Le donne sono davvero complicate tanto quanto si racconta. Almeno per quanto riguarda la scelta del partner: da uno studio condotto dagli psicologi statunitensi della Penn State University e pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, infatti, nel giudicare l'attrattivita' in un uomo il gentil sesso tende a dividere il viso in due parti: una, quella inferiore, viene osservata per giudicare l'attrattiva sessuale, e l'altra, la superiore, per carpire l'aspetto estetico (e asessuato) in generale. Mascella, zigomi e labbra sarebbero considerati i lineamenti del viso ''sessuali'', collegati a fertilita' e salute, mentre la parte alta del naso, gli occhi e la forma della testa sarebbero i tratti deputati al giudizio estetico.
''Non sappiamo se cio' e' il risultato della cultura, o se e' proprio il cervello a processare diversamente certe informazioni dedotte da determinati tratti del viso - spiega Robert Franklin, che ha partecipato alla ricerca -. Servono ulteriori studi''.
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mercoledì 26 agosto 2009
martedì 11 agosto 2009
evoluzione umana: I nostri antenati scesero dagli alberi gia' bipedi

I nostri antenati scesero dagli alberi gia' bipedi. Lo afferma uno studio Usa.Lo studio ha esaminato le ossa del polso di scimpanze', gorilla e fossili dei primi ominidi ed e' emerso che la camminata sulle nocche, quella dei primati insomma, non apparterrebbe ai nostri antenati che sarebbero scesi dagli alberi gia' bipedi. Servira'forse ridisegnare l'iconografia dell'evoluzione dell'uomo che mostra uno scimmione che cammina a 4 zampe.
fonte: Ansa
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martedì 4 agosto 2009
GENOMA :MAPPATA L'INTERA SEQUENZA DEL DNA DEI coralli hanno lo stesso numero di geni dell'uomo, circa 20 mila

Un variopinto corallo della Grande barriera corallina e' il primo animale australiano la cui sequenza del Dna sara' completamente esplorata in patria, dopo che e' stato mappato all'estero il genoma di altri animali simbolo dell'Australia, come canguro e ornitorinco. Pur essendo creature molto semplici, i coralli hanno lo stesso numero di geni dell'uomo, circa 20 mila, e la conoscenza del loro codice genetico puo' avere importanti applicazioni in medicina, oltre che nella conservazione dell'ambiente. Il corallo prescelto e' l'Acropora millepora, detto corna di cervo per la sua forma, ed il progetto e' affidato all'Australian Genome Research Facility ed all'universita' James Cook di Townsville. 'Finalmente abbiamo un progetto di genoma che e' al 100% australiano', ha dichiarato il prof. David Miller, responsabile del progetto. La Grande barriera corallina e' una colonna dell'industria turistica dell'Australia, e conoscere il genoma del corallo contribuira' a preservarla, ha detto. ''Ci aiutera' a capire come i coralli costruiscono i banchi, e perche' non lo fanno se sono sotto stress'', ha aggiunto. Servira' a prevedere come la barriera reagira' al riscaldamento globale, all'acidificazione dell'oceano, alla diffusione di malattie dei coralli e all' inquinamento. Gli antenati comuni fra coralli e uomo risalgono a piu' di 550 milioni di anni fa, eppure l'uomo ha piu' geni in comune con i coralli che con i topi. Il progetto potra' quindi fornire nuove conoscenze sulle malattie umane.
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sabato 18 luglio 2009
rapamicina: potrebbe essere l’elisir di giovinezza

Ciecamente sogniamo di superare la morte attraverso l’immortalità, anche se da sempre la vita eterna ha rappresentato la peggiore delle condanne. È uno dei grandi insegnamenti del filosofo della surmodernité Jean Baudrillard. Eppure è da quando è nato che l’uomo cerca di non morire, sicuro che si tratti di una benedizione. E inseguendo, sempre più assetato, il miraggio dell’elisir di lunga vita, nel corso dei secoli ha inciampato nel mito, come quello di Enoch e Thot, si è perduto negli insegnamenti esoterici di Ermete Trismegisto, si è bruciato coi segreti alchemici o si è illuso, romanzescamente, di poter possedere il segreto dell’eterna giovinezza, con i tratti puri e gentili di un Dorian Grey. E quando si è risvegliato dal sogno prometeico, non è rimasta che la fanta-scienza.
