finanziata davvero. Servirebbero 50 milioni di euro per riqualificare tutte le 1.066 baracche ancora in piedi.

L'ULTIMO STANZIAMENTO E L'ARRESTO DI DEL TURCO - L’ultimo stanziamento, 800 mila euro, era allo studio della giunta regionale quando l’arresto del presidente Ottaviano Del Turco, meno di un anno fa, ha travolto tutto. «Questa gente è costretta a campare in condizioni da terzo mondo», allarga le braccia Marco Riccardi, segretario della federazione marsicana di Rifondazione comunista. Come la signora Rosa, che non dimentica quella promessa fatta ai suoi genitori: questione di mesi, poi avrete la vostra casa. Era un secolo fa.

SI PREDICA BENE ...


E' stato il ''disprezzo per il bene comune e per le regole'' che si sta delinaendo in questi giorni dopo le dichiarazioni della popolazione ma anche dalle inchieste avviate dalla magistratura circa le responsabilita' in relazione ai danni provocati dal terremoto in Abruzzo, che ha aggravato le conseguenze del sisma. La dura denuncia giunge dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che oggi ha ricevuto nella tenuta di Castel Porziano una delegazione dei vertici dei frati francescani in occasione degli 800 anni della loro Regola.

Il Capo dello Stato ha colto lo spunto proprio dal messaggio di San Francesco, che ''e' di esempio anche oggi, di fronte ad un indubbio ed allarmante decadimento dei valori spirituali, umani e morali'' e non ha esitato quindi a parlare di ''comportamenti dettati dall'avidita', dalla sete di ricchezza e di potere, dal disprezzo per l'interesse generale e dall'ignoranza dei valori elementari di giustizia e solidarieta'''.

''Persino quando oggi pensiamo all'Abruzzo, e soffriamo per le vittime dei danni provocati dal terremoto - ha aggiunto - un evento certamente naturale imprevedibile, non possiamo non ritenere che anche qui abbia contato in modo pesante, abbiamo contribuito alla gravita' del danno e del dolore umano da esso provocato, anche questi comportamenti: sprezzo delle regole, disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini''.

Edifici costruiti con la sabbia del mare a L’Aquila Pubblicato venerdì 10 aprile 2009 in Spagna
[El Mundo]

- La procura generale dell’Aquila aprirà un’inchiesta
- Costruttori senza scrupoli mescolano cemento con sabbia del mare per risparmiare
- Le fondamenta potrebbero essersi danneggiate a causa della corrosione del sale

Mentre l’Italia seppellisce le vittime del terremoto che lunedì ha colpito il centro del paese, i tecnici cercano di accertare se alcuni edifici siano stati costruiti senza seguire le normative antisismiche e con materiali di scarsa qualità, il che spiegherebbe come alcuni di essi siano crollati come castelli di sabbia .
Infatti, secondo quanto pubblicato dal quotidiano italiano “La Repubblica”, il procuratore generale dell’Aquila aprirà un’inchiesta sui materiali ed i metodi utilizzati per la costruzione degli edifici. Il giornale riporta come esempio due edifici praticamente identici situati uno accanto all’altro in Via Campo di Fassa, a L’Aquila. Uno di loro è ancora in piedi e l’altro è completamente crollato. Tutti gli occupanti del primo si sono salvati, mentre nel secondo 29 persone hanno perso la vita.
Il terreno su cui è stato costruito questo edificio di sei piani e di 24 appartamenti, è in forte pendenza. Da fuori sembrava un edificio solido ma i materiali trovati tra le macerie indicano che all’interno non lo era affatto.
Era costruito con cemento armato? L’architetto Antonio Perrotti ha spiegato a “La Repubblica” che cosa potrebbe essere accaduto: “O hanno sbagliato i calcoli per la progettazione dell’edificio o hanno costruito in una zona non sicura. Non ci può essere altra spiegazione: l’altro edificio è rimasto piedi”. Tuttavia si dovrà attendere che si analizzino i materiali trovati tra le macerie per determinare il motivo per cui il sisma ha raso al suolo alcuni edifici e lasciato altri intatti.

Sabbia di mare nel cemento

Secondo “La Repubblica” molti edifici di nuova costruzione (cioè, degli ultimi 30 anni), in Abruzzo (e in gran parte del paese, in particolare nel centro e nel sud), sono stati costruiti con il cemento mescolato con sabbia di mare. I tecnici ritengono che le fondazioni potrebbero essere state danneggiate a causa della corrosione del sale e mettono in guardia sul fatto che gran parte degli edifici del sud sono costruiti così.
Paolo Buzzetti, presidente della Associazione Nazionale dei Costruttori (Ance), ne è convinto: “Il problema non è che non si sono rispettate le norme asnitsismiche, il problema è la scarsa qualità del cemento”.
Un altro tecnico ha spiegato che costruttori senza scrupoli utilizzano sabbia di mare, che non costa nulla in confronto ad altri materiali. E il problema della sabbia di mare è che, a parte le sue impurità, è piena di cloruro di sodio, che nel corso del tempo si mangia il ferro.

Edifici più sicuri
Giovedì, durante la sua visita alle località colpite dal terremoto, il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, ha avvertito che nessuno è esente da colpe in questa tragedia. Napolitano è rimasto sorpreso dallo spettacolo offerto dalla capitale abruzzese: “Pensavo che il terremoto avesse colpito solo le vecchie case, l’avevo visto dall’elicottero, mi dicevo che erano case vecchie, ma qui vedo che no c’è una casa integra”, ha detto commosso.
“Non si tratta di individuare responsabilità, ma di capire perché le leggi non sono state osservate, per mancanza di controlli o per irresponsabilità diffuse”. “Nessuno deve chiudere gli occhi, né chi vende né chi compra una casa … Si dovrà decidere che cosa possiamo fare perché questo non si ripeta. Per evitare disgrazie come questa dobbiamo fare in modo che gli edifici siano più sicuri, compresi i più antichi”.

[Articolo originale]

Negligenza mortale a L’Aquila
Pubblicato giovedì 9 aprile 2009 in Francia
[Libération]

Dopo lo choc, il lutto e l’emozione, il terremoto de L’Aquila inizia a lasciar spazio alle domande. Le ricerche degli ultimi scomparsi erano ancora in corso ieri, due giorni dopo il violento sisma che ha spazzato via il capoluogo dell’Abruzzo lunedì alle 3.32, causando almeno 272 morti.
INCREDULITA’. Ma tutti si interrogano ormai sulla solidità degli edifici e sui responsabili di un tale disastro. Perché L’Aquila, già duramente colpita da un terremoto trecento anni fa, era situata in una zona altamente sismica. “Un ospedale costruito nove anni fa si é sgretolato. La prefettura è crollata. La casa dello studente è distrutta. Si può capire che le vecchie case in pietra secolare siano cadute, ma non l’ossatura stessa della comunità e i suoi edifici pubblici costruiti recentemente” ha rimarcato Antonio Polito, direttore del quotidiano progressista “Il Riformista”. Il crollo della prefettura che avrebbe dovuto servire a coordinare i soccorsi in caso di catastrofe ha provocato una forte incredulità.
A L’Aquila, il crollo del Palazzo del Governo (in italiano nel testo, N.d.T.), con la sua architrave spezzata, è il simbolo della tragedia. Così come l’ospedale San Salvatore, molto danneggiato ed evacuato. La prima pietra era stata posata nel 1969. Ma è stato inaugurato solo trent’anni dopo. Nel frattempo, sono state sbloccate ingenti sovvenzioni (nel 1996, la procura dell’Aquila aveva aperto un’inchiesta a proposito di eventuali appropriazioni indebite di fondi) che non hanno impedito la moltiplicazione di errori di costruzione.
Evidentemente, le norme antisismiche non sono state rispettate. Le prime regole sono state approvate a livello nazionale nel 1974. In seguito all’emozione causata dal terremoto di San Giuliano di Puglia, che aveva causato la morte di 27 bambini sepolti sotto le macerie di una scuola, il Governo aveva adottato nel 2005 un decreto che prevedeva regole ancora più rigorose.
Ma di rinvio in proroga, il testo non è mai entrato realmente in vigore. Soltanto gli edifici costruiti dopo il marzo 2008 devono rispettare le nuove normative. La maggior parte dei vecchi edifici non è mai stata rinforzata. La Casa dello Studente, dove hanno trovato la morte numerosi giovani, è stata costruita negli anni ‘70. È stata rinnovata nel 1998 e poi nel 2007. Ma a quanto pare non sarebbe mai stata messa a norma antisismica. “Sono stati uccisi dalla speculazione” titolava ieri l’Unità, il quotidiano vicino al Partito Democratico. Anche il quotidiano della Confindustria, il “Sole 24 Ore” denuncia la “speculazione”.
CONDONI. Denunciando la mancanza di controlli, il geologo Mario Tozzi ha insistito: “Non è il terremoto ad uccidere, ma le case costruite male”. Quanto all’opposizione di sinistra, denuncia la politica dei condoni in materia di costruzioni abusive promossa da Silvio Berlusconi, il quale, per rilanciare l’economia, ha recentemente proposto di autorizzare i proprietari italiani ad aumentare del 20% il volume delle loro case.
[Articolo originale di Éric Jozsef]

