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martedì 22 settembre 2009

coralli: gabbie elettriche in fondo al mare aiutano la ricrescita

Enormi gabbie elettriche in fondo al mare aiutano la ricrescita

Nelle Maldive sono usate con successo gabbie d'acciaio attraversate da corrente elettrica a basso voltaggio per far ricrescere i coralli. L'elettricita' innesca una reazione chimica che porta il carbonato di calcio che si trova nell'acqua di mare a depositarsi sulla struttura. I coralli, a quanto pare, trovano la cosa 'irresistibile' anche perche' usano il calcio per il loro le strutture abitative delle loro colonie e, in breve tempo, la gabbia ne e' stata ricoperta.

lunedì 14 settembre 2009

RIFIUTI TOSSICI E SCORIE: Ora si indaghi anche sugli altri casi DI NAVI CARICHE DI RIFIUTI TOSSICI E RADIOATTIVI AFFONDATE

Navi dei veleni, a fondo. L'ultima probabilmente è quella scoperta nel Tirreno Cosentino, grazie alle rivelazioni di un pentito. Sono anni che se ne parla: naufragi dolosi, al largo delle nostre coste e, più spesso, di fronte a quelle dei paesi del terzo mondo, Africa in particolare. «L'importante ritrovamento del relitto affondato a largo di Cetraro speriamo permetterà di affrontare con nuovo vigore le inchieste chiuse forse troppo frettolosamente e le indagini mai correttamente approfondite su una pratica assai diffusa che ha visto, tra gli anni Ottanta e Novanta, una quarantina di navi affondare misteriosamente nei punti più profondi del Mediterraneo». Così Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente commenta in una nota il ritrovamento del relitto nel mare di Cosenza.

DOSSIER DAL 1994 - «Abbiamo chiesto un incontro al Procuratore di Paola per offrire il nostro aiuto consegnando i dossier raccolti sin dal 1994 con i primi esposti presentati e l'ampia documentazione assemblata nel tempo sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati». Legambiente cita il caso della motonave Nikos I (1985), della Mikigan (1986), della Rigel (1987), della Rosso (ex Jolli Rosso, 1990), della Anni (1989), della Marco Polo (1993), della Koraline (1995). «Ora si riaprano le inchieste - ha concluso Nuccio Barillà di Legambiente Calabria - per perseguire i responsabili e monitorare il pericolo di contaminazione delle acque responsabili di patologie gravi per l'uomo e danni enormi all'ecosistema. Dobbiamo rilanciare la richiesta e l'impegno affinchè si approdi quanto prima alla verità sulle tante vicende legate all'intrigo radioattivo, caratterizzato da connivenze e reticenze a vari livelli e anche morti misteriose. Chiediamo misure serie ed immediate a tutela del diritto di sapere dei cittadini e per scongiurare che nel futuro fatti come questi tornino a verificarsi».

PRELIEVO DEI CAMPIONI - Nel frattempo saranno completate le operazioni di prelievo dei campioni da analizzare nei fondali del mare Tirreno a Cetraro, dove sabato è stato individuato un mercantile con fusti sospetti. Nell'ultimo fine settimana non è stato possibile terminare l'attività a causa delle forti correnti in profondità.

TASK FORCE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE - Intanto una task force del Ministero dell'Ambiente è pronta a operare nel mar Tirreno al largo della Calabria nella zona dove è stato individuato il relitto. A questo scopo si è svolto un vertice presso il Ministero dell'Ambiente alla presenza anche della Guardia Costiera, che è dotata di unità per la tutela ambientale attrezzate con le più moderne tecnologie. Intanto i mezzi navali antinquinamento utilizzati dal Ministero si stanno già dirigendo nella zona. «Obiettivo - conclude la nota - è quello di mettere in campo tutte le unità e le conoscenze tecniche che possano agevolare l'accertamento di ciò che è sepolto in fondo al Tirreno e, quindi, eventualmente programmare gli interventi necessari a salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica. Il ministero, in considerazione del fatto che la vicenda è oggetto di una inchiesta della magistratura, metterà mezzi e professionalità a disposizione della Procura competente, che è stata già contattata ed informata, al fine di operare in modo coordinato con l'obiettivo di un sollecito accertamento dei fatti e degli eventuali rischi di inquinamento».

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rifiuti tossici:Trovata una nave al largo di Cetraro, potrebbe contenere rifiuti tossici

lunedì 17 agosto 2009

inquinamento del MARE: 100 AREE CRITICHE. Maglia nera per inquinamento a Calabria e Campania.


