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lunedì 14 settembre 2009
RIFIUTI TOSSICI E SCORIE: Ora si indaghi anche sugli altri casi DI NAVI CARICHE DI RIFIUTI TOSSICI E RADIOATTIVI AFFONDATE
DOSSIER DAL 1994 - «Abbiamo chiesto un incontro al Procuratore di Paola per offrire il nostro aiuto consegnando i dossier raccolti sin dal 1994 con i primi esposti presentati e l'ampia documentazione assemblata nel tempo sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati». Legambiente cita il caso della motonave Nikos I (1985), della Mikigan (1986), della Rigel (1987), della Rosso (ex Jolli Rosso, 1990), della Anni (1989), della Marco Polo (1993), della Koraline (1995). «Ora si riaprano le inchieste - ha concluso Nuccio Barillà di Legambiente Calabria - per perseguire i responsabili e monitorare il pericolo di contaminazione delle acque responsabili di patologie gravi per l'uomo e danni enormi all'ecosistema. Dobbiamo rilanciare la richiesta e l'impegno affinchè si approdi quanto prima alla verità sulle tante vicende legate all'intrigo radioattivo, caratterizzato da connivenze e reticenze a vari livelli e anche morti misteriose. Chiediamo misure serie ed immediate a tutela del diritto di sapere dei cittadini e per scongiurare che nel futuro fatti come questi tornino a verificarsi».
PRELIEVO DEI CAMPIONI - Nel frattempo saranno completate le operazioni di prelievo dei campioni da analizzare nei fondali del mare Tirreno a Cetraro, dove sabato è stato individuato un mercantile con fusti sospetti. Nell'ultimo fine settimana non è stato possibile terminare l'attività a causa delle forti correnti in profondità.
TASK FORCE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE - Intanto una task force del Ministero dell'Ambiente è pronta a operare nel mar Tirreno al largo della Calabria nella zona dove è stato individuato il relitto. A questo scopo si è svolto un vertice presso il Ministero dell'Ambiente alla presenza anche della Guardia Costiera, che è dotata di unità per la tutela ambientale attrezzate con le più moderne tecnologie. Intanto i mezzi navali antinquinamento utilizzati dal Ministero si stanno già dirigendo nella zona. «Obiettivo - conclude la nota - è quello di mettere in campo tutte le unità e le conoscenze tecniche che possano agevolare l'accertamento di ciò che è sepolto in fondo al Tirreno e, quindi, eventualmente programmare gli interventi necessari a salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica. Il ministero, in considerazione del fatto che la vicenda è oggetto di una inchiesta della magistratura, metterà mezzi e professionalità a disposizione della Procura competente, che è stata già contattata ed informata, al fine di operare in modo coordinato con l'obiettivo di un sollecito accertamento dei fatti e degli eventuali rischi di inquinamento».
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domenica 9 agosto 2009
CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: NO AL NUCLEARE ALL'ELBA

''No Nuke''. E' la scritta nero su giallo che si legge sullo striscione aperto lungo la fiancata di Goletta Verde, approdata questa mattina a Portoferraio.
Uno messaggio breve, ma efficace, che segna l'inaugurazione della tappa elbana dell'imbarcazione ambientalista. A circa un mese dall'approvazione definitiva del ddl sullo sviluppo che riapre ufficialmente l'era del nucleare in Italia, Goletta Verde accende i riflettori sulla questione dell'atomo, ribadendo il suo ''No'' ad una scelta energetica che Legambiente definisce ''preistorica, insicura, inquinante, costosa, in declino e senza senso. Non solo ad oggi restano irrisolti i problemi di sicurezza e scorie legati alle centrali nucleari - sottolineano gli ambientalisti - ma esistono alternative concrete, sicure, efficaci e a portata di mano per la produzione di energia pulita. Vincere la sfida tecnologica offerta dalle energie rinnovabili, per altro, permette di affrontare la crisi economica globale sfruttando la grande opportunita' occupazionale della green economy''.
