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sabato 26 settembre 2009

ISOLE Tuvalu: entro il 2020, 00% di energia rinnovabile


Lo stato insulare delle Tuvalu, 9 isole perdute nell'immenso Oceano Pacifico, che riuschiano di scomparire a causa dei cambiamenti climatici, puntano ad alimentarsi al 100% di energia rinnovabile entro il 2020. Le isole, grandi appena 26 chilometri quadrati e con solo 12.000 abitanti, poste a meta' strada tra le Hawaii e l'Australia, con un'altitudine massima 4,5 metri e la maggior parte del territorio a meno di un metro sul livello del mare. L'investimento stimato dal governo di Funati e' di poco piu' di 20 milioni di dollari a cui potrebbe far fronte grazie alle donazioni di ''e8'', un consorzio di compagnie elettriche dei Paesi del G8 di cui fa parte anche l'italiana Enel insieme ad American electric power, Duke energy, Hydro-Que'bec, Ontario power generation, Edf, Rwe Ag, Jsc''RusHydro'', Kansai electric power, Tokyo electric power. La copertura gia' realizzata per il piu' grande stadio di calcio delle Tuvalu fornisce il 5% dell'energia a famiglie, strutture sanitarie e piccole e medie imprese della capitale Funauti e ha consentito al piccolo stato di risparmiare 17.000 litri le importazioni di gasolio dalla Nuova Zelanda e di ridurre le emissioni di 50 tonnellate di CO2. Il governo delle Tuvalu sta lavorando, infatti, per espandere il progetto iniziale dell'e8 costato 410.000 dollari da 40 a 60 kW e poi per estendere la solarizzazione alle isole esterne, entro la fine di quest'anno, con uno stanziamento di 800.000 dollari, anche per produrre 46 chilowatt di energia solare per la scuola secondaria di Motufoua a Vaitupu, un progetto in via di realizzazione e che ha il sostegno del governo italiano. ''Ringraziamo coloro che stanno aiutando Tuvalu a ridurre la sua impronta ecologica - ha dichiarato il ministro per le public utilities and Industries, Kausea - cosi' si rafforzera' la nostra voce nei prossimi negoziati internazionali. E noi attendiamo con ansia il giorno in cui il nostro Paese offrira' un esempio per tutti: alimentato interamente da risorse naturali come il sole e il vento''.

giovedì 3 settembre 2009

riscaldamento mari: GOLFO NAPOLI AUMENTO TEMPERATURE 3,5 GRADI IN 3 ANNI


''La temperatura media dei primi 20 metri del mare del Golfo di Napoli e' aumentata di tre gradi e mezzo negli ultimi tre anni, passando da 24 gradi a 27 gradi e mezzo''. E' questo il dato di sintesi emerso nel corso della riunione convocata dall'Assessore all'Ambiente della Regione Campania, Walter Ganapini, e alla quale hanno preso parte il professor Giuseppe Chiaudani, idrobiologo di fama internazionale gia' protagonista della soluzione del problema delle mucillagini nel mar Adriatico, e il professor Vincenzo Saggiomo, coordinatore dall'area Gestione Ambiente ed Ecologia costiera della stazione zoologica della Anton Dohrn, che ha illustrato i risultati delle sue ricerche in materia dal 1984 ad oggi, fornendo un quadro storico di riferimento e il Dirigente della Protezione civile, ingegner Bruno Orrico. Lo riferisce una nota spiegando che, in particolare, e' stato possibile notare che dal 2004 al 2007 la temperatura delle acque marine fino a venti metri di profondita' e' stata sempre compresa tra i 24 e i 25 gradi.

''La temperatura media di ieri nella fascia compresa nei primi tredici metri di profondita' marina - sottolinea Saggiomo - e' stata addirittura di 28 gradi. Ventisette gradi e mezzo, invece, e' la temperatura media nei primi 20 metri.

Per quanto riguarda le modalita' di analisi, si tratta di prelievi costanti - precisa il ricercatore della Anton Dohrn - eseguiti a due miglia dalla costa partenopea nel tratto centrale tra Castel dell'Ovo e Mergellina''.

Secondo il professor Chiaudani, ''l'aumento della temperatura e' una delle concause che possono determinare la presenza di mucillagini nel golfo di Napoli. Con queste temperature viene tutto a galla e non si verifica il rimescolamento delle acque. Con tre gradi di aumento della temperatura - evidenzia l'esperto - le alghe aumentano di un terzo la capacita' di produzione di sostanza organica extracellulare che sono di difficile e lenta biodegradazione''.

EFFETTO SERRA: il livello degli oceani potrebbe crescere di oltre un metro.

Il Wwf lancia un nuovo preoccupato allarme durante la conferenza sul clima dell'Onu in corso a Ginevra. Secondo il rapporto dell'associazione un quarto della popolazione mondiale è minacciato dalle inondazioni a causa dello scioglimento dei ghiacciai nell'Artico.

Nel 2100, il livello degli oceani potrebbe crescere di oltre un metro, mettendo in serio pericolo gli insediamenti urbani vicino alle coste. Attualmente la zona artica si riscalda infatti due volte più in fretta della Terra, il che costituisce una minaccia non solo ai poli ma per l'intero pianeta. In Europa e America del Nord, ad esempio, ci potrebbero essere inverni molto più freddi del solito, mentre in Groenlandia gli inverni potrebbero farsi più miti a causa delle diverse condizioni di umidità dovute all'innalzamento del livello dei mari.

Per il Wwf è in atto un processo inarrestabile a catena: mentre l'estensione dei ghiacciai diminuisce e la superficie degli oceani aumenta, la quantità di energia solare assorbita cresce e ciò fa salire le temperature. Il riscaldamento climatico libera inoltre delle grandi quantità di metano, gas a effetto serra, nella regione polare. Un effetto che contribuisce, a sua volta, ad accelerare il processo di scioglimento dei ghiacciai artici.

Per evitare la catastrofe bisogna che i paesi industrializzati riducano di almeno il 40% le loro emissioni di Co2 entro il 2020.

Sulla questione i capi di stato e di governo dovranno trovare un'intesa a dicembre a Copenaghen, per un accordo che sostituisca il Protocollo di Kyoto a partire dal 2013.
Il video di Arctic Feedbacks: Global Implications report

da : www.verdi.it
Durante una visita al polo, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha espresso inquietudine per il ritmo con cui si stanno sciogliendo i ghiacci dell'Artico e ha ricordato la responsabilita' che i leader mondiali hanno nei confronti del pianeta terra.

