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martedì 18 agosto 2009

Sayano- Shushenskaya, in Khakassia: incidente alla centrale centrale idroelettrica vittime e inquinamento. Macchia d'olio di 80 km (aggiornamento)

Proseguono le ricerche dei 64 dispersi dell'incidente che ieri ha messo fuori uso la maxi centrale idroelettrica di Sayano-Shushenskaya. L'olio fuoriuscito ha formato una macchia che si e' estesa gia' per 80 km nell'area intorno alla centrale, prevalentemente nell'attiguo bacino Mainski, ma anche nel fiume siberiano Ienisiei. Secondo il ministro delle Situazioni di emergenza, Serghiei Shoigu, 'non c'e' pericolo per l'approvvigionamento di acqua potabile'.

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lunedì 17 agosto 2009

Sayano- Shushenskaya, in Khakassia (Siberia Orientale): incidente alla centrale centrale idroelettrica vittime e inquinamento ambientale


Otto persone sono morte e 10 ferite e 54 disperse in un incidente alla grande centrale idroelettrica russa Sayano-Shushenskaya, in Khakassia (Siberia Est). Lo rendono noto fonti del ministero per le Situazioni d'urgenza citate dall'agenzia Interfax. L'incidente, avvenuto nella notte, ha causato una parziale inondazione della sale macchine, bloccando la produzione. A seguito dell'accaduto, diversi stabilimenti di alluminio della zona sono rimasti senza elettricita'.
La centrale idroelettrica russa Sayano-Shushenskaya, in Khakassia (Siberia Orientale), e' la piu' grande del Paese e la quarta piu' grande del mondo.

Otto morti e 63 dispersi, è questo l’ultimo bilancio dell’incidente che ha bloccato la produzione della centrale idroelettrica russa Sayano- Shushenskaya, in Khakassia (Siberia Orientale), la più grande del Paese e la quarta più grande del mondo: i morti sono otto, i feriti 10 e i dispersi 63, secondo quanto riferisce l’agenzia Itar-Tass citando il portavoce della commissione investigativa della procura generale Vladimir Markin.

L’incidente è avvenuto alle 3.42 ora di Mosca (1:42 in Italia) e ha causato una parziale inondazione della sale macchine: a causarlo è stata una rottura idraulica, le cui origini sono da attribuire all’esplosione di un trasformatore con una fuoriuscita di alcune tonnellate di olio che oltre ad avere lesionato delle strutture hanno inquinato anche il bacino idrico.
Scongiurate, secondo le autorità, pericoli di riflessi e danni con crolli sulla struttura portante della gigantesca diga.

A seguito dell’accaduto diversi stabilimenti di alluminio della zona sono rimasti senza elettricità. Le autorità hanno escluso pericoli per la popolazione, che non è stata evacuata anche se l’allarme e la paura rimangono molto elevate.

Secondo i responsabili della centrale, ora la situazione è sotto controllo. La centrale, aperta nel 1978, ha una capacità di 6.400 Mw e una produzione annuale di 23.500 Gmh (energia potenziale). L’impianto sfrutta una diga alta 245 metri con una lunghezza di cresta di 1066 metri, che forma una riserva d’acqua di 31 km quadrati. Dispone di una decina di turbine e alimenta diverse imprese di alluminio, tra cui alcune della Rusal, la più grande società al mondo del settore.

lunedì 6 luglio 2009

Arsenali nucleari: Usa- Russia ENTRO 7 ANNI TESTATE RIDOTTE


Mosca e Washington hanno concordato di ridurre fino a 1500-1675 le testate nucleari e fino a 500-1100 il numero dei vettori. Il parziale disarmo avverra' nel giro di sette anni dopo l'entrata in vigore del nuovo accordo che sostituira' lo Start-1. Russia e Stati Uniti hanno anche concordato il transito di materiale e personale militare Usa in Afghanistan attraverso il territorio russo. I due governi continueranno, inoltre, il negoziato su una cooperazione sullo scudo antimissile.