Il lassismo nell’applicazione della legge si manifesta nel crollo di alcuni edifici in Italia
Pubblicato martedì 7 aprile 2009 in USA
[New York Times]

A partire da mercoledì, secondo quanto promesso durante una conferenza a L’Aquila, “ogni stanza e ogni crepa” in “decine di migliaia di case” nella regione devastata dal terremoto sarà ispezionata da tecnici specializzati.
Gli esperti cercheranno di determinare la solidità strutturale degli edifici e cercheranno di rispondere ad una domanda precisa: perché alcuni edifici hanno resistito al terremoto di magnitudo 6.3 mentre altri non ce l’hanno fatta?
Martedì alcuni esperti e funzionari hanno suggerito che il lassismo nell’applicazione delle norme di costruzione potrebbe aver avuto un ruolo importante. Mentre molti edifici storici non hanno resistito, non hanno retto neppure alcuni edifici moderni, come l’Ospedale San Salvatore a L’Aquila, che ha dovuto essere evacuato, e uno studentato dell’Università de L’Aquila, dove sono morti diversi studenti.
Il quotidiano di Milano “Corriere della Sera” ha titolato “La farsa degli edifici anti-sismici”.
“Abbiamo le leggi, ma come spesso accade in Italia, non sono adeguatamente rispettate” afferma Ermete Realacci, esperto ambientale e deputato del Partito Democratico, il più grande partito all’opposizione, che sostiene agevolazioni fiscali per i proprietari di immobili che ristrutturano gli edifici secondo le leggi anti-sismiche.
D’altra parte, secondo le accuse di Realacci, che cita le leggi proposte per favorire l’edilizia allentando i limiti sulle cubature delle case, la coalizione conservatrice di Berlusconi continua a fare pressioni per mitigare le norme di costruzione. La misura, che viene discussa in questo momento, ha drasticamente “semplificato le leggi anti-sismiche” ha affermato Realacci.
I terremoti sono comuni in Italia, specialmente nelle regioni centrali e del sud. Le statistiche del governo dimostrano che almeno il 64% di tutte le città italiane affronta un rischio da medio ad alto di subire seri danni in seguito ad un terremoto.
Molti degli edifici danneggiati o distrutti dal terremoto in Abruzzo sono stati costruiti molto prima che negli anni ‘80 l’Italia cominciasse a imporre leggi sismiche più severe sulla costruzione degli edifici. Edifici storici e monumenti, fra cui la Prefettura de L’Aquila, un ex monastero restaurato nel XIX secolo, si sono ridotti in cumuli di pietre tanto rapidamente quanto i loro omologhi in cemento armato.
Dopo ogni importante evento sismico si fa una nuova legge, afferma Donatella Guzzoni, ingegnere ed esperta nella conservazione di edifici storici, ma una legge esaustiva approvata dal Parlamento lo scorso anno non entrerà in vigore fino al 2010. Ed anche allora non avrà effetto sugli edifici preesistenti.
“Il nostro patrimonio storico è vasto e molto vulnerabile” ha affermato. “Avremmo anche commesso i nostri errori, ma é pur vero che abbiamo un’immensa eredità culturale da conservare”. Gli edifici che potrebbero essere considerati pericolosi da un punto di vista sismico non possono essere sempre demoliti e ricostruiti. “E’ una questione culturale” ha proseguito. “Non distruggiamo ciò che é in rovina”.
[Articolo originale di ELISABETTA POVOLEDO]

Amianto, 500mila i morti annunciati per i primi trent’anni del secolo e A L'AQUILA E NEI COMUNI COLPITI DAL TERREMOTO???


300 bare. 300 nomi. Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle case assassine. Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall'edilizia selvaggia, da parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli edifici. Da chi doveva vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una condanna che non è mai arrivata.
300 cadaveri, disposti in file ordinate davanti al Presidente del Consiglio. 300 altri, disposti alla rinfusa, sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per evitare epidemie. Verranno fuori tra duemila anni, come a Pompei.
Nel frattempo, altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o trent'anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con tutta probabilità, inspiegabilmente.
L'eternit è un materiale isolante fatto con l'amianto. L'amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in sospensione nell'aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent'anni. Si chiamano abestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte mortali.
Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano polveriere di calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni.
Quanti degli edifici crollati avevano un tetto in eternit? Almeno il 20, 30%. L'aria era satura di amianto.
Dal momento del crollo in poi, ogni respiro a L'Aquila e dintorni è stato una probabile condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i giornalisti, gli operatori, le forze dell'ordine e i parenti accorsi alla disperata ricerca di notizie dei loro cari, ...tutti.

Saranno i prossimi a morire.....

I numeri sono allarmanti: 90.000 morti l’anno secondo la rivista scientifica The Lancet; 500.000 quelli annunciati per la sola Europa nei primi 30 anni del XXI secolo. Eppure non sono bastate queste cifre, terrificanti, per convincere la Commissione europea ad imporre un divieto totale e definitivo sull’utilizzo dell’amianto, la cui pericolosità è legata a una serie di minerali letali per l’essere umano.
Queste sostanze finiscono in decine e decine di oggetti o strutture con le quali ogni giorno veniamo a contatto. Dai freni a disco ai tostapane, dai materiali da costruzione navale agli edifici privati e pubblici (come le scuole). La nocività dell’amianto è stata accertata dal 1906, ma ci sono voluti decenni per convincere alcuni governi a metterlo al bando. E la strada è ancora tutta in salita.
L’u
ltimo colpo di scena risale al 18 e 19 febbraio scorsi. A Bruxelles si doveva decidere per una regolamentazione sull’utilizzo di alcune sostanze chimiche sul mercato europeo (tra cui le fibre di amianto). Francia, Italia, Belgio e Paesi Bassi si sono pronunciati per un’immediata decisione in merito, ma la maggior parte dei rappresentanti degli Stati membri ha votato a favore di una deroga (rifacendosi a una decisione presa nel 2007 da un gruppo di lavoro della Direzione Generale Imprese della Commissione europea per prolungare, appunto, la derogazione sull’amianto). In sostanza: un nulla di fatto che lascia invariata la situazione e fa slittare le decisioni ad un momento ancora da definire.
“La deroga proposta dalla Commissione europea deve passare il vaglio del Parlamento Ue, che ha tempo sei mesi per pronunciarsi” spiega Laurent Vogel, direttore del dipartimento Salute e sicurezza dell’Istituto sindacale europeo. “Di mezzo però ci sono le elezioni europee di giugno. E il rischio è quello di vedere i dibattiti prolungarsi in eterno. Se la deroga dovesse essere concessa, gli Stati membri chiederanno di fare di nuovo il punto della situazione nel 2012″. E visti i tempi della burocrazia europea, “rischiano di pronunciarsi in maniera definitiva non prima del 2015″.

