NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L'ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008 LUBIANA - La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata "per qualche ora" per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta dell'Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un'allerta.Il sistema d'allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento - si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles - non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d'allerta - si legge nella nota della Commissione Ue - è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l'energia atomica, il sistema di risposta rapida d'emergenza 'Ecurie' prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l'esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l'emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo".
KRSKO (SLOVENIA) - La Commissione europea ha annunciato di aver ricevuto una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di Krsko, spiegando che era già stata attivata la procedura di sicurezza per lo spegnimento dell’impianto. Cosa che è avvenuta qualche ora dopo.La centrale nucleare di Krsko (Afp)Il messaggio d’allerta, spiega un comunicato, è arrivato alle 17.38 e al momento di diffondere la nota (ore 18.27) la potenza del reattore è stata ridotta al 22%. Secondo il comunicato della Commissione europea al momento non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. L’Unione europea successivamente hanno riferito che le autorità slovene hanno comunicato che le procedure di spegnimento del reattore della centrale nucleare di Krsko sono state completate e la situazione è sotto controllo.LA NOTA - Secondo quanto riferito sempre dalla Commissione, si è verificata una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento principale della centrale nucleare. Krsko è situata nel sud-ovest della Slovenia a 130 chilometri da Trieste. L’incidente è stato segnalato a Bruxelles attraverso il sistema di allarme nucleare rapido «Ecurie», con il quale l’esecutivo Ue ha successivamente informato tutti gli Stati membri. La Commissione ha assicurato che «il team d’emergenza della Direzione generale trasporti ed energia (Tren) rimane all’erta fino a quando non arriveranno ulteriori informazioni e la situazione sarà pienamente sotto controllo».«NESSUNA FUGA DI MATERIALE RADIOATTIVO» - Non c'è stata alcuna perdita nell'ambiente» ha detto invece un portavoce della Nek, la società che gestisce la centrale nucleare di Krsko, «la fuoriuscita si è verificata all'interno della struttura del reattore. È stato avviato il processo di spegnimento che avviene per fasi e sarà ultimato entro questa sera. Allora sarà possibile ispezionare il sito per verificare la situazione». La centrale nucleare è stata fermata «per qualche ora» per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta della Commissione europea. «La centrale è stata fermata a titolo preventivo per qualche ora al fine di permettere al personale di stabilire le cause del guasto e di ripararla», ha detto la direzione dell'impianto in un comunicato. «Un arresto d'emergenza non è stato necessario e il guasto non dovrebbe avere impatto sull'ambiente», ha aggiunto la direzione.RASSICURAZIONI DALLA SLOVENIA - «Non era necessaria una chiusura di emergenza dell'impianto e la perdita non ha avuto e non ci si aspetta avere conseguenze per ambiente». Così si espimono le autorità slovene in una nota. La nota precisa che l'impianto di Krsko, è stato «chiuso a scopo cautelativo» dopo che si era verificata una perdita nell'impianto di refrigerazione. Anche la presidenza di turno dell'Ue, nelle mani proprio della Slovenia, si prodiga in rassicurazioni e definisce l'incidente che si è verificato nella centrale di Krsko un «incidente locale». «La situazione è sotto controllo. Non ci sono rischi per l'ambiente e per le persone», ha detto Maja Kocijancic, portavoce della presidenza a Bruxelles.PROTEZIONE CIVILE - Nessuna richiesta di allertare la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia è giunta alla direzione regionale circa il guasto della centrale nucleare. Lo ha riferito il direttore regionale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Guglielmo Berlasso. «Non è stata allertata neppure la Protezione civile slovena - ha detto Berlasso - con la quale stiamo in costante collegamento. A quanto ne sappiamo deve esserci stata una perdita di potenza di un reattore della centrale di Krsko. Non sappiamo nulla di più. Quando succedono simili incidenti - ha detto ancora Berlasso - c'è l'obbligo di comunicarlo ai Paesi della Comunità internazionale. Penso - ha concluso - che non si debba creare inutili allarmismi». Al momento la Protezione civile regionale non ha quindi attivato alcuna misura, anche se la sala operativa resta attiva 24 ore su 24.CENTRALE CONSIDERATA A RISCHIO - La centrale nucleare di Krsko era considerata da tempo a rischio tanto che erano state fatte in Italia diverse interrogazioni parlamentari a proposito. Secondo l'associazione ambientalista Greenaction transnational: «Una Commissione Internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguare l’impianto alle più severe normative dell’UE. Uno dei principali problemi dell’impianto è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite (con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell’atmosfera); questo problema è d’altronde noto presentandosi in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un’accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome. Il costo di tale intervento fu di 205 milioni di marchi. Dopo questo intervento venne approvato un aumento della produzione del 6% (45 MW) con i conseguenti rischi di sovrasfruttamento del reattore e senza che i problemi dei generatori fossero stati definitivamente risolti».MA GLI ESPERTI RASSICURANO - Secondo però due esperti dell'Enea le misure di sicurezza della centrale di Krsko sono paragonabili a quelle delle centrali occidentali ed eventuali perdite nel circuito di raffreddamento non sono pericolose. «Le centrali di questo tipo - spiega uno dei due esperti, Stefano Monti - hanno un contenitore primario di sicurezza che contiene eventuali perdite nei circuiti di raffreddamento. È presto per fare valutazioni precise ma in linea generale si può dire che questi impianti sono sicuri quanto quelli occidentali». «Se l'incidente è stato nel circuito primario non ci sono motivi di allarme - ribadisce Francesco Troiani, fisico nucleare dell'Enea - gli incidenti gravi sono quelli del nocciolo. Le centrali hanno diversi contenitori che racchiudono il nocciolo e le altre strutture che ad esempio quella di Chernobyl non aveva. Non ci sono molti elementi ancora, ma si può ipotizzare una rottura nel tubo che porta il liquido che raffredda le turbine. Anche in casi di incidenti lievi - spiega Troiani - le autorità della centrale sono obbligate ad avvertire quelle nazionali, che a loro volta allertano Euratom e Aiea».