Cento aree critiche minacciano il mare italiano. Maglia nera per inquinamento a Calabria e Campania. Sale sul banco degli imputati il sistema di depurazione, di cui sono privi ben 18 milioni di italiani. E' questo il bilancio di Goletta Verde che oggi ha concluso a Capalbio i suoi due mesi di navigazione. Un tour lungo oltre 2.000 miglia e 23 tappe per monitorare la salute del mare, denunciare i casi di mala gestione e gli abusi edilizi sui litorali.
A presentare i risultati di due mesi di campagna questa mattina a Capalbio erano presenti: Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, Angelo Gentili, segreteria nazionale di Legambiente, Massimo Serafini, portavoce Goletta Verde, Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, Francesca Maria Montemagno, responsabile comunicazione e marketing Renergies Italia, Andrea Di Stefano, responsabile relazioni istituzionali Novamont e Stefano Riva, amministratore delegato Weleda Italia .

Nella sua XXIV edizione, la storica campagna di Legambiente ha puntato i riflettori sui punti critici dell'ecosistema marino-costiero, analizzando le foci dei fiumi e i tratti di mare interessati da fenomeni di inquinamento, dalla mancata o scarsa depurazione agli scarichi illegali, ma anche le coste deturpate dal cemento vista mare e minacciate da nuovi appetiti speculativi. E il bilancio di questo viaggio e' tutt'altro che positivo: gravemente inquinati l'81% dei campioni analizzati dai biologi del Cigno Verde, valori di inquinanti microbiologici oltre i limiti di legge per il restante 19% dei punti monitorati. Piu' che un campanello d'allarme i dati emersi dalle analisi di Goletta Verde soprattutto sulle foci dei corsi d'acqua delineano il quadro di un'emergenza nazionale: fortemente contaminati da coliformi, streptococchi fecali ed escherichia coli, i fiumi di tutto il Belpaese rappresentano la maggiore fonte di inquinamento per le acque dei nostri mari. Una situazione di cui le principali responsabilita' vanno attribuite ai Comuni che scaricano i propri reflui nei corsi d'acqua senza effettuare un'adeguata depurazione o senza depurare affatto.

Un quadro confermato dall'imminente avvio della procedura d'infrazione europea per il mancato trattamento delle acque reflue in ben 525 comuni con oltre 15mila abitanti e dal Rapporto Blue Book 2009 di Utilitatis e Anea secondo il quale l'85% degli italiani e' servito dalla rete di fognatura e solo il 70% da un impianto di depurazione.

domenica 16 agosto 2009

sfruttamento dei mari: presto scompariranno tonni, salmoni, pesce spada, sogliole e gamberoni.

Allarme Fao e Greenpeace, il 40% delle risorse è utilizzato troppo. Rischiano di scomparire tonni, salmoni, pesce spada, sogliole e gamberoni. L'acquacoltura sta crescendo a ritmi elevatissimi, nel 1970 portava in tavola il 6% del totale, nel 2006 il 46%




C’è una sola speranza se si vorrà mangiare ancora pesce nel futuro. Si chiama acquacoltura, quel ‘mercato’ ittico che da solo sfiora il 50% della produzione mondiale e che sarà l’unico, prima o poi, che porterà il pesce sulle tavole. Perché lo sfruttamento dei mari, avvertono la Fao e Greenpeace, è al limite e presto spariranno tonni, gamberoni, sogliole e altri ‘figli’ degli oceani. E con loro i salmoni, o il pesce spada. Mari come il Mediterraneo sono “sul baratro”, ricorda la Fao. Che nel suo ultimo rapporto parla di tassi di sfruttamento delle risorse ittiche nell’ordine del 40%. Ma anche l’Unione europea avverte dei rischi che stanno correndo le risorse dei mari: l’80% delle riserve è pescato troppo intensivamente e il suo rendimento è ridotto.

Il mercato alimentare dell’acquacoltura, invece, sta crescendo come nient’altro nel settore. Nel 1970 queste "fabbriche" del pesce producevano appena il 6% del pesce che finiva sulle tavole. Nel 2002 era poco più che raddoppiato, toccando quota 13,2%. Nel 2006 ha raggiunto il 46%. In Portogallo c’è il più grande stabilimento al mondo, di proprietà della spagnola Pescanova. In tre chilometri e mezzo vengono allevati rombi: 3500 tonnellate all’anno. Il prossimo obiettivo è la coltura del pangasio, al largo del Mozambico.

lunedì 10 agosto 2009

Isola d'Elba: RISOLTO PROBLEMA CHIAZZE CATRAME


''E' stato risolto con sollecitudine ed evitando ogni possibile danno per l'ambiente il problema delle chiazze di catrame avvistate ieri pomeriggio nel mare dell'Isola d'Elba''. Ne da' notizia un comunicato del ministero dell'Ambiente nel quale si sottolinea che ''il tempestivo intervento dei mezzi della Capitaneria di Porto Guardia Costiera, unitamente alle unita' della Protezione Civile dell'Elba, coordinate dal Ministero dell'Ambiente, ha fatto si che le chiazze potessero essere rapidamente circoscritte, evitando ogni genere di contaminazione a mare e limitando lo spiaggiamento ad una piccola porzione del litorale gia' stamani completamente bonificato''.
Nella nota si legge altresi' che ''oggi sono in corso perlustrazioni aree, da parte dei mezzi della Capitaneria di Porto Guardia Costiera, per verificare lo stato di altre due piccole chiazze che erano state individuate e che sono in via di dissolvimento. Parallelamente sono allo studio le registrazioni radar sul traffico marittimo in zona per individuare i responsabili dello sversamento di idrocarburi in mare, al fine di attivare le procedure di risarcimento del danno e delle operazioni di bonifica attuate''.