"I dirigenti di tutti i Paesi" - ha detto il segretario ONU parlando su un'isola dell'arcipelago norvegese delle Svalbard - "hanno la 'responsabilita' politico-morale' di preservare l'avvenire del pianeta". Ban Ki-moon ha visitato Ny-Aelesun, un piccolo centro dell'arcipelago norvegese di Svalbard, dove si trova un osservatorio internazionale per i mutamenti climatici a 1.231 chilometri dal polo nord.

"Sono estremamente allarmato e sorpreso - ha detto ancora il segretario generale delle Nazioni unite durante la visita al centro scientifico di Ny-Aalesund - di vedere questi ghiacciai in uno stato cosi' cattivo".

E' la prima volta che un segretario generale dell'Onu visita Ny-Aalesund, la localita' piu' settentrionale al mondo, situata a soli 1.231 chilometri dal polo nord, ha sottolineato il responsabile del sito scientifico, Bendik Eithun Halgunset.

L'accelerato scioglimento dei ghiacci non è un problema locale ma planetario, come ricorda il Wwf nel dossier Artic Climate Feedback Global Implications, presentato oggi a Ginevra durante la conferenza internazionale sul clima dell'Organizzazione metereologica mondiale.

L'innalzamento della temperatura causa lo scioglimento dei ghiacci che, a sua volta, provoca l'innalzamento dei mari (la previsione è di almeno un metro entro il 2100) minacciando un quarto della popolazione mondiale. Con il cambiamento delle temperature e dei regimi delle piogge, Europa e nord America saranno soggette a forti e frequenti precipitazioni con impatti negativi su agricoltura, foreste e riserve idriche.

Il cambiamento climatico è una cosa seria e ne stiamo toccando con mano gli effetti.

mercoledì 2 settembre 2009

riscaldamento globale: Un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell'Artico


Un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell'Artico; si registrera' inoltre un significativo aumento delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dalle riserve di carbonio fino ad ora stoccate dal ghiaccio e si moltiplicheranno i fenomeni meteorologici estremi. E' quanto emerge dal rapporto ''Arctic Climate Feedbacks: Global Implications'', realizzato dal WWF con alcuni tra i piu' accreditati nomi della scienza del clima e presentato oggi alla stampa, nel corso della Terza Conferenza internazionale sul clima dell'Organizzazione meteorologica mondiale a Ginevra.

''Quello che gli scienziati del clima dicono in questo dossier e' semplice: i fenomeni di fusione dei ghiacci dell'Artico non costituiscono un problema locale, ma planetario - commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - Banalmente, se non riusciremo a mantenere l'Artico freddo abbastanza, tutto il mondo ne subira' le conseguenze''.

''Arctic Climate Feedbacks: Global Implications'' elenca tutti gli effetti negativi dovuti al riscaldamento dell'Artico con dati derivanti dalle piu' recenti ed accreditate ricerche climatologiche che fanno apparire le previsioni cui era giunto l'IPCC (il Panel intergovernamentale sui cambiamenti climatici) nel suo quarto rapporto del 2007, quanto meno ottimistiche.

La drastica perdita di ghiaccio marino, dovuta al fatto che l'Artico si riscalda ad una velocita' 2 volte superiore rispetto al resto del mondo, influenzera' la circolazione atmosferica e i fenomeni meteorologici ben oltre le stesse regioni artiche: potranno modificarsi le temperature e i regimi delle piogge in Europa e nel nord America, con impatti sull'agricoltura, sulle foreste e sulle riserve idriche.

martedì 1 settembre 2009

lampadine a incandescenza: da oggi in vendita solo quelle a basso consumo


Dal oggi primo settembre 2009 via dagli scaffali le lampadine tradizionali, quelle che fino a oggi hanno accompagnato ogni momento della nostra vita quotidiana. Entra infatti in vigore una direttiva dell'Unione Europea che mette al bando le lampadine a incandescenza, ritenute poco efficienti e molto inquinanti. Al loro posto lampade alogene e a basso consumo, viceversa a meno emissioni di CO2 e a maggior rendimento energetico.

La sostituzione a livello mondiale – secondo uno studio del Centro di Ricerca & Sviluppo di Philips - delle lampade ad incandescenza per uso domestico con tecnologie di ultima generazione (risparmio energetico e Led) porterà ad un risparmio di 46 miliardi di euro in elettricità e 239 milioni di tonnellate di CO2, pari alla produzione di 228 centrali elettriche o a 685 milioni di barili di petrolio in un anno. A livello europeo il risparmio in elettricità sarebbe pari a 10 miliardi di euro e la riduzione di CO2 di 38 milioni di tonnellate, pari alla produzione di 52 centrali elettriche o a 156 milioni di barili di petrolio in un anno.

In Italia, annualmente, si vendono, nel canale della grande distribuzione, oltre 3.000.000 di lampade ad incandescenza da 100 Watt e per il momento solo 1.500.000 di lampade a risparmio energetico da 18 e 20 Watt corrispondenti ad una 100 Watt ad incandescenza
L'illuminazione in generale copre circa il 19% dell'uso di elettricità nel mondo e si basa per quasi tre quarti su soluzioni antiquate e energeticamente inefficienti. La lampada a incandescenza, ora al bando, venne inventata nel 1854 da Heinrich Goebel, un orologiaio tedesco emigrato in America. Il modello però era ancora troppo rudimentale e Goebel non riuscì a perfezionarlo.

Edison: la luce è nelle case
Nel 1878 viene costruito un modello sufficientemente durevole: a realizzarlo Thomas Alva Edison. Nella lampada ad incandescenza la luce viene prodotta dal riscaldamento di un filamento di tungsteno, attraverso cui passa la corrente elettrica. Il filamento è racchiuso in un bulbo di vetro, contenente argon. Durante il funzionamento il filamento raggiunge temperature fino a 2.700 Gradi kelvin (circa 2.427 gradi centigradi) e il tungsteno evapora: via via che la lampadina è accesa, il filamento diventa sempre più sottile, e dopo circa 1.000 Ore di funzionamento il filamento si spezza e la lampada esaurisce il suo ciclo di vita. Questo tipo di lampada produce soprattutto calore, e solo il 5-10% dell'energia prodotta viene convertita in luce. A causa del suo carso rendimento inizierà a essere ritirata dal mercato.

