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domenica 4 ottobre 2009

fruttosio: DIETA RICCA DI FRUTTOSIO DANNEGGIA LA MEMORIA


Una dieta ricca di fruttosio puo' alterare la memoria. E' quanto emerso da uno studio i cui risultati saranno presentati al prossimo congresso annuale della Society for Neuroscience che si terra' in autunno a Chicago. L'esperimento condotto su alcuni topi ha dimostrato che un'alimentazione ricca di fruttosio, pur non pregiudicando la capacita' di apprendere, ostacola la memoria. La motivazione della loro incapacita' a ricordare, secondo i ricercatori, e' nel fruttosio, un tipo di zucchero presente in molti prodotti alimentari e bevande. Assorbito quasi esclusivamente dal fegato, questo zucchero semplice, produce una quantita' eccessiva di trigliceridi, che entrando nel flusso sanguigno, possono interferire con la segnalazione di insulina nel cervello, che svolge un ruolo importante nella sopravvivenza e plasticita' delle cellule cerebrali. I risultati sono stati simili anche nei ratti adolescenti ma ''non e' ancora chiaro - afferma Marise Parent, professore presso la Georgia State University - se gli effetti di un elevato consumo di fruttosio siano permanenti''.

lunedì 21 settembre 2009

booster broccolo: HA IL 40% DI ANTIOSSIDANTI IN PIù.

Scienziati australiani hanno sviluppato la prima 'superverdura' al mondo con il 40% in piu' di antiossidanti.I ricercatori del dipartimento industrie primarie del Victoria hanno ottenuto gli ortaggi senza ricorrere all'ingegneria genetica ma con complessi incroci durati 10 anni. I consumatori possono gia' mangiare i 'booster broccoli', mentre test commerciali sono in corso su altri 15 ortaggi, tra cui lattuga, pomodori e peperoni.

booster broccolo : Ogni porzione nutre il doppio ma sul banco del fruttivendolo occupera' lo stesso spazio.

Scienziati australiani hanno infatti sviluppato un super-broccolo che contiene fino al 40% di antiossidanti in piu' dei vegetali normali. ''E senza ricorrere a tecniche di ingegneria genetica'', precisa Rod Jones, a capo della squadra del Victoria's Department of Primary Industries (Australia) che ha ''creato'' naturalmente il nuovo concentrato di salute.

Il vegetale, gia' ribattezzato ''booster broccolo'', secondo quanto riporta l'Abc arrivera' presto in commercio avvolto con cura in fogli di plastica protettiva per mantenere intatte le proprieta' e il prezioso contento di antiossidanti. Queste sostanze naturali, ricordano gli studiosi australiani, si sono dimostrate capaci di rallentare l'invecchiamento e di proteggere da numerose malattie, a partire dal tumore. ''Il nostro broccolo - spiega Jones - e' piu' dolce rispetto alle altre varieta' perche' ha un contenuto piu' elevato di zucchero''.

Affidandosi solo a innesti e tecniche naturali e selezionando i semi di oltre 400 varieta', Jones e compagni hanno individuato l'incroci ottimale per ''coltivare'' il broccolo delle meraviglie ma presto, grazie ad un investimento di oltre 20 milioni di dollari da parte di una societa' privata, metteranno a punto altri super-vegetali.

Super-pomodoro, super-peperone e super-lattuga, promettono gli scienziati, sono gia' in pole position.

