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mercoledì 26 agosto 2009

SESSO: LA PASSIONE DELLE DONNE PARTE DA MASCELLA E ZIGOMI MASCHILI

Le donne sono davvero complicate tanto quanto si racconta. Almeno per quanto riguarda la scelta del partner: da uno studio condotto dagli psicologi statunitensi della Penn State University e pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, infatti, nel giudicare l'attrattivita' in un uomo il gentil sesso tende a dividere il viso in due parti: una, quella inferiore, viene osservata per giudicare l'attrattiva sessuale, e l'altra, la superiore, per carpire l'aspetto estetico (e asessuato) in generale. Mascella, zigomi e labbra sarebbero considerati i lineamenti del viso ''sessuali'', collegati a fertilita' e salute, mentre la parte alta del naso, gli occhi e la forma della testa sarebbero i tratti deputati al giudizio estetico.

''Non sappiamo se cio' e' il risultato della cultura, o se e' proprio il cervello a processare diversamente certe informazioni dedotte da determinati tratti del viso - spiega Robert Franklin, che ha partecipato alla ricerca -. Servono ulteriori studi''.

venerdì 31 luglio 2009

RU486 : COME FUNZIONA IL FARMACO RU486


La pillola RU486 ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l’attecchimento dell’ovulo fecondato. L’aborto farmacologico tramite Ru486 prevede l’assunzione di due farmaci: la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l’espulsione dei tessuti embrionali. Ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane. Quindici giorni dopo l’espulsione, che avviene nel 98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a valutazione ecografica e ad una visita di controllo. Cosa diversa è, invece la cosiddetta “pillola del giorno dopo” Norlevo, con la quale la RU486 è spesso confusa: in questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, l’interruzione di una gravidanza, ma impedisce l’eventuale annidamento nell’utero dell’ovulo che potrebbe essere fecondato.

Ecco come funziona la Ru486, il farmaco che consente di interrompere la gravidanza senza sottoporsi ad intervento chirurgico, autorizzato ieri in Italia dal Cda dell'Aifa. E' da premettere che ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la Ru486 può infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane, che varia da nazione a nazione.

- 1) In Italia, accertato con un'ecografia che la gravidanza sia all'interno dell'utero e di un periodo inferiore a sette settimane, e completate le procedure della legge 194, il medico somministra il mifepristone. Questa molecola blocca i recettori del progesterone sulla mucosa e sulla muscolatura dell'utero, aumentandone l'eccitabilità e favorendo la dilatazione del collo. Nel 70% dei casi l'interruzione della gravidanza avviene entro le 4 ore dalla somministrazione del primo farmaco, nel restante 30% entro le 24 ore successive.


- 2) Trascorse 24-36 ore, viene somministrata una prostaglandina che induce contrazioni uterine ed espulsione dei tessuti embrionali. E' prevista la permanenza della paziente per 3/4 ore in ospedale. Nel 70% dei casi l'espulsione del feto avviene entro le 4 ore. Il ricorso all'intervento chirurgico è necessario nel 2% dei casi.


- 3) Dopo circa 10/14 giorni la donna torna in ospedale per il controllo. L'Emea, nelle sue indicazioni, non prevede il ricovero.

Ru486: La pillola sara' commercializzata in Italia. L' Ru486 PERò RIMANE UN FARMACO ASSAI PERICOLOSO


Via libera a maggioranza dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla pillola abortiva Ru 486. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha infatti approvato l'immissione in commercio del farmaco in Italia. La pillola abortiva e' gia' commercializzata in vari paesi.

Il Cda dell’Aifa si è avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici “la scrupolosa osservanza della legge”. La decisione, ha voluto sottolineare l’Aifa in una nota, “rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto”. Aggiunge, al termine della lunga riunione, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna e componente del Cda Aifa: la Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero (”fascia H”), così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha aggiunto Bissoni, c’è un “richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all’utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco” ha chiarito Bissoni “entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana”. Entro questo termine, infatti, le eventuali complicanze sono sovrapponibili a quelle dell’aborto chirurgico.
La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)”. Ma è proprio su questo punto, cioè sulla possibilità che il reale processo abortivo avvenga in concreto fuori dai centri sanitari, che si concentra chi sostiene l’incompatibilità della Ru486 con la legge 194.