Per Eric Jonckheere, fondatore della Abeva, associazione per sensibilizzare l’opinione pubblica al pericolo dell’amianto, la delusione è stata immensa. “Non posso credere che all’alba del XXI secolo ci siano governi europei disposti a piegarsi di fronte al mondo industriale su una vicenda così grave” ha spiega Jonckheere . “Se questa deroga dovesse passare, ai 500.000 morti annunciati in Europa entro il 2030 se ne aggiungeranno altre decine di migliaia negli anni succesivi”, ha spiegato. “Io e la mia famiglia siamo cresciuti a Kapelle-Op-Den-Bos, dove mio padre lavorava come ingegnere della multinazionale belgo-svizzera Eternit, la stessa che ha mandato al macello i lavoratori di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia)” sottolinea Jonckheere, e aggiunge “L’amianto dell’Eternit ha spazzato via la mia famiglia”. Le confidenze di Jonckheere a sono preziose, perché illustrano gli effetti devastanti di un prodotto “che non uccide soltanto le persone che lavorano all’interno di una fabbrica, come mio padre, ma anche coloro che vi entrano in contatto. Sebbene non avesse mai lavorato nello stabilimento dell’Eternit, mia madre (morta nel 2000 all’età di 63 anni, ndr) è il primo caso in Belgio di vittima ambientale”. Dopo di lei, sono morti altri due fratelli: “il primo a 43 anni, il secondo un mese fa, 44 anni appena compiuti”.
È proprio il dolore per le perdite dei familiari che ha spinto Eric Jonckheere a fondare un’associazione senza scopo di lucro. “Con Abeva cerchiamo di sensibilizzare non soltanto l’opinione pubblica ma anche la nostra classe politica sui rischi di salute pubblica che l’amianto fa planare sui lavoratori e i cittadini. E cerchiamo di insistere sulla necessità di assistere le vittime di oggi e di domani. Pochi lo sanno, ma in futuro l’asbestosi farà più vittime del tabacco. Ecco perché la deroga che la Commissione europea intende concedere ai gruppi industriali va combattuta”.
La battaglia si annuncia lunga e difficile. Le multinazionali hanno il vento in poppa. “Dow Chemical, Solvay e Zachem possono contare sul supporto di altri tre gruppi industriali, due svedesi e un bulgaro” spiega Vogel. “Purtroppo le attività lobbyistiche hanno ridotto la capacità della Commissione a decidere in maniera indipendente”, come proverebbero anche fonti confidenziali. “Alcuni gruppi hanno speso somme importanti per la ricerca di materiali e di processi di sostituzione all’amianto” si legge tra i commenti rilasciati da esperti della Commissione a rappresentanti della società civile. “Dow (Chemical)” ad esempio, “ha speso 200 milioni di euro. La Commissione può prendere una misura di interdizione se è provato che esiste un rischio” nel caso della produzione di cloro. “Tuttavia, gli Stati, gli industriali e i sindacati sono d’accordo per dire che non vi è alcun rischio”. Non solo. “C’è chi, come Solvay, ha addirittura trovato un’alternativa all’amianto nei suoi stabilimenti americani, ma non in Europa!” tuona Jonckheere. “Oggi questi gruppi approfittano della crisi economica per dire che il passaggio a una produzione pulita costa troppo. Ma i governi non si rendono conto che i costi per curare nei prossimi anni i malati di tumore o di meotelioma saranno nettamente superiori!”.

Quella dell’amianto è una vicenda che dura ormai da troppo tempo. Il primo divieto europeo risale al 1999, quando una direttiva Ue vietò la produzione e l’introduzione sul mercato comunitario delle fibre serial-killer a partire dal 1 gennaio 2005. L’unica eccezione fu quella concessa ai diaframmi utilizzati per la fabbricazione del cloro. Questa deroga, limitata a tre anni (fino al 1 gennaio 2008), doveva essere transitoria, il tempo necessario per i gruppi industriali chiamati in causa di trovare alternative ‘pulite’ al processo di produzione. Da allora, la maggior parte delle multinazionali hanno trovato una soluzione, salvo tre: Dow Chemical (Stati Uniti), Solvay (Belgio) e Zachem (Polonia).
Oggi le prospettive sono torbide. Per Vogel, “gli Stati membri si sono dimostrati troppo compiacenti con il mondo dell’industria. A parte la Francia, appoggiata dal Belgio e dai Paesi Bassi, gli altri, a cominciare da Germania, Regno Unito e Polonia, non hanno fatto nulla per opporsi alla deroga, anzi”. E l’Italia? “Nelle riunioni di dicembre scorso gli esperti italiani mandati dal vostro ministero della Sanità mi sembravano molto incerti, anche perché non erano molto preparati. Da allora, le cose sono cambiate e l’Italia ha sostenuto la Francia”. Ma i conti rischiano comunque di essere salati. Oltre alla deroga sulla produzione e importazione, c’è in ballo la possibilità di introdurre sul mercato europeo materiali contenenti amianto e in uso prima del 1 gennaio 2005. “In questo caso” sottolinea Vogel, “la Commissione lascia a ogni Stato membro la libertà di concedere o meno delle deroghe”. Problema: “se la Polonia accetta l’importazione di materiale dalla Russia o dal Canada, ovvero dai due più grandi ‘produttori’ di amianto al mondo, c’è il rischio che questo materiale finisca sul mercato europeo, ivi incluso l’Italia”, spiega Vogel. Il che significa altre vittime supplementari tra i prossimi 20 o 40 anni.

Dal dopoguerra al 1992, anno in cui l’Italia ha deciso di vietare l’amianto, circa 3,7 milioni di tonnellate sono entrate nella composizione di oltre 3.000 prodotti diffusi nel nostro paese. L’effetto è quello di una bomba ad orologeria. Secondo gli pneumologi italiani, ogni anno, nel nostro Paese, 3.000 persone sono uccise da asbestosi (malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di amianto o asbesto): 1.000 per mesotelioma, 1.500 per tumore pulmonare, gli altri per tumori rintracciati in altri parti del corpo. Nonostante questi dati, il lavoro da fare sulla via delle restrizioni all’utilizzo dell’amianto sembra ancora in una pericolosa fase di stallo.

domenica 19 aprile 2009

TERREMOTI :Ecco come si possono prevedere i terremoti.


INTERVISTA A Giampaolo Giuliani da Claudio Messora
www.byoblu.com

Claudio Messora: «Sono con Giampaolo Giuliani. Vorrei chiarire con lui, per i non esperti, come funziona la tecnica di previsione dei terremoti cui lui sta lavorando da tanto tempo.»

Giampaolo Giuliani: «Noi abbiamo realizzato un rivelatore gamma, una macchina che permette di monitorare il Radon che fuoriesce dalla crosta terrestre. Dieci anni fa, non avendo la disponibilità per acquistare un radometro, abbiamo realizzato questo strumento in maniera piuttosto artigianale, utilizzando del materiale che normalmente viene utilizzato per la ricerca sulle particelle cosmiche.»

Claudio Messora: «Perchè è così importante il Radon?»