Arsenali nucleari: intesa Usa-Russia sul disarmo nucleare


Russia e Usa hanno trovato un accordo sulla dichiarazione d'intenti che verra' firmata oggi dal presidente Barack Obama e dal collega Dmitry Medvedev sulla riduzione dei loro arsenali strategici e il rinnovo del trattato Start di controllo sulle armi atomiche. A renderlo noto l'agenzia Interfax. ''E' stato concordato il testo del documento'', ha aggiunto l'agenzia citando una fonte del ministero degli Esteri russo a poche ore dall'arrivo del presidente Obama a Mosca per la storica visita che puntera' a rilanciare i rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Gli Stati Uniti e la Russia hanno trovato l’accordo sul testo che getta le basi per il negoziato di un trattato di riduzione delle armi nucleari. Lo ha annunciato l’agenzia Interfax. Il trattato, che entrambe le parti sperano di concludere per la fine dell’anno, sostituirà l’attuale Start del 1991, che scade a dicembre. L’intesa, che era già stata preannunciata, sarà formalmente firmata da Barack Obama e Dimitry Medvedev oggi al Cremlino e darà così il vià ai negoziatori per mettere a punto il trattato proprio per la firma a dicembre.

Conferme americane La notizia è stata confermata anche da fonti diplomatiche
russe e statunitensi. I negoziati sono andati avanti fino a tarda notte. Oggi arriva a Mosca Obama per la sua prima visita in Russia, che dovrebbe rilanciare le relazioni bilaterali deteriorate negli ultimi due anni. Obama - che viaggia accompagnato dalla moglie e dalle figlie Sasha e Malia - atterrerà a Mosca alle 13,20 ora locali (quando in Italia saranno le 11,20). Dopo una breve tappa al monumento del Milite Ignoto per deporre una corona di fiori, il presidente Usa si recherà al Cremlino per incontrare il presidente Medvedev. La Casa Bianca ha annunciato domenica, tramite il suo coordinatore per le questioni legate alle armi di distruzione di massa, Gary Samore, che conta nell’annuncio dell’accordo, ma non è entrata nei particolari dei tagli previsti nel trattato.

Il summit Medvedev e Obama affronteranno anche temi legati all’Iran, all’Afghanistan, alla Corea del Nord e all’economia mondiale. I due leader, che termineranno l’incontro, con una conferenza stampa e una cena, potrebbero anche sottoscrivere un accordo per consentire il passaggio sul territorio russo dei rifornimenti per le truppe statunitensi in Afghanistan. Obama avrà domani una colazione di lavoro con il premier, Vladimir Putin e incontrerà Mickhail Gorbaciov.

domenica 21 giugno 2009

ORSI POLARI TRICHECHI, IN ALASKA SONO IN VIA DI ESTINZIONE


La popolazione degli orsi polari in Alaska e' in declino a causa del ritiro dei ghiacci e del bracconaggio della Russia. L'allarme e' stato lanciato dall'agenzia statunitense Fish and Wildlife.
Solo pochi orsi polari sono sopravvissuti nella zona che si estende tra il Canada e il nord dell'Alaska, a causa di una veloce fusione dei ghiacci marini, necessari agli orsi per procurarsi il cibo e per fare tappa tra uno spostamento e l'altro.
L'agenzia statunitense ha anche affermato che il bracconaggio della Russia e' una sensibile minaccia alla popolazione degli orsi.
Il rapporto di Fish and Wildlife stima che ogni anno vengono uccisi illegalmente dai 150 ai 250 orsi polari e il numero totale degli orsi, dal 2001 al 2007, e' calato dello 0,3%. Lo scorso anno, a causa del riscaldamento del clima globale, gli Stati Uniti hanno inserito ufficialmente gli orsi polari nelle specie in via d'estinzione. Il ritiro del ghiacci sta seriamente preoccupando anche un altro mammifero marino, il tricheco del Pacifico. "Se non c'e' piu' ghiaccio, scompare l'habitat degli animali e aumenta il rischio che queste specie si estinguano", ha dichiarato Bruce Woods, portavoce di Fish and Wildlife in Alaska.



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