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sabato 19 settembre 2009

ictus silenti: COLPISCONO CHI HA LA PRESSIONE ALTA


Gli ictus ''silenti'' - ovvero quelle forme di attacchi che pur causando danni cerebrali non vengono individuati da chiari sintomi - non sarebbero poi cosi' ''silenti''. E' quanto sostiene lo studio pubblicato da Perminder Sachdev dell'University of New South Wales di Sidney su Neurology, secondo cui questa tipologia di attacchi - piuttosto frequenti nelle persone oltre i 60 anni con pressione alta, pur essendo silenti, non passano inosservati.

Un ruolo determinante nello scatenarsi di questi attacchi sarebbe giocato dallo pressione. La ricerca, che ha coinvolto 477 persone con un'eta' compresa tra i 60 e i 64 anni per quattro anni, ha dimostrato che i pazienti con alta pressione del sangue hanno un rischio del 60% piu' alto. Curare i pazienti con la pressione alta sarebbe quindi per limitare questa tipologia di ictus: ''La pressione sanguigna alta e' curabile, e questo deve essere un obiettivo da raggiungere per la prevenzione delle malattie vascolari'', sottolinea Sachdev.

mercoledì 16 settembre 2009

LATTE: benefici per la salute delle ossa, diminuisce in generale del 25% la mortalità , del 60% ictus E PROTEGGE DALLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI


I bambini che bevono molto latte vivono piu' a lungo, secondo uno studio dell'universita' di Bristol e dell'Istituto del Queensland. La ricerca inizio' negli anni '30 e poi riprese nel 2005 quando sono state osservate le associazioni tra le cause di morte dei soggetti esaminati 65 anni prima e le loro diete durante l'infanzia. E chi ha ricevuto un grosso apporto di calcio durante l'infanzia ha poi riscontrato un ridotto rischio di mortalita' a causa di ictus.

Il latte non e' solo una buona fonte di calcio, ma sembra che la sua assunzione in eta' infantile protegga le arterie piu' a lungo. A suggerirlo e' uno studio pubblicato sulla rivista Heart, condotto su 4.374 bambini inglesi su dati raccolti a partire dagli anni '30. I ricercatori dell'Universita' di Bristol e dell'Australia's Queensland Institute of Medical Research hanno dimostrato che l'assunzione quotidiana di latticini non soltanto ha dei benefici per la salute delle ossa, ma diminuisce in generale del 25% la mortalita' e del 60% la possibilita' di andare incontro ad un ictus.

Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni dopo aver valutato lo stato di salute degli stessi bambini 65 anni dopo, riscontrando che chi tra di loro aveva consumato latte e latticini nelle quantita' consigliate dagli esperti era protetto di piu' dalle malattie cardiovascolari. Nonostante formaggi e burro vengano normalmente considerati poco graditi dalle arterie, per la presenza di grassi e colesterolo, lo studio spiega che un apporto moderato ha una significativa influenza su un ormone, chiamato IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile), legato ad un minore incidenza di casi di insufficienza cardiaca. La dieta ''salva-arterie'' comprende tre porzioni di latticini: un bicchiere di 200 ml di latte, un vasetto di yogurt e un piccolo pezzo di formaggio, ricordano gli esperti, forniscono alle persone il giusto fabbisogno giornaliero di calcio e una prolungata protezione dalle malattie cardiovascolari.

Un livello alto di calcio nelle arterie potrebbe essere in grado di predire futuri eventi cardiaci gravi in pazienti gia' affetti da coronaropatia. Ad affermarlo e' uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Department of Nuclear Medicine dell'University of Ludwig-Maximilians di Monaco di Baviera (Germania) guidati da Marcus Hacker e pubblicato nell'edizione online di Radiology.

