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Visualizzazione post con etichetta Aids. Mostra tutti i post
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sabato 5 settembre 2009

aids: PG9 e PG16 anticorpi con la capacita' di neutralizzare il virus dell'Hiv

Sono stati scoperti due nuovi 'superanticorpi' con un'elevata capacita' di neutralizzare il virus dell'Hiv. Il risultato, pubblicato su Science Express, si deve a un gruppo di ricerca americano dell'International AIDS Vaccine Initiative (IAVI) e dello Scripps Research Institute. Gli anticorpi si chiamano PG9 e PG16 e, secondo i ricercatori, potrebbero aiutare a svelare il tallone di Achille del virus aprendo la porta allo sviluppo di efficaci vaccini anti Aids.

domenica 23 agosto 2009

AIDS: NEL DNA LA PROTEZIONE DAL VIRUS HIV


A volte basta poco per impedire che un virus assai pericoloso e temuto come l’HIV, responsabile dell’aids, riesca a infettare un essere umano. Per la precisione, bastano 14 basi in meno (tecnicamente una 'delezione') in una specifica posizione del dna per proteggere un neonato dal rischio di infettarsi con il virus in fase perinatale. È questa l’importante scoperta dei genetisti dell’Irccs materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste, effettuata assieme ai colleghi degli istituti Materno-Infantil di Recife e dell’Università di Pernambuco, entrambi in Brasile.

La scoperta nel dna La ricerca si inserisce in un filone di studi che il Burlo Garofolo sta portando avanti da tempo in Brasile. Si tratta di studi che hanno per oggetto la trasmissione verticale (cioè da mamma a figlio) del virus HIV, una modalità di contagio che, contrariamente a quanto si pensava in passato, appare sempre più dipendente da un insieme complesso di fattori: ambientali, comportamentali, virali e, naturalmente, genetici. La ricerca è stata appena pubblicata dalla rivista Aids. Il ruolo della genetica nell’infezione da Hiv è emerso anni orsono dall’esame di soggetti adulti, quando si è scoperto che la perdita di un frammento di 32 basi nel gene 'Ccr5' - una delezione chiamata appunto 'delta 32' - rendeva i soggetti resistenti all’infezione virale. Successivamente altre regioni del genoma umano sono state chiamate in causa, l’ultima in ordine di tempo è proprio quella individuata dai ricercatori italiani e brasiliani: una variante genica (o polimorfismo) nel gene 'Hla-G' caratterizzata dalla mancanza di 14 basi.

Le dinamiche della trasmissione "Abbiamo iniziato questo studio - ha spiegato Sergio Crovella, genetista del Burlo Garofolo e responsabile del progetto di collaborazione con gli istituti sudamericani - per cercare di capire meglio le dinamiche che consentono al virus dell’Hiv di trasmettersi di madre in figlio al momento della nascita. L’osservazione diretta di molti casi indica che ciò non accade sempre: in altre parole, madri sieropositive possono dare alla luce figli che, pur essendo stati esposti al contagio, non si infettano e rimangono sieronegativi. La domanda ovvia era: perché?".