Giampaolo Giuliani: «Il Radon è un elemento radioattivo che fa parte della famiglia dell'Uranio 238. Nasce appunto dal decadimento di questo elemento. Il suo padre è il Radio 226, ed è l'unico elemento della catena di decadimento radioattivo ad essere un gas. Tutti gli altri sono dei metalli. Inoltre è un elemento che non si combina con niente e con nessuno. E' inerte. E' un gas nobile ed ha una caratteristica che lo distingue, un modo di evolversi diverso: ha un'emivita di 3.8 giorni; dopo 4-5 giorni scompare, una volta venuto su dalla crosta terrestre perde la sua concentrazione e quindi anche la sua caratteristica di essere radioattivo e pericoloso per la salute dell'uomo. Il Radon si concentra in particolar modo nelle cantine, lì dove c'è poca aerazione. Se inalato può produrre gravi danni all'organismo, addirittura si parla di cancro ai polmoni.
L'analisi di questo gas la facciamo indirettamente, perchè non avendo avuto un radometro ci siamo costruiti una macchina che studia in realtà due suoi isotopi che nascono subito dopo il suo decadimento.»

Claudio Messora: «Perchè è importante il Radon in relazione ai sismi?»

Giampaolo Giuliani: «Perchè da più di 40-50 anni la scienza dice che in prossimità di forti terremoti si è sempre notata una forte concentrazione di Radon che fuoriusciva dalla terra. Quando abbiamo iniziato non avevamo nessuna velleità di scoprire i precursori sismici e la possibilità di prevedere i terremoti. Eravamo solo curiosi di vedere se la forte concentrazione di Radon che usciva dalla crosta terrestre si verificasse prima, durante o dopo un evento sismico. Attraverso una serie di ricerche effettuate sul campo, in particolare su 90 giorni di osservazione, di monitoraggio sull'andamento del Radon, abbiamo avuto 28 eventi sismici, ed abbiamo riscontrato su ogni evento sismico che prima di ogni evento c'era un forte incremento di Radon.»

Claudio Messora: «Ma c'è una teoria che spiega perchè il Radon si sprigioni dalla crosta terrestre in prossimità di un sisma?»

Giampaolo Giuliani: «Ce ne sono diverse, perchè il Radon nel contesto degli eventi sismici viene studiato un po' in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Russia, in Giappone, in Israele, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Il Radon si trova su tutta la crosta terrestre, possiamo misurarlo in qualsiasi punto. Presenta delle caratteristiche che permettono di verificarne anche la provenienza. La scienza ufficiale pensa che sia solo il Radon contenuto nelle rocce. L'Uranio è contenuto nelle rocce appena sotto la supercie della crosta terrestre, e dal suo decadimento fuoriesce il Radon.»

Claudio Messora: «Essendo un gas, affiora dunque alla superficie e può essere misurato.»

Giampaolo Giuliani: «Esattamente. Noi abbiamo riscontrato, per mezzo di questa macchina, delle caratteristiche peculiari che con i normali radometri non sono ancora state riscontrate. Da qui abbiamo effettuato delle correlazioni che ci hanno permesso di risalire al precursore sismico contenuto nel segnale che il Radon porta fuoriuscendo dalla crosta terrestre.»

Claudio Messora: «Cosa si intende per precursore sismico?»

Giampaolo Giuliani: «Il precursore sismico è un'anomalia sulla media mobile del flusso di questo gas che noi misuriamo. E' praticamente un incremento di Radon che avviene prima di un terremoto e si manifesta in maniera piuttosto evidente.»

Claudio Messora: «Quando sono cominciati questi studi?»

Giampaolo Giuliani: «Sono cominciati nel 2000. Il primo rivelatore lo abbiamo finito di costruire nel 2002. Nel 2002 è cominciata la serie di osservazioni e l'acquisizione dei dati. Nel 2004 è nato il secondo rivelatore, che abbiamo predisposto a 50 km da L'Aquila per avere delle risposte che si correlassero per osservare il Radon da diversi punti. Nel 2005 sono nate altre due stazioni, quella del Gran Sasso e quella di Pineto. Sempre nel 2005 abbiamo costruito una barca laboratorio, ed abbiamo effettuato delle misure del Radon sul fondo del mare, al largo della costa adriatica, a circa sei miglia dalla costa, a 25 metri di profondità. Presumiamo di avere effettuato i primi 160 minuti di monitoraggio del Radon dal fondo del mare. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo buttato le basi per cinque stazioni, due già in rete e una che doveva nascere sempre in rete. Le altre due sono in fase di montaggio e quindi dovremmo ben presto avere cinque stazioni che ci permettereanno di monitorare un territorio grande quasi 10.000 / 12.000 chilometri quadrati.»

Claudio Messora: «Queste cinque stazioni come parlano tra di loro?»

Giampaolo Giuliani: «Sono interallacciate tra di loro. Ogni stazione manda un segnale ad un'unica sala sismica, dove un sistema di computer provvede all'analisi dei segnali di tutte le stazioni. Questo programma provvede anche a rilevare il precursore sismico, e da ogni stazione, quando tale precursore viene rilevato, viene lanciato un allarme. Se tutte le stazioni lanciano lo stesso allarme con un ritardo di due o quattro ore, significa che l'evento sismico è osservato da tutte le stazioni. Da un sistema trigonometrico calcolato su tutte le stazioni è possibile ottenere l'epicentro dell'evento e il grado sismico dell'evento, in una finestra che va dalle 6 alle 24 ore.»

Claudio Messora: «Nel caso del sisma all'Aquila cosa era successo?»

Giampaolo Giuliani: «E' successo che delle tre stazioni che fino al momento del sisma stavano funzionando, e funzionavano bene, una indicava come vettore la posizione dell'epicentro dell'evento che abbiamo avuto. Le altre due stazioni denunciavano il grado sismico dell'evento, ed è da una in particolare, quella più vicina all'epicentro, che si capiva che qualcosa di disastroso stava avvenendo.»

Claudio Messora: «Quindi secondo te, Giampaolo, oggi è possibile prevedere con un certo grado di approssimazione i forti sismi, grazie a questa tecnica?»

Giampaolo Giuliani: «Piccoli, grandi, mediograndi e forti sismi... sì! Certo, la nostra è una ricerca sperimentale. Sicuramente abbiamo una notevole mole di dati che ci permettono di avere informazioni anche scientifiche sul comportamento del Radon che ancora oggi non sono ben conosciute. Non solo, ma questo sistema ci ha dato garanzia, non ultima l'evento che abbiamo subito, che un forte evento può essere in qualche modo allarmato con un certo margine di anticipo.»

Claudio Messora: «Questi dati, questi risultati sono stati presentati alla comunità scientifica?»

Giampaolo Giuliani: «Abbiamo tentato dal 2002-2003 di avere un supporto da tutte le comunità scientifiche: dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) alla Protezione Civile... Ci siamo sottoposti a test di funzionamento ufficiali. Addirittura, tra l'altro, il prof. Boschi è stato nel 2003 la persona che ha indicato i termini di funzionamento che la macchina avrebbe dovuto avere, con l'allora On. Zamberletti, il Presidente della ISPRO (Protezione Civile e Difesa Civile).»

Claudio Messora: «A beneficio del pubblico, chi è il prof. Boschi?»

Giampaolo Giuliani: «Il prof. Boschi è... fino all'anno scorso, credo... era il Presidente dell'INGV. Credo che lo sia stato da sempre, che sia nato Presidente dell'INGV. Ma dall'anno scorso credo che in qualche modo lui abbia lasciato, o stiano cambiando la presidenza. In ogni caso è l'unica voce che in Italia continua a dire che i terremoti non possono essere previsti e che non potranno mai essere previsti. Tutte le richieste di collaborazione che abbiamo fatto ci sono state rigettate perchè tutti i tecnici che avrebbero in qualche modo dovuto guardare, vedere che cosa stavamo ottenendo, ci dicevano "I terremoti non possono essere previsti. Non potranno mai essere previsti, quindi quello che lei sta studiando non serve!".»

Claudio Messora: «Ma la storia della scienza in realtà è costellata di teorie che poi sono state accantonate, per fare posto a teorie nuove che le hanno rimpiazzate. Quindi uno scienziato come approccio suo intrinsico non dovtrebbe avvicinarsi alle nuove ricerche in questa maniera. Tu credi che ci sia un disinteresse da parte della comunità scientifica a studiare ed avvalorare queste ricerche? E se sì, perchè?»