Attualmente il livello di calcio nelle coronarie viene monitorato come esame di screening o in casi sospetti di coronaropatie. Il nuovo studio dimostra invece che la quantita' di calcio nei vasi coronarici puo' essere di alto valore predittivo per attacchi di cuore gravi o mortali anche nei casi gia' noti di coronaropatia, ''indipendentemente dall'eta', dal sesso e da altri fattori di rischi cardiovascolari presenti nel paziente'', spiega Hacker.

La coronaropatia e' una condizione nella quale all'interno delle arterie coronariche si formano placche costituite da colesterolo, calcio, grassi e altre sostanze. Quando le placche si accumulano il flusso di sangue al cuore e' ridotto e si possono avere aritmia, attacchi cardiaci o insufficienza cardiaca. ''Abbiamo riscontrato che il calcio sembra svolgere un ruolo importante nel predire successivi attacco di cuore o di morte cardiaca improvvisa - conclude il co-autore Christopher Uebleis - e aggiunge valore prognostico ai risultati diagnostici normalmente utilizzati''.

sabato 8 agosto 2009

ictus: LA GIUSTA PREVENZIONE DIMINUISCE INCIDENZA ICTUS

Adeguati controlli dei fattori di rischio come ipertensione e fibrillazione atriale porterebbero ad avere molte migliaia di casi in meno di ictus in Italia. Lo dimostra la best practice di Sesto Fiorentino in uno studio europeo diretto dall'Istituto nazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) e dall'Universita' di Firenze e pubblicato su Stroke, la rivista ufficiale dell'American Heart Association. Una strada anche per ridurre i 3,7 miliardi di euro l'anno di costi dovuti a questa malattia.

I dati dello Studio Eros (European Registers of Stroke), la cui parte italiana e' stata coordinata da Antonio Di Carlo dell'In-Cnr e da Domenico Inzitari dell'Universita' di Firenze, evidenziano come si potrebbe, attraverso la prevenzione, ridurre dell'1% all'anno l'incidenza dell'ictus cerebrale, evitando cosi' che diverse decine di migliaia di persone ne siano colpite nei prossimi 10 anni. La previsione e' stata effettuata utilizzando i dati provenienti da un altro studio epidemiologico nazionale, il progetto ILSA, e i risultati sono pubblicati su Stroke.

Lo studio Eros e' stato effettuato su 2.129 pazienti colpiti da ictus in sei citta' europee: Sesto Fiorentino (Italia), Digione (Francia), Kaunas (Lituania), Varsavia (Polonia), Londra (Regno Unito) e Minorca (Spagna). I tassi annui standardizzati sulla popolazione europea indicano il minimo a Sesto Fiorentino, 101 casi ogni 100.000 uomini e 63 nelle donne, e il massimo a Kaunas, rispettivamente di 239 e 159 casi. I tassi di Spagna sono di 116 e 66, in Francia sono stati di 122 negli uomini e 76 nelle donne, nel Regno Unito di 121 e 78, in Polonia di 147 e 126. Considerevole, dunque, il fatto che la minore incidenza sia in Italia, e che le percentuali piu' basse siano state rilevate nei paesi a Sud, mentre le piu' alte nel Nord-Est europeo, specialmente tra le donne.

''Nel nostro Paese l'ipertensione colpisce oltre il 60% delle persone che hanno superato i 65 anni, che da noi rappresentano il 19,7% della popolazione, una delle piu' alte percentuali a livello mondiale. Eppure un terzo degli anziani ipertesi non e' trattato e circa la meta' dei pazienti trattati non ha un controllo soddisfacente della pressione arteriosa - conclude Di Carlo -. A livello mondiale l'ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilita' nel soggetto adulto-anziano, con 16 milioni di nuovi episodi registrati ogni anno, 5,7 milioni di morti per anno dovuti a questa patologia e un costo corrispondente a circa lo 0,27% del PIL e al 3% delle spese dei sistemi sanitari nei paesi occidentali''.