Lo studio su due gruppi di bimbi I ricercatori hanno così reclutato due gruppi di bambini nati tutti da madri sieropositive che non avevano ricevuto terapia antiretrovirale durante la gravidanza: uno formato da bambini che avevano contratto l’infezione (175 soggetti), l’altro da bambini che erano rimasti immuni nonostante l’esposizione perinatale (71). Entrambi i gruppi sono stati confrontati con 175 bambini di controllo (non esposti al rischio infezione, cioè nati da madri sane). "Abbiamo analizzato il genoma di tutti i soggetti - ha proseguito Crovella - focalizzando l’attenzione su una zona in particolare, corrispondente a un gene chiamato 'Hla-G', che è considerato un importante mediatore della tolleranza materno-fetale, cioè di quel meccanismo che permette al feto di essere bene accetto dai sistemi di difesa materni, e di non essere conseguentemente espulso. Precedenti studi avevano individuato una specifica variante genetica in questo gene, un polimorfismo costituito da una delezione/inserzione di 14 basi (due possibilità opposte nello stesso punto del dna), e la nostra ricerca non solo l’ha confermata ma ha anche definito la sua correlazione con la suscettibilità all’infezione in fase perinatale. In particolare è emerso che i bambini con una delezione presente in omozigosi (D/D), cioè su entrambi i geni 'Hla-G' (ricevuti uno dal padre e uno dalla madre), risultavano più protetti di quelli con una combinazione di delezione/inserzione (D/I) o con la sola inserzione (I/I)".
L'analisi del dna L’analisi del dna ha infatti confermato che, pur essendo nati da madri positive al virus, i bambini con il polimorfismo D/D nel gene Hla-G presentavano un minor rischio di essere infettati al momento del parto. "Non c’è dubbio che 14 basi rappresentano una goccia nell’oceano, se pensiamo ai tre miliardi di basi che formano il nostro genoma", ha sottolineato Crovella. "Tuttavia la frequenza con cui questo assetto genico compare nella popolazione generale (60%) indica che la selezione naturale lo ha conservato per qualche motivo, che la sua presenza è vantaggiosa. Nel nostro caso, sappiamo che protegge dal virus hiv riducendo il rischio di trasmissione verticale". Nella ricerca non è stato possibile includere campioni di dna materno, precisano i ricercatori, tuttavia il ruolo di questo gene nella suscettibilità all’infezione da hiv appare inequivocabile. Nondimeno, è stata fatta un’ipotesi sul meccanismo con cui il polimorfismo sembra agire: la presenza della delezione, infatti, è associata a una maggiore produzione del gene corrispondente. Ciò crea una particolare risposta dell’organismo che riduce la produzione di composti ad attività pro-infiammatoria, i quali sono in parte responsabili dell’aumentato rischio di trasmissione verticale.
FONTE: ilgiornale

venerdì 21 agosto 2009

HIV : PERCHE' PROGREDISCE DIVERSAMENTE TRA UOMINI E DONNE


Uno studio americano pubblicato su Nature Medicine svela uno dei misteri dell'Hiv: lo stesso virus progredisce in maniera differente negli uomini e nelle donne a causa di una diversa risposta del sistema immunitario che dipende dal sesso di chi contrae la malattia.

I ricercatori del Ragon Institute of Massachusetts General Hospital (Mgh), del Mit e di Harvard che hanno condotto gli esperimenti hanno scoperto che nelle donne l'attivazione cronica delle cellule T, dovuta al virus, ha una tempistica differente: l'Hiv progredisce piu' rapidamente nelle pazienti di sesso femminile a causa di un recettore molecolare che attiva - e quindi sfinisce - prima il sistema immunitario.

Una delle strategie virali che rendono il virus tanto pericoloso consiste infatti in un'attivazione costante delle difese dell'organismo e quindi in un loro prematuro invecchiamento.

''Le differenze di genere individuate dai test - afferma Marcus Altfed, coordinatore dello studio - indicano una diversa reazione del sistema immunitario e possono trasformarsi in nuovi approcci terapeutici che riguardino l'attivazione delle cellule T e non la replicazione del virus''.

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lunedì 10 agosto 2009

AIDS : condom molecolare GELATINOSO CHE INTRAPPOLA I VIRUS CHE INFETTANO LE DONNE

Le prime a sperimentarlo potrebbero essere le donne africane, spesso impotenti di fronte alla richiesta di rapporti non protetti, preferiti da molti uomini, prima causa di diffusione del virus dell'Hiv. Si tratta di uno speciale ''condom molecolare'' messo a punto dai chimici e dai biologi dell'Universita' dello Utah (Stati Uniti). Non e' fatto con il lattice, ma con una sostanza gel che promette di proteggere le donne dall'Aids. Applicato due ore prima del rapporto sessuale, il gel si solidifica a contatto con gli spermatozoi malati, intrappolandoli in una ''gabbia'' in modo che non possano infettare le cellule vaginali. La caratteristica rivoluzionaria della sostanza, il cui studio e' pubblicato sulla rivista Advanced Functional Materials, e' la reazione di lunghe catene di polimeri ''gelatinosi'' che incontrando il Ph meno acido dello sperma maschile creano una barriere protettiva formata da microscopiche ''maglie''. Il reticolo solido e' cosi' in grado di contrastare molti virus, non solo l'Hiv, ma anche gli agenti virali responsabili dell'Herpes e dell'Hpv, il Papilloma virus.

