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mercoledì 2 settembre 2009

pesca illegale: 91 PAESI FIRMANO ACCORDO PER BLOCCARLA

Novantuno paesi hanno sottoscritto ieri 01-09-2009 un accordo per bloccare i pescherecci coinvolti nella pesca illegale, al fine di impedire l'ingresso di pesce ''irregolare'' nel mercato mondiale. Lo ha riferito l'Onu in un comunicato.

L'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao) ha accolto con entusiasmo il trattato definendolo ''il primo patto globale incentrato sul problema''.

Le nuove misure, a cui dovranno attenersi i pescherecci, comprendono per prima cosa che le imbarcazioni facciano richiesta di un permesso per l'ingresso nei porti stranieri, che le autorita' siano informate del carico di pesce e che le navi dei Paesi firmatari siano pronte a sottoporsi a regolari ispezioni.

Lo statuto sara' esaminato dal Consiglio della Fao entro la fine del mese e passera' a novembre alla Conferenza della Fao per la formale adozione. L'accordo dovra' essere ratificato da ogni nazione e comincera' ad avere effetto dopo la firma di almeno 25 paesi

martedì 18 agosto 2009

ECOSISTEMI MARINI: IN SVEZIA, MASSI PER PROTEGGERE AREE MARINE


Gli attivisti di Greenpeace hanno affondato 180 blocchi di granito nel mare di Kattegat, di fronte alla costa svedese, per creare una barriera di protezione contro la pesca a strascico nelle zone di Lilla Middelgrund e Fladen, due aree marine protette dalla direttiva Habitat. L'operazione si e' conclusa con successo dopo quasi una settimana di intensa attivita'. I massi, fino a tre tonnellate di peso, ostacoleranno le reti a strascico, responsabili della distruzione dei fondali marini, ecosistemi ricchissimi di biodiversita'.

Nel 2003 Lilla Middelgrund e Fladen sono state riconosciute come aree marine da proteggere sia dalla Svezia che dalla Comunita' Europea (secondo la Direttiva Habitat).

Purtroppo, in assenza di effettive misure legali, metodi di pesca distruttiva come lo strascico vengono comunemente praticati in queste zone di grande valore ecologico. Come spesso accade anche in altri paesi europei, la salvaguardia dell'ambiente marino rimane solo sulla carta.

''C'e' bisogno di una riforma urgente della politica comunitaria sulla pesca. I ministri dell'Ambiente e della Pesca hanno l'obbligo di risolvere il blocco legale relativo alla protezione degli habitat marini. Solo cosi' non saremo piu' costretti a gettare blocchi di granito in mare per proteggere habitat particolarmente sensibili'' afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia.

Nel 2008 Greenpeace aveva gia' posizionato 320 massi a Sylt Outer, al largo della costa tedesca, un'altra area ''protetta'' distrutta da attivita' di pesca a strascico. I massi sono serviti a bloccare la pesca su tali fondali e sono gia' stati colonizzati da una gran quantita' di vita marina.

Prima delle attivita' di questa settimana, Greenpeace ha commissionato uno studio di impatto ambientale per assicurarsi che l'operazione non avesse alcuna ripercussione sull'ecosistema.

domenica 16 agosto 2009

sfruttamento dei mari: presto scompariranno tonni, salmoni, pesce spada, sogliole e gamberoni.

Allarme Fao e Greenpeace, il 40% delle risorse è utilizzato troppo. Rischiano di scomparire tonni, salmoni, pesce spada, sogliole e gamberoni. L'acquacoltura sta crescendo a ritmi elevatissimi, nel 1970 portava in tavola il 6% del totale, nel 2006 il 46%




C’è una sola speranza se si vorrà mangiare ancora pesce nel futuro. Si chiama acquacoltura, quel ‘mercato’ ittico che da solo sfiora il 50% della produzione mondiale e che sarà l’unico, prima o poi, che porterà il pesce sulle tavole. Perché lo sfruttamento dei mari, avvertono la Fao e Greenpeace, è al limite e presto spariranno tonni, gamberoni, sogliole e altri ‘figli’ degli oceani. E con loro i salmoni, o il pesce spada. Mari come il Mediterraneo sono “sul baratro”, ricorda la Fao. Che nel suo ultimo rapporto parla di tassi di sfruttamento delle risorse ittiche nell’ordine del 40%. Ma anche l’Unione europea avverte dei rischi che stanno correndo le risorse dei mari: l’80% delle riserve è pescato troppo intensivamente e il suo rendimento è ridotto.