Ecco, qui di seguito, i nuovi tipi di lampadine che andranno a sostituire, gradualmente, quelle tradizionali:

Lampada alogena - è una variante di quella a incandescenza tradizionale. E' così detta perchè nel bulbo, oltre all'argon, contiene iodio, elemento classificato come 'alogeno' (insieme a fluoro, cloro, bromo, astato), e kripton, gas nobile. A volte la lampada è anche a base di xeno, altro gas nobile. Questo tipo di lampadina raggiunge un'incandescenza maggiore (fino a 3.000 Gradi kelvin, circa 2.727 Gradi centigradi), sprigionando quindi più energia. Nelle lampade alogene le molecole di tungsteno rilasciate dal filamento per via delle elevate temperature, si combinano con lo iodio dando vita ad un sale, l'alogenuro di tungesteno. Questo composto chimico entra a sua volta in reazione con il filamento incandescente: l'alta temperatura spezza il legame che unisce l'alogenuro, il tungsteno viene rilasciato e ridepositato sul filamento stesso, e questo 'giocò di reazioni ricomincia. Si genera così il ciclo alogenò, una sorta di vera e propria autoalimentazione della lampadina, che ha un periodo di vita doppio rispetto a quello tradizionale (2.000 Ore). Inoltre il rendimento luminoso di una lampada alogena, è del 50-100% superiore rispetto a quella tradizionale, e può funzionare dalle 2.000 Alle 6.000 Ore (cioè da due a sei volte di più della lampada a incandescenza).

Lampadine a basso consumo energetico - rappresentano la versione compatta delle lampade al neon. Sono formate da uno o più tubi di vetro contenenti vapori di mercurio, con un elettrodo posto all'estremità di ciascun tubo. All'accensione della lampadina, la corrente attraversa gli elettrodi provocando una scarica di gas: i vapori di mercurio emettono un raggio ultravioletto che viene trasformato in luce dalla polvere fluorescente che ricopre la parete interna del bulbo. Queste lampade costano di più di quelle tradizionali, ma consumano molta meno energia perché hanno migliori rendimenti luminosi. Inoltre, hanno una durata di vita più lunga. A differenza dei modelli a incandescenza, quelli a basso consumo energetico non sviluppano subito la loro massima intensità luminosa: per avere luce 'iena bisogna attendere qualche decina di secondi, a volte qualche minuto dall'accensione. In generale, le lampadine a basso consumo energetico si illuminano ancora più lentamente in ambienti freddi, dove fanno maggiormente fatica a sviluppare tutta la loro luminosità.

venerdì 28 agosto 2009

CO2: 100.000 alberi artificiali potrebbe assorbire le emissioni di CO2 del PIANETA


Una foresta di 100.000 alberi «artificiali» potrebbe assorbire le emissioni di carbonio della Terra. È la conclusione di uno studio presentato dagli scienziati inglesi dell'Institution of Mechanical Engineers per proteggere il pianeta dal riscaldamento globale e per ridurre le emissioni di CO2.

«Il primo problema è raffreddare il pianeta, il secondo è eliminare l'anidride carbonica dall'atmosfera», ha spiegato il responsabile della ricerca, Tim Fox. Gli scienziati quindi hanno progettato degli alberi in grado di catturare l'anidride carbonica dall'aria attraverso un filtro e di trattenerla; il CO2 sarebbe poi rimosso e conservato. Gli alberi artificiali sono già in una fase molto avanzata di progettazione e in breve tempo potrebbe essere avviata una produzione di massa.

Gli scienziati hanno valutato centinaia di opzioni per ridurre le emissioni di CO2, e, oltre alla creazione di alberi artificiali, hanno ipotizzato altri due progetti realizzabili con le tecnologie attualmente disponibili: l'installazione di contenitori di alghe negli edifici in grado di ridurre l'anidride carbonica durante la fotosintesi e l'installazione di specchi sui tetti degli edifici, in modo da riflettere la luce del Sole nello spazio e da evitare il surriscaldamento della Terra. Tutte e tre le ipotesi richiedono ulteriori ricerche. Per questo, gli scienziati dell'Institution of Mechanical Engineershanno chiesto al governo britannico di investire 10 milioni di sterline per analizzare i costi e i benefici di tali progetti.

lunedì 24 agosto 2009

ENERGIA EOLICA:AD ANDALI (CZ) PARCO EOLICO DA 72 MILA MW


Sono gia' iniziati i lavori per la realizzazione del parco eolico ad Andali, comune in provincia di Catanzaro. Solgenera, costituita poco piu' di un anno fa dalla toscana Consiag spa (50,50 %) e Interconsulting srl (49,50%), ha infatti acquistato da Andali Energia il 90% delle quote del progetto che ha gia' ottenuto l'autorizzazione regionale.

Si tratta di un impianto formato da 18 aerogeneratori, che forniranno 72 mila MW di energia elettrica all'anno, coprendo il fabbisogno energetico di circa 65.500 abitanti. I lavori si concluderanno entro la fine del 2010.

In termini di impatto ambientale questo impianto da solo ridurra', ogni anno, l'immissione nell'atmosfera di 50.400 tonnellate di anidride carbonica (Co2); 180 tonnellate di ossido d'azoto (NOx), 100 tonnellate di anidride solforosa (SO2) e saranno risparmiate 16mila tep (Tonnellate equivalenti di petrolio). Questo e' solo uno dei progetti in corso di Solgenera che ha gia' siglato con amministrazioni locali in Puglia e in Sicilia importanti accordi di investimento anche per la progettazione, realizzazione e gestione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Gli impianti utilizzano la tecnologia a 'film sottile' a telloruro di cadmio capace di garantire una produttivita' maggiore su altre tecnologie piu' tradizionali. Di questi, per tre impianti nelle province di Lecce e Brindisi sono gia' iniziati i lavori per la realizzazione. Per altri impianti (per un totale di 20/25 MW), alcuni da realizzare su serre in modo da ottimizzare l'utilizzo sul territorio, e' gia' in corso l'iter autorizzativo e i lavori inizieranno entro la fine del 2009

venerdì 21 agosto 2009

riscaldamento globale: Fra 10 anni sarà peggio

Il caldo torrido di questi giorni "è il segnale del clima che cambia ed è un trend che andrà consolidandosi nei prossimi 10 anni, tanto da farci prevedere siccità nelle regioni del Sud d'Italia, specie in Sicilia e Calabria". Sottolinea di non essere "affatto meravigliato" per il gran caldo di questi giorni il climatologo dell'Enea Vincenzo Artale che, intervistato dall'ADNKRONOS, commenta così il forte rialzo delle temperature registrato in questa estate 2009, un'ondata di calore che si va particolarmente intensificando proprio in queste ore.
Artale, esperto di oceani e responsabile del laboratorio dell'Enea Casaccia che sviluppa modelli per scenari climatici, sottolinea quindi di aver "visto in dettaglio", nelle simulazioni realizzate nel suo centro di ricerca, che "nel nostro Paese si verificherà entro il 2020 una intensificazione del caldo, con punte di siccità nelle aree meridionali".