Giampaolo Giuliani: «Sicuramente adesso, col senno di poi, alla luce di tutto quello che abbiamo passato, sembrerebbe proprio come se ci fosse un interesse a che questo non venga portato alla luce. Io quello che so è che in questa circostanza i media hanno permesso di far conoscere quello che è avvenuto. Da tantissime parti del mondo, da tantissime univeristà mi hanno telefonato, mi hanno scritto, mi hanno mandato messaggi.. Dalla Russia, dalla Germania, dalla Romania, dagli Stati Uniti, dal Giappone... I professori delle università di tutto il mondo mi hanno detto: "Non sei solo in questa storia. Quello che stai facendo è vero. Anche noi, che osserviamo e misuriamo le stesse cose che stai osservando tu, abbiamo gli stessi riscontri e gli stessi risultati. Vai avanti!"»

Claudio Messora: «Ma tu stai andandao avanti?»

Giampaolo Giuliani: «Adesso sono fermo perchè disastrato, terremotato. Abbiamo avuto due stazioni ferme per il terremoto con dei danni anche sulla strumentazione. Ci siamo pagati tutto da soli in questi dieci anni. Ci rimboccheremo le maniche, rimetteremo in moto tutto, porteremo avanti la nostra ricerca, metteremo in piedi le altre due stazioni che dovevano nascere, e con cinque stazioni forse riusciremo ad evitare, se dovesse ricapitare domani, un disastro del genere. Forse riusciremo ad evitare che ci possano essere così tanti morti, ...perchè molti di questi potevano in qualche modo essere salvati.»

Claudio Messora: «Noi ti ringraziamo tanto, e ti staremo vicini con la telecamera perchè tu possa avere una voce ed un'amplificazione in più. Tu sei stato al centro di questa, chiamiamola aggressione mediatica, questo ciclone dei media negli ultimi giorni, e quindi hai potuto sperimentare da vicino il comportamento dell'informazione ufficiale. Quale è l'impressione che hai ricavato sul modo e l'approccio che hanno usato nei tuoi confronti?»

Giampaolo Giuliani: «Sono stati tutti, tutti indistintamente, molto gentili. Mi sono stati vicini, vuoi per la drammaticità del momento, vuoi perchè tanti non conoscevano questo sistema e non sapevano neanche se ciò che io stavo raccontando loro fosse vero o no. Questo mi ha fatto veramente molto piacere. Si sono avvicinati con molta umiltà e mi hanno fatto coraggio. Io li ringrazio tutti, da Bruno Vespa e i più grandi nomi ai più piccoli giornalisti che sono venuti. Ma sono venuti da tutto il mondo. Ho avuto a casa mia la BBC, la televisione tedesca, la radiotelevisione francese, sono venuti i giornalisti russi, la televisione della California. Ho rilasciato più interviste con la televisione argentina che con chiunque altro, sembravano di casa. Tutti si sono avvicinati con molta umiltà. Mi hanno chiesto. Volevano sapere come facessi. Si sono tutti quanti stretti a me. Mi sono sentito veramente... sono stati quelli che in un primo momento mi hanno aiutato a superare questo dramma. Li ringrazio tutti!»

Claudio Messora: «Un'ultima battuta. Casa tua è illesa. Quando è stata costruita?»

Giampaolo Giuliani: «E' stata costruita nel 1984 da mio suocero, che è un vecchio muratore, con le sue mani. Lui mi ha sempre detto "Tu qui non sentirai mai una scossa sismica. Nel momento in cui tu dovessi avvertire una scossa sismica significa che L'Aquila è stata distrutta almeno per metà". E così è stato.»

Claudio Messora: «La casa di fronte a te invece è più recente ed è danneggiata profondamente.»

Giampaolo Giuliani: «La palazzina affianco alla mia, consegnata l'anno scorso, struttura antisismica in cemento armato, è inagibile.»

Claudio Messora: «Credo che questo sia sufficiente. Grazie.»

Giampaolo Giuliani: «Grazie a te.»

venerdì 17 aprile 2009

Amianto, 500mila i morti annunciati per i primi trent’anni del secolo e A L'AQUILA E NEI COMUNI COLPITI DAL TERREMOTO???

300 bare. 300 nomi. Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle case assassine. Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall'edilizia selvaggia, da parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli edifici. Da chi doveva vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una condanna che non è mai arrivata.
300 cadaveri, disposti in file ordinate davanti al Presidente del Consiglio. 300 altri, disposti alla rinfusa, sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per evitare epidemie. Verranno fuori tra duemila anni, come a Pompei.
Nel frattempo, altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o trent'anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con tutta probabilità, inspiegabilmente.
L'eternit è un materiale isolante fatto con l'amianto. L'amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in sospensione nell'aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent'anni. Si chiamano abestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte mortali.
Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano polveriere di calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni.
Quanti degli edifici crollati avevano un tetto in eternit? Almeno il 20, 30%. L'aria era satura di amianto.
Dal momento del crollo in poi, ogni respiro a L'Aquila e dintorni è stato una probabile condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i giornalisti, gli operatori, le forze dell'ordine e i parenti accorsi alla disperata ricerca di notizie dei loro cari, ...tutti.

Saranno i prossimi a morire.....

I numeri sono allarmanti: 90.000 morti l’anno secondo la rivista scientifica The Lancet; 500.000 quelli annunciati per la sola Europa nei primi 30 anni del XXI secolo. Eppure non sono bastate queste cifre, terrificanti, per convincere la Commissione europea ad imporre un divieto totale e definitivo sull’utilizzo dell’amianto, la cui pericolosità è legata a una serie di minerali letali per l’essere umano.
Queste sostanze finiscono in decine e decine di oggetti o strutture con le quali ogni giorno veniamo a contatto. Dai freni a disco ai tostapane, dai materiali da costruzione navale agli edifici privati e pubblici (come le scuole). La nocività dell’amianto è stata accertata dal 1906, ma ci sono voluti decenni per convincere alcuni governi a metterlo al bando. E la strada è ancora tutta in salita.
L’u
ltimo colpo di scena risale al 18 e 19 febbraio scorsi. A Bruxelles si doveva decidere per una regolamentazione sull’utilizzo di alcune sostanze chimiche sul mercato europeo (tra cui le fibre di amianto). Francia, Italia, Belgio e Paesi Bassi si sono pronunciati per un’immediata decisione in merito, ma la maggior parte dei rappresentanti degli Stati membri ha votato a favore di una deroga (rifacendosi a una decisione presa nel 2007 da un gruppo di lavoro della Direzione Generale Imprese della Commissione europea per prolungare, appunto, la derogazione sull’amianto). In sostanza: un nulla di fatto che lascia invariata la situazione e fa slittare le decisioni ad un momento ancora da definire.
“La deroga proposta dalla Commissione europea deve passare il vaglio del Parlamento Ue, che ha tempo sei mesi per pronunciarsi” spiega Laurent Vogel, direttore del dipartimento Salute e sicurezza dell’Istituto sindacale europeo. “Di mezzo però ci sono le elezioni europee di giugno. E il rischio è quello di vedere i dibattiti prolungarsi in eterno. Se la deroga dovesse essere concessa, gli Stati membri chiederanno di fare di nuovo il punto della situazione nel 2012″. E visti i tempi della burocrazia europea, “rischiano di pronunciarsi in maniera definitiva non prima del 2015″.