L'obiettivo e' quello di ''bloccare la prima fase nel complicato processo di infezione che porta all'Aids'', spiega Patrick Kiser, bioingegnere dello University of Utah's College of Engineering a cui si deve il brevetto destinato soprattutto alle donne dei Paesi in via di sviluppo. In alcune zone dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia meridionale il contagio nelle fasce d'eta' piu' giovani tocca il 60% della popolazione femminile e ''in molte di queste aree - aggiungono gli inventori del gel - le donne non hanno il potere di costringere i propri partner ad indossare il preservativo''.

giovedì 6 agosto 2009

AIDS: decodificato tutto IL DNA ( GENOMA ) DEL VIRUS Hiv


Per la prima volta e' stata decodificata la struttura dell'intero genoma del virus Hiv 1, responsabile, come l'Hiv 2, della sindrome dell'Aids.Il risultato, che apparira' sulla copertina di Nature di domani, si deve a un gruppo di ricerca americano dell'universita' della North Carolina. Lo studio apre la strada ad ulteriori ricerche accelereranno lo sviluppo di farmaci antivirali. Avere a disposizione la mappa del Dna aiutera' a capire le strategie del virus per infettare le persone.

Washington - Un passo avanti contro il nemico. Per la prima volta è stata decodificata la struttura dell’intero genoma del virus Hiv 1, responsabile, come il virus Hiv 2, della sindrome dell’Aids. Il risultato, che si è guadagnato la copertina del numero di Nature di domani, si deve a un gruppo di ricerca americano coordinato da Kevin Weeks dell’università della North Carolina e, secondo gli autori, apre la strada ad ulteriori ricerche che potrebbero accelerare lo sviluppo di farmaci antivirali. Avere a disposizione la mappa del dna di questo virus ha grandi implicazioni per la comprensione delle strategie che il virus mette in campo per infettare le persone.


Due ceppi del virus Il virus Hiv si suddivide nei due ceppi Hiv 1 e Hiv 2: il primo è più diffuso e localizzato prevalentemente in Europa, America e Africa centrale, il secondo è localizzato soprattutto in Africa e Asia. Questo virus, spiegano gli autori, trasporta le sue informazioni genetiche attraverso un singolo filamento di rna anzichè i due filamenti del dna. L’informazione codificata nel dna è quasi per intero nella sequenza dei suoi blocchetti di costruzione, chiamati nucleotidi. Ma l’informazione codificata nell’rna è più complessa: l’rna è abile a piegarsi in strutture più intricate e tridimensionali che si creano quando l’rna si ripiega su se stesso come se fosse un nastro.




Rna Kevin Weeks e i colleghi hanno usato una tecnologia di analisi dell’rna chiamata Shape per decodificare l’intera struttura del genoma del virus a livello di un singolo nucleotide. Come sospettato, la composizione dei nucleotidi influenza la produzione delle proteine, ma il team ha anche mostrato che le strutture dell’Rna influenzano molti passaggi nel ciclo infettivo dell’Hiv: come per esempio la traslazione e il ripiegamento delle proteine.

Farmaci ''Stiamo cominciando a capire i trucchi che il genoma usa per non farsi individuare dall'organismo umano che lo ospita'', ha detto il professor Kevin Weeks dell'Universita del Nord Carolina che ha guidato lo studio. Come i virus dell'influenza e dell'epatite C, l'HIV conserva le sue informazioni genetiche all'interno del RNA, acido ribonucleico a singolo filamento, piu' difficile da studiare rispetto al DNA che si trova in tutti gli organismi viventi e in altri virus e che dispone di un doppio filamento.

Utilizzando una nuova tecnica, Weeks e i suoi colleghi hanno ricreato un'immagine dell'HIV a risoluzione piu' bassa, ma che occupa un'area molto piu' grande.


Dal 1981, quando la sua esistenza fu portata a conoscenza dell'opinione pubblica, si calcola che l'AIDS abbia ucciso 25 milioni di persone in tutto il mondo, mentre altri 33 milioni di persone risultano ammalate o sieropositive.

lunedì 3 agosto 2009

AIDS: SCOPERTO NUOVO CEPPO DEL VIRUS, TRASMISSIONE DA GORILLA A UOMO


Un team di virologi francesi ha identificato una nuova variante del virus Hiv di tipo 1, all’origine dell’Aids, che ha fatto una salto di specie da un gorilla in una donna del Camerun. Attualmente esistono infatti due tipi di virus Hiv: l’1, di gran lunga più frequente, e il 2, piuttosto raro; il primo tipo si suddivide poi in tre sottogruppi battezzati M - il principale, all’origine della pandemia - O ed N, quest’ultimo forse derivato anch’esso dal Sivgor. La nuova variante è stata battezzata P