Per il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ''l'intervento nel mare dell'Elba e' una prova della funzionalita' e della capacita' di intervento delle strutture preposte alla tutela del mare e delle coste, la Guardia Costiera in primo luogo, cui va il mio plauso per l'efficacia delle operazioni svolte. Il mare e le coste sono una straordinaria risorsa del nostro paese e un formidabile volano turistico. L'impegno per tutelare questo bene collettivo e' massimo e sara' sempre piu' intensificato per assicurare sempre i migliori standard di protezione dell'ambiente e per perseguire gli autori di questi crimini contro il mare''

lunedì 27 luglio 2009

spadare: Greenpeace scopre peschereccio con spadara illegale


Nel canale di Sicilia l'imbarcazione degli attivisti ha incrociato la Federica II notando reti sospette. Dopo i controlli online, gli ambientalisti hanno scoperto le irregolarità e chiamato la Guardia Costiera

Più di 15 km di rete spadara illegale, due ceste di palamiti, 16 pesci spada (2 di taglia illegale) e 14 esemplari di tonno rosso, di cui ben 8 al di sotto della taglia minima di 30 kg trovati nella stiva. E' tutto quello che è stato scoperto dalla Guardia Costiera sul peschereccio Federica II, proveniente da Porticello (Palermo), grazie all'intervento di 'Rainbow Warrior', nave ammiraglia di Greenpeace.

Nella zona del canale di Sicilia l'imbarcazione degli attivisti ha incrociato la Federica II e, una volta osservate alcune reti sospette, gli ambientalisti hanno deciso di controllare sul registro on line dei pescherecci dell’Unione europea, scoprendo che l’imbarcazione aveva solo la licenza per la pesca a strascico, nonostante la presenza di altri tipi di reti.

Così i volontari di Greenpeace decidono di avvicinarsi con i gommoni per controllare da vicino e comincia un inseguimento con mare forza 5 tra la 'Rainbow Warrior', la Capitaneria di porto, avvisata dagli attivisti, e il peschereccio che, una volta raggiunto, è stato fermato e poi scortato nel porto di Pantelleria.

''Siamo soddisfatti che la Capitaneria di porto di Pantelleria sia intervenuta tempestivamente, ma com’è possibile che un peschereccio possa aggirarsi per il Mediterraneo con ben due attrezzi da pesca senza licenza, di cui uno completamente illegale?'' chiede Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, a bordo della 'Rainbow'. Le spadare sono vietate da anni dall’Onu e dalla Ue per il loro devastante impatto ambientale: uccidono delfini, capodogli e tartarughe. Inoltre, la pesca al tonno rosso, una specie in pericolo, è sottoposta a un rigoroso regime di quote.

Intanto, oltre alla lotta alla pesca pirata, la 'Rainbow Warrior' sta effettuando una serie di sopralluoghi, con immersioni e monitoraggi con una telecamera filoguidata nei fondali del canale di Sicilia. “Questo è il nostro mare - continua Giannì - è ora di finirla con la pesca pirata e di salvaguardarlo con una rete di riserve marine, anche in alto mare: il canale di Sicilia deve essere protetto”. Greenpeace ha proposto una rete che copra il 40% dei mari.
FONTE:adnkronos.com

MARCHIO SOSTENIBILITà : PER LE AREE MARINE PROTETTE CHE RISPETTERANNO L'ECOSOSTENIBILITà UN MARCHIO SOSTENIBILITà

Individuare tutti quei servizi (ricettivi, ristorazione, intermediazione turistica) che qualificano l'offerta delle Aree Marine Protette in termini di sostenibilita' ambientale. Lo prevede l'Accordo di Programma Quadro per l'istituzione di un Marchio di Sostenibilita' per la valorizzazione delle Aree Marine Protette che il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo firmera' domani alle ore 18, presso la sede del Parco del Circeo a Sabaudia. L'accordo, sottoscritto con Confturismo di Confcommercio e Federturismo di Confindustria, potra' essere esteso anche a ulteriori tipologie di servizi, quali ad esempio quelli rivolti alla nautica da diporto e alla subacquea, facendo seguito agli accordi di programma con cui le Amp sono state aperte alla fruibilita' della nautica da diporto e alle attivita' di diving.