Il mercato alimentare dell’acquacoltura, invece, sta crescendo come nient’altro nel settore. Nel 1970 queste "fabbriche" del pesce producevano appena il 6% del pesce che finiva sulle tavole. Nel 2002 era poco più che raddoppiato, toccando quota 13,2%. Nel 2006 ha raggiunto il 46%. In Portogallo c’è il più grande stabilimento al mondo, di proprietà della spagnola Pescanova. In tre chilometri e mezzo vengono allevati rombi: 3500 tonnellate all’anno. Il prossimo obiettivo è la coltura del pangasio, al largo del Mozambico.

lunedì 27 luglio 2009

spadare: Greenpeace scopre peschereccio con spadara illegale


Nel canale di Sicilia l'imbarcazione degli attivisti ha incrociato la Federica II notando reti sospette. Dopo i controlli online, gli ambientalisti hanno scoperto le irregolarità e chiamato la Guardia Costiera

Più di 15 km di rete spadara illegale, due ceste di palamiti, 16 pesci spada (2 di taglia illegale) e 14 esemplari di tonno rosso, di cui ben 8 al di sotto della taglia minima di 30 kg trovati nella stiva. E' tutto quello che è stato scoperto dalla Guardia Costiera sul peschereccio Federica II, proveniente da Porticello (Palermo), grazie all'intervento di 'Rainbow Warrior', nave ammiraglia di Greenpeace.

Nella zona del canale di Sicilia l'imbarcazione degli attivisti ha incrociato la Federica II e, una volta osservate alcune reti sospette, gli ambientalisti hanno deciso di controllare sul registro on line dei pescherecci dell’Unione europea, scoprendo che l’imbarcazione aveva solo la licenza per la pesca a strascico, nonostante la presenza di altri tipi di reti.

Così i volontari di Greenpeace decidono di avvicinarsi con i gommoni per controllare da vicino e comincia un inseguimento con mare forza 5 tra la 'Rainbow Warrior', la Capitaneria di porto, avvisata dagli attivisti, e il peschereccio che, una volta raggiunto, è stato fermato e poi scortato nel porto di Pantelleria.

''Siamo soddisfatti che la Capitaneria di porto di Pantelleria sia intervenuta tempestivamente, ma com’è possibile che un peschereccio possa aggirarsi per il Mediterraneo con ben due attrezzi da pesca senza licenza, di cui uno completamente illegale?'' chiede Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, a bordo della 'Rainbow'. Le spadare sono vietate da anni dall’Onu e dalla Ue per il loro devastante impatto ambientale: uccidono delfini, capodogli e tartarughe. Inoltre, la pesca al tonno rosso, una specie in pericolo, è sottoposta a un rigoroso regime di quote.

Intanto, oltre alla lotta alla pesca pirata, la 'Rainbow Warrior' sta effettuando una serie di sopralluoghi, con immersioni e monitoraggi con una telecamera filoguidata nei fondali del canale di Sicilia. “Questo è il nostro mare - continua Giannì - è ora di finirla con la pesca pirata e di salvaguardarlo con una rete di riserve marine, anche in alto mare: il canale di Sicilia deve essere protetto”. Greenpeace ha proposto una rete che copra il 40% dei mari.
FONTE:adnkronos.com

mercoledì 24 giugno 2009

BALENE: PICCOLI CETACEI DIMENTICATI


Le piccole balene stanno scomparendo dagli oceani e dai corsi d'acqua di tutto il mondo, vittime degli attrezzi da pesca, dell'inquinamento e della perdita degli habitat, e la situazione e' aggravata dalla mancanza di puntuali misure per la loro conservazione paragonabili a quelle sviluppate per le grandi balene.

Mentre le grandi balene oggi sono relativamente protette perche' interessate dalla moratoria internazionale sulla caccia commerciale alle balene, di fatto dal 1986 la caccia ai piccoli cetacei e' continuata in tutto il pianeta, senza essere gestita ne' controllata a livello globale dalla comunita' internazionale.

E' quanto afferma il nuovo studio WWF ''I piccoli cetacei: le balene dimenticate'', presentato oggi a livello internazionale mentre a Madeira, Portogallo, e' in corso l'International Whaling Commission (IWC) che si concludera' venerdi' 26 giugno.

Lo studio dimostra che le attuali inadeguate misure di conservazione stanno spingendo verso l'estinzione i piccoli cetacei - delfini, focene e piccole balene come il delfino dell'Irrawaddi o il platanista del Gange - perche' la loro sopravvivenza e' messa in ombra dagli sforzi fatti per salvare i loro ''fratelli'' maggiori.