Tra cellule staminali, nuovi anticorpi, nanotecnologie e ingegneria genetica, i progressi della medicina stanno allargando di giorno in giorno i confini dell’esistenza, fino a sporgersi, rischiosamente, sul baratro dell’immortalità.
Secondo uno studio pubblicato sul nuovo numero della rivista inglese Nature - una bibbia della scienza, se l’espressione non apparisse una contraddizione in termini - il segreto della vita eterna si nasconderebbe nel terreno dell’Isola di Pasqua, un luogo non a caso magico che galleggia tra l’Oceano Pacifico e la leggenda. Una ricerca condotta da un gruppo di scienziati americani dell’università San Antonio del Texas in collaborazione con l’Università del Michigan e l’«Ann Arbor and Jackson Laboratory» di Bar Harbor, nel Maine, ha dimostrato che grazie a una sostanza medicinale il cui principio è estratto dal terriccio della lontana Isola di Pasqua, si può bloccare il processo di invecchiamento e prolungare la vita di oltre un terzo. Il farmaco, chiamato Rapamycin, a base di rapamicina, la cui scoperta risale agli anni Settanta, è stato somministrato a un campione di topi di laboratorio di età avanzata, 600 giorni di vita, l’equivalente di 60 anni nell’uomo. La loro aspettativa di vita si è estesa tra il 28% e il 38% - ovvero l’equivalente di circa 6-9 anni nell’uomo.
Ora gli studiosi sperano che un giorno la rapamicina - già usata proprio per le sue caratteristiche di immunosoppressione per prevenire il rischio di rigetto nei pazienti cui è stato trapiantato un organo - riesca a rallentare l’invecchiamento anche nell’uomo. Ma va superato un importante ostacolo: la sostanza sopprime le difese immunitarie, rendendo sì più giovani ma anche più vulnerabili alle malattie. Il dottor Arlan Richardson, direttore del «Barshop Institute for Longevity and Aging Studies» ha dichiarato: «Non ho mai visto una sostanza così promettente nel fermare l’avanzata dell’età. La rapamicina potrebbe essere proprio l’elisir di giovinezza che abbiamo sempre cercato». E secondo il professor Randy Strong, dello «Health Science Center» dell’Università del Texas, «questa è la prima prova convincente a dimostrazione che la vita può essere allungata con una terapia farmacologica». Come ha osservato Randy Strong, a capo dell’«Aging Interventions Testing Center» di San Antonio, se la rapamicina dovesse funzionare, la riduzione dei costi della sanità in tutto il mondo - il sogno di tutti i governanti - sarebbe di proporzioni enormi.
Arrampicandosi con caparbietà lungo la curva della longevità, a fronte di un potenziale che la medicina fissa attorno ai 120 anni, l’aspettativa di vita nel corso dei millenni è passata dai 16 anni dell’uomo delle caverne ai 20 anni del 500 a.C., ai 35 del 400 d.C. fino ad alzarsi, lentamente, ai 47 anni degli inizi del Novecento, ai 59 del 1930, ai 71 del 1975 impennandosi a toccare i 78-80 di oggi. Le previsioni dicono che raggiungeremo i cento anni nel 2020. Ma c’è anche chi è pronto a spingersi ancora più in là, come gli esperti dell’ospedale San Raffaele di Milano. In un articolo scritto nel novembre scorso per Kos, la rivista del prestigioso istituto di ricerca, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, un ottimista per natura, ha ipotizzato la possibilità di arrivare a vivere, grazie ai progressi della scienza, sino a 120 anni: «Con la medicina preventiva, con il controllo a distanza, con l’esame del Dna, con l’utilizzazione delle cellule staminali, con un conseguente razionale stile di vita ogni soggetto sarà nella condizione di conservarsi sano ed efficiente molto più a lungo». Secondo il premier una scienza che fa sperare in una vita più lunga non deve spaventare: «Chi si occupa di politica, cioè degli altri, dovrebbe impegnarsi anche su questo fronte: perché il tempo che l’uomo sta guadagnando si possa vivere nel migliore dei modi e con tutte le opportunità possibili».