"Certo è un primo studio che andrà consolidato e che si basa su simulazioni durate circa 2-3 anni" avverte Artale che ha condotto le simulazioni con il suo team nell'ambito del progetto europeo Circe che si protrarrà fino al 2011. Rappresentante per l'Italia nell'Ipcc per il Rapporto-4 sul clima pubblicato nel 2007, il Rapporto che ha portato l'Intergovernmental Panel on Climate Change (foro intergovernativo sul mutamento climatico) al Premio Nobel, Artale anticipa che nel prossimo Rapporto-5 dell'Ipcc, che uscirà nel 2013, saranno "due gli elementi importanti su cui ci si dovrà concentrare: nuove tecnologie e sistemi sociali basati sulla Green Economy per ridurre le emissioni climalteranti".

E se il caldo non coglie di sorpresa gli esperti, il climatologo dell'Enea sottolinea invece l'incognita relativa al livello delle acque del Mediterraneo. "Riguardo il livello del Mediterraneo - dice Vincenzo Artale - rimangono molte incognite. Il livello del mare dipende sia dalle temperature che dalla salinità, quindi se ci sarà innalzamento o meno rimane ancora poco chiaro".

"Su questo punto, infatti, nel Mediterraneo concorrono differenti fattori, alcuni portano all'innalzamento, altri alla contrazione del livello delle acque e per ora non abbiamo risposte definite" afferma ancora lo scienziato dell'Enea. Che aggiunge: "Il vero diktat ora è fermare le emissioni climalteranti e puntare a frenare il cambiamento del clima".

"I governi - commenta il climatologo - stanno finalmente recependo l'esigenza di fermare il cambiamento climatico. Usa, Cina, Europa stanno lavorando per potenziare le politiche di ecosostenibilità e innovazione tecnologica per l'approvvigionamento dell'energia e queste sono le strade da perseguire, strade che la scienza indica da tempo".

E proprio sul fronte dell'approvvigionamento energetico il climatologo Artale guarda alla Grid come una delle risposte più importanti da attuare su scala globale. "La Grid - spiega - è la nuova idea che arriva dall'ingegneria energetica. Grid significa mettere in rete su scala internazionale l'energia prodotta. In altre parole, ogni Paese sviluppa energia con sistemi che gli sono propri. La Danimarca, per esempio, esporta il 20% di energia eolica prodotta sul territorio e questo è un esempio di Grid. La Francia, inoltre, ha un esubero di produzione energetica da nucleare e potrebbe metterla in rete".

"Condividere le proprie risorse energetiche con gli altri Paesi si sta manifestando come la soluzione per risolvere i problemi di approvvigionamento nel futuro più prossimo" assicura Artale. "E' - aggiunge - un concetto molto nuovo che andrebbe sviluppato a livello globale. Nel momento in cui, per esempio, un Paese manifesta criticità di acqua nelle centrali idroelettriche, un altro Paese può intervenire fornendogli il suo surplus energetico. Anche l'Italia potrebbe muoversi in questa direzione".

"Pace, cambiamenti climatici, energia, risorsa acqua sono fattori che si combinano fra loro. Tenerli distanti non sarà possibile a lungo. E la scienza - conclude il climatologo - può far molto. Ormai siamo alle porte di un'altra rivoluzione: la tecnologia farà partire la nuova Green Economy, l'unica via per garantire all'umanità una vita sostenibile sul nostro pianeta".
fonte: adnkronos.com

mercoledì 19 agosto 2009

monoetanolamina e GAS SERRA: Creato liquido cattura emissioni

L''acchiappa- inquinamento' e' stato inventato da ricercatori Usa
Ricercatori Usa hanno inventato l''acchiappa-inquinamento', un liquido riciclabile che assorbe CO2, biossido di zolfo e altri gas nocivi.
Potra' essere usato per ridurre le emissioni delle centrali elettriche e delle industrie. L'ingrediente 'segreto' e' una sostanza organica, la monoetanolamina che, in combinazione con acqua, cattura gia' a temperatura ambiente il doppio dei gas nocivi e con minor dispendio energetico e li rilascia per permetterne lo smaltimento nei modi consoni.

martedì 18 agosto 2009

Kimberly-Clark: SALVERA' FORESTE CON ECO-CARTA

Dopo anni di campagne internazionali, Greenpeace puo' dichiarare vittoria sulla Kimberly-Clark. La multinazionale, che produce con i marchi Kleenex, Scottex e altri, leader nella produzione di tessuti in fibra di carta in oltre 80 Paesi, ha annunciato oggi l'adozione di standard per l'acquisto di fibre che garantiscono la conservazione delle foreste. In questo modo, riferisce Greenpeace, Kimberly-Clark diventa, con questi standard, uno dei leader della sostenibilita' nella produzione di tessuti in fibra di carta. ''Abbiamo lavorato con Kimberly-Clark - commenta Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeacee - siamo soddisfatti dei risultati ottenuti. E' un vero piacere dichiarare chiusa questa campagna e ringraziare la Kimberly-Clark''. La multinazionale si impegna cosi' a usare solo fibre vergini certificate e fibre riciclate garantendo al tempo stesso la qualita' della produzione. Cosa che permettera' non solo di proteggere le foreste in pericolo ma anche di aumentare l'uso di carta certificata dal Forest stewardship council (Fsc, lo schema di certificazione di prodotti derivati dal legno) e di carta riciclata. Entro il 2011, rileva Greenpeace, Kimberly-Clark avra' gia' il 40% della sua produzione in nord America certificata da Fsc o riciclata, con un aumento del 71% rispetto ai livelli del 2007 pari a 600.000 tonnellate di fibre. Sempre entro il 2011, Kimberly-Clark non usera' piu' fibre dalle foreste boreali canadesi, a meno che non siano certificate Fsc. ''E' un grande successo - aggiunge Campione - per le foreste dell'emisfero settentrionale che ospitano gli ultimi caribou selvatici e oltre un milione di uccelli migratori, nonche' essere il piu' grande deposito di CO2 del Pianeta pari a 27 anni di emissioni umane''. Kimberly-Clark si impegna anche a promuovere iniziative a favore dell'uso di carta riciclata e a fare una mappatura delle aree forestali protette.