''Anche se le specie di grandi cetacei presenti al mondo non sono certo al sicuro e richiedono ancora un serio sforzo di conservazione, la situazione e' ancora piu' critica per molte delle specie piu' piccole e quasi dimenticate - ha dichiarato Massimiliano Rocco, responsabile Specie del WWF Italia. Per esempio, la caccia di almeno 16.000 focene di Dall ogni anno in Giappone e' oramai piu' che insostenibile e rischia di compromettere seriamente la sopravvivenza di questa specie. Cio' nonostante molte delle nazioni favorevoli alla caccia alle balene che questa settimana stanno partecipando all'International Whaling Commission (IWC) non accettano di discutere la conservazione dei piccoli cetacei.

Il WWF ricorda che i piccoli cetacei svolgono un ruolo fondamentale per l'ambiente, stabilizzando l'ecosistema e assicurandone la salute e la produttivita'. Essi sono anche responsabili del piu' proficuo settore del ''whale and dolphin watching'', ovvero l'avvistamento di balene e delfini, che ogni anno genera un traffico di oltre 1,5 miliardi di dollari.

''E' ora che l'IWC e i suoi membri si assumano la piena responsabilita' per la conservazione futura di tutte le balene, grandi e piccole. L'IWC - e il mondo intero - devono smettere di ignorare i piccoli cetacei esistenti al mondo prima che sia troppo tardi per molti di loro'' ha continuato Massimiliano Rocco.

lunedì 22 giugno 2009

Bluefin Tuna Massacre: Attivisti di Greenpeace contro il massacro del tonno rosso

Attivisti di Greenpeace, impegnati in un tour a bordo della nave Rainbow Warrior, sono stati violentemente aggrediti mentre cercavano di effettuare un' ispezione pacifica del peschereccio spagnolo «Cabo Tinoso Dos». Gli attivisti - riferisce l'associazione - sono stati strattonati e respinti dai pescatori del peschereccio spagnolo con gli idranti e una donna presa a pugni sul viso. Il tutto è avvenuto nel porto di La Valletta a Malta.

- L'aggressione - riferisce ancora Greenpeace - è cominciata all'apertura dello striscione «Bluefin Tuna Massacre» (massacro del tonno rosso) per evidenziare le attività di pesca non-sostenibile di tali imbarcazioni, parte di una flotta industriale che minaccia l'intera industria del tonno rosso. «Alcuni pescatori, dopo aver aggredito gli attivisti che in questo momento si trovano nel Mediterraneo per denunciare la pesca pirata, per scherno - racconta ancora l'associazione - si sono tirati giù i pantaloni mostrando il posteriore. Greenpeace chiede alle autorità locali di effettuare un controllo ufficiale della nave». La gestione del tonno rosso - spiega Greenpeace - è affidata alla Commissione Internazionale per la conservazione dei tonni dell'Atlantico (Iccat), un'organizzazione intergovernativa di cui l'Unione europea è membro attivo e influente. Oggi vige un paradossale «piano di recupero» che consente di pescare il 47% in più rispetto al limite massimo sostenibile». «La pesca eccessiva di questa flotta industriale, rischia di far scomparire completamente il tonno rosso - denuncia Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - i Governi dovrebbero istituire riserve marine protette nelle zone di riproduzione delle specie per cominciare a dare una chance di recupero alla popolazione». Dal 2006, proprio gli scienziati dell'Iccat - ricorda Greenpeace - hanno raccomandato di non pescare al di sopra di 15.000 tonnellate e di proteggere le zone di riproduzione durante i mesi cruciali di maggio e giugno. La pescata effettiva per il 2007 è stata stimata a 61.000 tonnellate, il doppio del limite legale consentito per quell'anno, e più di quattro volte il livello raccomandato per evitare il collasso della popolazione.

sabato 20 giugno 2009

tartarughe marine: salvare le tartarughe marine

E' partita dal porto di Molfetta la grande festa per le tartarughe marine organizzata oggi dal Wwf a conclusione della Turtle Week.La settimana della tartaruga ha interessato molti dei Paesi impegnati nella conservazione di questi animali. Oggi, lungo le coste di Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Toscana, mostre, incontri con i pescatori, feste e liberazioni degli esemplari curati nei centri di recupero. La pesca accidentale 'cattura' ogni anno in Italia almeno 20 mila esemplari