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mercoledì 4 giugno 2008
Giappone, altre fughe radioattive chiusa la centrale nucleare 18-07-2007
Cinquanta guasti a catena, polemica sulla sicurezza
(la Repubblica, MERCOLEDÌ, 18 LUGLIO 2007, Pagina 14 – Esteri)
Il premier Abe all´azienda elettrica: "Irresponsabili"
Ancora perdite di acqua sospetta: fuoriusciti 1200 litri
Sulla natura della radioattività è ancora mistero. E gli sfollati sono 12.000
Nell´aria si sono diffuse particelle di cobalto-60 e di chromio-51
E´ ancora più grave di quel che si era creduto nelle prime 24 ore l´incidente alla centrale nucleare di Kashiwazaki provocato dal terremoto di lunedì. Cinquanta guasti meccanici a catena, ben due fughe radioattive distinte, la fuoruscita di migliaia di litri di acqua e petrolio contaminati, cento fusti di scorie scoperchiati dal sisma e privi di protezione, pronti a disperdere i veleni nell´atmosfera e nel mare. Quanto è serio il pericolo per la loro salute e per l´ambiente, però, i giapponesi non lo sanno ancora e vivono nell´angoscia. Non sono bastate le dure accuse del premier Shinzo Abe all´azienda elettrica che gestisce il più grande impianto atomico del mondo, riassunte in una parola: «Irresponsabile».
La gente non sa più cosa pensare, a chi credere. Ritardi, bugie, reticenze, errori hanno creato un´atmosfera di sospetti e di tensione. Le dimensioni reali delle fughe radioattive sono ancora avvolte nel mistero. Per l´unico popolo al mondo che 60 anni fa fu martoriato da due bombe atomiche, il tabù del nucleare ha provocato una beffa crudele: il business dell´energia sfugge a ogni controllo, l´establishment che gestisce le centrali è impenetrabile. Per i 12.000 sfollati accolti nei rifugi della protezione civile a Kashiwazaki l´incubo atomico sovrasta perfino la paura di nuove scosse di assestamento, dopo i due choc da 6,8 gradi della scala Richter. In 24 ore i tentativi iniziali di minimizzare l´emergenza nucleare sono stati vanificati. Lo stesso management dell´azienda elettrica è superato dagli eventi, rincorre i segnali di nuovi guasti che si accendono uno dopo l´altro, non riesce ad avere un quadro completo della situazione. Ieri dalla centrale è partito un secondo allarme radioattivo che ne ha imposto l´immediata chiusura con l´arresto dei sette reattori. Col passare delle ore si scoprono nuovi problemi, danni che erano stati ignorati o nascosti il primo giorno: incendi, condutture rotte e sconnesse, impianti fuori controllo, perdite a ripetizione. «Adesso i casi di fuoriuscite radioattive a nostra conoscenza sono due», ha annunciato ieri Hiroshi Itagaki, portavoce della società Tokyo Electric Power che gestisce l´impianto. «Abbiamo individuato almeno 50 guasti e disfunzioni delle apparecchiature». Poi è venuta la rivelazione dei cento fusti cilindrici che la scossa tellurica ha fatto cadere a terra, scoperchiandoli e esponendo le scorie. Anche questo bilancio per il momento è del tutto parziale: le squadre speciali di emergenza al lavoro nella centrale fino a ieri sera avevano ispezionato solo la metà dei 22.000 fusti di scorie. E sulla natura della radioattività le notizie peggiorano di ora in ora.
Lunedì si era parlato di un litro e mezzo di acqua contaminata, finita in mare. Ieri la quantità è salita a 1.200 litri. Ma non c´è solo la radioattività dispersa dai liquidi. Solo ieri la Tokyo Electric ha rivelato che particelle di cobalto-60 e chromio-51 sono state rilasciate nell´atmosfera. I dirigenti del gruppo elettrico hanno dovuto ammettere un errore fatale nel primo intervento dopo il terremoto: quando è scoppiato l´incendio in un generatore elettrico i tecnici hanno tentato di spegnerlo con l´acqua; solo in un secondo tempo sono arrivate squadre di vigili del fuoco con gli estintori chimici adeguati.
«Le informazioni fornite dall´azienda alle autorità sono state troppo lente - ha denunciato Abe - ; ho intimato alla Tokyo Electric di rivelare gli incidenti in modo completo, rigoroso e rapido. Deve comportarsi in maniera responsabile. Gli impianti nucleari possono essere gestiti solo con la fiducia della gente. Invito l´azienda a riflettere seriamente su questo incidente».
Dello stesso tono la signora Sanae Takaichi, ministro per la ricerca scientifica: «L´intervento per spegnere il primo incendio è stato lento. L´informazione sulle fughe di radioattività è stata ancora più lenta». Ma le autorità politiche fanno la loro parte per minimizzare. Prima ancora di avere informazioni precise e attendibili dagli esperti sanitari giunti sul luogo del sisma, i dirigenti del ministero dell´Industria già dichiaravano che «le radiazioni sono in quantità troppo modesta per avere un impatto ambientale». E´ una reazione tipica dell´atmosfera di protezione che da anni circonda il business dell´energia atomica. «Di falsità sulle radiazioni ne abbiamo già sentite in passato», ha dichiarato ieri sera alla televisione Koichi Ibe, 83 anni, uno degli sfollati di Kashiwazaki.
L´inaudita escalation di disastri all´interno del megaimpianto da 8,2 milioni di kilowatt ha messo a nudo problemi che superano la singola centrale. I dirigenti della Tokyo Electric hanno dovuto ammettere che i reattori erano stati costruiti secondo regole antisismiche non tali da prevedere l´impatto di una scossa di 6,8 gradi. Eppure Kashiwazaki è notoriamente in una zona a rischio e i terremoti di quella potenza non sono rari in Giappone. «E´ impensabile - ha detto lo scienziato di ingegneria antisismica all´università Waseda di Tokyo, Masanori Hamada - che incendi e fughe di acqua possano essere scatenati così facilmente. Il governo deve rivedere d´urgenza gli standard antisismici per tutte le centrali del Giappone». E´ la rivelazione di una fragilità drammatica perché ci sono 55 reattori atomici in attività, e forniscono il 35% di tutta l´energia elettrica del Giappone, paese secondo solo alla Francia in questo campo. 17 centrali fanno capo alla stessa Tokyo Electric, che già nel 2003 fu al centro di uno scandalo per avere falsificato sistematicamente i dati sulla sicurezza degli impianti. In quel caso il gigante elettrico fu costretto a chiudere temporaneamente tutti i 17 impianti per sottoporli a ispezioni. E non è un caso isolato. L´anno scorso una centrale atomica a Kanazawa, di proprietà del gruppo concorrente Hokuriku Electric Power, è stata chiusa d´autorità dalla magistratura dopo la scoperta che era fuorilegge sugli standard di sicurezza e altamente vulnerabile in caso di terremoto. Tutto il settore nucleare nipponico ha collezionato incidenti, poi tentativi di nascondere e insabbiare le indagini. Lo scandalo del 2003 costrinse il governo a congelare la costruzione di nuove centrali di fronte all´ondata di allarme nella popolazione. Ma si sa che fino a ieri Abe aveva in cassetto le autorizzazioni per rilanciare la costruzione di nuovi reattori. Per un paese privo di petrolio e di altre risorse energetiche, che deve alimentare il secondo apparato industriale del pianeta, il nucleare è stato considerato come una scelta strategica obbligata. E´ lo stesso paese dove sopravvivono ancora alcune decine di hibakusha, letteralmente «persone affette dall´esplosione», poveri relitti umani tormentati da 60 anni dalle orribili patologie della radioattività di Hiroshima e Nagasaki: le uniche persone al mondo che hanno subìto la bomba atomica e possono raccontarlo. Il peso della memoria storica è ancora forte, il terrore della radioattività è più forte che in qualsiasi altra parte del mondo.