domenica 13 settembre 2009

Alzheimer: FRUTTA, DIETA MEDITERRANEA E SPORT RIDUCONO IL RISCHIO DI AMMALARSI DEL 60 %


Sport e dieta mediterranea riducono il rischio di Alzheimer:lo conferma uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association.Secondo gli esperti, che per 5 anni hanno seguito 1.880 anziani sani, un'alimentazione ricca di frutta e povera di carni rosse ABBINATA ALLA ginnastica diminuisce il rischio Alzheimer .
E' il risultato di uno studio guidato da Nikos Sarmeas della Columbia University e pubblicato su Journal of the American Medical Association (JAMA). Lo studio, condotto su 1880 anziani, con un'eta' media di 77 anni, di una comunita' multi-etnica newyorkese, ha analizzato il livello di attivita' di fisica e le abitudini alimentari. Dallo studio e' emerso che soggetti fisicamente attivi avevano un 33% di riduzione del rischio del morbo di Alzheimer, mentre coloro che avevano aderito ad un tipo di dieta mediterranea avevano ridotto il rischio del 40%. La progressiva associazione di una buona attivita' fisica e di una dieta mediterranea aveva ridotto del 60% il rischio di Alzheimer. ''Questo studio - afferma Nikos Scarmeas - e' importante perche' dimostra che le persone possono essere in grado di alterare il loro rischio di sviluppare il mordo di Alzheimer, modificando il loro stile di vita attraverso la dieta e l'esercizio fisico''.

lunedì 17 agosto 2009

Ortoressia: la nevrosi del mangiare sano.


Tra i disturbi dell'alimentazione è in forte crescita la cosiddetta ortoressia nervosa, ovvero l'ossessione del cibo salutare. Colpisce soprattutto gli over 30, tende a essere più diffusa tra gli uomini e tra le persone di buon livello culturale ed è considerato un disturbo dell'alimentazione, anche se nasce da un buon intento.
Fino a diventare un serio problema psicologico.La British Dietetic Association lancia l'allarme lancia l'allarme su questa nuova patologia e si inizia a parlare di un problema ormai comune a tante persone, eppure spesso taciuto.

RITRATTO DELL'ORTORESSICO - È difficile fare un censimento della popolazione ortoressica, anche perché contrariamente agli anoressici o ai bulimici le persone che soffrono di questo disturbo possono essere assolutamente normali fisicamente. Ma il fenomeno a un certo punto diventa preoccupante e all'attenzione esagerata alla qualità del cibo inizia gradatamente ad affiancarsi un disordine ossessivo-compulsivo della personalità. La prima descrizione dettagliata della patologia comparve in una rivista di yoga, nel 1997. Fu Steven Bratman, medico e ortoressico, a definire questo disturbo dell'alimentazione dei giorni nostri. L'ortoressico instaura chiaramente un rapporto distorto con il cibo, iniziando mano a mano a scartare ogni cibo «cattivo». I vegani e i crudisti sono seri candidati a questa malattia che si annuncia diventando talmente ossessiva da portare il soggetto a un senso di superiorità nei confronti del mondo.
DIAGNOSI DIFFICILE - Si inizia con l'escludere dalla propria alimentazione i cibi trattati con pesticidi o con qualsiasi additivo artificiale e, piano piano, i criteri di ammissibilità di un alimento diventano sempre più restrittivi. Alla fine l'ortoressico consuma il proprio pasto in solitudine (caratteristica comune anche all'anoressia e alla bulimia), si isola socialmente e arriva ad avere una dieta talmente povera da poter riportare gravi danni sul piano nutrizionale. Qualcuno è già morto di questa ossessione, tanto più pericolosa quanto più è difficile da identificare e diagnosticare. Come afferma Deanne Jade, fondatrice del National Centre for Eating Disorders, la linea di confine tra un atteggiamento sano e un atteggiamento patologico è sottile, inizialmente impercettibile. E ciò che rende il disturbo così insidioso è proprio la sua apparenza buona: tutto nasce come un amore verso sé stessi e verso gli alimenti sani. Ma in realtà nasconde una psicosi e una negazione del cibo come piacere.

sabato 8 agosto 2009

cholecystokinin peptide: ormone per proteggere l'organismo da diabete e obesità. A CAUSA DEL junk food IN CRESCITA IL NUMERO DI OBESI .