Tutti insieme per salvare la tartaruga marina, simbolo dei nostri mari.
Oggi e domani a Molfetta nel barese, ma anche in Sicilia, Basilicata, Calabria e Toscana (mappa delle attività: http://www.wwf.it/client/default_turtle.aspx ) la settimana del WWF
( http://www.wwf.it/client/render.aspx ) per celebrare il centenario della nascita dello scienziato Archie Carr, che ha dato un fondamentale contributo alla conservazione di questi animali, la cui sopravvivenza è fortemente minacciata dalla pesca involontaria e dall’impatto con le attività umane. Sono previste per l’occasione mostre, liberazioni di esemplari in mare, monitoraggio delle spiagge, chiamando a raccolta l’intera comunità della gente di mare - pescatori, turisti, abitanti della costa e tutti gli amanti degli animali - per unire le forze nella salvaguardia delle sette specie di tartarughe marine presenti negli oceani, di cui tre la Caretta caretta, la tartaruga verde e la tartaruga liuto frequentano anche il Mediterraneo.
Oggi a Molfetta nel barese si comincia con una dimostrazione con i pescatori locali su come trattare l'animale, una volta recuperato: taglio della lenza (per i palangresi) e recupero a bordo (strascico) attraverso l’utilizzo di una sagoma di tartaruga a grandezza naturale. Per concludere ci sarà la partenza a bordo della motovedetta della Capitaneria di Porto di Molfetta per la liberazione al largo di quattro esemplari di tartaruga marina da parte dello staff del WWF Italia. Domani proiezione sul maxi-schermo dei filmati del WWF Italia e mostra tematica sulla banchina. In serata raccolta di adesioni per le uscite in motopesca e, in serata, animazione per bambini di clown prestigiatori di Molfetta nell'ambito del Progetto Tartarughe.

Sono infatti gli impatti con le attività umane le peggiori minacce da cui le tartarughe devono guardarsi ogni giorno, a cominciare dalla pesca accidentale. Si stima che ogni anno più di 20 mila tartarughe marine vengano accidentalmente catturate negli attrezzi da pesca utilizzati in Italia, e forse più del 30% di esse muore. Mentre i nidi e i piccoli sono minacciati dall’edificazione eccessiva delle coste e delle spiagge: alberghi e lidi balneari possono spaventare una femmina che voglia deporre; gli ombrelloni possono danneggiare il nido e abbassarne la temperatura; i mezzi meccanici possono compattare la sabbia rendendo difficile ai piccoli uscire in superficie; le luci possono confondere i piccoli che anziché raggiungere il mare vengono attirati altrove, ad esempio su una strada. Nel bacino del Mediterraneo ogni anno vengono deposti più di 7000 nidi, mentre in Italia le coste eccessivamente 'abitate' lasciano ormai spazio ad appena 30 nidi, localizzati per la maggior parte tra la Sicilia meridionale e la Calabria Jonica. Oltre a costituire una gravissima perdita per nostro patrimonio naturale, la diminuzione delle tartarughe marine ha anche importanti conseguenze sulla vita e la salute dei nostri mari.

Le tartarughe sono infatti vere divoratrici di meduse, in particolare nei loro primi anni di vita, tanto che si stima che ogni tartaruga nella propria vita arrivi a mangiare migliaia di meduse, svolgendo un fondamentale ruolo per l’equilibrio ecologico marino.

mercoledì 13 maggio 2009

AMBIENTE: CORALLI potrebbero sparire entro la fine del secolo


''Le barriere coralline potrebbero sparire dal cosiddetto Triangolo dei Coralli entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici, vale a dire rapido aumento della temperatura degli oceani, del livello dell'acqua e della sua acidita', siccita' e burrasche''. Lo rivela lo studio ''Il Triangolo dei coralli e i cambiamenti climatici: ecosistemi, persone e societa' a rischio di estinzione'' - che si avvale di oltre 300 analisi scientifiche gia' pubblicate, includendo il lavoro di piu' di 20 esperti nei campi della biologia, economia e scienza della pesca - presentato dal WWF alla Conferenza Mondiale degli Oceani, che si e' aperta ieri a Manado (Indonesia).

Il Triangolo dei Coralli, che si estende tra le coste, le barriere coralline e i mari di sei paesi indonesiani, Filippine, Malesia, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Timor Leste, pur essendo appena l'1 % della superficie della Terra comprende il 30% delle barriere coralline mondiali. In quest' area e' racchiuso il 76% delle specie dei coralli presenti in tutto il mondo che ospitano oltre il 35% delle specie di pesci presenti nelle barriere coralline compreso il tonno che ha un'indiscutibile rilevanza economica. Ma e' soprattutto un territorio che, grazie ai numerosi 'servizi naturali che offre', da' da vivere a piu' di 100 milioni di persone.

