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sabato 3 ottobre 2009

cataratta Individuato la causa genetica legata alla proteina EphA2


Individuato la causa genetica della formazione della cataratta dovuta all'eta': merito dei ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland (Ohio), che hanno preso parte a un progetto di studio che ha coinvolto 10 laboratori americani, inglesi e australiani. I risultati dei test sono stati pubblicati su PloS Genetics.

Si chiama EphA2, ed e' una proteina naturalmente presente nel corredo biologico degli uomini e dei topi, il cui gene con l'invecchiamento puo' venire cancellato: ''La scoperta e' stata frutto di un caso - afferma Bing-Cheng Wang - dal momento che il nostro gruppo di ricerca stava lavorando all'ipotesi che EphA2 fosse coinvolta nella prevenzione di alcune forme tumorali''.

Nelle cavie in cui il gene collegato alla proteina era disattivato, oltre ad aumentare la tendenza a sviluppare tumori, e' stata riscontrata una maggiore diffusione della cataratta: saranno tuttavia necessari ulteriori studi per comprendere il processo cellulare tramite cui EphA2 collabora a mantenere lontana l'insorgenza della cataratta.

lunedì 24 agosto 2009

Nanog: proteinA che regola le staminali pluripotenti.

Come fanno le cellule staminali pluripotenti a mantenersi allo stato indifferenziato? Il segreto e' in Nanog, una proteina che funziona come maestra d'orchestra, regolando l'operato di geni e proteine affinche' le staminali possano rimanere - o essere riprogrammate - allo stato di pluripotenti (quelle in grado di differenziarsi in tutti i tipi di tessuti umani). E' quanto emerge da uno studio pubblicato su Cell dai ricercatori del Wellcome Trust Centre for Stem Cell Research dell'Universita' di Cambridge (Regno Unito), che aggiunge un nuovo tassello alla conoscenza del meccanismo della ''immortalita''' delle staminali pluripotenti. La proteina Nanog e' nota agli studiosi dal 2003, e sin da subito venne identificata come uno dei principali attori del sistema che mantiene le cellule allo stato pluripotente, senza che pero' si sapesse esattamente quale fosse il suo ruolo. Con il nuovo studio si compie un passo avanti nella comprensione del meccanismo: e' proprio Nanog a coordinare il funzionamento di proteine e geni affinche' le staminali possano rimanere allo stato ''immortale'' di pluripotenza o essere riprogrammate fino a tornare allo stato pluripotente.

giovedì 20 agosto 2009

gene Klotho: GENE ANTI-INVECCHIAMENTO che CURA l' IPERTENSIONE

Dal gene dell'eterna giovinezza potrebbe arrivare la ricetta per contrastare l'ipertensione.

Il gene Klotho, scoperto da ricercatori giapponesi nel 1997, e' stato utilizzato in laboratorio dagli scienziati dell'Oklahoma Health Sciences Center per ridurre i livelli di pressione sanguigna, fattore di rischio per ictus e infarto.

La scoperta pubblicata sulla rivista dell'American Heart Association e' che aumentando l'attivita' del gene non solo si riesce a bloccare l'innalzamento dei valori, ma addirittura a ridurli, garantendo uno scudo anche contro l'insufficienza renale, altra conseguenza sottovalutata di una pressione fuori controllo.

Adesso i ricercatori guidati da Zhongjie Sun stanno lavorando alla sintesi del gene, il cui utilizzo sugli uomini e' gia' stato autorizzato dalla Food and Drug Administration.

''Un'unica applicazione del gene Klotho - spiega Sun - puo' ridurre l'ipertensione per almeno 12 settimane o piu'''.

Il gene e' disponibile anche sotto forma di una proteina e in un futuro prossimo gli scienziati non escludono di poter estrarre una formulazione solubile da sciogliere in acqua.