Per Eric Jonckheere, fondatore della Abeva, associazione per sensibilizzare l’opinione pubblica al pericolo dell’amianto, la delusione è stata immensa. “Non posso credere che all’alba del XXI secolo ci siano governi europei disposti a piegarsi di fronte al mondo industriale su una vicenda così grave” ha spiega Jonckheere . “Se questa deroga dovesse passare, ai 500.000 morti annunciati in Europa entro il 2030 se ne aggiungeranno altre decine di migliaia negli anni succesivi”, ha spiegato. “Io e la mia famiglia siamo cresciuti a Kapelle-Op-Den-Bos, dove mio padre lavorava come ingegnere della multinazionale belgo-svizzera Eternit, la stessa che ha mandato al macello i lavoratori di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia)” sottolinea Jonckheere, e aggiunge “L’amianto dell’Eternit ha spazzato via la mia famiglia”. Le confidenze di Jonckheere a sono preziose, perché illustrano gli effetti devastanti di un prodotto “che non uccide soltanto le persone che lavorano all’interno di una fabbrica, come mio padre, ma anche coloro che vi entrano in contatto. Sebbene non avesse mai lavorato nello stabilimento dell’Eternit, mia madre (morta nel 2000 all’età di 63 anni, ndr) è il primo caso in Belgio di vittima ambientale”. Dopo di lei, sono morti altri due fratelli: “il primo a 43 anni, il secondo un mese fa, 44 anni appena compiuti”.
È proprio il dolore per le perdite dei familiari che ha spinto Eric Jonckheere a fondare un’associazione senza scopo di lucro. “Con Abeva cerchiamo di sensibilizzare non soltanto l’opinione pubblica ma anche la nostra classe politica sui rischi di salute pubblica che l’amianto fa planare sui lavoratori e i cittadini. E cerchiamo di insistere sulla necessità di assistere le vittime di oggi e di domani. Pochi lo sanno, ma in futuro l’asbestosi farà più vittime del tabacco. Ecco perché la deroga che la Commissione europea intende concedere ai gruppi industriali va combattuta”.
La battaglia si annuncia lunga e difficile. Le multinazionali hanno il vento in poppa. “Dow Chemical, Solvay e Zachem possono contare sul supporto di altri tre gruppi industriali, due svedesi e un bulgaro” spiega Vogel. “Purtroppo le attività lobbyistiche hanno ridotto la capacità della Commissione a decidere in maniera indipendente”, come proverebbero anche fonti confidenziali. “Alcuni gruppi hanno speso somme importanti per la ricerca di materiali e di processi di sostituzione all’amianto” si legge tra i commenti rilasciati da esperti della Commissione a rappresentanti della società civile. “Dow (Chemical)” ad esempio, “ha speso 200 milioni di euro. La Commissione può prendere una misura di interdizione se è provato che esiste un rischio” nel caso della produzione di cloro. “Tuttavia, gli Stati, gli industriali e i sindacati sono d’accordo per dire che non vi è alcun rischio”. Non solo. “C’è chi, come Solvay, ha addirittura trovato un’alternativa all’amianto nei suoi stabilimenti americani, ma non in Europa!” tuona Jonckheere. “Oggi questi gruppi approfittano della crisi economica per dire che il passaggio a una produzione pulita costa troppo. Ma i governi non si rendono conto che i costi per curare nei prossimi anni i malati di tumore o di meotelioma saranno nettamente superiori!”.

Quella dell’amianto è una vicenda che dura ormai da troppo tempo. Il primo divieto europeo risale al 1999, quando una direttiva Ue vietò la produzione e l’introduzione sul mercato comunitario delle fibre serial-killer a partire dal 1 gennaio 2005. L’unica eccezione fu quella concessa ai diaframmi utilizzati per la fabbricazione del cloro. Questa deroga, limitata a tre anni (fino al 1 gennaio 2008), doveva essere transitoria, il tempo necessario per i gruppi industriali chiamati in causa di trovare alternative ‘pulite’ al processo di produzione. Da allora, la maggior parte delle multinazionali hanno trovato una soluzione, salvo tre: Dow Chemical (Stati Uniti), Solvay (Belgio) e Zachem (Polonia).
Oggi le prospettive sono torbide. Per Vogel, “gli Stati membri si sono dimostrati troppo compiacenti con il mondo dell’industria. A parte la Francia, appoggiata dal Belgio e dai Paesi Bassi, gli altri, a cominciare da Germania, Regno Unito e Polonia, non hanno fatto nulla per opporsi alla deroga, anzi”. E l’Italia? “Nelle riunioni di dicembre scorso gli esperti italiani mandati dal vostro ministero della Sanità mi sembravano molto incerti, anche perché non erano molto preparati. Da allora, le cose sono cambiate e l’Italia ha sostenuto la Francia”. Ma i conti rischiano comunque di essere salati. Oltre alla deroga sulla produzione e importazione, c’è in ballo la possibilità di introdurre sul mercato europeo materiali contenenti amianto e in uso prima del 1 gennaio 2005. “In questo caso” sottolinea Vogel, “la Commissione lascia a ogni Stato membro la libertà di concedere o meno delle deroghe”. Problema: “se la Polonia accetta l’importazione di materiale dalla Russia o dal Canada, ovvero dai due più grandi ‘produttori’ di amianto al mondo, c’è il rischio che questo materiale finisca sul mercato europeo, ivi incluso l’Italia”, spiega Vogel. Il che significa altre vittime supplementari tra i prossimi 20 o 40 anni.

Dal dopoguerra al 1992, anno in cui l’Italia ha deciso di vietare l’amianto, circa 3,7 milioni di tonnellate sono entrate nella composizione di oltre 3.000 prodotti diffusi nel nostro paese. L’effetto è quello di una bomba ad orologeria. Secondo gli pneumologi italiani, ogni anno, nel nostro Paese, 3.000 persone sono uccise da asbestosi (malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di amianto o asbesto): 1.000 per mesotelioma, 1.500 per tumore pulmonare, gli altri per tumori rintracciati in altri parti del corpo.
Nonostante questi dati, il lavoro da fare sulla via delle restrizioni all’utilizzo dell’amianto sembra ancora in una pericolosa fase di stallo.

sabato 11 aprile 2009

TERREMOTO: L'Aquila si è spostata di 15 centimetri


Scoperta effettuata confrontando rilevazioni prima e dopo sisma

A causa del sisma, il suolo dell’Aquila si è spostata fino a un massimo di 15 centimetri. Lo fa sapere l’Agenzia spaziale italiana (Asi), spiegando che il fatto è stato scoperto grazie al confronto di alcune rilevazioni fotografiche effettuate prima e dopo le scosse telluriche.

MISURAZIONI - I risultati, definiti in termini tecnici «interferogrammi», sono basati su immagini di una stessa zona geografica acquisite con gli stessi angoli di vista, in tempi diversi, allo scopo di misurare, mediante l’utilizzo di algoritmi specifici, deformazioni della superficie terrestre. Il primo interferogramma dell'area colpita dal sisma abruzzese è stato ottenuto, nell’ambito della collaborazione tra Asi e Protezione civile, utilizzando i dati del sistema satellitare Cosmo-SkyMed processati dall'Istituto Irea del Cnr. In questo caso le due rilevazioni fotografiche sono state effettuate il 23 marzo (quindi prima del sisma) e l'8 aprile.