La necessita' di contenere la diffusione di questa patologia deriva anche da valutazioni di tipo economico-sanitario. Il Servizio sanitario nazionale sostiene infatti un costo totale stimato in circa 3,7 miliardi di euro, destinato ad aumentare, per assistere il milione circa di italiani sopravvissuti ad un ictus, dei quali circa il 40% presentano livelli di disabilita' da moderata a totale, e i circa 230.000 nuovi casi stimati ogni anno.

mercoledì 24 giugno 2009

Interleuchina-6: Gli introversi hanno nel sangue livelli più alti di Interleuchina-6

Anche se il detto mens sana in corpore sano è noto da secoli, la connessione tra mente e salute del corpo è più forte di quello che si potrebbe immaginare. Uno studio pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity dimostra come la nostra capacità di resistere alle malattie infiammatorie e allo stress sia collegata non solo al genere e all’etnia, ma anche alla nostra personalità.

CONSEGUENZE DELLO STRESS - La ricerca, condotta dal professor Benjamin Chapman presso il Dipartimento di psichiatria della University of Rochester Medical Center (New York), ha evidenziato come una scarsa estroversione possa essere il segnale della presenza nel sangue di un alto livello di una sostanza chimica infiammatoria (Interleuchina-6), soprattutto nelle donne di mezza età. Il cervello di una persona sotto stress produce ormoni che, a lungo termine, potrebbero avere effetto sugli organi. Questo provocherebbe una reazione a catena del sistema immunitario, con il rilascio di sostanze che a loro volta scatenerebbero infiammazioni. Con conseguenze molto gravi, soprattutto in presenza di altre malattie come artrite reumatoide, Alzheimer o arteriosclerosi, andando a ostruire le arterie e causando ictus e infarti.

DONNE PIÙ A RISCHIO - Secondo i risultati della ricerca le persone estroverse, particolarmente ricche di vigore ed energia vitale, hanno livelli drasticamente più bassi di Interleuchina-6 (IL-6) nel sangue. Dai test, condotti su un campione di 103 cittadini di età superiore ai 40 anni, sembra inoltre che le donne e alcune minoranze etniche siano in media più vulnerabili allo stress, mostrando valori di IL-6 rispetto agli uomini caucasici. Nel primo caso a causa degli sbalzi ormonali tipici dell’età, nel secondo caso probabilmente per fattori esterni, come il dover affrontare manifestazioni di razzismo. «Il nostro studio ha fatto il primo importante passo nel dimostrare una forte associazione tra una parte dell’estroversione e un composto chimico specifico, collegato allo stress» dichiara Chapman. «Il prossimo passo sarà dimostrare se l’uno è la causa dell’altro».

ENERGIA VITALE INNATA - Gli scienziati infatti non hanno ancora dimostrato che l’introversione è la causa dell’infiammazione. Potrebbe essere anche il contrario. «Se fosse l’attività dovuta a un carattere introverso a causare l’infiammazione, noi potremmo concepire dei trattamenti per aiutare i pazienti ad alto rischio e diventare più coinvolti nella vita, per difendersi dalla malattia». Parte della terapia potrebbe essere rappresentata dall’esercizio fisico. Ma non sarebbe una risposta completa: «Oltre all’attività fisica - spiega Chapman - certe persone sembrano avere questa energia innata, diversa dal tenersi in esercizio, che li rende intrinsecamente coinvolti nella vita». Come suggerisce lo studioso, sarebbe interessante riuscire a mettere a punto una tecnica per incrementare nelle persone questo tipo di disposizione d’animo.

mercoledì 10 giugno 2009

tè verde: previene ictus, è un antiossidante, anti- invecchiamento e anti- cancro


Il te' verde, noto per proprieta' antiossidanti, anti-invecchiamento e di prevenzione del cancro, riduce anche il rischio di ictus. Basta berne anche una sola tazza a settimana. E' la conclusione di uno studio australiano che ha esaminato il consumo di te' verde di 800 persone in Cina meridionale, eta' media 69 anni, di cui circa meta' vittime di ictus. Coloro che consumavano regolarmente due o piu' tazze al giorno riducevano il rischio di ictus di circa il 60%.