Il Marchio, in cui viene raffigurato un delfino, verra' riconosciuto (con una gradazione da uno a tre delfini) sulla base della persistenza di alcuni requisiti, in particolare relativi alla gestione sostenibile delle acque, all'efficienza energetica e all'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, all'utilizzo di sistemi per la riduzione dell'inquinamento atmosferico e acustico, alla gestione sostenibile dei rifiuti, al ricorso a sistemi di mobilita' sostenibile.

Il Marchio punta alla valorizzazione dei prodotti tipici e locali, dell'offerta turistica rivolta in modo privilegiato alle categorie sensibili e svantaggiate (bambini, anziani, disabili), attraverso la formazione continua del personale e la comunicazione alla clientela. Quest'ultima verra' garantita attraverso l'attivazione di un sito internet istituzionale centralizzato, multilingue, presso il quale l'utente potra' direttamente prenotare ed avere informazioni sui Servizi al turismo contrassegnati dal Marchio di qualita'.

''L'istituzione del Marchio di Sostenibilita' pone il nostro Paese all'avanguardia in Europa, e segna un ulteriore passo sulla strada della costruzione di un modello di sviluppo sostenibile - ha dichiarato il ministro Prestigiacomo -, in questo caso nel settore dei servizi turistici e ricettivi collocati vicino o nelle Aree Marine Protette. Ad ulteriore conferma del fatto che la tutela dell'ambiente costituisce una straordinaria opportunita' di crescita per i territori che decidono di puntare su di essa, qualificando la proposta turistica all'insegna del risparmio energetico, del contenimento delle emissioni, dell'adozione di sistemi di mobilita' urbana sostenibile. Una scelta - ha concluso il ministro - che trova riscontro nel gradimento del turista, che da molto tempo decide la meta delle proprie vacanze anche sulla base di questi elementi''.

lunedì 29 giugno 2009

co2: ANCHE CON STOP CO2 LIVELLO MARE SALIRà DI 25 METRI


Le fluttuazioni del livello del mare di oggi assomigliano a quelle di 3,5 milioni di anni fa. E anche se la CO2 si fermasse ai livelli attuali, il mare continuerebbe a salire di circa 25 metri rispetto a oggi. A dirlo, questa volta, e' la 'storia' geologica sulla base delle concentrazioni di CO2 e delle glaciazioni. Questo quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, fatto dal Centro nazionale di oceanografia di Southampton (Nocs), insieme con l'universita' di Tubinga, in Germania, e di Bristol, grazie alla ricostruzione delle fluttuazioni del livello del mare nel corso degli ultimi 520 mila anni. Lo studio rivela un rapporto sistematico tra temperatura globale e concentrazioni di CO2 e modifiche al livello del mare nel corso degli ultimi cinque cicli glaciali. La proiezione di questo rapporto con le concentrazioni di CO2 di oggi danno come risultato un innalzamento di 25 metri del livello del mare rispetto all'attuale. Cosa che e' in accordo con il livello del mare di 3-3,5 milioni di anni fa, quando le concentrazioni di CO2 erano simili a oggi (387 parti per milione). Il confronto dei dati di questa ricerca con i dati sul clima globale suggerisce che anche stabilizzando a oggi i livelli di CO2 l'innalzamento del livello del mare, nei prossimi due millenni, potrebbe essere superiore a quello delle proiezioni a lungo termine dell'Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) che parlano di circa 7 metri. Non e' possibile comunque conoscere l'aumento totale del livello del mare riseptto al riscaldamento globale, perche' lo scioglimento dei ghiacci e' un processo lento, anche quando la temperatura sale rapidamente. Cosi' le attuali previsioni di innalzamento del livello del mare per il prossimo secolo considerano soltanto la quantita' di ghiaccio che e' possibile verificare si sia sciolta fino a quel momento. ''Il rapporto tra emissioni di CO2 e temperatura e il livello del mare - dice Eelco Rohling dell'universita' di Southampton - offre un modello per un futuro sostenibile. Anche se volessimo contenere tutte le emissioni di CO2 di oggi, e stabilizzarle al livello moderno, il livello del mare continuerebbe a salire di circa 25 metri rispetto a quello presente, passando a un livello simile a quello misurato 3,5 milioni di anni''.

domenica 21 giugno 2009

MEDUSE: allarme è generalizzato, in parte giustificato

Torneremo a fare il bagno con costumoni ascellari, quelli che lasciano scoperti solo polpacci e braccia dal gomito in giù? Forse proprio grazie a loro i nostri nonni (che andavano comunque al mare molto meno di noi) non facevano tanto caso alle meduse che oggi guadagnano sempre più spesso l’onore della prima pagina. L’allarme è generalizzato e in parte giustificato.