Nei sondaggi d´opinione la maggioranza dei giapponesi è contraria all´energia nucleare da sempre. La conseguenza è paradossale: proprio per mettersi al riparo dai sospetti e dall´ostilità della popolazione, in nome dell´interesse nazionale e dell´autosufficienza energetica l´industria nucleare si è circondata di una cortina di segretezza. In un paese dove le tradizioni della politica e del capitalismo sono impregnate di cultura mafiosa, il business dell´atomo è campione assoluto nel non rendere conti a nessuno. Lo choc di Kashiwazaki ha allargato ancora il fossato di diffidenza tra l´opinione pubblica e i signori dell´atomo made in Japan
(la Repubblica, MERCOLEDÌ, 18 LUGLIO 2007, Pagina 14 – Esteri)
Il premier Abe all´azienda elettrica: "Irresponsabili"
Ancora perdite di acqua sospetta: fuoriusciti 1200 litri
Sulla natura della radioattività è ancora mistero. E gli sfollati sono 12.000
Nell´aria si sono diffuse particelle di cobalto-60 e di chromio-51
E´ ancora più grave di quel che si era creduto nelle prime 24 ore l´incidente alla centrale nucleare di Kashiwazaki provocato dal terremoto di lunedì. Cinquanta guasti meccanici a catena, ben due fughe radioattive distinte, la fuoruscita di migliaia di litri di acqua e petrolio contaminati, cento fusti di scorie scoperchiati dal sisma e privi di protezione, pronti a disperdere i veleni nell´atmosfera e nel mare. Quanto è serio il pericolo per la loro salute e per l´ambiente, però, i giapponesi non lo sanno ancora e vivono nell´angoscia. Non sono bastate le dure accuse del premier Shinzo Abe all´azienda elettrica che gestisce il più grande impianto atomico del mondo, riassunte in una parola: «Irresponsabile».
La gente non sa più cosa pensare, a chi credere. Ritardi, bugie, reticenze, errori hanno creato un´atmosfera di sospetti e di tensione. Le dimensioni reali delle fughe radioattive sono ancora avvolte nel mistero. Per l´unico popolo al mondo che 60 anni fa fu martoriato da due bombe atomiche, il tabù del nucleare ha provocato una beffa crudele: il business dell´energia sfugge a ogni controllo, l´establishment che gestisce le centrali è impenetrabile. Per i 12.000 sfollati accolti nei rifugi della protezione civile a Kashiwazaki l´incubo atomico sovrasta perfino la paura di nuove scosse di assestamento, dopo i due choc da 6,8 gradi della scala Richter. In 24 ore i tentativi iniziali di minimizzare l´emergenza nucleare sono stati vanificati. Lo stesso management dell´azienda elettrica è superato dagli eventi, rincorre i segnali di nuovi guasti che si accendono uno dopo l´altro, non riesce ad avere un quadro completo della situazione. Ieri dalla centrale è partito un secondo allarme radioattivo che ne ha imposto l´immediata chiusura con l´arresto dei sette reattori. Col passare delle ore si scoprono nuovi problemi, danni che erano stati ignorati o nascosti il primo giorno: incendi, condutture rotte e sconnesse, impianti fuori controllo, perdite a ripetizione. «Adesso i casi di fuoriuscite radioattive a nostra conoscenza sono due», ha annunciato ieri Hiroshi Itagaki, portavoce della società Tokyo Electric Power che gestisce l´impianto. «Abbiamo individuato almeno 50 guasti e disfunzioni delle apparecchiature». Poi è venuta la rivelazione dei cento fusti cilindrici che la scossa tellurica ha fatto cadere a terra, scoperchiandoli e esponendo le scorie. Anche questo bilancio per il momento è del tutto parziale: le squadre speciali di emergenza al lavoro nella centrale fino a ieri sera avevano ispezionato solo la metà dei 22.000 fusti di scorie. E sulla natura della radioattività le notizie peggiorano di ora in ora.
Lunedì si era parlato di un litro e mezzo di acqua contaminata, finita in mare. Ieri la quantità è salita a 1.200 litri. Ma non c´è solo la radioattività dispersa dai liquidi. Solo ieri la Tokyo Electric ha rivelato che particelle di cobalto-60 e chromio-51 sono state rilasciate nell´atmosfera. I dirigenti del gruppo elettrico hanno dovuto ammettere un errore fatale nel primo intervento dopo il terremoto: quando è scoppiato l´incendio in un generatore elettrico i tecnici hanno tentato di spegnerlo con l´acqua; solo in un secondo tempo sono arrivate squadre di vigili del fuoco con gli estintori chimici adeguati.
«Le informazioni fornite dall´azienda alle autorità sono state troppo lente - ha denunciato Abe - ; ho intimato alla Tokyo Electric di rivelare gli incidenti in modo completo, rigoroso e rapido. Deve comportarsi in maniera responsabile. Gli impianti nucleari possono essere gestiti solo con la fiducia della gente. Invito l´azienda a riflettere seriamente su questo incidente».
Dello stesso tono la signora Sanae Takaichi, ministro per la ricerca scientifica: «L´intervento per spegnere il primo incendio è stato lento. L´informazione sulle fughe di radioattività è stata ancora più lenta». Ma le autorità politiche fanno la loro parte per minimizzare. Prima ancora di avere informazioni precise e attendibili dagli esperti sanitari giunti sul luogo del sisma, i dirigenti del ministero dell´Industria già dichiaravano che «le radiazioni sono in quantità troppo modesta per avere un impatto ambientale». E´ una reazione tipica dell´atmosfera di protezione che da anni circonda il business dell´energia atomica. «Di falsità sulle radiazioni ne abbiamo già sentite in passato», ha dichiarato ieri sera alla televisione Koichi Ibe, 83 anni, uno degli sfollati di Kashiwazaki.