SPOSTAMENTO - Nell’immagine (sovrapposta, per facilitarne la lettura, alla localizzazione dell’area in GoogleEarth) sono visibili diverse frange colorate: ogni frangia completa, costituita da una successione di colori dal giallo al blu, corrisponde allo spostamento della superficie terrestre di 15 millimetri causato dal sisma, ma nel centro dell'Aquila si sono contate dieci frange, pari perciò a 15 cm.
DA http://www.asi.it
Ecco le prime immagini della zona de L'Aquila riprese dai satelliti di COSMO-SkyMed dopo il sisma di magnitudo 5.8 della scala Richter che ha colpito l'area nella notte tra domenica e lunedì. L'immagine riportata qui sotto è la composizione di due acquisizioni in modalità Spotlight (10 x 10 km) prima e dopo il sisma, rispettivamente il 22 marzo e la mattina del 7 aprile, e utilizzando la tecnica dei falsi colori evidenziano alcune modificazioni provocate dal sisma a edifici e infrastrutture."L'immagine precedente al sisma" spiega Alessandro Coletta, mission manager di COSMO-SkyMed "è stata colorata in rosso, quella successiva in blu. Le zone che appaiono bianche corrispondono ad aree in cui non si riscontrano differenze tra le due riprese. Le zone rosse sono oggetti che riflettevano il segnale radar nella prima immagine, ma non nella seconda. Potrebbero quindi corrispondere a edifici non più presenti dopo il sisma". Le zone blu sono infine quelle dove appaiono elementi che non erano visibili nella prima immagine. Anche in questo caso, sembrerebbe trattarsi di zone dove sono avvenuti spostamenti significativi. "Una analisi più precisa è possibile solo dopo il confronto con una ripresa ottica" spiega però Coletta, che ricorda come la rapida acquisizione ed elaborazione delle im magini sia stata resa possibile dall'impegno del personale di Telespazio, che gestisce il segmento di terra del satellite. Immagini come queste (o come quelle seguenti relative alla basilica di Collemaggio) che il satellite continuerà a riprendere nei prossimi giorni, possono essere preziose per la Protezione Civile per localizzare, nei centri abitati, gli edifici ed infrastrutture che appaiono lesionati, e su di essi effettuare verifiche mirate da aereo o elicottero

Terremoto: probabilita IN ABRUZZO era alta


Centro sismologia Ue, scossa piu' disastrosa mondo da inizio 2009

(ANSA) - ROMA, 11 APR - Era alta la probabilita' che si verificasse una scossa di magnitudo superiore a 5.3 nella zona interessata dal terremoto del 6 aprile. In base ad un modello probabilistico del Cnr, la probabilita' era del 30%, una percentuale tra le piu' alte nella scala del modello. Secondo il Centro di sismologia europeo la scossa del 6 aprile e' stata la piu' forte registrata quel giorno in tutto il mondo e, dall'inizio dell'anno, nessun terremoto nel mondo ha provocato un numero cosi' alto di vittime.

venerdì 10 aprile 2009

terremoto: UN BLUFF ??????? SPERIAMO

Alla protezione civile sanno

Non posso scavare sotto alle macerie da solo. Non posso farvi vedere quello che c'è sotto. Non posso dirvi quanti morti ancora siano tumulati insieme ai loro giacigli di fortuna, occupati abusivamente in abitazioni mai messe in sicurezza, nonostante quattro mesi di attività sismica continuativa, nonostante lo stesso sindaco Cialente fosse a conoscenza del fatto che L'Aquila è devastata da un grande terremoto più o meno ogni trecento anni, e l'ultimo si sia verificato nel 1705.


Non posso portarvi le prove del fatto che il 90% dei contratti di affitto nel centro storico dell'Aquila fossero in nero. Verba volant. Chi sa che sotto le macerie c'era qualcuno che non c'era tace.

Tutto quello che posso fare è girare, con la mia videocamera, guardare attentamente, parlare con la gente, tenere gli occhi e le orecchie ben aperti, essere pronto ad avviare la registrazione. Con qualsiasi mezzo: un dito, una nocca, il cappuccio di una penna. Davanti alle telecamere certe cose non te le dice nessuno. Ma dietro all'obiettivo...

La conversazione che potete ascoltare nel video è avvenuta all'interno della base operativa della protezione civile, ricavata all'interno del Comando Scuola Sottofficiali della Guardia di Finanza, a L'Aquila. Chi parla è un'operativo con mansioni di livello, coinvolto nelle operazioni di recupero.

Sono molte le cose che non posso fare. Ma posso farvi ascoltare questo.

www.byoblu.com

Il censimento impossibile degli immigrati "invisibili"

Sono gli 'invisibili', quelli il cui nome da vivi era conosciuto solo da pochi e forse un nome non l'avranno neanche da morti. È una tragedia nella tragedia quella degli stranieri regolari e irregolari di cui non si hanno più notizie dalla tremenda scossa delle 3,32 di lunedì, quando il terremoto ha colpito al cuore l'Aquila e l'Abruzzo.
IL CENSIMENTO - È la comunità albanese e macedone a pagare il prezzo più alto della tragedia con vittime e dispersi. Un conto, purtroppo ancora provvisorio. La maggior parte degli stranieri nella città delle tende sono muratori macedoni, albanesi e romeni. In questi giorni si sono letteralmente contati, cercando di avere notizie attraverso i cellulari e rivolgendosi agli operatori del soccorso. Uno di loro ha scritto sulla mano di un bimbo albanese un numero di cellulare, mentre un altro ha perso a San Gregorio la figlia di 13 anni. Altri, raccontando sotto le tende o nei parcheggi trasformati in dormitori, hanno aiutato le persone in difficoltà, mentre equipe di psicologi al lavoro nei campi degli sfollati in queste ore raccolgono il dramma delle famiglie degli immigrati.
SOTTO LE MACERIE - Anche moldavi e africani da anni sono insediati nei centri storici di Poggio Picenze, Paganica, San Gregorio, Petogna. "Vicino l'abitazione di mio padre - raccontava dopo la prima, terribile scossa, un giovane della frazione di Paganica- abitava una famiglia dell'Est. La casa è andata distrutta, ma di loro non ne sappiamo nulla. Spero siano vivi". Immigrati non integrati e forse anche qualche clandestino potrebbero sfuggire alle stime dei comuni e della Protezione civile.
iltempo.ilsole24ore.com

OGNUNO SI FACCIA LA SUA OPINIONE

Terremoti: Le spie che annunciano il sisma


Gas, acqua nei pozzi, osservazioni dallo spazio «Sappiamo dove succederà, ma non quando»

La previsione dei terremoti? Somiglia ad un miraggio. Ogni tanto qualche ricercatore pensa di esserci giunto a un passo, ma in quello stesso istante tutto sfuma e si allontana. È così da trent’anni, per limitarci al periodo in cui le ricerche sulla previsione sismica hanno conosciuto un maggiore impulso. A turno, alcuni fenomeni che effettivamente precedono e accompagnano le crisi sismiche sono stati indicati come efficaci segnali premonitori. La frenetica agitazione di animali da cortile come cani, gatti, polli e mucche. Le variazioni di livello di fluidi sotterranei che si evidenziano, per esempio, come oscillazioni di acqua nei pozzi. I cupi boati che preannunciano la rottura delle faglie per effetto delle tensioni accumulate nella crosta terrestre. Saette, globi e altri fenomeni luminosi che solcano l’atmosfera elettrizzata.

Il figlio dell’uranio
E poi c’è il radon, di cui tanto si parla in questi giorni: questo gas figlio dell’uranio radioattivo che può emergere dal sottosuolo in quantità superiori alla norma, quando la dinamica interna del nostro pianeta piega e comprime le rocce fino a spezzarle. Lo stesso radon, per inciso, che in alcune aree della nostra penisola, come nel Viterbese, diventa problema sanitario se penetra e ristagna nei piani bassi delle abitazioni, perché può provocare il cancro ai polmoni. «L’errore commesso da alcuni ricercatori che si sono impegnati negli studi di previsione sismica è stato credere che ci fosse una relazione univoca di causa ed effetto fra la comparsa di uno di questi fenomeni e la scossa di terremoto. E, invece, non si tratta di indizi sufficienti — commenta il sismologo Massimo Cocco, dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) —. Ci hanno provato in tanti a seguire questa strada, col risultato che molte volte c’erano i presunti segnali premonitori e poi non arrivava il terremoto, molte altre il terremoto colpiva improvvisamente, senza essere preceduto da alcun segnale, e solo occasionalmente si sono verificati insieme precursori e sisma».