L'Aids continua ad evolversi. Un nuovo ceppo del virus che potrebbe trasmettersi dai gorilla agli umani e' stato scoperto di recente. E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Nature Medicine dagli scienziati della Foundation for AIDS Research, che hanno individuato una nuova variante del virus Hiv in una donna del Camerun di 65 anni.
Secondo i ricercatori il nuovo ceppo sarebbe strettamente correlato ad un virus riscontrato nei gorilla. ''Questa scoperta - afferma Rowena Johnston, vice presidente della Fondazione e ricercatrice al Children's Hospital di Filadelfia - ci ricorda come i primati possano continuare a trasmettere virus pericolosi all'uomo''. La donna camerunese, infatti, potrebbe aver contratto il virus, secondo gli esperti, o attraverso rapporti sessuali con un cacciatore di gorilla, oppure consumando la carne del primate o comunque entrandovi in contatto.

domenica 2 agosto 2009

Aids: Hiv ha un cavallo di Troia che nasconde e trasporta una proteina killer


Uccide le cellule che producono gli anticorpi.

Il virus Hiv ha un 'cavallo di Troia' che nasconde e trasporta una proteina killer nelle cellule che producono anticorpi, le cellule B. Una volta al loro interno,il cavallo rilascia la proteina virale e le cellule muoiono senza neanche essere state infettate dal virus. Cio' spiega perche' il virus dell'Aids e' cosi' micidiale contro le cellule B pur non essendo capace di infettarle.La scoperta e' opera dell'italiano Andrea Cerutti,del Weill Medical College of Cornell University di New York.
FONTE:ANSA

mercoledì 22 luglio 2009

hiv: aids, esame del sangue Economico, facilmente accessibile, a prova di caldo.


Economico, facilmente accessibile, a prova di caldo equatoriale. La svolta nella prevenzione dell'Aids nei paesi africani e' in un esame del sangue alternativo ai metodi tradizionali presentato durante la V Conferenza sull'Hiv dell'International Aids Society in corso a Citta' del Capo (Sudafrica).

Il limite attuale alla diagnosi precoce dell'Hiv nel continente africano e' nella difficolta' di trasporto dei campioni di sangue verso i laboratori di analisi, spesso molto lontani dai luoghi di prelievo. Il plasma ha infatti bisogno di essere conservato in frigoriferi, con costi elevati. Il metodo a macchie di sangue essicato (DBS), che non ha bisogno di refrigerazione, e' stato sperimentato per 10 mesi dai ricercatori della Duke University di Durham (North Carolina, Usa) in alcune zone remote della Tanzania. I campioni, raccolti con i due test, sono stati analizzati in un centro distante in media 300 km dai punti di prelievo.

Confrontando i risultati, gli scienziati hanno verificato l'attendibilita' del metodo piu' economico, che consentirebbe ''dopo un ulteriore valutazione'' di allargare il numero di pazienti raggiungibili, compresi i bambini, per avviare trattamenti precoci e piu' efficaci della malattia che secondo i dati dell'Unaids, l'agenzia dell'Onu che si occupa di Aids, conta nell'Africa sub-sahariana un terzo delle infezioni e delle vittime a livello mondiale.

sabato 11 luglio 2009

AIDS: HIV, NUOVA TERAPIA A BASE DI CHEMIOTERAPICI


Un cocktail di antiretrovirali e chemioterapici. E' questa la nuova strategia terapeutica nel trattamento dell'Hiv-Aids messa a punto da un team di ricercatori americani e canadesi. Secondo lo studio, recentemente pubblicato su Nature Medicine, questa nuova terapia permetterebbe di distruggere in maniera radicale sia i virus che circolano nel corpo sia quelli che giocano a nascondino in cellule del sistema immunitario.
Le terapie attualmente in uso sono infatti indebolite dai cosiddetti ''serbatoi'' di Hiv, cellule dell'apparato di difesa dell'organismo nelle quali si nasconde il virus, riuscendo cosi' a sfuggire agli effetti degli antiretrovirali. ''I risultati della nostra ricerca ci indicano una strategia simile a quella gia' utilizzata per combattere la leucemia - spiega Rafick-Pierre Se'kaly, coordinatore della ricerca e professore dell'Universita' di Montreal - un trattamento chemioterapico associato a uno indirizzato al sistema immunitario. In questo modo e' possibile distruggere le cellule che contengono il virus e, allo stesso tempo, dare al sistema immunitario il tempo necessario a rigenerare cellule sane''. In particolare, lo studio riesce a evidenziare le ragione della limitatezza dell'efficacia degli antiretrovirali: ''Per la prima volta, questo studio dimostra che l'epidemia di serbatoi-Hiv non e' dovuta ad una mancanza dei farmaci antiretrovirali, ma al fatto che il virus si nasconde all'interno di due diversi tipi di cellule CD4 di memoria immunitaria'', spiega Jean-Pierre Routy professore di ematologia presso la McGill University.