La specie più fastidiosa è la Pelagia noctiluca, appena dieci centimetri di gelatina punteggiata di porpora: i suoi tentacoli, sottili come capelli, sono quelli che fanno male. Una scossa, una fiammata improvvisa fra una bracciata e l’altra. E si esce dal mare doloranti, con la pelle rossa come se fosse stata sferzata da un frustino. Una pelagia da sola non può fare molti danni, ma questa specie si muove in banchi di migliaia, anche milioni di esemplari: così un’intera marina può diventare all’improvviso impraticabile come la più infida delle paludi. Non importa che sia la spiaggia della Versilia, di Capri o la costiera del Gargano. Le meduse sono molto democratiche: colpiscono a Ladispoli come a Porto Cervo. E veniamo al dunque: da dove sono sbucate? Ci sono sempre state o sono frutto di un drammatico sconvolgimento degli equilibri ecologici? E soprattutto continueranno ad aumentare?

Le meduse ci sono sempre state: lo dicono pescatori e scienziati. Antonio Di Natale, biologo marino, ricorda che negli anni Sessanta capitava di non potere fare il bagno a Taormina per la grande quantità di meduse fino sulla spiaggia. Forse queste invasioni si sono accentuate per le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma ne sappiamo ancora troppo poco per trarre conclusioni. Lo pensano anche Ferdinando Boero dell’università del Salento, uno dei maggiori esperti in materia (ha appena lanciato la campagna “Occhio alla medusa”: i bagnanti possono contribuire a compilare una mappa di quelle presenti nel Mediterraneo segnalandole a boero@unisalento. it), e Bruno Massa dell’università di Palermo, convinti che questi animali abbiano vita più facile e si riproducano meglio grazie alla diminuzione dei pesci. Le meduse e i pesci, allo stadio larvale e giovanile, mangiano lo stesso cibo, il plancton: se i pesci diminuiscono, le meduse (che non disdegnano anche uova e larve di pesci) ne hanno una maggiore quantità a disposizione.

Non solo acqua. Parenti dei coralli, le meduse sono fatte al novanta per cento di acqua. Ne esistono migliaia di specie diverse, non tutte urticanti, alcune possono superare i due metri di diametro con il loro ombrello e avere tentacoli di parecchi metri. Nel Mediterraneo, in particolare in Italia, le specie più diffuse sono la Rhizostoma pulmo (non punge), con un bordo viola scuro ben visibile e il diametro di 30-60 cm; la Cotylorhiza tubercolata giallastra (è bellissima e non fa niente), a forma di disco; le poco urticanti Aequorea e Aurelia aurita, che raggiunge i 30 cm di diametro e infine la Pelagia noctiluca, piccola (meno di 10 cm di diametro) e “bruciante”, un po’ rosa e luminescente di notte.

Un caso a parte è la Caravella portoghese Physalia physalis, seguita dai ricercatori dell’università di Lecce e ormai arrivata anche nel Mediterraneo centrale. Non è una vera medusa, ma un animale composto da diversi “individui”: uno assume la forma di una vescica piena di gas e galleggia in superficie; gli altri sono trasformati in tentacoli, lunghi fino a vari metri e pericolosi. La quantità del veleno che riescono a inoculare è fortemente urticante. Del tutto innocua, invece, la Velella, piccolo organismo viola scuro, erroneamente confusa con le meduse, che forma banchi molto estesi.

Nemiche al bagno. Banchi enormi di meduse e affini sono già stati avvistati nel Mediterraneo: sappiamo che si sposteranno secondo il capriccio delle correnti e dei venti, ma fare previsioni per il futuro più immediato è difficile. I banchi più grossi, come quello lungo dieci chilometri avvistato poche settimane fra la Liguria e la Corsica, sono formati da innocenti velelle. I più pericolosi, costituiti da pelagie, compaiono di solito in alto mare, molto lontano dalle coste. Il loro destino dipende dalle correnti marine e dai venti: potrebbero restare in alto mare o essere ammassati in pochi giorni sotto costa da una tempesta. Tutte le rive del Tirreno, dell’Adriatico e delle isole sono a rischio. La grande Caravella portoghese viene invece da Gibilterra: le coste più occidentali d’Italia, della Sicilia e della Sardegna (e anche Malta) sono o saranno raggiunte per prime. Molti di noi vorrebbero che il mare fosse solo un vascone d’acqua salata, possibilmente pulita. Non è così: il mare è un ecosistema vivo, pieno di organismi che garantiscono anche la nostra sopravvivenza. Le meduse fanno parte di questo equilibrio: dobbiamo accettarlo. Anzi, per riconciliarci con le “nemiche” dei nostri bagni, vale la pena di visitare gli acquari di Genova o di Cattolica, che ne ospitano moltissime specie, tutte bellissime. Da guardare e non toccare.