lunedì 10 agosto 2009

ENERGIA SOLARE; In Italia, A Rho, l'impianto fotovoltaico più grande del mondo


Sarà Rho, cittadina alle porte di Milano, a ospitare l’impianto fotovoltaico più grande al mondo. Verrà installato sul tetto della Nuova Fiera e con i suoi 270.000 metri quadrati di superficie (equivalenti a 38 campi da calcio) potrà sviluppare una potenza di picco di 18 MW.
Corrente elettrica alla meneghina. I pannelli saranno in grado di produrre oltre 15 milioni di kWh l’anno di corrente elettrica, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di 6.000 famiglie. Il nuovo impianto eviterà l’immissione nell’atmosfera di oltre 5.000 tonnellate di CO2: le stesse prodotte in un anno da 2.000 autovetture di media cilindrata che percorrono 15.000 km l'una. Secondo quanto dichiarato da Fondazione Fiera Milano, i lavori per la realizzazione dell’impianto inizieranno attorno alla fine di settembre e saranno completati entro il 2010. L'azienda che si aggiudicherà l'appalto dovrà prepararsi a sborsare non meno di 450.000 euro l'anno per l'affitto dei tetti e dai 70 ai 90 milioni di euro per realizzare la centrale fotovoltaica.
Dal Naviglio ai Pirenei. Attualmente il più grande impianto di questo tipo si trova a Saragozza, in Spagna, sui tetti dello stabilimento General Motors e ha una potenza di picco di 12 MW. Il più grande impianto italiano è invece a Serravalle Scrivia, sui tetti della Kme, e sviluppa una potenza di "soli" 4,7 MW.

riscaldamento globale:Himalaya, 350 specie Rischiano l'estinzione

I cambiamenti climatici continuano a mettere a dura prova il tesoro di biodiversità del nostro pianeta. Nella categoria "a rischio" figurano anche 350 nuove specie scoperte nell'Himalaya orientale in dieci anni di ricerche. Esseri viventi come il più piccolo cervo del mondo, la rana volante e un geco che esiste da 100 milioni di anni. Nell'Himalaya orientale rischia di sparire (o modificarsi in modo irreversibile) la dimora di una varietà sorprendente di specie: 10mila vegetali, 300 specie di mammiferi, 977 di uccelli, 176 di rettili, 105 di anfibi e 269 pesci di acqua dolce. A scattare la fotografia è un dossier del Wwf, «The eastern Himalayas - Where worlds collide» (testo integrale in inglese).

DIECI ANNI DI STUDI - Lo studio riassume le scoperte fatte da diversi scienziati in dieci anni, dal 1998 al 2008, in zone remote e montuose che vanno dall'India nord-orientale all'estremo nord del Myanmar, fino al Nepal e alle regioni meridionali dell'area autonoma del Tibet. Gli esperti hanno individuato più di 350 specie fino a quel momento sconosciute nelle regioni dell'Himalaya orientale: 244 piante, 16 anfibi, 16 rettili, 14 pesci, 2 uccelli, 2 mammiferi, e almeno 60 nuovi invertebrati. Tra questi una rana color verde brillante ("Rhacophorus suffry") che utilizza i lunghi piedi rossi palmati per librarsi nell'aria, un cervo foglia ("Muntiacus putaoensis"), il più piccolo e antico del mondo, con il manto bruno chiaro e gli occhi da cerbiatto, un geco con 100 milioni di anni sulle spalle, scoperto in una miniera di ambra della Hukawang Valley, nelle regioni himalayane dell'estremo nord del Myanmar. Qui, c'è anche la più alta concentrazione di tigre del Bengala e, soprattutto, l'ultimo bastione del rinoceronte indiano.

DELFINI, GIBBONI, LEOPARDI - Proprio in questa terra l'associazione del Panda è impegnata nella difesa degli habitat di specie a rischio come il leopardo delle nevi, la tigre del Bengala, il gibbone dalle mani bianche, il leopardo nebuloso, l'elefante asiatico, il panda minore, il langur dorato, il raro delfino del Gange. «Siamo di fronte a un patrimonio di diversità culturale e biologica che è però estremamente vulnerabile e fragile - osserva Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf - e che rischiamo di perdere per sempre, a meno di non agire da subito contro i cambiamenti del clima. Un impareggiabile mosaico di diversità biologica, senza dubbio tra i più ricchi di tutto l'Oriente». Che soffre però di una estrema sensibilità ai cambiamenti climatici. L'Himalaya, dice Mariagrazia Midulla, responsabile del programma clima ed energia del Wwf, potrà essere salvata solo con «un trattato equo e coraggioso, fondato sull'alleanza tra Paesi ricchi e poveri contro la devastazione dei cambiamenti climatici, alimentati in questa parte del mondo anche da un'incontrollata deforestazione». L'appuntamento è alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre, quando i leader del mondo si riuniranno per trovare un accordo su un nuovo trattato che manderà in pensione il Protocollo di Kyoto.
fonte:corriere.it

mercoledì 15 luglio 2009

RACCOLTA DIFFERENZIATA: Cessalto è IL COMUNE CHE GESTISCE MEGLIO I RIFIUTI


E' ancora un comune del Nord il piu' ''riciclone'' d'Italia. Cessalto in provincia di Treviso scala la vetta e si piazza al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono meglio i propri rifiuti. Ma non c'e' solo il Nord. Anche nella Campania assediata dall'emergenza rifiuti, infatti, sono 61 i comuni da cui prendere esempio in materia di differenziata.