L´inaudita escalation di disastri all´interno del megaimpianto da 8,2 milioni di kilowatt ha messo a nudo problemi che superano la singola centrale. I dirigenti della Tokyo Electric hanno dovuto ammettere che i reattori erano stati costruiti secondo regole antisismiche non tali da prevedere l´impatto di una scossa di 6,8 gradi. Eppure Kashiwazaki è notoriamente in una zona a rischio e i terremoti di quella potenza non sono rari in Giappone. «E´ impensabile - ha detto lo scienziato di ingegneria antisismica all´università Waseda di Tokyo, Masanori Hamada - che incendi e fughe di acqua possano essere scatenati così facilmente. Il governo deve rivedere d´urgenza gli standard antisismici per tutte le centrali del Giappone». E´ la rivelazione di una fragilità drammatica perché ci sono 55 reattori atomici in attività, e forniscono il 35% di tutta l´energia elettrica del Giappone, paese secondo solo alla Francia in questo campo. 17 centrali fanno capo alla stessa Tokyo Electric, che già nel 2003 fu al centro di uno scandalo per avere falsificato sistematicamente i dati sulla sicurezza degli impianti. In quel caso il gigante elettrico fu costretto a chiudere temporaneamente tutti i 17 impianti per sottoporli a ispezioni. E non è un caso isolato. L´anno scorso una centrale atomica a Kanazawa, di proprietà del gruppo concorrente Hokuriku Electric Power, è stata chiusa d´autorità dalla magistratura dopo la scoperta che era fuorilegge sugli standard di sicurezza e altamente vulnerabile in caso di terremoto. Tutto il settore nucleare nipponico ha collezionato incidenti, poi tentativi di nascondere e insabbiare le indagini. Lo scandalo del 2003 costrinse il governo a congelare la costruzione di nuove centrali di fronte all´ondata di allarme nella popolazione. Ma si sa che fino a ieri Abe aveva in cassetto le autorizzazioni per rilanciare la costruzione di nuovi reattori. Per un paese privo di petrolio e di altre risorse energetiche, che deve alimentare il secondo apparato industriale del pianeta, il nucleare è stato considerato come una scelta strategica obbligata. E´ lo stesso paese dove sopravvivono ancora alcune decine di hibakusha, letteralmente «persone affette dall´esplosione», poveri relitti umani tormentati da 60 anni dalle orribili patologie della radioattività di Hiroshima e Nagasaki: le uniche persone al mondo che hanno subìto la bomba atomica e possono raccontarlo. Il peso della memoria storica è ancora forte, il terrore della radioattività è più forte che in qualsiasi altra parte del mondo.
Nei sondaggi d´opinione la maggioranza dei giapponesi è contraria all´energia nucleare da sempre. La conseguenza è paradossale: proprio per mettersi al riparo dai sospetti e dall´ostilità della popolazione, in nome dell´interesse nazionale e dell´autosufficienza energetica l´industria nucleare si è circondata di una cortina di segretezza. In un paese dove le tradizioni della politica e del capitalismo sono impregnate di cultura mafiosa, il business dell´atomo è campione assoluto nel non rendere conti a nessuno. Lo choc di Kashiwazaki ha allargato ancora il fossato di diffidenza tra l´opinione pubblica e i signori dell´atomo made in Japan
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INCIDENTI NUCLEARI,
no al nucleare
Allarme in Europa
Perdita dal sistema di raffreddamento dell'impianto di Krsko, spento il reattore
KRSKO (SLOVENIA) - La Commissione europea ha annunciato di aver ricevuto una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di Krsko, spiegando che era già stata attivata la procedura di sicurezza per lo spegnimento dell’impianto. Cosa che è avvenuta qualche ora dopo.
La centrale nucleare di Krsko (Afp)Il messaggio d’allerta, spiega un comunicato, è arrivato alle 17.38 e al momento di diffondere la nota (ore 18.27) la potenza del reattore è stata ridotta al 22%. Secondo il comunicato della Commissione europea al momento non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. L’Unione europea successivamente hanno riferito che le autorità slovene hanno comunicato che le procedure di spegnimento del reattore della centrale nucleare di Krsko sono state completate e la situazione è sotto controllo.
LA NOTA - Secondo quanto riferito sempre dalla Commissione, si è verificata una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento principale della centrale nucleare. Krsko è situata nel sud-ovest della Slovenia a 130 chilometri da Trieste. L’incidente è stato segnalato a Bruxelles attraverso il sistema di allarme nucleare rapido «Ecurie», con il quale l’esecutivo Ue ha successivamente informato tutti gli Stati membri. La Commissione ha assicurato che «il team d’emergenza della Direzione generale trasporti ed energia (Tren) rimane all’erta fino a quando non arriveranno ulteriori informazioni e la situazione sarà pienamente sotto controllo».
«NESSUNA FUGA DI MATERIALE RADIOATTIVO» - Non c'è stata alcuna perdita nell'ambiente» ha detto invece un portavoce della Nek, la società che gestisce la centrale nucleare di Krsko, «la fuoriuscita si è verificata all'interno della struttura del reattore. È stato avviato il processo di spegnimento che avviene per fasi e sarà ultimato entro questa sera. Allora sarà possibile ispezionare il sito per verificare la situazione». La centrale nucleare è stata fermata «per qualche ora» per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta della Commissione europea. «La centrale è stata fermata a titolo preventivo per qualche ora al fine di permettere al personale di stabilire le cause del guasto e di ripararla», ha detto la direzione dell'impianto in un comunicato. «Un arresto d'emergenza non è stato necessario e il guasto non dovrebbe avere impatto sull'ambiente», ha aggiunto la direzione.
RASSICURAZIONI DALLA SLOVENIA - «Non era necessaria una chiusura di emergenza dell'impianto e la perdita non ha avuto e non ci si aspetta avere conseguenze per ambiente». Così si espimono le autorità slovene in una nota. La nota precisa che l'impianto di Krsko, è stato «chiuso a scopo cautelativo» dopo che si era verificata una perdita nell'impianto di refrigerazione. Anche la presidenza di turno dell'Ue, nelle mani proprio della Slovenia, si prodiga in rassicurazioni e definisce l'incidente che si è verificato nella centrale di Krsko un «incidente locale». «La situazione è sotto controllo. Non ci sono rischi per l'ambiente e per le persone», ha detto Maja Kocijancic, portavoce della presidenza a Bruxelles.