Saranno certamente necessari ulteriori studi prima che questo trattamento diventi una realta' per i pazienti. ''Si tratta tuttavia di una nuova opzione terapeutica per combattere l'Aids - conclude Nicolas Chomont, coautore dello studio. - Grazie alla combinazione dell'approccio clinico e teorico, possiamo avere alcune utili delucidazioni sul mistero di questo virus dai mille volti''.

mercoledì 17 giugno 2009

AIDS: E' SEMPRE IN AGGUATO,CHI E' CONTAGIATO NON LO SA. ECCO LE STIME


Sono necessarie ''nuove campagne informative sull'Aids'', perche' la percezione del rischio e' sempre piu' bassa. Lo ha evidenziato il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto stamane alla presentazione della campagna 'Hivideo'. Avvertendo che ''si e' in un momento di grande ristrettezza economica'', il viceministro ha spiegato che sono disponibili 500mila euro per campagne di sesnibilizzazione sull'AIDS, ''ma nel lungo periodo potra' esserci maggiore disponibilita e da subito potranno essere appoggiatre campagne di privati''.

Nel 2008 in Italia sono stati notificati oltre 1200 nuovi casi di Aids e altre 1.679 diagnosi di Hiv sono state registrate nel 2007, con un tasso di incidenza sulla popolazione pari a 6 casi ogni centomila abitanti. E circa 1/4 delle persone sieropositive nel nostro Paese non sanno di essere state contagiate. Lo rivelano i dati dell'ultimo rapporto dell'ISS presentati oggi a Roma, secondo il quale ad ignorare la propria sieropositivita' sono in particolare ''coloro che hanno acquisito l'infezione attraverso i rapporti sessuali, sia etero che omo o bisessuali''. Non solo, secondo i dati, ''si e' triplicata la quota di persone che scopre molto tardi di essere infetta e che nel frattempo costituisce, a sua insaputa, una possibile fonte di diffusione dell'infezione''. Secondo le stime, in Italia oggi vivono 151 mila persone con hiv/aids pari a 2,5 persone ogni mille abitanti e - riferisce il Rapporto - quasi la meta' delle donne che hanno contratto il virus attraverso i rapporti eterosessuali hanno sottovalutato il rischio e sono state contagiate da partner di cui conoscevano la sieropositivita'. Aumentata la quota di stranieri sieropositivi, passata dall'11% del 1992 al 32% del 2007.

Dal 1997 ad oggi sono stati 714 i bambini che hanno contratto l'infezione da Hiv dalla madre: 360 (pari al 50,4%) sono figli di madre tossicodipendente, mentre 262 (il 36,7%) sono figli di donne che hanno acquisito l'infezione per via sessuale. Lo riferiscono i dati dell'ISS diffusi oggi. Tra i piu' positivi risultati della medicina, si deve in questo caso citare la cospicua diminuzione di casi di Aids pediatrici grazie all'effetto combinato dell'applicazione delle linee guida relative al trattamento antiretrovirale, somministrato sia alle donne in gravidanza per ridurre la trasmissione verticale, che ai bambini infetti per allungare il tempo di incubazione della malattia.

Questo il nuovo volto dell'Hiv-Aids in Italia secondo i dati dell'ISS diffusi oggi. La proporzione di malati tossicodipendenti e', infatti, diminuita dal 69,0% nel 1985 all'8,6% nel 2007, mentre i casi attribuibili a trasmissione sessuale (eterosessuale e omosessuale) nello stesso periodo sono aumentati dal 13,3% al 73,7%, con un particolare aumento di contagio tra eterosessuali, che oggi sono il doppio di quelli tra omo e bisessuali. Da sottolineare infine che la quota di stranieri con diagnosi di Hiv e' aumentata dall'11% del 1992 al 32% del 2007. L'incidenza dei casi di Aids nel 2008 e' stata maggiore in Lombardia e Liguria (3,4 ogni 100 mila abitanti), seguite da Emilia Romagna e Toscana (2,9), poi Lazio e Marche (1,9). L'incidenza, invece, continua ad essere mediamente piu' bassa nelle Regioni meridionali e in particolare in Calabria (0,3), anche se la Basilicata segna un 2,2. Anche per l'Hiv il tasso piu' basso si registra al Sud, con l'1,7 ogni 100 mila abitanti della Puglia contro l'8,9 della Provincia Autonoma di Trento e l'8,4% del Lazio.