''Sono 10 milioni gli italiani che abitano nei 1280 Comuni Ricicloni 2009 - ha detto Andrea Poggio, vicedirettore Nazionale Legambiente -. Non solo: hanno dimostrato che basterebbe estendere le raccolte differenziate a tutto il Paese per dare un contributo fortissimo agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. Attivando servizi di raccolta differenziata i comuni che hanno partecipato aConfermano che riciclare si puo', anzi, si deve. Comuni Ricicloni hanno evitato l'emissione in atmosfera di 2,8 milioni di tonnellate di CO2, pari al 6% di dell'obiettivo del protocollo di Kyoto per l'Italia. A questo risultato si aggiungono i quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti sottratte al business discarica''.

Quest'anno per diventare Comune Riciclone bisognava aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata, nell'anno 2008. Mentre, ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha imposto il superamento della soglia del 55%.

Vincitore assoluto dell'edizione 2009 e' il comune di Cessalto (TV), 3.754 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l'indice di buona gestione piu' alto in Italia: 87,6%. Spicca il risultato di Salerno, unico capoluogo riciclone del centro sud, per aver raggiunto il 45,7% di raccolta differenziata.

Oltre la meta' dei Comuni Ricicloni si sono strutturati per la gestione dei servizi in sistemi consortili e i circa 6,3 milioni di abitanti che ne beneficiano sono tutti residenti nel nord Italia, di cui la meta' nel nord est.

Questo conferma la validita' dei sistemi di raccolta e dei servizi offerti dai consorzi, grazie alla distribuzione uniforme su ampie aree di territorio. Tre gli esempi piu' significativi premiati da Legambiente con il premio speciale ''Cento di questi consorzi'': Fiemme Servizi spa provincia di Trento (27.585 ab. che raccolgono in modo differenziato il 78,5%), il Consorzio Intercomunale Priula, provincia di Treviso (241.551 abitanti e 77,1% di r.d.), Amnu spa, provincia di Trento (57.026 ab e 74,6% di r.d.).

CO2 : ENEL FIRMA IL Patto per l'Ambiente


Ridurre le emissioni di gas serra per contribuire al raggiungimento dei tetti stabiliti dalla Comunita' europea. Questo il senso di un accordo volontario firmato LA SCORSA SETTIMANA dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo e dall'ad e direttore generale di Enel, Fulvio Conti, alla presenza del premier Silvio Berlusconi, nell'ambito del ''Patto per l'ambiente''.

Con tale accordo, si legge in una nota, ''Enel si impegna a contribuire con programmi concreti e misurabili al raggiungimento degli obiettivi nazionali e comunitari su riduzione dei gas effetto-serra, efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili''. Gli obiettivi del ''Pacchetto energia'' europeo prevedono, entro il 2020, la riduzione del 21% delle emissioni di gas effetto-serra, del 20% dei consumi di energia primaria e la crescita del 20% della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

''Enel - ha dichiarato Conti - ha sempre adottato volontariamente una politica di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica: con l'accordo di oggi confermiamo il nostro impegno nella lotta al cambiamento climatico, potendo contare sul sostegno del Governo e del Ministero dell'Ambiente per superare ostacoli e lentezze che frenano l'entrata in funzione di nuovi impianti amici dell'ambiente. E per portare avanti anche in sede europea i progetti innovativi di Enel per la cattura e sequestro della CO2, la filiera dell'idrogeno, il solare ad alta concentrazione, le reti intelligenti''.

Nello specifico, per quanto riguarda le rinnovabili, Enel si impegna a incrementare la potenza installata che usa fonti rinnovabili, che a fine 2008 era pari a 2.597 MW (escluso il grande idroelettrico), di ulteriori 4.100 MW entro il 2020.

Per quell'anno quindi la potenza installata degli impianti Enel che usano la forza dell'acqua, del sole, del vento e il calore naturale della terra (geotermia) ammontera' a circa 6.700 MW.

Sul fronte termoelettrico, Enel e' impegnata a sostituire vecchie centrali a olio combustibile a bassa efficienza (rendimento termico del 38%) con nuove centrali a carbone pulito (rendimento termico 45%). Prima fra tutte quella di Porto Tolle (Rovigo), il cui progetto di conversione ha ottenuto di recente la valutazione di impatto ambientale positiva. La sola conversione di questa centrale comportera' una riduzione delle emissioni di anidride carbonica stimabile in 2 milioni di tonnellate all'anno.

Enel si impegna inoltre a incrementare l'uso di biomassa vergine e di combustibile da rifiuti (CDR) per la produzione di energia elettrica nelle proprie centrali dalle 137,5 mila tonnellate all'anno del 2008 (115 mila tonnellate di biomasse, 22,5 tonnellate di CDR) a 300 mila tonnellate (230 mila tonnellate di biomasse, 70 mila tonnellate di CDR) nel 2013.

Infine, sul fronte dell'efficienza energetica, Enel intende rafforzare il suo impegno nell'efficienza negli usi finali dell'energia: nell'illuminazione pubblica, anche con l'utilizzo dei led; nella rete di distribuzione, con lo sviluppo delle ''smart grids''; nella collaborazione con i clienti industriali con gli audit per ottimizzare i consumi di energia. Entro il 2013 questo tipo di interventi consentira' un risparmio di circa 100 mila tonnellate equivalenti di petrolio per arrivare a 300 mila tonnellate nel 2020.

Per quanto riguarda il Governo, il ministero dell'Ambiente si impegna a individuare, nel rispetto delle norme vigenti, ''le possibili azioni per accelerare le procedure di autorizzazione di propria competenza, per consentire la rapida attuazione degli interventi di Enel previsti dall'accordo; a sostenere i progetti a cui partecipa Enel, nell'ambito delle attivita' di promozione della partecipazione di aziende italiane ai programmi di ricerca e innovazione europei in campo ambientale; a promuove il riutilizzo dei siti industriali esistenti, favorendo investimenti ad alto contenuto ambientale''.

CO2 : LE Ferrovie dello Stato FIRMANO IL Patto per l'Ambiente


Meno emissioni di CO2, un incremento della produzione energetica da fonti rinnovabili e un'ottimizzazione della gestione dei rifiuti. Anche le Fs, tramite l'amministratore delegato, Mauro Moretti, hanno firmato LA SCORSA SETTIMANA l'Accordo di Programma a Palazzo Chigi con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, l'impegno per la riduzione delle emissioni di gas serra.