La storia del gene Klotho risale alla fine degli anni '90, quando un team di ricerca giapponese scopri' che con l'avanzare dell'eta' la sua attivita' nell'uomo e' destinata ad affievolirsi esponendo cosi' a diversi tipi di malattie e per questo fu subito ribattezzato ''gene anti-invecchiamento''.

fonte di eterna giovinezza: le cellule staminali


Una proteina le rende capaci di svilupparsi in ogni direzione
Scoperta la 'fonte di eterna giovinezza' delle cellule staminali: e' una proteina che permette alle cellule bambine di restare pluripotenti. La ricerca e' stata condotta in Gran Bretagna, presso l'universita' di Cambridge. La scoperta ha ricostruito il passo cruciale nella catena di eventi che da' alle staminali la capacita' di svilupparsi in ogni direzione, diventando cellule di pelle, cervello, ossa o polmoni. E' un passo in piu' verso la possibilita' di future terapie basate sulle staminali.
fonte: ansa

martedì 18 agosto 2009

Huwe1: scoperto gene sviluppo e anticancro


Ed e' coinvolto anche nel tumore piu 'aggressivo del cervello
Scoperto il gene che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle staminali e che e' coinvolto anche nel tumore piu' aggressivo del cervello. Lo hanno descritto sulla rivista Developmental Cell gli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella, che lavorano negli Usa, presso il Columbia University Medical Center di New York. Un grande passo in avanti nella ricerca sulle staminali era stato fatto con la scoperta del cocktail di geni capace di far tornare indietro nello sviluppo le cellule adulte.

Si chiama Huwe1 il gene che aiuta le cellule staminali a svilupparsi e a diventare adulte. L’hanno scoperto gli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella, che da molti anni lavorano negli Stati Uniti, presso il Columbia University Medical Center di New York.

La ricerca, che si è meritata la copertina della rivista internazionale Developmental Cell, dimostra che lo stesso gene è coinvolto anche nel più aggressivo fra i tumori del cervello che colpisce bambini e adulti, il glioblastoma multiforme. La scoperta promette di avere conseguenze importanti sulla ricerca di base relativa alle cellule staminali, ma getta anche le premesse per future terapie contro i tumori.

UN GENE DISTRUTTIVO
Far regredire nello sviluppo le cellule adulte è possibile da tempo utilizzando un cocktail di geni. In questo modo si ottengono le cosiddette cellule Staminali pluripotenti indotte (Ips), ma il problema era fare in modo che queste cellule staminali ottenute artificialmente tornassero adulte. In qualche modo era necessario liberarsi dei geni che costringevano le cellule a restare bambine. A trovare la chiave per riuscirci sono stati Iavarone e Lasorella: «Adesso - ha detto interpellato all’agenzia ANSA Iavarone - abbiamo trovato una proteina capace di distruggere alcune delle proteine-chiave utilizzate per ottenere le Ips e di far ripartire quindi la trasformazione delle cellule staminali in cellule adulte». La proteina, come il gene che la produce, si chiama Huwe1.

RIPARTE LO SVILUPPO
Una volta introdotta nelle staminali del cervello, la proteina Huwe1 «permette loro di diventare neuroni». I ricercatori hanno osservato questo risultato sia nelle colture di cellule sia in embrioni di topo.

UN FRENO AL TUMORE
Una proteina come Huwe1, che spinge le cellule a diventare adulte, è scomoda per i tumori. Impedisce infatti alle cellule che li alimentano di moltiplicarsi, e così il tumore cerca di liberarsene. «Abbiamo scoperto - spiega Iavarone - che la stessa proteina viene eliminata durante lo sviluppo del glioblastoma multiforme».

Anna Lasorella ha dimostrato che nel topo, in assenza di Huwe1, le cellule staminali si moltiplicano in modo incontrollato, per cui la formazione dei neuroni è compromessa e lo sviluppo del cervello procede in modo anomalo. Poichè sia le cellule staminali che le cellule tumorali hanno in comune la capacità di crescere molto rapidamente, Iavarone ha ipotizzato che l’attività di Huwe1 possa essere bassa nelle cellule dei tumori del cervello umano. Ipotesi che è stata confermata dal confronto fra i livelli di Huwe1 nel cervello normale e nei tumori cerebrali e dall’analisi condotta con un algoritmo messo a punto da un altro italiano, Andrea Califano, responsabile del Centro di Bioinformatica applicata allo studio dei tumori alla Columbia University.

FUTURA TERAPIA
Per Lasorella la scommessa è «aumentare la funzione di Huwe1 nelle cellule tumorali». Questo, secondo Iavarone, «potrebbe consentire una corretta riprogrammazione di queste cellule e permettere la rigenerazione delle cellule neurali perse nel corso di malattie neurodegenerative».Inoltre, conclude, «ci aspettiamo che riportando al normale l’attività di Huwe1 nelle cellule dei tumori cerebrali di pazienti in cui Huwe1 è assente potremo fermare la crescita del tumore».