L’immortalità è il sogno più ambizioso dell’umanità. Dal taoismo cinese alle nuove frontiere della criogenesi l’uomo l’ha cercata ovunque. E non potendola afferrare fisicamente nella realtà, l’ha (momentaneamente) spostata nel regno limitrofo della metafisica, che si chiama Aldilà o resurrezione, oppure in quello della fantasia: dal folklore dei vampiri all’Highlander cinematografico Christopher Lambert. Fino all’invincibile Manji, protagonista di un manga di culto creato da Hiroaki Samura. È un samurai che non può invecchiare perché un verme che vive in simbiosi col suo corpo blocca il naturale processo di invecchiamento, rimarginando qualunque ferita inflittagli. Anche lui, come tutti gli immortali, cerca disperatamente di morire.
Chi invece vuole disperatamente sopravvivere al tempo e al destino, può provare - non appena sarà in commercio - il magico farmaco della misteriosa Isola di Pasqua. Oppure, nell’attesa, provare la gynostemma pentaphylum, un’erba le cui proprietà antiossidanti superano di almeno quattro volte quelle del ginseng. In Cina, dove è molto diffusa, è chiamata jiaogulan, la «pianta-che-vince-la-morte». Ricordandosi, però, che questo straordinario dono non è sufficiente, come insegna il mito greco di Titone. Eos, l’aurora, che lo amava follemente, chiese a Zeus di donargli l’immortalità. Ma dimenticandosi di richiedere anche l’eterna giovinezza, fu condannata a vedere il suo amato diventare sempre più vecchio e privo di forze. E così ottenne che fosse trasformato in cicala. Un animale che nelle favole vive spensieratamente il presente, senza timori per il futuro.
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domenica 12 luglio 2009
ebola: Scoperto nelle Filippine, il virus riscontrato nei maiali, potrebbe mutare riscontrato nei maiali

Scoperto nelle Filippine, il virus potrebbe mutare
Per la prima volta un caso di Ebola e' stato riscontrato nei maiali. La scoperta, pubblicata su Science, e' avvenuta nelle Filippine. Il fatto preoccupa gli scienziati dal momento che il virus, diagnosticato finora solo negli uomini e nelle scimmie, potrebbe mutare e spostare il suo potenziale di patogenicita', diventando un pericolo maggiore per l'uomo. Le analisi mostrano che gli animali sono stati infettati con ceppi del virus molto varianti.
domenica 5 luglio 2009
FERTILITà: sesso quotidiano aumenta la fertilità
Dedicato agli aspiranti papà. Non è vero (come spesso si sente dire) che in vista di un auspicabile concepimento è preferibile per l’uomo astenersi per qualche giorno dai rapporti sessuali, al fine di rendere lo sperma «più potente» al momento giusto: secondo uno studio australiano sarebbe vero esattamente l’opposto, ossia che fare sesso quotidianamente rende gli spermatozoi più forti e potenzialmente aumenta la fertilità.
LO STUDIO - Tra i numerosi studi presentati nel corso del 25esimo convegno annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre), in corso ad Amsterdam, vi è infatti quello realizzato dal dottor David Greening, ostetrico e ginecologo di Sydney, che ha appunto condotto un’indagine sulla fertilità maschile correlata alla frequenza eiaculatoria dalla quale emerge che un’attività sessuale continuativa riduce la percentuale di danni al Dna del liquido seminale. Così i dati raccolti da Greening dimostrano che - nonostante eiaculazioni frequenti si traducano effettivamente in una riduzione della quantità del seme e della sua concentrazione - l’astinenza non influisce in alcun modo sulla qualità dello sperma, e che anzi la motilità degli spermatozoi aumenta significativamente. «Resta da verificare, tramite ulteriori indagini, se effettivamente la migliore qualità del seme si traduce in percentuali più alte di fecondazioni, sia naturali che in vitro» ha spiegato il ricercatore australiano, che ha tuttavia sottolineato come studi precedenti abbiano già provato la correlazione tra minor danno al Dna degli spermatozoi e percentuale di gravidanze riuscite.