Rafforzare un ormone per proteggere l'organismo da diabete e obesita'. E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Cell Metabolism dai ricercatori del Toronto General Research Institute e dell'Universita' di Toronto, in Canada, secondo cui un ormone contenuto nell'intestino potrebbe ridurre il livello di glucosio nel sangue. La ricerca, condotta su un gruppo di topi, ha dimostrato che l'attivazione dei recettori di un ormone, il cholecystokinin peptide, riduce rapidamente i livelli di glucosio nel sangue tramite l'invio di un segnale al cervello che, a sua volta, ordina al fegato di produrre una quantita' inferiore di zuccheri. ''Lo studio - spiega Tony Lam, che ha guidato la ricerca - mostra l'importante ruolo che potrebbe rivestire l'ormone cholecystokinin nel ridurre i livelli di glucosio nel sangue in risposta a un'alimentazione con un alto contenuto di lipidi e, pertanto, pone le basi per un nuovo approccio terapeutico contro diabete e obesita'''.

La crisi finanziaria fa ingrassare: pochi soldi e troppo junk food fanno accrescere il rischio di diventare obesi. Lo afferma uno studio condotto da Eva Munster dell'Universita' di Mainz, in Germania, secondo il quale le esigue risorse finanziarie inducono a scegliere alimenti meno costosi che spesso vanno a discapito di una dieta sana. Spendere meno puo' dunque portare ad aumentare di peso, poiche' si tende a riempire il carrello della spesa di prodotti-spazzatura. Dal test effettuato su un campione di 9 mila persone e' emerso che il 25% dei 949 soggetti con debiti economici sono risultati clinicamente obesi rispetto all'11% dei restanti 8.318 partecipanti. ''In sintesi - spiega Munster - la capacita' di scegliere il cibo spesso dipende dalle risorse finanziarie disponibili''.

sabato 18 luglio 2009

Selenomana noxia: Batterio che causa l' OBESITà


Dimmi quello che mangi e ti diro' chi sei. Senza scomodare filosofi e pensatori, sulla relazione bocca-pancia si sa gia' tanto. E adesso qualcosa di piu'. Il sovrappeso non dipenderebbe solo dal cibo che passa dall'una all'altra: anche i batteri del cavo orale sono ora indiziati per l'aumento di peso. Lo dice una ricerca del Forsyth Institute di Boston (Usa) che ha scoperto il collegamento tra alcuni microrganismi che colonizzano la saliva e la probabilita' di metter su peso.

Tutto parte dal concetto di epidemia. Per J. Goodson Max, primo autore della ricerca, le prove che ''l'obesita' possa avere una natura infiammatoria sono note''. Perche', allora, non indagare le cause di una possibile infezione? La risposta e' in uno studio pubblicato sul Journal of Dental Research.

Campioni di saliva di 313 donne sono passati sul vetrino dei ricercatori per un'analisi del Dna. La conta dei batteri e la loro natura ha permesso di scoprire che bel il 98% delle donne in sovrappeso condividevano un batterio, chiamato Selenomana noxia, riscontrato in livelli superiori all'1,05% della popolazione batterica totale.

E' questo il batterio colpevole di far ingrassare i suoi ospiti? E' ancora presto, spiega Goodson, per dirlo. Per ora c'e' una relazione, ma ''il rapporto batteri obesita' potrebbe essere molto piu' complessa''. Ulteriori prove scientifiche potrebbero portare a nuove strategie per combattere l'obesita'. Ad esempio, una ''pulizia'' orale che neutralizzi i batteri provoca-grasso potrebbe arginare su larga scala la tanto temuta epidemia globale.

domenica 28 giugno 2009

SONNO: MENO ORE DI SONNO UGUALE PIù PESO


Verrebbe da pensare che dormire poco significhi bruciare più calorie. E invece si scopre che succede il contrario e, per svariati motivi, ridurre le ore di sonno fa guadagnare chili di troppo. Lo dimostrano alcuni studi presentati nel corso di «Sleep 2009» , il convegno delle Società di Medicina del Sonno tenutosi a Westchester, negli Stati Uniti.