L'analisi del WWF mostra chiaramente come le barriere coralline potrebbero sparire dal cosiddetto Triangolo dei Coralli entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici, vale a dire rapido aumento della temperatura degli oceani, del livello dell'acqua e della sua acidita', siccita' e burrasche.

Se la comunita' internazionale non corre ai ripari nella lotta ai cambiamenti climatici, potrebbe non esistere piu' l'ambiente marino piu' ricco di biodiversita' al mondo e le conseguenze ricadrebbero sulle stesse popolazioni della regione: circa 100 milioni di persone di fatto non avrebbero piu' fonti di sostentamento.

Una perdita di cosi' vaste proporzioni potrebbe essere evitata se da subito si intraprendesse un'azione globale sul riscaldamento del pianeta, con un' attenzione maggiore all'eccesso di pesca e alla prevenzione dell' inquinamento.

mercoledì 6 maggio 2009

bandiere blu :113 località italiane, il primato va alla Toscana


Sono 227 le spiagge che quest'anno hanno ricevuto le Bandiere Blu 2009, 12 in più rispetto allo scorso anno e il 10% delle spiagge premiate a livello internazionale. Bandiera blu anche a 60 approdi turistici (erano stati 56 lo scorso anno). Quindi mare più pulito e amministrazioni maggiormente impegnate a difesa dell'ambiente: è un risultato positivo quello della 23esima edizione della «Bandiere Blu» assegnate dalla Foundation for Environmetal Education (Fee) in collaborazione con il Cobat (Consorzio nazionale batterie esauste) ai comuni rivieraschi ed agli approdi turistici. Quest'anno vengono premiati 113 comuni, 9 in più della precedente edizione.

QUINTO POSTO - A livello del Bacino del Mediterraneo, l'Italia si colloca al quinto posto in graduatoria, dopo Spagna, Grecia, Turchia e Francia. I 113 Comuni italiani sono rappresentativi di 227 spiagge, che sono circa il 10% delle spiagge premiate a livello internazionale. Il primato 2009 delle spiagge spetta alla Toscana, a pari merito con le Marche e la Liguria con 16 bandiere; stabile l'Abruzzo con 13. Una in più per la Campania, dove quasi tutte le località candidate sono riuscite a raggiungere l'obiettivo, portando così questa Regione a quota 12. L'Emilia Romagna ne conferma 8, la Puglia arriva a 7 vessilli (+2), il Veneto sale a 6 (+1). Sicilia, Calabria e Lazio ne hanno acquistata una raggiungendo quota 4; il Friuli Venezia Giulia riconferma le 2 dell'anno scorso come la Sardegna. Il Molise infine rimane con una sola Bandiera Blu (-1). Le località lacustri sono presenti con 2 bandiere blu.

IL MARE - «È con soddisfazione che con la campagna 2009 annunciamo un incremento di Bandiere Blu, ben 113, 9 in più della passata edizione, dimostrando così un impegno costante delle località rivierasche - ha detto Claudio Mazza, segretario Generale della Fee Italia - «siamo certi che investire sulla qualità ambientale - prosegue Mazza - sia il modo migliore per sviluppare un'economia locale sana e duratura incentrata sul turismo». «Il Cobat, sebbene oggi mutato nelle sue funzioni con l'entrata in vigore del D.lgs.188/08 sulla gestione dei rifiuti di pile ed accumulatori- ha detto Giancarlo Morandi Presidente del COBAT- continua a portare avanti il proprio ventennale impegno per la tutela dell'ambiente dai rischi derivanti dalla dispersione delle batterie al piombo esauste. Il mare, sotto questo aspetto, è senza dubbio l'ecosistema più fragile par la sua intrinseca facilità alla diffusione delle sostanze inquinanti, motivo per il quale, da sempre, il Cobat collabora e sostiene la Fee, affinchè insieme si possa fornire un reale contributo per la salvaguardia dei nostri mari». La Fee, organizzazione internazionale no profit con sede in Danimarca e presente in 59 paesi, sta portando avanti in collaborazione con la Direzione generale della Pesca del ministero delle politiche agricole il progetto «Bandiera Blu - Pesca Ambiente»« che punta a sensibilizzare il mondo della pesca alle tematiche ambientale e nel contempo a valorizzare le tradizioni locali ad esso legate, in tutte le località Bandiera Blu caratterizzate dalla presenza di una flotta peschereccia.