In particolare, l'impegno del gruppo Ferrovie dello Stato e' di contenere, entro il 2012, le emissioni di CO2 per oltre 600 tonnellate/anno e di adottare, nei propri impianti ed edifici, sistemi di produzione energetica alimentati con fonti rinnovabili, con sensibili benefici in termini di impatto ambientale e di riduzione dei consumi e dei costi di gestione.

L'Accordo rientra nel piu' ampio programma ''Patto per l'Ambiente'' promosso dalla presidenza del Consiglio e dal Ministero per l'Ambiente e sottoscritto da altre dieci grandi Aziende industriali italiane, oltre a Ferrovie dello Stato.

''Gli obiettivi - si legge in una nota delle Ferrovie - confermano l'impegno del Gruppo FS nel contenimento dei consumi energetici e nella realizzazione di un piano di investimenti, strutturali e di rinnovo del proprio parco mezzi, per lo sviluppo di una modalita' di trasporto sempre piu' sicura ed ecosostenibile''.

Esperti qualificati delle Ferrovie dello Stato elaboreranno le linee guida da adottare nella progettazione di impianti e dotazioni ferroviarie sempre piu' ecosostenibili potendo contare sulla collaborazione di un Gruppo di lavoro di tecnici del Ministero dell'Ambiente e dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Un Comitato misto (Gruppo FS e MATTM), istituito presso il Ministero dell'Ambiente, monitorera' lo stato di avanzamento dei lavori e sui risultati conseguiti, oltre a fornire un valido supporto nella soluzione di eventuali criticita'.

CO2 : Autostrade per l'Italia FIRMA IL Patto per l'Ambiente


Autostrade per l'Italia ha firmatola scorsa settimna a Palazzo Chigi, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e del Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, il ''Patto per l'Ambiente''.
''Quello di oggi e' un passo importante che va nella direzione di coordinare le iniziative che abbiamo gia' lanciato in materia di sostenibilita' ambientale, con l'azione del governo. Questo atto consente di unire le forze e accelerare i tempi per allineare le politiche le politiche energetiche del nostro Paese al protocollo di Kyoto '' ha dichiarato l'AD di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci.
Autostrade per l'Italia, informa una nota, ha intrapreso un programma di investimenti per la partecipazione agli obiettivi nazionali ed europei per l'abbattimento dei gas serra ed il risparmio energetico. L'obiettivo e' quello di contenere sia le emissioni relative all' energia consumata direttamente (circa 200 MWh/anno come energia elettrica e combustibili), sia quelle relative al transito dei veicoli sulla rete.
Qusti gli impegni di Autostrade per l'Italia: sono in costruzione pensiline fotovoltaiche con la copertura di 3000 posti auto nelle aree di servizio, per una potenza complessiva di 4 MW di picco.
Questo ed altri progetti fotovoltaici e di trigenerazione ad alto rendimento nelle aree di competenza consentiranno di risparmiare all'ambiente nel 2014 circa 8.000 tonnellate/anno di CO2 rispetto al 2005. Grande importanza ha il piano per l'illuminazione delle gallerie che prevede la sostituzione di 28.000 lampade a vapori di sodio con impianti a LED, di circa il 40% piu' efficienti a parita' di illuminazione in galleria.

Nel 2014 il risparmio per l'ambiente sara' di circa 12.000 tonnellate/anno di CO2 in meno per effetto di questo ed altri interventi di risparmio energetico. Il decongestionamento della rete dovuto agli investimenti per il potenziamento dell'infrastruttura con terze e quarte corsie, i sistemi di pagamento automatizzato (il Telepass) e il Safety Tutor, il sistema per il controllo della velocita' media, contribuiscono ad abbattere le ore di traffico a velocita' ridotta e si prevede una riduzione dei gas serra di circa 20.000 tonnellate/anno, ma riteniamo che il beneficio sia destinato a crescere.
Il piano nel suo complesso, prosegue il comunicato, portera' ad un abbattimento dei gas serra di almeno 40,000 tonnellate/anno, piano per il quale sono previsti investimenti per oltre 80 milioni di euro.

giovedì 9 luglio 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE : PERù, Dal 1970 a oggi la Cordigliera Bianca si e' ridotta del 27 %


Per il riscaldamento climatico, la Cordigliera Bianca, piu' importante ghiacciaio delle Ande peruviane, dal 1970 a oggi e' arretrato del 27%.Lo afferma uno studio dell'Autorita' nazionale dell'acqua (Ana), che sottolinea la progressiva accelerazione del processo di scioglimento della Cordigliera, che nel 1970 aveva una superficie di ghiaccio pari a 723 chilometri quadrati''. Fino al 1976, i ghiacciai peruviani perdevano circa 8m all'anno, oggi retrocedono invece di 20m ogni 12 mesi.

RISCALDAMENTO GLOBALE : SENZA OBIETTIVI MEDIO TERMINE NESSUNA SOLUZIONE PER IL SURRISCALDAMENTO DEL PIANETA


Per il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon sono insufficienti i traguardi che i paesi del G8 hanno concordato sul clima. 'Il problema del clima e' una responsabilita' imperativa e storica -ha detto- per il futuro dell'umanita' e del nostro pianeta'. I paesi del G8 hanno concordato di contenere a due gradi centigradi (rispetto all'era pre-industriale) il riscaldamento massimo del pianeta e di ridurre tra il 50 e l'80% le emissioni di gas inquinanti entro il 2050.


Non ci sara' alcun risultato tangibile nella lotta sui cambiamenti climatici se i Grandi e i paesi emergenti non condivideranno una roadmap di taglio delle emissioni e politiche di adattamento a medio e non solo lungo termine.
Ne e' convinto Kim Bering Becker, responsabile internazionale sul clima per il WWF, che in un approfondimento in sala stampa a Coppito sulla Dichiarazione del Major Economies Forum (Mef), ha chiarito che, a suo avviso, non ci sara' nessun avanzamento sul tema dei cambiamenti climatici se non si arrivera' ad un taglio dal 25 al 40% delle emissioni di gas serra entro il 2020 a livello globale. ''Bisogna uscire dalle posizioni contrapposte che vedono Paesi emergenti e Paesi industrializzati aspettare gli uni il primo passo degli altri in tema di emissioni. I Paesi sviluppati, principali responsabili per i livelli attuali di inquinamento debbono fare il primo passo'', ha detto Bering Becker. Buono, invece, a suo avviso il risultato ottenuto sulla Partnership Globale sulle tecnologie amiche del clima: ''finalmente si comincia a mettere in campo qualche misura concreta in direzione dell'adattamento ai cambiamenti climatici. Ci abbiamo lavorato molto e crediamo che da queste aree possano arrivare interessanti novita', da verificare in un auspicabile incontro di novembre, precedente al vertice Onu di Copenhagen sul clima''.

mercoledì 8 luglio 2009

CO2: ATTIVISTI GREENPEACE OCCUPANO 4 CENTRALI A CARBONE


Oltre cento attivisti di Greenpeace hanno occupato quattro centrali elettriche a carbone a Brindisi, Marghera, Vado Ligure e Porto Tolle. La protesta, come spiega l'organizzazione in un comunicato, in occasione del G8 per chiedere ai Capi di Stato di assumere un ruolo di leadership contro i cambiamenti climatici. Il carbone e' in assoluto il combustibile con le maggiori emissioni di gas serra.