Dopo cinque lunghi anni di discussione e dopo sei ore riunione, l’Agenzia del Farmaco (Aifa), ha dato l’imprimatur definitivo (a maggioranza, quindi senza l’unanimità: 4 voti a favore, uno contrario) all’immissione in commercio anche in Italia della Ru486, la pillola abortiva, cioè il farmaco per l’interruzione di gravidanza, già utilizzato in altri Paesi (è commerciabile in Francia dal 1988; nel 1990 fu autorizzata in Gran Bretagna, e un anno dopo in Svezia; dal 1999 in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione russa) e dal 2005 è inserita nella lista dei farmaci dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms)..

LE CRITICHE
Durissimo, dall’altra parte, l’attacco del Vaticano. Sia per bocca di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell’Accademia per la vita, che auspica “un intervento da parte del governo e dei ministri competenti”. Perchè, spiega, non “è un farmaco, ma un veleno letale” che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486, afferma Mons. Sgreccia, è uguale, come la chiesa dice da tempo, all’aborto chirurgico: un “delitto e peccato in senso morale e giuridico” e quindi comporta la scomunica “latae sententiae”, ovvero automatica. Toni simili a quelli dell’arcivescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, che ribadisce il no della Chiesa alla Ru486 “perché è oggettivamente un male” e per non incorrere negli “effetti collaterali” del farmaco: “Nel mondo sono morte diverse donne“, dice l’arcivescovo al Corriere della sera. Fisichella ricorda che per il Vaticano “la soppressione dell’embrione di fatto è la soppressione di una vita umana: che ha dignità e valore dal concepimento alla fine. E il fatto che assumere una pillola possa essere meno traumatico per una donna non cambia la sostanza, sempre aborto è”.
Ancora prima che l’Aifa si pronunciasse, il Vaticano si era scagliato contro la pillola abortiva. L’Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella (Pdl) che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una “cladestinità legalizzata” degli aborti. Il metodo dell’aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, “intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perché il momento dell’espulsione non è prevedibile”, in una sorta di “clandestinità legale”.
Duro anche il senatore dell’Udc, Luca Volonté: “Con la commercializzazione della pillola assassina trionfa la cultura della morte. Altro che ‘estremamente sicura’: la Ru486 non è un’aspirina per il mal di testa. Bene ha detto Monsignor Sgreccia: ricorrendo all’aborto chimico, donne e ragazze italiane che vogliono evitare una gravidanza indesiderata non faranno altro che uccidere di sicuro una vita umana mettendo in pericolo anche la propria”.
Si affida a un’interpellanza parlamentare Francesco Cossiga. Con tanto di dati della letteratura scientifica: “Il 15% delle donne sottoposte al trattamento”, ha denunciato Cossiga, “abortisce dopo il quarto giorno dalla somministrazione, mentre il 5-8% deve sottoporsi a un intervento all’utero per aborto incompleto”. Per questo il presidente emerito chiede al governo “se non ritenga necessario fare chiarezza sulle notizie relative alle morti, rendendo pubblici il dossier della Exelgyn e il carteggio fra il Ministero e l’Aifa”
Dall’opposizione ha risposto l’ex ministro della Sanità Livia Turco (Pd): “Questi non sono temi da crociata. La validità di un farmaco è stabilita da organismi tecnici”.
Su posizioni di apertura anche Giorgia Meloni (Pdl), ministro della Gioventù: “La mia linea è questa”, “fare tutto il possibile per prevenire ogni aborto. Se poi non si riesce a convincere una donna a evitare l’aborto, si può accettare uno strumento che rende l’intervento meno invasivo, meno doloroso, meno lacerante”. “A un patto però” precisa “che l’uso della pillola stia rigidamente dentro le modalità previste dalla legge 194. La legge prevede un percorso, controlli, cautele, l’obiezione di coscienza degli operatori…”.

mercoledì 29 luglio 2009

RU486: 29 decessi tra donne PER IL FARMACO


Sarebbero almeno 29 i decessi registrati tra le donne in seguito all'utilizzo della pillola abortiva RU486 secondo dati dell'azienda Exelgyn. Tale dato 'non risulta pero' nei verbali del comitato tecnico scientifico dell'Aifa ne' dell'Autorita' europea per i farmaci Emea' conferma il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella,durante la presentazione della relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 194. OGGI l'Aifa valutera' l'immissione in commercio in Italia della pillola abortiva.