L'Aids resta una malattia mortale, da cui non si guarisce, ma se il tasso di letalita' (cioe' il rapporto tra i decessi per anno di diagnosi e i casi diagnosticati in quello stesso anno) era pari al 94,4% nel 1985, del 72,5% nel 1995 e del 25% nel 2005, nel 2008 si e' registrata una diminuzione che ha portato il tasso al 9%. Tuttavia, evidenzia il Rapporto dell'ISS diffuso oggi, se i farmaci funzionano, ci sono due aspetti critici che arrestano il processo di cura: la mancata diagnosi e le difficolta' di accesso alle terapie. Solo il 34% dei casi notificati dal 1999 ha ricevuto un trattamento terapeutico antiretrovirale. A circa tre quarti di questi pazienti e' stata somministrata una combinazione con tre farmaci antiretrovirali. Risultano inoltre delle differenze per modalita' di trasmissione: solo il 23% dei pazienti con fattore di rischio sessuale (cioe' omosessuali ed eterosessuali) ha effettuato una terapia antiretrovirale, contro oltre il 50% dei tossicodipendenti. Ed essendo la consapevolezza della propria sieropositivita' il maggiore determinante per avere seguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi di Aids, si puo' osservare come anche in questo caso coloro che arrivano piu' tardi alla diagnosi e alle cure siano quelli che hanno contratto l'infezione attraverso rapporti sessuali e ignorato a lungo di essere infetti.

giovedì 4 giugno 2009

AIDS: NUOVA COMBINAZIONE FARMACI PER STANARE VIRUS ED ELIMINARLO


Stanare il virus dell'HIV, 'nascosto' nelle cellule dell'organismo, e aumentare di pari passo lo stress ossidativo delle cellule infettate, grazie ad una nuova combinazione di farmaci, potrebbe rappresentare una nuova strategia nella lotta all'epidemia di AIDS. E' quanto si legge in uno studio pubblicato su Retrovirology firmato da Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanita', e da Andrea Savarino, ricercatore presso il Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell'ISS, in collaborazione con Antonello Mai e Anna Teresa Palamara, dell'Universita' di Roma ''la Sapienza''.

Studi passati avevano appurato che una classe di farmaci, gli inibitori delle istone deacetilasi, possono indurre la fuoriuscita del virus dalla fase di latenza. Si era quindi sperato che questi farmaci potessero curare l'infezione se usati in combinazione con le regolari terapie antiretrovirali per evitare che il virus, una volta fuoriuscito dalla latenza, potesse infettare nuove cellule.

''Questa ricerca - afferma Garaci - fornisce per la prima volta un'idea su che tipo di farmaci utilizzare per indurre la morte selettiva delle cellule infettate con virus dormiente. L'eliminazione di queste cellule, che sono le principali responsabili del mantenimento dell'infezione durante le terapie antiretrovirali, potrebbe portare le persone con HIV/AIDS a liberarsi definitivamente del virus oltre che dalla continua assunzione di farmaci antiretrovirali''.

giovedì 21 maggio 2009

Aids: test hiv veloce da saliva e principio te' protegge donne


Nel te' verde c'e' un principio attivo che puo' aiutare le donne a cautelarsi dal virus Hiv trasmesso per via sessuale. In forma concentrata la sostanza e' inseribile nelle creme vaginali e puo' costituire una barriera all'Hiv. A farlo sapere e' l'Istituto Heinriche-Pette di Virologia e Immunologia sperimentale dell'Universita' di Amburgo, che sta per pubblicare lo studiosu PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America).

A Londra fare il test per l'Hiv e' ora piu' facile. Analizzando la saliva e' possibile sapere in soli 20 minuti se si ha l'Aids. Il test, gia' in uso negli Stati Uniti, e' stato approvato dal servizio sanitario nazionale (Nhs) e Londra e' la prima citta' ad offrire questo servizio. Con uno speciale spazzolino da denti, si prende un campione di saliva e gli indicatori che sono sul tampone segnalano se nell'organismo si sono sviluppati gli anticorpi contro l'Hiv.