Oltre cento attivisti di Greenpeace da tutto il mondo hanno occupato quattro centrali elettriche a carbone sparse sul territorio italiano, chiedendo ai Capi di Stato del G8 di assumere un ruolo di leadership contro i cambiamenti climatici.
Nelle prime ore di questa mattina, gli attivisti - provenienti da quindici differenti nazioni - hanno occupato i nastri di trasporto e scalato le ciminiere e le gru delle centrali a carbone di Brindisi, di Fusina a Marghera (presso Venezia), Vado Ligure (Savona) e dell'impianto che il Governo italiano vuole riconvertire a carbone, a Porto Tolle, nel Parco regionale del Delta del Po. Il carbone e' in assoluto il combustibile con le maggiori emissioni di gas serra.
Nel dettaglio, gli attivisti di Greenpeace hanno occupato il nastro trasportatore e la ciminiera di Brindisi, nastro trasportatore, ciminiera e due gru sul porto a Marghera, la ciminiera di Porto Tolle e le due ciminiere di Vado Ligure.
Alcuni problemi, finora, solo nella centrale di Brindisi, dove i responsabili della centrale Enel hanno piu' volte riacceso il nastro, nonostante la presenza degli attivisti di Greenpeace, mettendo a rischio la loro sicurezza.
''Inizialmente non sapevano che fossimo sul nastro trasportatore - ha spiegato Serena Bianchi - poi siamo andati ad avvertirli ma anche allora abbiamo avuto qualche difficolta' a convincerli a fermare tutto''. Altri attivisti si sono arrampicati su una ciminiera.
La centrale di Brindisi, recentemente al centro di una sporca storia di traffici di rifiuti tossici, e' la maggiore singola fonte di emissioni di CO2 in Italia e Greenpeace intende ridurre queste emissioni.

I leaders dei Paesi del G8 ''devono concordare di contenere l'aumento della temperatura globale quanto piu' possibile al di sotto dei 2*C, rispetto ai livelli pre-industriali, per impedire cambiamenti catastrofici; assicurare che le emissioni globali raggiungano un massimo nel 2015, per poi ridursi praticamente a zero entro il 2050; tagliare le emissioni del 40%, rispetto ai valori del 1990, entro il 2020; investire ogni anno 106 milioni di dollari (74 milioni di euro), dei 140 milioni necessari, nei Paesi in Via di Sviluppo per garantire che vengano messe in atto le misure di adattamento e lotta ai cambiamenti climatici, compresa la difesa delle grandi foreste del Pianeta; impegnarsi immediatamente a realizzare un meccanismo finanziario che fermi la deforestazione, e le emissioni di CO2 associate, in tutti i Paesi in via di sviluppo e che raggiunga entro il 2015 il livello di 'deforestazione zero' in Amazzonia, Indonesia e Congo''.
Sono le richieste di Greenpeace che oggi, giorno di apertura del G8 ha scelto un'azione eclatante per farsi ascoltare dai Grandi della Terra: l'occupazione di 4 centrali elettriche a carbone su tutto il territorio italiano. Da stamattina, infatti, attivisti provenienti da diciotto differenti nazioni, hanno occupato i nastri di trasporto e scalato le ciminiere e le gru delle centrali a carbone di Brindisi, Marghera (presso Venezia), Vado Ligure (vicino Genova) e dell'impianto che il Governo Italiano vuole riconvertire a carbone, a Porto Tolle, nel Parco regionale del Delta del Po. Per sottolineare ancora una volta che il carbone e' in assoluto il combustibile con le maggiori emissioni di gas serra.
La centrale di Brindisi, recentemente al centro di una sporca storia di traffici di rifiuti tossici, e' la maggiore singola fonte di emissioni di CO2 in Italia e Greenpeace intende fermare queste emissioni, bloccando il nastro trasportatore che alimenta con il carbone la fornace.
''I politici chiacchierano. I veri leader decidono'', afferma Alessandro Gianni', direttore delle Campagne di Greenpeace Italia: ''Abbiamo perso anche troppo tempo e l'occasione di quest'anno, al summit di Copenhagen, e' un treno che non si deve perdere! Le maggiori economie del pianeta devono decidere ora di salvarlo dai cambiamenti climatici''.
Le nazioni del G8 devono finirla di mettere gli interessi del business dei combustibili fossili davanti a quelli di noi tutti e devono intervenire con urgenza con misure concrete che riducano sensibilmente le emissioni entro il 2020, investendo in azioni di adattamento e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e per bloccare la deforestazione nelle ultime grandi riserve forestali del Pianeta (Amazzonia, Indonesia, Congo).

lunedì 6 luglio 2009

FOTOVOLTAICO: Casella Liguria, SI realizzerà la più grande centrale fotovoltaica del Nord Italia.


Sono partiti a Casella i lavori per la realizzazione della più grande centrale fotovoltaica del Nord Italia. L'impianto sorgerà a circa 400 metri d'altitudine nella zona che costeggia il torrente Scrivia e sarà costruito all'interno di due edifici già esistenti alti 12 metri per una superficie complessiva sfruttabile di 36 mila metri quadri. L'operazione, promossa dall'Istituto Ligure Mobiliare, società finanziaria genovese, prevede un investimento complessivo di 8 milioni di euro. L'opera consentirà di sfruttare 2,3 megawatt annui di energia pulita e risparmiare così fino a 476 tonnellate di petrolio all'anno. Il progetto sarà realizzato in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria elettrica dell'Università di Genova e con lo studio di architettura Alessandro Savioli.