APPETITO – Una prima ricerca condotta da ricercatori dell'università della Pennsylvania dimostra, su una novantina di volontari, che bastano 5 giorni di restrizione del sonno per guadagnare in media un chilo e 300 grammi di peso. Questo nonostante il 70 per cento dei volontari a cui è stato impedito di dormire a sufficienza abbia dichiarato di avere meno fame rispetto al solito. I partecipanti non avevano restrizioni dietetiche durante il periodo dello studio: mangiavano regolarmente 3 volte al giorno, in più alle una di notte era previsto un sandwich spezzafame. Difficile però credere che la colpa sia tutta di questo panino: come si spiega il risultato? «Crediamo che abbia “pesato” la sedentarietà e soprattutto la maggiore probabilità di cedere agli spuntini durante il tempo trascorso da svegli», ipotizza Siobhan Banks, coordinatore della ricerca. Una teoria che va d'accordo con i dati emersi negli anni scorsi: qualche tempo fa, ad esempio, il nesso fra perdita del sonno e aumento di peso fu dimostrato da studi dell'Associazione Italiana di Medicina del Sonno secondo cui dormire 4, 5 ore per notte riduce fino al 30 per cento la leptina in circolo, un ormone che tiene sotto controllo l'appetito, mentre aumenta la grelina, ormone che stimola la fame. Risultato, la voglia di piluccare qualcosa nelle ore passate da svegli diventa irresistibile. Non a caso negli ultimi dieci anni l’indice di massa corporeo medio è aumentato di un punto e mezzo e allo stesso tempo si sono ridotte progressivamente anche le ore di sonno, passando dalle 8-9 ore di riposo registrate negli anni ’60 alle 6-7 ore che si dormono in media oggi. «L'importante sarebbe fare attività fisica sufficiente a bilanciare l'introito calorico e scegliere, per i fuori pasto durante i periodi insonni, snack leggeri con pochi grassi e zuccheri», dice Banks.

ADOLESCENTI – Ma perché tendiamo tutti a dormire meno? Per gli adulti spesso si tratta di un adattamento per far fronte alle esigenze della vita lavorativa: in un mondo che va veloce e bombarda continuamente di stimoli, dormire nove ore a molti può ormai sembrare una perdita di tempo colossale. Nel caso degli adolescenti, secondo una ricerca dell'università dell'Arizona appena presentata al congresso statunitense la colpa è delle ore passate davanti a uno schermo e del caffè di troppo che molti bevono proprio per stare svegli. Amy Drescher osserva: «Bimbi e ragazzi che stanno ogni giorno ore davanti alla TV o al computer dormono di meno. E dormire poco aumenta tantissimo la loro probabilità di ritrovarsi sovrappeso o addirittura obesi». I motivi che legano la scarsità di sonno ai chili di troppo li spiega Maria Grazia Marciani, responsabile del Centro di Medicina del Sonno del Policlinico Tor Vergata di Roma: «Non dormire mai abbastanza fa saltare gli equilibri del nostro metabolismo. E non bisogna illudersi di poter recuperare il sonno perso di notte con pennichelle e pisolini diurni, perché il riposo notturno è quello più importante per garantire un corretto assetto ormonale, che dipende in larga misura dall’alternanza luce/buio e veglia/sonno. Modificare i ritmi e le abitudini può pregiudicare la produzione di ormoni come la melatonina, il cortisolo, la leptina e la grelina. La carenza di sonno – prosegue Marciani – incide poi sulla regolazione della glicemia aumentando la resistenza all’insulina e aprendo la strada allo sviluppo del diabete»