Anche in Toscana - si legge in un comunicato - come in ogni regione toccata finora dalla Goletta Verde, e a maggior ragione dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano in cui, sin dagli anni Settanta, le mappe Cnen e quindi dell'Enea individuano il possibile sito per la realizzazione di una centrale nucleare nonche' per il deposito nazionale delle scorie radioattive, Legambiente promuove ''Per il Clima, contro il nucleare'', la campagna per un sistema energetico moderno, pulito e sicuro, sul quale hanno gia' scelto di investire diversi Paesi industrializzati.
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martedì 14 luglio 2009
CENTRALI NUCLEARI IN iTALIA : avviare mobilitazione di massa fino al referendum

Il Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare riunito a Roma il 10 luglio ha giudicato una scelta scellerata e inaccettabile la decisione del Governo di fare approvare al parlamento una legge che punta a reintrodurre le centrali nucleari in Italia malgrado il referendum del 1987 abbia deciso per il NO al nucleare con il voto della grande maggioranza delle italiane e degli italiani. E’ un chiaro tentativo di sovvertire una decisione democratica e popolare. Questa forzatura contro la volontà della maggioranza delle italiane e degli italiani non deve passare.
Non è vero che il nucleare sia più conveniente perché i costi di costruzione sono enormi e l’investimento prevedibile solo per le centrali di cui si parla è almeno di 30 miliardi di euro e per di più il combustibile nucleare è disponibile in quantità e per un periodo limitati, esattamente come il petrolio. Il paragone tra i costi dell’energia da nucleare e quella da altre fonti non è favorevole al nucleare come dimostrano autorevoli studi internazionali. Non a caso il Canada, dopo analoghe decisioni di Spagna e Germania, ha deciso di rinunciare al suo programma nucleare malgrado l’orientamento favorevole di quel Governo perché il nucleare costa troppo e non conviene.
Puntare sul nucleare vuol dire per l’Italia non solo non rispettare gli obiettivi europei del 20/20/20 entro il 2020 (risparmio e rinnovabili) su tutto il consumo energetico e non solo sull’elettricità, ma esporsi a ulteriori costi per le relative sanzioni. Inoltre le enormi risorse impiegate nel nucleare verranno sottratte alla diffusione delle energie pulite e da fonti rinnovabili rinunciando a innovazione, investimenti, occupazione qualificata che sarebbero le conseguenze di una diversa politica energetica decentrata e socialmente orientata come ad esempio indicato dal progetto CGIL-Lega anbiente.
Il Comitato Si alle energie rinnovabili NO al nucleare ha deciso di presentare ai primi di ottobre una proposta di politica energetica che è già in corso di elaborazione con il contributo del Comitato Scientifico presieduto dal prof. Scalia per dimostrare che il nucleare oltre che pericoloso per la salute e per l’ambiente è costoso, inutile e sostituibile con altre fonti rinnovabili.
Il Governo tenta do forzare la mano non solo contraddicendo la volontà popolare dimostrata con il referendum ma espropriando le comunità locali del loro potere di decisione, militarizzando l’attuazione delle decisioni sulle centrali, contraddicendo l’articolo 117 della Costituzione che assegna alle Regioni poteri di decisione in materia di centrali energetiche.
Inoltre con questa legge non vengono date alle popolazioni le garanzie necessarie per la tutela della salute e dell’ambiente perché l’Agenzia per la sicurezza prevista dalla legge è assolutamente al di sotto di un minimo livello di necessità per risorse e personale attribuito e questo è tanto più negativo in quanto la tecnologia attualmente disponibile nel nucleare non è sicura come dimostrano la serie infinita di incidenti.
Il Comitato denuncia con allarme che è tuttora irrisolto lo smaltimento delle scorie radioattive, in particolare di quelle più pericolose, la cui durata si misura in decine di migliaia di anni.
Il Comitato appoggerà tutte le iniziative delle Regioni per tutelare il loro potere decisionale e fa appello a tutti i comitati sorti e che sorgeranno nel territorio, a tutte le associazioni ambientaliste, per unire le forze e dare vita ad un’iniziativa comune, senza gerarchie e nel reciproco rispetto.