Dopo anni di scontri ideologici, domani la pillola abortiva RU486 potrebbe fare il suo ingresso negli ospedali italiani dalla porta principale. Il Cda dell'Aifa, infatti, si riunira' nel pomeriggio proprio per stabilire o meno il via libera alla registrazione del mifepristone in Italia.

IL PERCORSO. Il percorso e' stato lungo e ancora le polemiche non sono finite. Dopo le richieste fatte da alcuni ospedali italiani, nel novembre 2007 la casa farmaceutica produttrice Exelgyn (Francia) chiese la registrazione del farmaco in Italia. A inizio 2008 arrivo' il parere positivo del Comitato Tecnico Scientifico dell'Aifa e solo a giugno scorso la Commissione prezzi dell'Aifa stabili' il prezzo delle confezioni da una e da tre compresse (rispettivamente 14,28 euro e 42,80 euro) che saranno a carico delle Asl.

I RISCHI. Anche oggi, alla vigilia della riunione, il mondo politico e' diviso tra chi nella pillola vede un atto di civilta' e chi, invece, ne denuncia con preoccupazione la pericolosita' e i rischi.

Metodo usato in gran parte d'Europa la RU486 in Italia non ha avuto vita facile da quando nel 2005 il ginecologo Silvio Viale avvio' una sperimentazione del farmaco all'ospedale Sant'Anna di Torino.

Nella relazione annuale al Parlamento del ministro della Salute Maurizio Sacconi, si evince che dal 2005 alcuni istituti hanno utilizzato l'approccio farmacologico per l'interruzione della gravidanza. Da quanto riferito dalle Regioni il Mifepristone e' stato utilizzato in due Regioni, Piemonte e Toscana, per un totale di 132 casi, nel 2006 in quattro Regioni e una provincia autonoma (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Trento) per un totale di 1.151 casi e nel 2007 invece in Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia e Trento per un totale di 1.010 casi. Attualmente per questa procedura abortiva non esistono rilevazioni sistematiche, ma i dati forniti dalle Regioni indicano una prassi di ricovero in day ospital. E da qui le prime perplessita'.

Il sottosegretario Eugenia Roccella, infatti, ha paventato il rischio che nell'uso della RU486 per l'interruzione di gravidanza ''si ricorra a una prassi diversa da quella consigliata dai protocolli, il metodo infatti rende difficile il controllo che l'espulsione avvenga nelle strutture pubbliche dal momento che dura 14 giorni. Dunque il problema che puo' porre il farmaco e' che l'espulsione non avvenga in una struttura ospedaliera''.

sabato 6 giugno 2009

PAPILLOMAVIRUS: PREVENZIONE ''UNDERGROUND''


Viaggiare in metropolitana aiuta a prevenire il Papillomavirus. Non e' il risultato di un nuovo studio scientifico, ma la base della nuova ed originale campagna di sensibilizzazione contro il tumore del collo dell'utero promossa dall'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da), che ha deciso di entrare in contatto con le italiane attraverso un mezzo straordinario per capillarita' come la metropolitana. Dall'8 giugno nei vari ''info-point'', che saranno installati nelle principali stazioni, sara' distribuito un volumetto informativo scritto da Mario Sideri e Umberto Veronesi: ''Scegli la prevenzione.

Il tumore del collo dell'utero e altre patologie da Papillomavirus (HPV)''. Le donne che viaggiano in metropolitana sono un numero davvero enorme. Vivono principalmente in citta', ma non solo. Infatti sono state scelte per l'iniziativa stazioni che raccolgono viaggiatrici provenienti dall'hinterland e da studentesse universitarie.

Questo per raggiungere anche le ragazze, le piu' colpite da questo virus. Il volume, edito da Percorsi editoriali, contiene le informazioni principali relative al tumore del collo dell'utero, alle sue cause (virus HPV) e agli strumenti di prevenzione, dai nuovi test di identificazione del virus alla vaccinazione. Le stazioni coinvolte a partire dall'8 giugno saranno: a Milano Cadorna, S. Ambrogio, Loreto, Garibaldi, Centrale e Bisceglie; a Roma Tiburtina, Policlinico, Termini, San Paolo, Flaminio e Anagnina; a Napoli Museo, Dante e Vanvitelli. Successivamente l'iniziativa proseguira' interessando anche altre Regioni.

venerdì 5 giugno 2009

Orgasmo femminile: questione di geni


Dell'orgasmo femminile si sa molto ma non tutto. E mentre quelle che lo provano assicurano che non è affatto male, alcuni evoluzionisti si stanno ancora domandando quale sia la sua funzione. Ecco cosa dice la scienza.