Rimedi in sei mosse.
Come reagire al tocco della medusa?
- Non farsi prendere dal panico. Se ci si trova in acque fonde o si è impegnati in un’immersione subacquea, guadagnare con calma la riva o un’imbarcazione.
- Sdraiarsi all’ombra, coprendosi per non sentire freddo. Se il malessere si accentua, ricorrere al Pronto soccorso balneare o al medico più vicino.
- Con una carta di credito, o una tessera sanitaria, raschiare la pelle per togliere i frammenti di tentacoli.
- Non usare acqua dolce per lavare la pelle ustionata. l
- Non passare disinfettanti sulla ferita, in particolare tintura di iodio. No anche ad aceto di vino o ammoniaca.
- Usare solo su consiglio medico le pomate antistaminiche che diminuiscono gonfiore, rossore e bruciore.
FONTE:corriere.it

venerdì 12 giugno 2009

MEDUSA GIGANTE:Pesca intensiva, inquinamento e attività umane stanno modificando l'ecosistema marini


Pesca intensiva, inquinamento e attività umane incontrollate stanno modificando l'ecosistema marino: i pesci scompaiono, nuove specie prendono il sopravvento. E alcune sembrano uscite da un film horror.

Le coste dei nostri mari potrebbero presto essere invase da un’orda di meduse giganti, molto più grandi di quello che potete immaginare. Stiamo parlando delle meduse Nomura, bestioni gelatinosi di due metri di diametro che possono arrivare a pesare fino a 200 kg. L’inquietante previsione è dei ricercatori dello CSIRO Marine and Atmospheric Research, un blasonato istituto di ricerche australiano. Il dottor Anthony Richardson e i suoi colleghi affermano che le medusone, grosse e pesanti come lottatori di sumo, stanno rapidamente aumentando nel Mediterraneo, nei mari del sud est asiatico, nel Mar Nero, nel Golfo del Messico e nel Mare del Nord.

ESEMPIO DI MEDUSA GIGANTE

Pensate trovarvi, mentre fate il bagno in mare, davanti alla medusa più grande del mondo...
Ma questo non è un sub qualsiasi, è un ricercatore che sta attaccando un sensore alla medusa di Echizen, zona costiera giapponese. La grande medusa può raggiungere anche il metro e mezzo di diametro e arrivare a pesare 150 chili. I pescatori della zona hanno dichiarato di aver avvistato branchi formati da migliaia di esemplari.
E mentre i pescatori vengono danneggiati in parte dalla grande medusa, che si trova nelle acque del mar del Giappone soprattutto in autunno, i ricercatori utilizzeranno questo grande esemplare, grazie ad alcuni sensori collegati a un satellite, per prendere informazioni sulla temperatura del mare in profondità.

FONTE: FOCUS.IT

sabato 30 maggio 2009

GUIDA BLU: Al primo posto l'Isola del Giglio, seguono tre comuni liguri nel Parco Nazionale delle Cinque Terre


Al primo posto l'Isola del Giglio, seguono tre comuni liguri nel Parco Nazionale delle Cinque Terre: Riomaggiore, Vernazza e Monterosso. Sono queste le localita' che guidano l'annuale classifica della Guida Blu di Legambiente edita dal Touring presentata oggi a Roma. Mare cristallino, paesaggi da cartolina, spiagge incantevoli e ben curate, ma anche arte, buona cucina e soprattutto rispetto della sostenibilita' ambientale sono la ricetta per ottenere le ambite 5 vele che quest'anno ben 13 localita' marittime italiane hanno ottenuto. Dopo le prime due posizioni, il terzo posto viene conquistato da Domus de Maria (Ca), al quarto la perla del Cilento, Pollica (Sa), al quinto Capalbio (Gr), vincitrice dell'edizione 2007. Nel gruppo di testa compaiono ancora Castiglion della Pescaia (Gr), Nardo' (Le), Baunei (Og), Ostuni (Br), l'isola di Salina (Eolie), Noto (Sr), San Vito lo Capo (Tp) e, infine, Posada (Nu).

A livello regionale e' invece trionfo per la Sardegna, con una media di 3,4 vele per le sue localita' costiere, seguita da Toscana (3,03), Puglia (3), Sicilia (2,63), Abruzzo (2,6), Campania (2,56), Basilicata e Marche a pari merito con una media 2,5 vele per localita'.