I DATI - L’analisi è stata condotta su un campione di 118 uomini con un Indice di Frammentazione del Dna Spermatico (DIF) superiore al 15 per cento (ovvero di qualità non eccellente). Dopo 7 giorni di test, nell’81 per cento dei soggetti campione è stata misurata una diminuzione dei danni al Dna pari al 12 per cento. Secondo Greening, quindi, al fine di ottenere la fecondazione, l’ideale sarebbe avere eiaculazioni quotidiane per sette giorni di fila in vista del giorno «buono», ovvero quello in cui si suppone vi sia l’ovulazione. Un accorgimento, questo, che potrebbe rivelarsi particolarmente utile soprattutto per le coppie in cerca di gravidanza che si rivolgono alla fecondazione assistita.
venerdì 12 giugno 2009
cancro :Più ' intelligenti e quindi più a rischio cancro?

Piu' intelligenti e quindi piu' a rischio cancro? I bassi tassi di incidenza di tumore negli scimpanze' hanno portato i ricercatori del Georgia Tech's School of Biology e dell'Ovarian Cancer Institute coordinati da John McDonald a sospettare che la maggiore capacita' cerebrale degli uomini sia responsabile della maggiore diffusione della malattia. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Medical Hypothesis: ''I test suggeriscono che una delle ragioni di questa differenza tra esseri umani e scimpanze' - spiega McDonald - potrebbe risiedere nell'apoptosi, uno dei piu' importanti meccanismi tramite cui il nostro corpo elimina le cellule tumorali. Gli uomini sono piu' intelligenti degli scimpanze' e quindi geneticamente piu' restii ad auto-distruggere le proprie cellule''.
martedì 19 maggio 2009
Adapide: Uomo e scimmia, ecco l'antenato comune
Presentato all'American Museum of Natural History: ha 50 milioni di anni e somiglia al lemure del MadagascarIl fossile, soprannominato ''Ida''.
L'animale, una femmina, e' vissuto nell'Eocene, un'epoca del periodo Paleogene che va dai 55 ai 34 milioni di anni fa circa e gli scienziati lo hanno battezzato ''Darwinius masillae'', in omaggio a Charles Darwin. Fra le caratteristiche che lo rendevano simile ai primati piu' evoluti, il pollice opponibile, la mano prensile e le unghie al posto degli artigli.
Atmosfera da grandi eventi all’American Museum of Natural History di New York. Philip Gingerich, presidente della Paleontological Society presenta il fossile di un animale che potrebbe essere il progenitore comune delle scimmie e dell’uomo. Accanto a Gingerich, il sindaco Michael Bloomberg e tutti componenti del team di scienziati che hanno lavorato per la scoperta. Tanta solennità è stata organizzata per mostrare un reperto giudicato molto importante nella ricerca delle nostre origini.Il «completo e spettacolare fossile del possibile antenato», come l’ha definito Gingerich, mostra una giovane femmina di Adapide vissuta 47 milioni di anni fa ed è stato scoperto un paio d’anni fa a Messel Shale Pit, una cava abbandonata vicino a Francoforte. Il luogo tedesco è noto per i suoi ritrovamenti di fossili ben conservati appartenenti all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Ma questo ha destato subito sorpresa e interesse tanto da essere conservato e studiato segretamente per un così lungo periodo senza far trapelare notizia.
Gli antropologi si chiedono da tempo da quale dei due gruppi di proscimmie esistenti circa 50 milioni di anni fa, i tarsidi che vivevano in Asia e gli adapidi presenti nell’America settentrionale e in Europa allora unite, l’evoluzione abbia poi portato verso l’uomo. Ora le caratteristiche del reperto tedesco farebbero pensare che proprio gli Adapidi, ritenuti anche i precursori degli attuali lemuri del Madagascar, siano gli «antenati giusti » o almeno più probabili. Negli ultimi due anni il prezioso fossile è stato analizzato da numerosi scienziati, incluso Jorn Hurun del National History Museum norvegese, facendo ricorso alla tomografia computerizzata la quale ha consentito di sezionare lo scheletro pietrificato cogliendone i dettagli più minuti.