DORMIRE TROPPO – A sorpresa però c'è anche il rovescio della medaglia: secondo Nathaniel Watson, direttore dell'Istituto di Medicina del Sonno dell'università di Washington, pure dormire troppo potrebbe mettere in pericolo la linea. Watson ha studiato circa 1800 persone di cui ha calcolato l'indice di massa corporea chiedendo poi quanto dormissero abitualmente ogni notte: chi riferiva di dormire fra 7 e 9 ore per notte è risultato più magro rispetto a chi dormiva di meno, ma anche (seppure di poco) rispetto a chi dormiva di più. «Il motivo pare da ricercare in elementi ambientali e non genetici – dice Watson –. Abbiamo infatti condotto lo studio su coppie di gemelli e verificato che l'effetto dei geni sul risultato è praticamente nullo. Il peso, perciò sembra essere una funzione della quantità di sonno abituale». Né troppo, né troppo poco insomma: chi vuole restare in forma farà bene a puntare la sveglia in modo da dormire 7-8 ore per notte.

venerdì 19 giugno 2009

falcarinolo : CAROTE ANTICANCRO contengono IL falcarinolo,


Sono piu' saporite ma, soprattutto, sono anticancro se bollite intere prima di essere tagliate a rondelle. A dimostrare la particolare proprieta' segreta delle carote e' uno studio condotto dall'Universita' di Newcastle, presentato nel corso di una conferenza a Lille, in Francia, dal quale emerge che le carote bollite intere contengono il 25% in piu' di falcarinolo, una sostanza anticancro. Anche gli zuccheri contenuti nell'ortaggio, inoltre, sono presenti in concentrazioni piu' alte nelle carote bollite prima di essere tagliate, col risultato che cosi' sono anche piu' gustose.


Una carota al giorno toglie il medico di torno. Meglio ancora se la carota viene bollita intera e tagliata solo dopo la cottura (ancor meglio sarebbe consumarla cruda chiaramente). Le proprietà anticancerogene dell’ortaggio arancione sono statw scoperte quattro anni fa dai ricercatori dell’Università della Danimarca e della Newcastle University, che individuarono nel falcarinolo la sostanza «anticancro» contenuta nella verdura, smentendo la convinzione che questa responsabilità fosse da addebitarsi al beta-carotene.

NON TAGLIARE LE VERDURE - Adesso uno
studio guidato ancora una volta dai ricercatori di Newcastle stabilisce con scientificità una convinzione condivisa da tempo: le carote devono essere cotte intere, prima di essere tagliate a rondelle, per mantenerne i principi nutritivi: Il falcarinolo agisce con una potenza maggiore del 25 per cento se la verdura prima di finire in pentola non viene affettata. In sostanza, più il calore ammorbidisce la superficie della carota (e nel caso la carota venga tagliata, il calore agisce con maggior vigore) e più si registra un’evaporazione di alcuni principi nutritivi, come gli zuccheri e la vitamina C, i quali a loro volta «aprono la porta» alla dispersione nell’acqua anche di altre sostanze, come il falcarinolo. «Con il taglio aumenta la superficie a contatto con l'acqua - spiega Kirsten Brandt - e le sostanze nutritive, zuccheri e falcarinolo compresi, tendono a disperdersi nell'acqua durante la cottura».

LO STUDIO INIZIALE - Lo studio verrà presentato in occasione dell’evento francese NutrEvent, conferenza sulla salute e la nutrizione, e ancora una volta è stato guidato dalla dottoressa Kirsten Brandt, della School of Agriculture, Food and Rural Development della Newcastle University. Fu proprio lei, quattro anni fa a scoprire gli effetti benefici del falcarinolo nelle carote, effettuando un esperimento su un gruppo di topi trattati con una tossina, l’azossimetano, che favorisce il tumore al colon. I ratti furono divisi in tre gruppi, a due dei quali venne somministrata una dieta ricca di falcarinolo. I ricercatori si accorsero che i due insiemi alimentati a carote dimostravano un terzo di probabilità di sviluppare un tumore. Da lì in poi l’équipe di ricercatori ha cercato di studiare come reagisce questa sostanza chimica quando la carota viene cotta o surgelata, tentando di individuare metodi per far crescere carote ad alto tasso di falcarinolo.

giovedì 18 giugno 2009

OGM: GELATO DIETETICO CHE NON SI SCIOGLIE

Attenti al gelato Ogm che non si scioglie grazie all'aggiunta di una proteina sintetica indicata in etichetta come 'proteina Isp'. Coldiretti lancia l'allarme nel commentare la decisione della Commissione Europea destinata all'Unilever che di fatto autorizza la contaminazione da Ogm del prodotto alimentare piu' amato attraverso una proteina sintetica isolata da un pesce artico e riprodotta in laboratorio con la fermentazione di un lievito geneticamente modificato.