Undicesimo posto ma con meriti speciali per Noto (Sr) che e' riuscita (unica in Sicilia) a darsi, prima che la regione legiferasse in materia, delle regole sull'istallazione di megaimpianti fotovoltaici ed eolici ''diventando un modello per l'assessorato regionale all'ambiente, e con il nuovo regolamento edilizio che incentiva efficienza energetica per case e strutture ricettive sostenibili promosso con la creazione del piu' alto albero di natale d'Italia,''vivo'' ed illuminato interamente con energia fotovoltaica''. inoltre, recita la Guida, ''l'offerta culturale, gia' cospicua, e' incrementata dalla finalmente fruibile Villa del Tellaro con mosaici tardo imperiali, dall' apertura alle visite di palazzo Nicolaci con gli arredi ed atmosfere del ' 700 e di parte del collegio dei gesuiti destinato a palazzo della cultura. Nuovi sentieri e servizi sia pubblici che privati garantiscono una migliore fruizione delle aree naturali come a Noto Antica e i canyon vicini e le principali riserve naturali. Finalmente la lotta agli abusi edilizi e commerciali vede i primi frutti con l'avvio delle prime demolizioni''.

''Quelli che ogni estate suggeriamo come meta di vacanze nella Guida Blu -ha commentato Sebastiano Venneri vicepresidente nazionale di Legambiente- sono luoghi che hanno scommesso sulla qualita'. Qualita' nella gestione del territorio, nell'erogazione dei servizi, nella manutenzione dei centri storici, nell'offerta enogastronomica. Comuni a cinque vele che garantiscono una vacanza indimenticabile e che proprio grazie a queste caratteristiche sopravvivono alla crisi, perche' la qualita' italiana e' un prodotto che non conosce flessioni''.

''I nostri riconoscimenti sono frutto del lavoro svolto da Goletta Verde durante i suoi viaggi ma anche del patrimonio di conoscenze delle centinaia di gruppi locali di Legambiente. La Sardegna e la Toscana - ha continuato Venneri - realizzano gia' da tempo un lavoro esemplare in termini di sostenibilita' e tutela ambientale che emerge anche in questa edizione dove troviamo inoltre un netto miglioramento della Sicilia e della Puglia. Le localita' a 5 vele, oltre che per l'eccezionale e riconosciuto pregio naturalistico, continuano a distinguersi per l'impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e soprattutto per tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio''.

Anche quest'anno Guida Blu non dimentica gli amanti dell'acqua dolce e dedica una sezione ancora piu' dettagliata alle localita' sui laghi. Sono tre quelle che conquistano le 5 vele: Appiano sulla strada del vino (BZ) in Trentino Alto Adige sul Lago di Monticolo, Fie' allo Sciliar (BZ) sempre in Trentino Alto Adige sul Lago di Fie' e Massa Marittima (GR) in Toscana sul Lago dell'Accesa.

Tornando al mare, nell'estate 2009, per il secondo anno in vetta troviamo l'Isola del Giglio (Gr) che conquista il gradino piu' alto del podio per l'ottima sostenibilita' e la tutela dell'ecosistema terrestre e costiero e per aver prestato particolare attenzione al verde pubblico, alla raccolta differenziata e alla mobilita' sostenibile. Tra i motivi del riconoscimento l'aver intensificato le corse dei mezzi pubblici che ora viaggiano anche di notte e con frequenze estive a partire da aprile. Esteso anche al mese di luglio (prima era solo per agosto) il divieto di accesso ai veicoli di proprietari che non pernottano almeno 4 gg. Sono aumentate anche ''strisce'' blu e parcheggi e sono stati ripristinati ben 28 sentieri per trekking sull'isola. Sempre significativo l'impegno per la salvaguardia e la sostenibilita' dell'isola di Giannutri che rappresenta una delle aree piu' particolari ed interessanti dal punto di vista naturalistico dell'Arcipelago Toscano.

La seconda posizione e' detenuta dai tre comuni del Parco Nazionale delle Cinque Terre in Liguria, ovvero Riomaggiore, Vernazza e Monterosso. Il Parco ha consolidato un equilibrio virtuoso tra sviluppo economico legato alle tipicita' locali e prodotti della terra ''strappata al mare'' e alla protezione, tutela e mantenimento di un paesaggio creato dall'uomo e per questo bisognoso di continua cura.

Domus de Maria (Ca) che si posiziona al terzo posto, oltre che per la bellezza delle sue spiagge spicca per l'efficacia del progetto di salvaguardia delle dune con passerelle di accesso all'arenile, parcheggi, raccolta rifiuti, segnaletica e protezione con staccionate.

La perla del Cilento, Pollica (Sa), con le localita' costiere Acciaroli e Pioppi, unica realta' campana al vertice della classifica, si posiziona a ridosso del podio. Oltre al lavoro svolto per la conservazione del paesaggio che ha caratterizzato l'azione del Comune di Pollica, nell'ultimo anno, l'amministrazione ha dato vita a tre iniziative che vanno nella direzione di una migliore sostenibilita' ambientale e di un'offerta di qualita' soprattutto verso le fasce deboli.

Sempre in Maremma il quinto posto conquistato da Capalbio (Gr), vincitrice dell'edizione 2007, per l'ottimo livello di sostenibilita' e per la tutela dell'area costiera e del territorio aperto (ambiente, paesaggio, economia rurale e agricoltura). Molte le iniziative rivolte alla promozione e valorizzazione dei prodotti tipici locali.