Uno degli aspetti a favore delle conclusioni pubblicate su Public Library of Science, una rivista online, è la mancanza dei denti a pettine. «L’epoca di appartenenza, la regione del ritrovamento e la presenza di qualche carattere evolutivo diverso dalle proscimmie mi sembrano gli elementi di maggiore interesse », commenta Fiorenzo Facchini, antropologo dell’Università di Bologna. «E’ infatti possibile — aggiunge — che questi particolari elementi si ritrovino specializzati, molto tempo dopo, in linee evolutive diverse. Bisogna comunque tener conto che passeranno milioni di anni per vedere tra le scimmie i progenitori degli ominidi come il Proconsul o il Kenyapiteco. Infatti la separazione fra le antropomorfe e quella degli ominidi è avvenuta soltanto 6 milioni di anni fa».LEGGI ANCHE:
Adapide: SCOPERTO L'ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO
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venerdì 15 maggio 2009
AUTOSTIMA: CORRELAZIONE TRA AUTOSTIMA E DNA

Sicuri di sé e soddisfatti della vita? Bisogna dire grazie ai geni, mentre se il bicchiere è sempre mezzo pieno conta anche l'ambiente in cui siamo cresciuti. Autostima, soddisfazione di vita e ottimismo hanno, infatti, una base genetica comune. Ma nell'ultimo caso l'ambiente sembra avere un peso maggiore rispetto al Dna. Lo rivela uno studio su centinaia di gemelli pubblicato sulla rivista 'Behavior Genetics' e coordinato dall'Istituto superiore di sanità, in collaborazione con i Dipartimenti di psicologia delle Università Sapienza di Roma, Bicocca di Milano e con l'ateneo americano di Stanford (California).
La ricerca, che ha coinvolto 428 coppie di gemelli, monozigoti e dizigoti, tra i 23 e i 24 anni, iscritte al Registro nazionale gemelli (www.gemelli.iss.it), ha calcolato le stime di ereditabilità di questi tratti del carattere. Ebbene, le percentuali sono risultate del 73% per l'autostima, del 59% per la 'soddisfazione di vita' e del 28% per l'ottimismo. Dunque, i dati mostrano che autostima e soddisfazione di vita sono influenzate, in larga misura, da fattori genetici, mentre per l'ottimismo il ruolo dell'ambiente sembra essere preponderante.
"Ciò può essere dovuto al fatto - spiega Maria Antonietta Stazi, coordinatrice del Registro nazionale gemelli all'Iss e coautrice della ricerca - che l'incertezza del futuro, specialmente in una fascia di età giovane adulta come quella dei gemelli esaminati, rende il grado di ottimismo particolarmente soggetto all'effetto di esperienze contingenti. Quali, ad esempio, il completamento degli studi, l'inizio di un nuovo lavoro oppure il raggiungimento di una migliore posizione economica". Ma il risultato "davvero innovativo dello studio - aggiunge Corrado Fagnani, ricercatore del Registro nazionale gemelli che ha sviluppato i modelli matematici per questo lavoro - è sicuramente rappresentato da un'elevata correlazione genetica e da una bassa correlazione ambientale riscontrata tra autostima, soddisfazione di vita e ottimismo. I fattori genetici, quindi, sembrano essere largamente condivisi da queste attitudini caratteriali, mentre le esposizioni ambientali potrebbero essere specifiche per ciascuno dei tratti. I risultati indicano che interventi di tipo ambientale per promuovere la salute mentale - sottolinea - potrebbero avere una maggiore influenza su specifici aspetti del benessere psicologico".
I risultati di questo studio possono costituire la base per future ricerche mirate a individuare varianti geniche che predispongono contemporaneamente all'autostima, alla soddisfazione di vita e all'ottimismo. "Questi tratti - conclude la Stazi - potrebbero rappresentare le dimensioni fondamentali di una 'sindrome da attitudine positiva', in grado di proteggere dalla depressione, che vede proprio in un atteggiamento negativo verso se stessi, la vita e il mondo le sue caratteristiche peculiari".
La Banca biologica del Registro gemelli è nata nel 2006 al Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell'Iss. Il progetto prevede l'arruolamento di volontari con la raccolta di sangue, saliva e informazioni sullo stato di salute e gli stili di vita di ciascuno. I risultati, insieme all'analisi dei dati clinici e degli stili di vita, contribuiranno a fornire risposte sulle relazioni tra le nostre caratteristiche biologiche e i nostri geni, gli stili di vita e l'ambiente in cui viviamo. Attualmente la Banca biologica conserva materiale raccolto da 1.200 persone (gemelli e non), di varie età, residenti in diverse aree del Paese, per vari progetti di ricerca.