Le sarà piaciuto? Che faccio, glielo chiedo? E se sul più lei bello fa finta, come me ne accorgo? Sono solo alcune delle domande, tipicamente maschili, che circondano con un alone di mistero l'orgasmo femminile. Ma negli ultimi anni la scienza ha demistificato e compreso, almeno alcuni, degli aspetti più caratteristici del piacere di lei. In un recente articolo pubblicato sulla rivista New Scientist si cerca di fare un po' di chiarezza su alcuni aspetti essenziali e misteriosi della sessualità delle donne. Il punto G esiste, ci sono le prove. Il punto G è una piccolissima zona della vagina che, opportunamente stimolata, produce nell'interessata orgasmi intensissimi. L'esistenza del punto G è nota e provata da decenni ma fino al 2008 nessuno era riuscito a individuare anatomicamente la sua posizione. Ci è riuscito lo scorso anno un team di medici italiani capitanati da Emmanuele Jannini, docente di sessuologia medica all'università de L'Aquila, che lo ha localizzato in un piccolo spazio tra uretra e vagina. Nelle donne che provano l'orgasmo sul punto G questa porzione di tessuto è più spessa che nelle altre.

Sul più bello lei non capisce più nulla. Durante l'orgasmo lei non è più in grado di connttere, nel vero senso della parola: la risonanza magnetica funzionale ha dimostrato che in quei momenti molte aree del suo cervello "si spengono", comprese quelle dedicate alle emozioni. Negli uomini questo effetto ha una portata minore, perchè il loro orgasmo ha una durata temporale più breve.
Molte donne non lo provano. Secondo uno studio americano del 1999 il 43% delle donne statunitensi avrebbe problemi a raggiungere l'orgasmo. Alcuni ricercatori hanno quindi sollevato un interrogativo provocatorio: se quasi la metà delle donne non lo prova, non sarà che l'anorgasmia non è da considerarsi una malattia? Nonostante questo le terapie farmacologiche allo studio per combattere questo problema sono tante, tra cui una a base di Viagra, che ha però dato fino ad oggi risultati non completamente soddisfacenti.

Tutta questione di geni. Secondo uno studio condotto nel 2005 in Gran Bretagna, il 45% delle variabili capaci di influenzare l'orgasmo femminile sarebbe di origine genetica. Molte donne non raggiungono l'orgasmo durante il rapporto sessuale, mentre altre non lo raggiungono con la masturbazione: le variabili ambientali e culturali influiscono sicuramente su questo aspetto della sessualità femminile, ma la componente ereditaria sembra essere fondamentale.

La tecnologia dà una mano. Il rimedio estremo all'anorgasmia è tutto tecnologico e si chiama "Orgasmatron", come il famoso marchingegno che compare nel film Sleeper, di Woody Allen. Si tratta di un impianto spinale che stimola la donna "al momento giusto" e si controlla con un telecomando. È stato ideato nel 2006 dal dottor Dr. Stuart Meloy, un medico americano che qualche anno prima aveva impiantato alcuni elettrodi nelle vertebre lombari di una paziente per curare un dolore cronico alle gambe. La stimolazione elettrica aveva però scatenato nella donna reazioni... piacevolmente inattese. Nonostante le difficoltà inziali a trovare dei soggetti disposti alla sperimentazione, il dispositivo e il protocollo terapeutico ad esso associato sono attualmente in fase di sviluppo.

Il mistero continua. Dal punto di vista evolutivo l'orgasmo femminile rimane comunque un mistero. Perchè le donne lo provano? Perchè alcune lo raggiungono solo con la masturbazione? Secondo la ricercatrice Elisabeth Lloyd ciò significherebbe che il piacere della donna è solo un "incidente evolutivo" come i capezzoli dell'uomo. Che resistono solo perchè non c'è nessuna buona ragione per farli sparire.
fonte:focus.it

venerdì 15 maggio 2009

orgasmo femminile: è tutta questione di intelligenza


Secondo uno studio britannico le donne che sanno gestire meglio le proprie emozioni e i propri sentimenti hanno più orgasmi rispetto alle altre.