Ha ricevuto il sostegno di una delle fondazioni piu' importanti del mondo: la Bill and Melinda Gates Foundation. E adesso Lucia Lopalco, ricercatrice dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano (responsabile dell'Unita' di immunobiologia di Hiv della Divisione di immunologia, trapianti e malattie infettive), con i 100 mila dollari ricevuti in premio per il carattere innovativo della sua ricerca potra' continuare il suo progetto: mettere a punto un vaccino hi-tech contro l'Aids. Obiettivo: bloccare la via d'ingresso nelle cellule al virus Hiv, grazie a un anticorpo che riconosce la proteina CCR5 principale corecettore del virus. Per la prima volta - spiega una nota dell'ospedale lombardo - si vuole produrre un vaccino che invece di dirigersi direttamente al virus colpisca la proteina cellulare utilizzata dallo stesso. La grande variabilita' del virus non consente infatti, attualmente, di avere un vaccino efficace basato sulla generazione di anticorpi neutralizzanti. Il nuovo approccio a cui sta lavorando l'equipe diretta da Lopalco permette invece di indirizzarsi verso una proteina specifica, che e' ridondante e identica in tutti gli individui. Cio' esclude il problema della variabilita' e rende quindi questo vaccino utilizzabile da tutti. Se dopo un anno di ricerche, sostenute grazie alla somma ricevuta, il gruppo di Lopalco otterra' i risultati attesi, la Bill and Melinda Gates Foundation riconoscera' un ulteriore finanziamento: un milione di dollari l'anno per due anni, che verranno utilizzati per testare in vivo sui primati l'efficacia di questo nuovo approccio. Lopalco e' l'unica italiana tra i nove europei a vincere uno degli 81 premi assegnati quest'anno dalla fondazione statunitense nella seconda edizione del 'Grand Challenge Explorations', iniziativa nata per sostenere gli scienziati di tutto il mondo a sperimentare vie concrete, ma insondate, per il miglioramento della salute nei Paesi in via di sviluppo.

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martedì 19 maggio 2009

AIDS: Speranze per vaccino Aids, creato un anticorpo hi-tech che combatte il virus nelle scimmie


Questa molecola sintetica, simile agli anticorpi, è riuscita a proteggere gli animali contro la versione dell'Hiv che colpisce i primati, definita Siv. La tecnica messa a punto da un gruppo di ricercatori del Children's Hospital di Philadelphia.

Un nuovo passo avanti nella lotta all'Aids. Un gruppo di ricercatori del Children's Hospital di Philadelphia ha messo a punto una tecnica che potrebbe aprire finalmente la strada a un vaccino contro la temibile malattia. Gli studiosi guidati da Philip Johnson hanno infatti creato un anticorpo artificiale che viene trasportato nell'organismo da un virus. E che, grazie a questo escamotage, sembra accendere la speranza degli addetti ai lavori, da sempre impegnati nella sfida-vaccino.

Questa molecola sintetica, simile agli anticorpi, spiegano i ricercatori sulla rivista Nature Medicine, è riuscita a proteggere le scimmie contro la versione dell'Hiv che colpisce i primati, definita Siv. "Sei delle nove scimmie immunizzate - assicura infatti Johnson - sono risultate protette dall'infezione da Siv, e tutte e nove dall'Aids". Il team statunitense ha ingegnerizzato un tassello del Dna per produrre anticorpi artificiali, sviluppandone tre differenti versioni. Il tratto di DNA hi-tech è stato dunque inoculato in un virus adeno-associato (Aav), un microrganismo che puo' infettare uomini e scimmie ma senza provocare grossi problemi ed è l'ideale per rilasciare gli anticorpi nelle cellule degli ospiti. A questo punto, l'Aav 'arricchito' è stato iniettato negli animali che un mese dopo sono stati infettati con il virus Siv.

Le scimmie così trattate hanno prodotto immunoadesine, proteine simili agli anticorpi e progettate per legarsi al Siv ed evitare che infettasse le cellule. Ebbene, questi anticorpi studiati in laboratorio hanno fatto da scudo, tant'è che ben sei animali sono risultati completamente protetti dall'infezione da Siv e tutte dall'Aids.