Il Comitato promuove per la fine di settembre un’iniziativa pubblica nazionale di presentazione della proposta di politica energetica elaborata dal Comitato scientifico e ha deciso di dare vita a iniziative nel territorio tese ad estendere e rafforzare il movimento contro il nucleare e per una politica energetica alternativa fondata sulle energie rinnovabili.
Il Comitato auspica che si sviluppi una forte mobilitazione dell’opinione pubblica contro il nucleare e a sostegno di una politica energetica alternativa, tale da indurre il Governo a rivedere questa scelta sciagurata e a scegliere in alternativa di investire sulle energie rinnovabili.
Il Comitato è determinato in ogni caso a impedire che i cittadini italiani vengano espropriati del loro potere decisionale dal Governo anche partecipando, se necessario, alla promozione del referendum abrogativo di questa legge.
FONTE:.articolo21
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La soluzione più frequente è quella dei bidoni antiradiazioni (garantiti per durare almeno trent’anni), riempiti di scorie e immagazzinati in luoghi appositi o in centrali inattive. In Italia, il deposito principale si trova a Casaccia (Roma), gestito dalla società Nucleco: vi sono immagazzinati 6.000 metri cubi di bidoni. In tutto, in varie aree d’Italia, si trovano circa 23 mila metri cubi di scorie. È però una sistemazione provvisoria. In altri Paesi, per esempio in Francia, Germania, Usa, i bidoni vengono sigillati in un bozzolo di vetro, bitume e cemento e poi chiusi nei depositi di lungo periodo: in genere miniere abbandonate, caverne, cavità naturali o create apposta lontano dalle zone sismiche. Nulla del genere è ancora stato fatto per le scorie nucleari italiane.
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mercoledì 1 luglio 2009
SCORIE NUCLEARI: scorie nucleari italiane Neppure lo Utah LE vuole

Continua la polemica sulle scorie italiane da importare negli Stati Uniti. Anche lo Stato dell’Utah si unirà agli stati della Northwest Compact on Low-Level Radioactive Waste, l’organismo incaricato di gestire lo stoccaggio di materiali radioattivi. Per bloccare i piani della EnergySolutions Inc, la compagnia che ha ricevuto l’autorizzazione per importare scorie radioattive, tra cui quelle italiane, nel deposito di Tooele County, nello Utah.
Non è stata ancora consegnata una richiesta formale, ma dalle indicazioni lo Utah avrebbe deciso di fare appello contro la decisione federale che ha autorizzato lo stoccaggio dei rifiuti esteri.
La Northwest Compact aveva già deciso di fare appello contro la sentenza del giudice federale che di recente ha in pratica autorizzato lo stoccaggio dei rifiuti nucleari italiani nel deposito di Clive, nel deserto dello Utah. La Northwest Compact vuole portare il caso alla 10th U.S. Circuit Court of Appeals di Denver. La compagnia che ha ricevuto il permesso allo scarico è la EnergySolutions Inc., con sede a Salt Lake City. La compagnia vuole importare 20.000 tonnellate di scorie a basso livello di radioattività dall’Italia. Dopo un periodo di lavorazione a Tennessee circa 1.600 tonnellate dovrebbero essere scaricate nello Utah.
domenica 26 aprile 2009
Chernobyl :Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986
Legambiente: “Scorie, costi e sicurezza problemi tuttora irrisolti”. Le iniziative dell’associazione in occasione del Chernobyl Day europeo
Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di CHERNOBYL. 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite. Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130 mila gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di CHernobyl ha cessato la sua attività il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone.
Sono alcuni numeri del più grande disastro nella storia del nucleare civile che Legambiente ricorda in occasione del ventitreesimo anniversario dell'incidente per non perdere la memoria e ribadire il suo NO ad un ritorno a produrre energia nucleare in Italia.