PROTEZIONE CIVILE - Nessuna richiesta di allertare la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia è giunta alla direzione regionale circa il guasto della centrale nucleare. Lo ha riferito il direttore regionale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Guglielmo Berlasso. «Non è stata allertata neppure la Protezione civile slovena - ha detto Berlasso - con la quale stiamo in costante collegamento. A quanto ne sappiamo deve esserci stata una perdita di potenza di un reattore della centrale di Krsko. Non sappiamo nulla di più. Quando succedono simili incidenti - ha detto ancora Berlasso - c'è l'obbligo di comunicarlo ai Paesi della Comunità internazionale. Penso - ha concluso - che non si debba creare inutili allarmismi». Al momento la Protezione civile regionale non ha quindi attivato alcuna misura, anche se la sala operativa resta attiva 24 ore su 24.
CENTRALE CONSIDERATA A RISCHIO - La centrale nucleare di Krsko era considerata da tempo a rischio tanto che erano state fatte in Italia diverse interrogazioni parlamentari a proposito. Secondo l'associazione ambientalista Greenaction transnational: «Una Commissione Internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguare l’impianto alle più severe normative dell’UE. Uno dei principali problemi dell’impianto è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite (con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell’atmosfera); questo problema è d’altronde noto presentandosi in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un’accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome. Il costo di tale intervento fu di 205 milioni di marchi. Dopo questo intervento venne approvato un aumento della produzione del 6% (45 MW) con i conseguenti rischi di sovrasfruttamento del reattore e senza che i problemi dei generatori fossero stati definitivamente risolti».
MA GLI ESPERTI RASSICURANO - Secondo però due esperti dell'Enea le misure di sicurezza della centrale di Krsko sono paragonabili a quelle delle centrali occidentali ed eventuali perdite nel circuito di raffreddamento non sono pericolose. «Le centrali di questo tipo - spiega uno dei due esperti, Stefano Monti - hanno un contenitore primario di sicurezza che contiene eventuali perdite nei circuiti di raffreddamento. È presto per fare valutazioni precise ma in linea generale si può dire che questi impianti sono sicuri quanto quelli occidentali». «Se l'incidente è stato nel circuito primario non ci sono motivi di allarme - ribadisce Francesco Troiani, fisico nucleare dell'Enea - gli incidenti gravi sono quelli del nocciolo. Le centrali hanno diversi contenitori che racchiudono il nocciolo e le altre strutture che ad esempio quella di Chernobyl non aveva. Non ci sono molti elementi ancora, ma si può ipotizzare una rottura nel tubo che porta il liquido che raffredda le turbine. Anche in casi di incidenti lievi - spiega Troiani - le autorità della centrale sono obbligate ad avvertire quelle nazionali, che a loro volta allertano Euratom e Aiea».
KRSKO (SLOVENIA) - La Commissione europea ha annunciato di aver ricevuto una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di Krsko, spiegando che era già stata attivata la procedura di sicurezza per lo spegnimento dell’impianto. Cosa che è avvenuta qualche ora dopo.
La centrale nucleare di Krsko (Afp)Il messaggio d’allerta, spiega un comunicato, è arrivato alle 17.38 e al momento di diffondere la nota (ore 18.27) la potenza del reattore è stata ridotta al 22%. Secondo il comunicato della Commissione europea al momento non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. L’Unione europea successivamente hanno riferito che le autorità slovene hanno comunicato che le procedure di spegnimento del reattore della centrale nucleare di Krsko sono state completate e la situazione è sotto controllo.
LA NOTA - Secondo quanto riferito sempre dalla Commissione, si è verificata una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento principale della centrale nucleare. Krsko è situata nel sud-ovest della Slovenia a 130 chilometri da Trieste. L’incidente è stato segnalato a Bruxelles attraverso il sistema di allarme nucleare rapido «Ecurie», con il quale l’esecutivo Ue ha successivamente informato tutti gli Stati membri. La Commissione ha assicurato che «il team d’emergenza della Direzione generale trasporti ed energia (Tren) rimane all’erta fino a quando non arriveranno ulteriori informazioni e la situazione sarà pienamente sotto controllo».
«NESSUNA FUGA DI MATERIALE RADIOATTIVO» - Non c'è stata alcuna perdita nell'ambiente» ha detto invece un portavoce della Nek, la società che gestisce la centrale nucleare di Krsko, «la fuoriuscita si è verificata all'interno della struttura del reattore. È stato avviato il processo di spegnimento che avviene per fasi e sarà ultimato entro questa sera. Allora sarà possibile ispezionare il sito per verificare la situazione». La centrale nucleare è stata fermata «per qualche ora» per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta della Commissione europea. «La centrale è stata fermata a titolo preventivo per qualche ora al fine di permettere al personale di stabilire le cause del guasto e di ripararla», ha detto la direzione dell'impianto in un comunicato. «Un arresto d'emergenza non è stato necessario e il guasto non dovrebbe avere impatto sull'ambiente», ha aggiunto la direzione.
RASSICURAZIONI DALLA SLOVENIA - «Non era necessaria una chiusura di emergenza dell'impianto e la perdita non ha avuto e non ci si aspetta avere conseguenze per ambiente». Così si espimono le autorità slovene in una nota. La nota precisa che l'impianto di Krsko, è stato «chiuso a scopo cautelativo» dopo che si era verificata una perdita nell'impianto di refrigerazione. Anche la presidenza di turno dell'Ue, nelle mani proprio della Slovenia, si prodiga in rassicurazioni e definisce l'incidente che si è verificato nella centrale di Krsko un «incidente locale». «La situazione è sotto controllo. Non ci sono rischi per l'ambiente e per le persone», ha detto Maja Kocijancic, portavoce della presidenza a Bruxelles.
PROTEZIONE CIVILE - Nessuna richiesta di allertare la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia è giunta alla direzione regionale circa il guasto della centrale nucleare. Lo ha riferito il direttore regionale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Guglielmo Berlasso. «Non è stata allertata neppure la Protezione civile slovena - ha detto Berlasso - con la quale stiamo in costante collegamento. A quanto ne sappiamo deve esserci stata una perdita di potenza di un reattore della centrale di Krsko. Non sappiamo nulla di più. Quando succedono simili incidenti - ha detto ancora Berlasso - c'è l'obbligo di comunicarlo ai Paesi della Comunità internazionale. Penso - ha concluso - che non si debba creare inutili allarmismi». Al momento la Protezione civile regionale non ha quindi attivato alcuna misura, anche se la sala operativa resta attiva 24 ore su 24.