Gelati dietetici che non si sciolgono. Questa la promessa della multinazionale Unilever che gia' da quest'anno potrebbe immettere sul mercato sorbetti transgenici con il 50% in meno di grassi e minori costi di produzione.
Il tutto grazie a una proteina sintetica - la ISP, Ice Structuring Protein - isolata originariamente da un pesce artico e riprodotta in laboratorio attraverso la fermentazione di un lievito geneticamente modificato. La proteina ha appena ottenuto il via libera dalla Commissione Europea e potra' essere utilizzata nella preparazione di gelati nei 27 paesi dell'Unione gia' nel 2009. Il via libera dell'Esecutivo si basa sul parere positivo espresso nel luglio dello scorso anno dall'Efsa (Autorita' europea per la sicurezza alimentare) che ha escluso il rischio di allergenicita' in seguito all'ingestione dei prodotti contenenti ISP.

''Ma i ricercatori indipendenti dell'Indipendent Science Panel (ISP) gia' nel 2006 avevano dimostrato che la proteina della Unilever non e' sostanzialmente equivalente a quella prodotta dal pesce artico - commenta Nicoletta De Cillis, Fondazione Diritti Genetici - e che anzi costituisce un allergene, proprio per la sua derivazione da lieviti transgenici''.

''Il successivo parere dell'ente preposto all'approvazione dei 'novel foods' (ACNFP), sebbene favorevole al prodotto, aveva convalidato la tesi della possibile allergenicita', proponendo l'etichettatura obbligatoria - continua De Cillis - ma l'opzione e' stata esclusa dalla recente decisione della Commissione.

Il nuovo ingrediente - conclude - sara' infatti etichettato semplicemente come 'proteina ISP', in base alla attuale normativa Ue che non sottopone casi come il gelato della Unilever alla regolamentazione prevista per gli Ogm''.

mercoledì 10 giugno 2009

DIETA: 'ECO-ATKINS' PER PERDERE PESO E CONTRO COLESTEROLO


Una dieta a base di proteine vegetali e con basso contenuto di carboidrati aiuta a perdere peso e, soprattutto, migliora i livelli di colesterolo nel sangue. Una dieta ''Eco-Atkins'', come e' stata definita dagli stessi autori della ricerca, ovvero una dieta Atkins - iperproteica per definizione - modificata sostituendo le proteine animali - carne, uova - con quelle vegetali - soia, glutine, noci. A spiegarne i benefici e' uno studio pubblicato ieri su Archives of Internal Medicine, uno dei Journal of American Medical Association.

Tradizionalmente la dieta Atkins viene utilizzata per perdere peso, ma non ha alcuna relazione con l'abbassamento dei livelli di colesterolo. La nuova ricerca, invece, spiega che la variazione vegetariana ''Eco-Atkins'' a base di proteine vegetali potrebbe essere un'alternativa, offrendo la perdita di peso e riducendo i fattori di rischio cardiovascolari. Lo studio ha messo in paragone due diete vegetariane, la nuova Eco-Atkins - molte proteine vegetali e pochi carboidrati - e un'altra dieta ad alto contenuto di carboidrati e basso apporto di grassi: in entrambi i casi nei partecipanti all'esperimento sono stati registrati diminuzione di peso e abbassamento dei livelli di colesterolo nel sangue, ma solo nei soggetti che si erano sottoposti alla Eco-Atkins i livelli di colesterolo erano migliorati sensibilmente. I ricercatori stanno ora studiando per capire se il miglioramento dei livelli di colesterolo sia dovuto, nella Eco-Atkins, alle proteine vegetali o alle fibre.