“A 23 anni dall’incidente di Chernobyl, il nucleare pone ancora gravi problemi di sicurezza - ha spiegato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani – non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la dipendenza italiana dall’estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20. Se l’Italia decidesse di puntare, come intende fare il governo, sul nucleare, visto il costo ingentissimo dell’operazione, abbandonerebbe di fatto qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo di rinnovabili, tecnologie pulite ed efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa 250 mila lavoratori e su cui vuole puntare la nuova amministrazione USA”. Contro il piano del governo che prevede la costruzione delle prime nuove centrali entro il 2020, con l’obiettivo di produrre a regime il 25% dell’energia elettrica dal nucleare, Legambiente ha lanciato nell’ottobre scorso la campagna “Per il clima contro il nucleare” proponendo, tra le altre cose, alle amministrazioni locali di dichiarare il proprio territorio “sito denuclearizzato”, una raccolta firme “per un sistema energetico moderno, pulito, sicuro” e l’organizzazione di spettacoli, concerti e dibattiti sul tema.


“La situazione in Bielorussia è ancora oggi molto preoccupante – aggiunge Angelo Gentili, responsabile del Progetto Legambiente Solidarietà – mentre l’interesse della comunità internazionale viene meno ogni anno di più. Le popolazioni sono abbandonate a se stesse e non è sufficiente il lavoro di cooperazione che centinaia di associazioni e Ong, come la nostra, portano avanti da anni. Per questo continueremo nella nostra azione di solidarietà con azioni concrete ma anche iniziative che richiamino l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema della sicurezza nucleare e sul dramma che stanno vivendo alcuni milioni di persone che vivono nelle zone contaminate di Bielorussia, Russia e Ucraina”.
TUtti i numeri di CHernobyl
2 esplosioni consequenziali la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl
11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata nelle esplosioni, 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori
10 giorni necessari per spegnere gli incendi
5.000 tonnellate di materiali vari(sabbia,boro, piombo, fosfati) versati sopra le macerie
dai 300mila a 800mila i liquidatori impiegati nel dopo incidente
50.000 gli abitanti della cittadina di Pripjat che vennero allontanati dalle loro case, dove non sono mai rientrati
130.000 gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale
6 i pompieri che intervennero subito per spegnere l’incendio e che morirono pochi giorni dopo per l’effetto delle radiazioni
24 i dipendenti morti tra il 26 aprile ed il 31 luglio per effetto delle radiazioni
31 i liquidatori morti poco tempo dopo per le dosi di radiazioni assorbite
4 i piloti di elicottero che morirono in volo sopra la centrale
1800 i casi di cancro alla tiroide censite dall’Aiea in bambini che all’epoca dell’incidente avevano un’età compresa tra i 0 e 14 anni
1,5 milioni di persone che vivono ancora oggi in aree con livelli di contaminazione superiori a 1 curie per chilometro quadrato
150mila i chilometri quadrati di territorio ancora contaminato
1.000 mq è l’estensione delle crepe sul sarcofago che racchiude i resti del reattore esploso
180 le tonnellate di combustibile che si stima siano ancora all’interno del reattore
100 metri in altezza e 260 metri di lunghezza la dimensione della nuova struttura che andrà a ricoprire l’attuale sarcofago e che avrà un costo stimato di oltre un miliardo di dollari.
Dal sito di Legambiente
giovedì 23 aprile 2009
NUCLEARE : BASILICATA E' CONTRARIA

Scanzano Jonico, 21 apr - Il vicepresidente e assessore all'ambiente della regione Basilicata Vincenzo Santochirico, si e' recato a Scanzano Jonico, sul sito in cui e' ancora in atto il blitz di Greenpeace che ha chiuso i pozzi candidati a diventare deposito per le scorie nucleari, trasformandoli in un parco giochi. ''La nostra posizione contro il nucleare e' sempre stata netta - sostiene Santochirico - la mia presenza qui oggi lo conferma, il disegno di legge proposto al Parlamento come dice Greenpeace e' veramente pericoloso, la regione viene completamente espropriata della capacita' di decidere, la regione non avrebbe piu' voce in capitolo, la nostra porta sul nucleare e' chiusa a doppia mandata, nel piano energetico della Basilicata, in approvazione domani in giunta c'e' un chiaro no al nucleare''. ''Ci sentiamo rassicurati dalle dichiarazioni del vicepresidente della regione Basilicata, - afferma Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - ma ora anche le altre regioni italiane devono prendere una posizione ferma contro il nucleare, e in particolare sul DDL 1195, in discussione al senato, che propone una via autoritaria e sovietica al nucleare''.