Le donne con l’intelligenza emozionale più sviluppata godono di più. O almeno hanno più orgasmi. È questo il risultato di un singolare studio condotto in Gran Bretagna su più di 1000 coppie di gemelle. L’intelligenza emozionale è la capacità di controllare e gestire le emozioni e i sentimenti propri e altrui. Lo studio ha evidenziato che un basso livello di intelligenza emotiva, nelle donne è spesso correlato a problemi di orgasmo.
Ricerca hot. I ricercatori hanno chiesto a oltre 2000 gemelle tra i 18 e gli 83 anni di compilare un questionario sulla loro vita sessuale e di rispondere ad alcune domande per misurare il loro livello di intelligenza emotiva. Le donne che si sono classificate nel 25% più basso della classifica hanno manifestato un rischio di disturbi legati all’orgasmo fino a due volte più alto rispetto alla media. Secondo Andrea Burri, psicologa al King’s College di Londra, l’intelligenza emotiva sembra essere in grado di influenzare la capacità della donna di comunicare al partner i propri desideri sotto le lenzuola. E questo influenza in modo determinante la sua capacità di raggiungere l’orgasmo.

mercoledì 13 maggio 2009

SALUTE: SISTEMA IMMUNITARIO, QUELLO DELLE FEMMINE è PIù FORTE


Virus e batteri farebbero bene a tenersi alla larga dalle donne. Almeno per quanto riguarda le difese immunitarie, il sesso debole e' piu' forte di quello maschile. Lo dimostra uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS): gli anticorpi ''rosa'' sono piu' agguerriti. Merito degli estrogeni, che rendono l'organismo piu' reattivo agli attacchi dei batteri. E merito, ipotizzano i ricercatori, dell'evoluzione, che ha donato alla donna difese piu' forti per consentire alla specie-uomo di progredire. Gli ormoni sessuali femminili sono in grado di bloccare la produzione dell'enzima Caspasi-12, ostacolando i processi infiammatori causati dagli agenti patogeni. I ricercatori della McGill University di Montreal (Canada) hanno impiantato nei topi un gene in grado di rendere piu' vulnerabile l'organismo, ma solo tra i maschi i casi di infezione sono aumentati. ''Nelle femmine - dice il leader della ricerca Maya Saleh - gli estrogeni hanno bloccato l'espressione del gene legato a Caspasi-12'

martedì 12 maggio 2009

SALUTE: Troppi alcolici sono un pericolo per il cervello, bruciano la memoria e portano alla demenza


Una ricerca britannica del londinese Maudsley Hospital, che ha guadagnato le pagine della rivista Alcohol and Alcoholism, punta il dito sui drink che potrebbero provocare danni alla materia grigia, soprattutto nelle donne, più suscettibili a livello cerebrale. E addirittura si arriverebbe all'Alzheimer.
Alcol 'mangia memoria' e non solo, nelle serate all'insegna dei bagordi e degli eccessi. Ben un caso di demenza su quattro, stando almeno a una ricerca britannica, potrebbe essere provocato dai drink. E a rischiare sarebbero soprattutto le donne, piu' suscettibili a livello cerebrale agli effetti dell'alcol. A puntare il dito e' uno studio del londinese Maudsley Hospital, che ha guadagnato le pagine della rivista Alcohol and Alcoholism.
Tra il 10% e il 24% dei 700 mila casi di demenza in GB, secondo i ricercatori guidati da Jane Marshall, potrebbe essere legato a doppio nodo con l'alcol. Alzheimer incluso. "La gente pensa che la demenza riguardi solo gli 'over 65' - fa notare Marshall - in realta', moltissime persone che non hanno ancora spento le 65 candeline hanno problemi cognitivi, e gran parte di questi casi e' legato all'alcol".
Piu' si inizia presto con i drink, assicura l'equipe di studiosi londinesi, e prima la memoria comincia a perder colpi. Per il gentil sesso, poi, le cose si complicano ulteriormente. "Le donne - spiega Irene Guerrini, una delle ricercatrici coinvolte nello studio - metabolizzano l'alcol in modo differente, con effetti tossici su cervello e organismo piu' in generale. Se una donna beve la stessa quantita' di alcol di un uomo - puntualizza - puo' sviluppare complicanze piu' gravi". Ecco perche', gli studiosi chiedono maggiore attenzione sugli effetti dell'alcol a livello cerebrale, il piu' delle volte sottovalutati. Quando si parla di eccessi sul fronte dei drink, infatti, l'attenzione si focalizza soprattutto sulla salute del fegato. Anche il cervello, invece, richiede la massima attenzione: ecco un motivo in piu' per non alzare il gomito.