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SALUTE: IL CERVELLO VEDE LE EMOZIONI

Le emozioni, oltre a ''sentirle'', adesso si possono anche ''vedere''. Ad affermarlo e' uno studio condotto da un gruppo di studiosi dell'Universita' di Ginevra (Svizzera) guidati da Thomas Ethofer e pubblicato su Current Biology, secondo il quale dai segnali che il cervello elabora si puo' ''leggere'' se una persona ha appena ascoltato parole che indicano rabbia, gioia, sollievo o tristezza. Lo studio e' il primo a dimostrare che le diverse informazioni emotive vengono rappresentate nel cervello da differenti segnali, uguali in tutti gli uomini. ''La corretta interpretazione dell'emozione espressa attraverso la voce - spiega Ethofer - e' molto importante soprattutto in un contesto come quello attuale, in cui i segnali emotivi visivi spesso non sono disponibili, come quando si parla al telefono''.
Precedenti studi avevano gia' analizzato il rapporto tra gli stimoli vocali-uditivi e le risposte delle diverse aree cerebrali, ''ma mentre i metodi convenzionali analizzano ogni punto nel cervello separatamente, con il nuovo studio abbiamo guardato al modello globale - spiega Ethofer -. Considerate la seguente analogia: se si dispone di un puzzle composto da pezzi in bianco e nero e si guarda ogni pezzo come a se' stante, e' difficile dire se i vari tasselli appartengono alla foto di una zebra o di una scacchiera, ma diventa relativamente facile se si mettono insieme i pezzi''.
Lo studio e' stato eseguito presentando ai volontari sottoposti all'esperimento diverse parole pronunciate con espressioni differenti - rabbia, tristezza, sollievo, gioia - e contemporaneamente scannerizzando la reazione dei loro cervelli attraverso la risonanza magnetica funzionale.
lunedì 11 maggio 2009
Adapide: SCOPERTO L'ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO

La Bbc rivelera' in un documentaio la scoperta di uno scheletro che rappresenterebbe l' ''anello mancante'' dell'evoluzione umana. Presto a New York sara' presentato il primo scheletro intero di un Adapide, il Darwinius masillae: le ossa fossilizzate, che hanno dai 37 ai 47 milioni di anni, sono state trovate nella cava Messel in Germania. L'animale, una femmina, somiglia a un lemure, ma farebbe parte di un gruppo di primati evolutisi poi in scimmie ed esseri umani.
Si chiama 'Adapide', viveva sulla terra tra 37 e 47 milioni di anni fa e assomigliava a un lemure. Questo l'identikit dell'anello di congiunzione tra l'uomo e la scimmia su cui la Bbc ha preparato un documentario dopo scoperta in Germania vicino Francoforte di uno scheletro fossilizzato che rappresenterebbe l' 'anello mancante' dell'evoluzione umana. Secondo il Mail on Sunday il documentario della durata di 90 minuti sara' presentato da curato Sir David Attenborough, autore delle piu' belle trasmissioni naturalistiche della Bbc. Il programma non e' ancora stato inserito nei palinsesti del servizio pubblico britannico ma il il giornale e' venuto a sapere che lo studio su cui si basa sara' reso pubblico il 19 maggio a New York. In quell'occasione verra' presentato il primo scheletro intero mai trovato dell'Adapide, battezzato 'Darwinius masillae' le cui le ossa fossilizzate sono stati trovati nella cava di Messel in Germania. L'esemplare e' una femmina e Sir David spieghera' perche' i ricercatori sono convinti che l'Adapide non e' semplicemente un antenato dei lemuri ma fa parte di un gruppo collegato di primati che si sarebbero evoluti in scimmie ed esseri umani. Lo studio sara' pubblicato dalla rivista angloamericana Public Library of Science. Philip Gingerich, presidente della Us Paleontological Society, co-autore dello studio, ha dichiarato al Mail: ''Ho esaminato questo scheletro, e' incredibilmente completo e datato con precisione. Lo abbiamo tenuto nascosto perche' non si puo' parlare di qualcosa finche' non la capisci a fondo. Ora abbiamo capito, fara' progredire la nostra conoscenza dell'evoluzione''.
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