CENTRALE CONSIDERATA A RISCHIO - La centrale nucleare di Krsko era considerata da tempo a rischio tanto che erano state fatte in Italia diverse interrogazioni parlamentari a proposito. Secondo l'associazione ambientalista Greenaction transnational: «Una Commissione Internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguare l’impianto alle più severe normative dell’UE. Uno dei principali problemi dell’impianto è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite (con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell’atmosfera); questo problema è d’altronde noto presentandosi in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un’accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome. Il costo di tale intervento fu di 205 milioni di marchi. Dopo questo intervento venne approvato un aumento della produzione del 6% (45 MW) con i conseguenti rischi di sovrasfruttamento del reattore e senza che i problemi dei generatori fossero stati definitivamente risolti».
MA GLI ESPERTI RASSICURANO - Secondo però due esperti dell'Enea le misure di sicurezza della centrale di Krsko sono paragonabili a quelle delle centrali occidentali ed eventuali perdite nel circuito di raffreddamento non sono pericolose. «Le centrali di questo tipo - spiega uno dei due esperti, Stefano Monti - hanno un contenitore primario di sicurezza che contiene eventuali perdite nei circuiti di raffreddamento. È presto per fare valutazioni precise ma in linea generale si può dire che questi impianti sono sicuri quanto quelli occidentali». «Se l'incidente è stato nel circuito primario non ci sono motivi di allarme - ribadisce Francesco Troiani, fisico nucleare dell'Enea - gli incidenti gravi sono quelli del nocciolo. Le centrali hanno diversi contenitori che racchiudono il nocciolo e le altre strutture che ad esempio quella di Chernobyl non aveva. Non ci sono molti elementi ancora, ma si può ipotizzare una rottura nel tubo che porta il liquido che raffredda le turbine. Anche in casi di incidenti lievi - spiega Troiani - le autorità della centrale sono obbligate ad avvertire quelle nazionali, che a loro volta allertano Euratom e Aiea».
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NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, 04-06-2008
NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L'ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008
NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L'ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008 LUBIANA - La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata "per qualche ora" per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta dell'Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un'allerta.Il sistema d'allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento - si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles - non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d'allerta - si legge nella nota della Commissione Ue - è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l'energia atomica, il sistema di risposta rapida d'emergenza 'Ecurie' prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l'esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l'emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo".
NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L'ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008 LUBIANA - La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata "per qualche ora" per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta dell'Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un'allerta.Il sistema d'allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento - si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles - non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d'allerta - si legge nella nota della Commissione Ue - è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l'energia atomica, il sistema di risposta rapida d'emergenza 'Ecurie' prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l'esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l'emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo".
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L'Italia e l'allarme

Nella cartina sono evidenziate tutte le fonti di un possibile inquinamento nucleare per l’Italia. Il nostro Paese è infatti circondato da una serie di centrali nucleari stanziate a pochi centinaia di chilometri dai confini. All’interno della mappa sono evidenziate in rosso i centri di rilevamento di raggi alfa, beta e gamma che dovrebbero dare tempestivamente l’allarme in caso di incidente nucleare.
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IL TRATTATO "ABM" E IL SUO PROTOCOLLO AGGIUNTIVO
IL TRATTATO "ABM" E IL SUO PROTOCOLLO AGGIUNTIVO
Il Trattato ABM viene firmato il 26 maggio 1972 a Mosca dall'allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, e dal Segretario del PCUS, Leonid Brezhnev. L'entrata in vigore del Trattato risale a circa 5 mesi dopo, il 3 ottobre 1972. Come abbiamo già visto, il Trattato è il risultato di negoziati portati avanti nei colloqui SALT I (Strategic Arms Limitation Talks)durante i quali fu discusso anche un Accordo Provvisorio della durata di cinque anni per la limitazione di alcune armi strategiche; e come abbiamo già anticipato in questo lavoro, occorreva fare chiarezza sulla situazione internazionale a livello di capacità missilistica sia offensiva che difensiva da parte dei soggetti firmatari del documento. Il Trattato ABM é considerato uno dei più importanti accordi mai raggiunti dalle due superpotenze in campo militare, perché prevedeva la vera e propria messa al bando di una intera classe di sistemi d'arma (i sistemi difensivi contro i missili balistici) e per via anche della conferma, nel 1969, della decisione (presa nella precedente amministrazione) dallo stesso Nixon di procedere allo spiegamento del "Safeguard".Un trattato Salt II, che avrebbe dovuto sostituire il Salt I, è stato firmato nel 1979 ma non è stato mai ratificato.Il Trattato è composto da sedici articoli ed un preambolo nel quale sono elencati i principi alla base di questo accordo. Le Parti, nello stilare gli articoli del documento, hanno tenuto conto delle devastanti conseguenze che una possibile guerra mondiale causerebbe per l'umanità; l'adozione invece di misure per la limitazione di un sistema "anti-balistico" porterebbe ad una diminuzione del rischio di guerra con armi nucleari.Inoltre, il Trattato viene concluso per porre eventuali condizioni per future trattative con l'obiettivo di limitare le armi strategiche in generale, confermando che sia gli Usa che l'allora Urss dichiaravano la loro intenzione di cessare quanto prima la loro corsa all'utilizzo di armi nucleari e di intraprendere una strada verso un generale disarmo nucleare.Potrebbe dunque già bastare la parte introduttiva del Trattato per arrivare