L’annuncio americano
Gli americani ci hanno sbattuto la testa per primi, annunciando, in alcuni articoli scientifici apparsi all’inizio degli anni 80, che la previsione deterministica, cioè la capacità di predire dove e quando di un terremoto, era dietro l’angolo, grazie all’individuazione di preavvisi naturali affidabili. Ma è stato proprio quel grande laboratorio naturale di scuotimenti tellurici che è la California a deludere le aspettative. Poi c’è stata la mobilitazione degli scienziati giapponesi, che pensavano di risolvere il problema con un apparato osservativo tecnologicamente sofisticato e capillare; ma la loro ondata di studi e di monitoraggi si è infranta contro il disastro di Kobe del 1995: oltre 5.000 morti, una magnitudo di 7,3 Richter che si è fatta beffa di molte costruzioni antisismiche e, manco a dirlo, nessun precursore utile ad attenuare il disastro.

Le galline cinesi
Si racconta anche che, presi dall’esaltazione maoista, a preannunciare l’arrivo di terremoti catastrofici, ci avevano provato i cinesi negli anni 70, affidando alle guardie rosse l’osservazione minuta del territorio a caccia di presagi di tipo rurale: galline impazzite, bisce che sgusciano dal terreno e zampilli di acqua inattesi. Col risultato che una volta gli è andata bene: ad Haicheng, nel febbraio 1975, quando effettivamente fecero evacuare i villaggi prima di un forte terremoto che spianò il 50% delle povere abitazioni. Ma le volte successive non funzionò. Tanto che il 28 luglio 1976 la regione di Tangshan accusò oltre 300.000 morti in quello che viene considerato il più distruttivo sisma del secolo. Solo gli abitanti della zona di Qinglon, dove i segnali premonitori si erano evidenziati, poterono sfuggire al disastro, a dimostrazione che non si tratta di fenomeni ubiquitari e costanti. Ma se hanno fallito le tecnologie di monitoraggio più avanzate, assieme a quelle più naif, allora che speranze abbiamo di arrivare a previsioni sismiche almeno altrettanto efficaci come quelle meteorologiche, con un sismologo che ci sconsigli di dormire per una notte sotto il nostro tetto a rischio di crolli? «Le speranze ci sono, eccome— incoraggia Gianluca Valensise, un altro dirigente di ricerca dell’Ingv, esperto in "strutture sismogenetiche" —. Esse stanno nel fatto che già oggi siamo in grado di dire con precisione dove si scatenerà il terremoto e con quale intensità massima; al quando ci arriveremo a poco a poco, affinando gli studi». Valensise si riferisce agli studi che permettono di individuare le faglie che generano i terremoti e di capire, attraverso indagini storiche e geologiche, come e quando esse si sono mosse nei tempi passati. «Per esempio la faglia di circa 10 chilometri che ha generato il terremoto dell’Aquila rappresentava una lacuna ferma da tempo immemorabile, posta fra un’altra faglia più a nord che aveva provocato un terremoto nel 1703 e una più a sud responsabile di un terremoto nel 1300. Dunque era legittimo aspettarsi che anche questa faglia-lacuna, prima o poi, si dovesse attivare».

Gli studi sulle faglie
Ma prima o poi quando? Una risposta meno vaga, promettono sia Cocco che Valensise, potrà venire dall’approfondimento degli studi sulle faglie sismogenetiche, che ci stanno portando a formulare delle previsioni di tipo probabilistico. Si potrà sapere, per esempio, che il terremoto, in quella certa zona sismica lacunosa, avverrà con la probabilità del 50% entro un anno. Non si potrà tenere lontana la popolazione dalle proprie abitazioni per 365 giorni ma, in un Paese moderno e previdente, tanto dovrebbe servire a mettere in sicurezza il territorio con opere di consolidamento degli edifici più vulnerabili. Quanto al radon e agli altri precursori, suggerisce Cocco, forse bisognerà seguire l’esempio dei giapponesi che, dopo la mazzata di Kobe, hanno deciso di rifondare il loro sistema di osservazioni, andando a caccia di altri indicatori geofisici più efficaci e affidabili; e dei californiani, i quali hanno lanciato un programma internazionale intitolato «Studi collaborativi per la prevedibilità dei terremoti». E a quest’ultimo l’Italia, attraverso l’Ingv, ha prontamente aderito, nella speranza che dal coordinamento degli sforzi internazionali arrivi la soluzione del problema.

giovedì 9 aprile 2009

Scala richter e scala mercalli

Scala richter
Con la scala Richter, inventata nel 1935 dallo statunitense Charles Francis Richter, i terremoti sono misurati in base alla quantità (stimata) di energia sprigionata dal sisma. Una misurazione fatta dai sismografi che si esprime in "magnitudo". Fu creata per misurare i terremoti in California.

Magnitudo Richter

Effetti sisma
Meno di 3.5
Generalmente non sentita, ma registrata.
3.5-5.4
Spesso sentita, ma raramente causa dei danni.
Sotto 6.0
Al massimo lievi danni a solidi edifici. Causa danni maggiori su edifici non in c.a. edificati in piccole regioni.
6.1-6.9
Può arrivare ad essere distruttiva in aree di quasi 100 km, attraversando anche zone abitate.
7.0-7.9
Terremoto maggiore. Causa seri danni su grandi aree.
8 o maggiore
Grande terremoto. Può causare seri danni su vaste aree di svariate centinaia km.

Scala mercalli
La scala Mercalli, invece è più antica e risale al 1902 (inventata dall'italiano Giuseppe Mercalli) e misura l'intensità dei terremoti valutando i danni e gli effetti che questi hanno sulle persone, sull'ambiente e sugli oggetti.
Si esprime in gradi. La valutazione della Mercalli dipende molto dall'ambiente di partenza. Nel deserto, per esempio, un terremoto avrà un grado (della Mercalli) molto basso, ma potrebbe avere un'intensità, e quindi una magnitudo, molto alta.

Grado Scossa Descrizione
1 STRUMENTALE non avvertito
2 LEGGERISSIMA Avvertito solo da poche persone in quiete,
gli oggetti sospesi esilmente possono oscillare
3 LEGGERA Avvertito notevolmente da persone al chiuso, specie ai piani alti degli edifici;
automobili ferme possono oscillare lievemente
4 MEDIOCRE Avvertito da molti all'interno di un edificio in ore diurne, all'aperto da pochi;
di notte alcuni vengono destati;
automobili ferme oscillano notevolmente
5 FORTE Avvertito praticamente da tutti, molti destati nel sonno;
crepe nei rivestimenti, oggetti rovesciati;
a volte scuotimento di alberi e pali
6 MOLTO FORTE Avvertito da tutti, moltispaventati corrono all'aperto;
spostamento di mobili pesanti, caduta di intonaco e danni ai comignoli;
danni lievi
7 FORTISSIMA Tutti fuggono all'aperto;
danni trascurabili a edifici di buona progettazione e costruzione,
da lievi a moderati per strutture ordinarie ben costruite;
avvertito da persone alla guida di automobili
8 ROVINOSA Danni lievi a strutture antisismiche; crolli parziali in edifici ordinari;
caduta di ciminiere, monumenti, colonne; ribaltamento di mobili pesanti;
variazioni dell'acqua dei pozzi
9 DISASTROSA Danni a strutture antisismiche; perdita di verticalità a strutture portanti ben progettate; edifici spostati rispetto alle fondazioni; fessurazione del suolo;
rottura di cavi sotterranei
10 DISASTROSISSIMA Distruzione della maggior parte delle strutture in muratura; notevole fessurazione del suolo; rotaie piegate;
frane notevoli in argini fluviali o ripidi pendii
11 CATASTROFICA Poche strutture in muratura rimangono in piedi; distruzione di ponti;
ampie fessure nel terreno; condutture sotterranee fuori uso;
sprofondamenti e slittamenti del terreno in suoli molli
12 GRANDE CATASTROFE Danneggiamento totale; onde sulla superfice del suolo;
distorsione delle linee di vista e di livello;
oggetti lanciati in aria