Segue Castiglion della Pescaia (Gr) che ha un litorale costiero che si mantiene in buone condizioni grazie a progetti di conservazione in particolare rivolti all'ecosistema dunale. E poi per la promozione della mobilita' sostenibile e realizzazione di parcheggi scambiatori 'lasci l'auto - prendi la bici' e per l'impegno sul fronte energie rinnovabili e raccolta differenziata nei confronti dei cittadini. Attenzione anche sul fronte della mobilita' sostenibile con progetti di ampliamento dell'offerta di piste ciclabili sia nel capoluogo comunale che nella frazione di Punta Ala.

Nardo' (Le), settima, si e' distinta per l'istituzione del Parco Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, uno dei gioielli naturalistici, paesaggistici ed archeologici del Salento, che rappresenta una delle piu' importanti opere di tutela e fruizione tra i parchi della provincia e dove il Centro visite diverra' un percorso multisensoriale, con la stanza della vista, dell'udito, dell'olfatto, del tatto e del gusto. Baunei (Og), si posiziona ottava, per l'impegno profuso nella conservazione del suo litorale di grande valenza naturalistica esteso per oltre trenta chilometri caratterizzato da scogliere interrotte da alcune spiagge di grande suggestione (Cala Luna, Goloritze', Sisine).

Al nono un'altra pugliese, Ostuni (Br) che negli ultimi anni ha attuato una serie di interventi che rientrano in una logica di sostenibilita'.

Decima la siciliana Isola di Salina, nell'arcipelago delle Eolie, che pur in presenza di un notevole flusso turistico, conserva il fascino tipico di un luogo nel quale si sente forte il legame con la storia e con la cultura dei suoi abitanti, raccontata dalle sobrie architetture dei paesi, dalle collezioni di oggetti legati alle attivita' marinare o dalle pratiche agricole ancor oggi capaci di fornire prodotti di assoluta eccellenza come i capperi ed il vino. In questi ultimi anni, e' stata sede di interessanti iniziative di sensibilizzazione ambientale portate avanti dalle amministrazioni locali, come a la pulizia dei fondali promossa dal comune di Santa Marina Salina.

martedì 5 maggio 2009

AMBIENTE: UE, SANZIONI PENALI PER ILLECITI SCARICHI IN MARE


Il Parlamento UE ha adottato una direttiva che rafforza le attuali norme sull'inquinamento provocato dalle navi obbligando gli Stati membri a prevedere, entro un anno, sanzioni penali per gli scarichi in mare di idrocarburi e liquidi nocivi commessi intenzionalmente, per imprudenza o per negligenza grave. Le sanzioni, che dovranno essere effettive, proporzionate e dissuasive, riguardano sia le persone fisiche sia quelle giuridiche, comprese le societa' di classificazione o i proprietari del carico.

Con 588 voti favorevoli, 42 contrari e 3 astensioni, il Parlamento ha adottato un maxiemendamento di compromesso negoziato con il Consiglio dal relatore Luis de Grandes Pascual (PPE/DE, ES) in merito a una direttiva che rafforza le attuali norme sull'inquinamento provocato dalle navi.

L'obiettivo e' di aumentare la sicurezza marittima e migliorare la protezione dell'ambiente marino.

Le sanzioni penali, si legge nel testo della direttiva, ''indicano una disapprovazione sociale qualitativamente diversa rispetto alle sanzioni amministrative, rafforzano il rispetto della normativa in vigore contro l'inquinamento provocato dalle navi e dovrebbero rivelarsi sufficientemente severe da scoraggiare i potenziali inquinatori dalla commissione di qualsiasi violazione''.

La direttiva si applica agli scarichi di sostanze inquinanti di tutte le navi, a prescindere dalla bandiera, ad esclusione delle navi militari da guerra o ausiliarie o di altre navi possedute o gestite da uno Stato e impiegate, al momento, solo per servizi statali a fini non commerciali.

Piu' in particolare, in forza alla direttiva gli Stati membri dovranno provvedere affinche' siano considerati reati gli scarichi di sostanze inquinanti effettuati dalle navi, inclusi gli scarichi di minore entita', ''se effettuati intenzionalmente, per imprudenza o per negligenza grave''.

Dovranno quindi adottare le misure necessarie a fare si' che le persone fisiche o giuridiche che le commettono ''possano essere dichiarate responsabili''.

Cio' non vale pero' per i casi di minore entita' ''qualora l'atto commesso non produca danni alla qualita' dell'acqua''.

A meno che questi si verifichino periodicamente, producano nel loro insieme ''danni alla qualita''' dell'acqua e siano commessi ''intenzionalmente, temerariamente o per negligenza grave''