a comprendere lo spirito con cui le due superpotenze mondiali si impegnavano a considerare il rischio che potrebbe comportare lo spiegamento di sistemi (o meglio ancora, lo spiegamento senza precise convenzioni predeterminate, quindi fatto "segretamente", di complessi sistemi) predisposti per lanciare missili con testate nucleari. D'altronde, il periodo dal quale si usciva era uno dei più delicati tra quelli del secondo dopo guerra. Un minimo di certezza nelle relazioni internazionali dei Paesi più esposti a livello mondiale era diventato un obiettivo importante e soprattutto necessario.Il primo passo di rilevante importanza che occorre richiamare e che già avevamo avuto modo di anticipare, è quello del presidente Ronald Reagan nel 1983, con l'annuncio dell'inizio di un programma di ricerca, sempre nel rispetto di quanto stabilito nel Trattato ABM, che avrà come fine quello di studiare la flessibilità di misure difensive contro gli attacchi eseguiti con missili strategici. L'obiettivo era quello di assicurare concretamente la pace a livello internazionale attraverso, appunto, la proposta di un sistema (chiamato anche in gergo "scudo spaziale ") tale da poter rendere il paese inattaccabile. Questa ricerca (chiamata SDI, Strategic Defense Iniziative) sarà l'inizio, da parte Usa, di un nuovo approccio alle tematiche presentate sia nei SALT, che nell'accordo del 1972. La SDI sarà dunque un programma di ricerca a lungo termine che dovrà produrre il risultato, secondo Reagan, "di rendere le armi nucleari impotenti ed obsolete". Con la sigla SDI si vuole intendere quel particolare progetto per sperimentare missili capaci di neutralizzarne altri, di tipo ICBM, nella loro fase iniziale della traiettoria, al di sopra del paese da cui i missili intercontinentali vengono lanciati.La scelta di Reagan fece ovviamente discutere per via di un possibile non rispetto, da parte americana, dell'accordo ABM, e le problematiche dell'attività di ricerca SDI ruotavano proprio sui limiti della ricerca stessa. Nel momento in cui venne firmato il Trattato, nel 1972, era molto più facile verificare se una certa ricerca o sperimentazione rispettava i limiti di soglia decisi a Mosca in quell'anno (e nel successivo protocollo già affrontato in queste pagine), mentre con lo sviluppo dei mezzi tecnologici non sempre diventava semplice poter affrontare la verifica di un test svolto "secondo modalità ABM". In più, l'interpretazione data da Reagan, era di quelle considerate "allargate" ("broad"), con cui si sosteneva che le limitazioni alle sperimentazioni contenute nell'articolo V non si applicavano ai sistemi non convenzionali basati su altri principi fisici (come laser o fascio di particelle). Grazie a questa interpretazione, Reagan si avvaleva del lavoro in laboratorio per sviluppare il progetto di ricerca perché non veniva appunto compreso nelle attività proibite dal Trattato (soprattutto perché non si trattava di esperimenti per un nuovo sistema difensivo nella sua interezza, ma solo per un'indagine "conoscitiva" - almeno così sosteneva il governo americano - delle potenzialità di una tale sperimentazione).Anticipiamo che, ovviamente, i dirigenti di Mosca non accettarono una scelta di tal tipo, anche perché da parte sovietica si intendeva ancora perseguire una interpretazione più restrittiva ("narrow"), non consentendo la sperimentazione di componenti o di altri elementi che avessero capacità ABM e che non fossero oggetto di deroghe nel Trattato, permettendo quindi i test e lo sviluppo, ma non lo spiegamento, di sistemi fissi (e non mobili) ABM basati su altri principi fisici e sulla terra (si veda l'art. V del Trattato). Oltre poi a queste due interpretazioni "opposte", esisteva anche una lettura "permissiva-ristretta" del Trattato, che riconosceva la sua applicazione a tutti i tipi di componenti antimissile (compresi anche i sistemi non tradizionali), e sosteneva che le restrizioni del Trattato (previste nell'art. V) sui componenti mobili non ponevano limiti alla SDI, perché nessuno dei dispositivi sperimentali del programma disponeva di tutte le caratteristiche ABM. Secondo questa interpretazione, poi, l'art. VI non poneva limiti alle sperimentazioni SDI, in quanto queste non sarebbero state condotte secondo modalità ABM, o non avrebbero dimostrato capacità ABM. C'è comunque da sottolineare che, negli anni seguenti, con Gorbachov si arrivò a dichiarazioni sovietiche più possibiliste riguardo i progressi avvenuti nei laboratori, bandendo però qualsiasi altra attività fuori dai posti di ricerca.
Il Trattato ABM viene firmato il 26 maggio 1972 a Mosca dall'allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, e dal Segretario del PCUS, Leonid Brezhnev. L'entrata in vigore del Trattato risale a circa 5 mesi dopo, il 3 ottobre 1972. Come abbiamo già visto, il Trattato è il risultato di negoziati portati avanti nei colloqui SALT I (Strategic Arms Limitation Talks)durante i quali fu discusso anche un Accordo Provvisorio della durata di cinque anni per la limitazione di alcune armi strategiche; e come abbiamo già anticipato in questo lavoro, occorreva fare chiarezza sulla situazione internazionale a livello di capacità missilistica sia offensiva che difensiva da parte dei soggetti firmatari del documento. Il Trattato ABM é considerato uno dei più importanti accordi mai raggiunti dalle due superpotenze in campo militare, perché prevedeva la vera e propria messa al bando di una intera classe di sistemi d'arma (i sistemi difensivi contro i missili balistici) e per via anche della conferma, nel 1969, della decisione (presa nella precedente amministrazione) dallo stesso Nixon di procedere allo spiegamento del "Safeguard".Un trattato Salt II, che avrebbe dovuto sostituire il Salt I, è stato firmato nel 1979 ma non è stato mai ratificato.Il Trattato è composto da sedici articoli ed un preambolo nel quale sono elencati i principi alla base di questo accordo. Le Parti, nello stilare gli articoli del documento, hanno tenuto conto delle devastanti conseguenze che una possibile guerra mondiale causerebbe per l'umanità; l'adozione invece di misure per la limitazione di un sistema "anti-balistico" porterebbe ad una diminuzione del rischio di guerra con armi nucleari.Inoltre, il Trattato viene concluso per porre eventuali condizioni per future trattative con l'obiettivo di limitare le armi strategiche in generale, confermando che sia gli Usa che l'allora Urss dichiaravano la loro intenzione di cessare quanto prima la loro corsa all'utilizzo di armi nucleari e di intraprendere una strada verso un generale disarmo nucleare.Potrebbe dunque già bastare la parte introduttiva del Trattato per arrivare a comprendere lo spirito con cui le due superpotenze mondiali si impegnavano a considerare il rischio che potrebbe comportare lo spiegamento di sistemi (o meglio ancora, lo spiegamento senza precise