''Non giochiamo con il futuro dei nostri figli''. E' con questo spot che Greenpeace ha trasformato il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Alla vigilia dell'apertura del G8 Ambiente di Siracusa, e a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del disastro di Cernobyl, attivisti di Greenpeace hanno trasformato il sito in un parco per bambini, per ''ricordare al ministro Prestigiacomo e al governo che le scelte irresponsabili di questa classe politica stanno ipotecando il futuro dei nostri figli''. Greenpeace denuncia la ''frenesia ideologica'' che guida la riapertura del nucleare nel nostro Paese: il Governo Berlusconi, sostiene Greenpeace, propone al Parlamento una strategia di stampo ''sovietico'', basata su ''un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali. Tanto le normative gia' in vigore quanto quelle in discussione (il DDL 1195) introducono elementi di militarizzazione nella gestione delle scorie e nella localizzazione dei siti, minimizzando le garanzie del sistema di controllo di sicurezza''. Greenpeace chiede che ''il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato cosi' com'era prima della proposta di deposito, eliminando ogni minaccia sul futuro ambientale e socioeconomico della Basilicata. La direzione e' quella tracciata da Barack Obama. Proprio poche settimane fa, infatti, il presidente Usa ha fermato il programma del deposito di Yucca Mountain, in Nevada, unico progetto esistente di deposito geologico, dove in venti anni sono stati spesi 8 miliardi di dollari circa senza aver risolto i numerosi problemi''. Greenpeace chiede inoltre ''la chiusura definitiva dei pozzi di Scanzano Jonico, come richiesto dagli enti locali e dalla Regione Basilicata, e di abbandonare definitivamente la stagione della gestione 'militare' del nucleare. E' necessaria l'apertura di una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico dell'Italia''.
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giovedì 16 aprile 2009
RECS: Nucleare a fotoni

Un nuovo processo sviluppato negli Stati Uniti permetterebbe di ottenere corrente elettrica direttamente dagli isotopi radioattivi. Si apre la strada verso la realizzazione di impianti più sicuri e a costi più contenuti, ma servono ancora molti studi.
Ancora oggi, anche nelle centrali nucleari più moderne, la produzione di corrente elettrica passa per una tecnologia vecchia di secoli: la macchina a vapore. Il calore sprigionato dalle reazioni di fissione viene infatti utilizzato per generare vapore e mettere in moto le turbine che producono l’elettricità. Il sistema è però poco efficiente, perché disperde una grande quantità di energia durante la conversione.
Per risolvere questo problema i ricercatori dell’Università del Missouri hanno recentemente sviluppato, anche se solo a livello matematico, un processo di nuova concezione che permette la conversione diretta dell’energia nucleare in corrente elettrica senza stadi intermedi. Il RECS (Radioisotope Energy Conversion System), cattura gli ioni liberati direttamente dai radioisotopi e li indirizza verso un generatore di fotoni, la componente base della luce. I fotoni così ottenuti vengono convogliati su cellule fotovoltaiche e qui convertiti in energia elettrica senza perdite di efficienza.
Lampadina atomica. La tecnologia RECS non è una novità in senso assoluto: i ricercatori dell’Università del Missouri già nel 1980 avevano sviluppato un processo che consentiva loro di ottenere corrente elettrica a partire dalla luce emessa da una "lampadina nucleare" cioè un dispositivo in grado di convertire in fotoni gli ioni ad alta energia degli isotopi.Secondo i ricercatori la tecnologia RECS dovrebbe consentire la realizzazione di impianti nucleari più piccoli, più sicuri e meno costosi rispetto alle attuali centrali a fissione
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