convenzioni predeterminate, quindi fatto "segretamente", di complessi sistemi) predisposti per lanciare missili con testate nucleari. D'altronde, il periodo dal quale si usciva era uno dei più delicati tra quelli del secondo dopo guerra. Un minimo di certezza nelle relazioni internazionali dei Paesi più esposti a livello mondiale era diventato un obiettivo importante e soprattutto necessario.Il primo passo di rilevante importanza che occorre richiamare e che già avevamo avuto modo di anticipare, è quello del presidente Ronald Reagan nel 1983, con l'annuncio dell'inizio di un programma di ricerca, sempre nel rispetto di quanto stabilito nel Trattato ABM, che avrà come fine quello di studiare la flessibilità di misure difensive contro gli attacchi eseguiti con missili strategici. L'obiettivo era quello di assicurare concretamente la pace a livello internazionale attraverso, appunto, la proposta di un sistema (chiamato anche in gergo "scudo spaziale ") tale da poter rendere il paese inattaccabile. Questa ricerca (chiamata SDI, Strategic Defense Iniziative) sarà l'inizio, da parte Usa, di un nuovo approccio alle tematiche presentate sia nei SALT, che nell'accordo del 1972. La SDI sarà dunque un programma di ricerca a lungo termine che dovrà produrre il risultato, secondo Reagan, "di rendere le armi nucleari impotenti ed obsolete". Con la sigla SDI si vuole intendere quel particolare progetto per sperimentare missili capaci di neutralizzarne altri, di tipo ICBM, nella loro fase iniziale della traiettoria, al di sopra del paese da cui i missili intercontinentali vengono lanciati.La scelta di Reagan fece ovviamente discutere per via di un possibile non rispetto, da parte americana, dell'accordo ABM, e le problematiche dell'attività di ricerca SDI ruotavano proprio sui limiti della ricerca stessa. Nel momento in cui venne firmato il Trattato, nel 1972, era molto più facile verificare se una certa ricerca o sperimentazione rispettava i limiti di soglia decisi a Mosca in quell'anno (e nel successivo protocollo già affrontato in queste pagine), mentre con lo sviluppo dei mezzi tecnologici non sempre diventava semplice poter affrontare la verifica di un test svolto "secondo modalità ABM". In più, l'interpretazione data da Reagan, era di quelle considerate "allargate" ("broad"), con cui si sosteneva che le limitazioni alle sperimentazioni contenute nell'articolo V non si applicavano ai sistemi non convenzionali basati su altri principi fisici (come laser o fascio di particelle). Grazie a questa interpretazione, Reagan si avvaleva del lavoro in laboratorio per sviluppare il progetto di ricerca perché non veniva appunto compreso nelle attività proibite dal Trattato (soprattutto perché non si trattava di esperimenti per un nuovo sistema difensivo nella sua interezza, ma solo per un'indagine "conoscitiva" - almeno così sosteneva il governo americano - delle potenzialità di una tale sperimentazione).Anticipiamo che, ovviamente, i dirigenti di Mosca non accettarono una scelta di tal tipo, anche perché da parte sovietica si intendeva ancora perseguire una interpretazione più restrittiva ("narrow"), non consentendo la sperimentazione di componenti o di altri elementi che avessero capacità ABM e che non fossero oggetto di deroghe nel Trattato, permettendo quindi i test e lo sviluppo, ma non lo spiegamento, di sistemi fissi (e non mobili) ABM basati su altri principi fisici e sulla terra (si veda l'art. V del Trattato). Oltre poi a queste due interpretazioni "opposte", esisteva anche una lettura "permissiva-ristretta" del Trattato, che riconosceva la sua applicazione a tutti i tipi di componenti antimissile (compresi anche i sistemi non tradizionali), e sosteneva che le restrizioni del Trattato (previste nell'art. V) sui componenti mobili non ponevano limiti alla SDI, perché nessuno dei dispositivi sperimentali del programma disponeva di tutte le caratteristiche ABM. Secondo questa interpretazione, poi, l'art. VI non poneva limiti alle sperimentazioni SDI, in quanto queste non sarebbero state condotte secondo modalità ABM, o non avrebbero dimostrato capacità ABM. C'è comunque da sottolineare che, negli anni seguenti, con Gorbachov si arrivò a dichiarazioni sovietiche più possibiliste riguardo i progressi avvenuti nei laboratori, bandendo però qualsiasi altra attività fuori dai posti di ricerca.
I PRIMI TRATTATI
Trattato Nucleare di non proliferazione (Tnp): firmato nel 1968 da 62 stati, obbliga gli stati che non possiedono l'arma nucleare a rinunciare alla sua produzione o alla sua acquisizione. Il trattato è stato prorogato nel 1994.Decisamente più significativi furono i risultati raggiunti con la stipula del Trattato ABM: da un lato si permetteva lo sviluppo di due sistemi di difesa, dall'altro limitò i missili intercettori delle due superpotenze. Ma prima di affrontare l'esame del Trattato è bene accennare alle dinamiche politiche che hanno portato alla sua stipula. Alcuni commentatori hanno osservato che sarebbe stato possibile concludere il Trattato ABM già dal 1970 ma che i negoziati furono prolungati per interesse reciproco delle parti.Gli Usa vollero rimanere fermi sulle loro posizioni, anche perché Nixon riteneva che una positiva conclusione a ridosso della campagna elettorale sarebbe stata un'ottima credenziale per la rielezione. L'Urss invece dovette fronteggiare il malcontento interno derivante dalla crisi del raccolto degli anni 1970-1971 e la ribellione della Polonia dovuta ad una crisi alimentare che portò ad un aumento spropositato dei prezzi dei generi di primo consumo (ribellione che fu sedata molto duramente e portò alla destituzione di Gomulka).Altri furono i motivi che, invece, non permisero di concludere altri accordi successivamente a quelli sopracitati: sul vertice di Washington del 1973 pesarono i primi effetti dello rivelazioni dello scandalo "Watergate" e la crisi tra i due Stati dei negoziati commerciali soprattutto nel settore agricolo. Nel frattempo entrava nella scena internazionale un terzo protagonista: la Cina. Dopo il disgelo tra Usa e Cina, coronato con la storica visita di Nixon a Pechino nel febbraio del 1972, al fine di ottenere mano libera in Vietnam, gli Usa si trovarono in una posizione di forza nei confronti dell'Urss, la quale organizzò in tutta fretta nel mese di maggio un vertice tra Breznev e Nixon, incontro che porterà poi alla firma del trattato.Col Trattato ABM si riconobbe ufficialmente che, a causa dell'enorme potenza atomica, la scelta migliore per garantire la pace era la consapevolezza della reciproca vulnerabilità. La teoria che studiosi trassero ed elaborarono dall'accordo fu chiamata "MAD" ("Mutua Distruzione Assicurata"): la pace era garantita dal fatto che, in caso di attacco nucleare, entrambi i Paesi sarebbero stati distrutti. Si può facilmente intuire il motivo per cui questo particolare equilibrio che sussisteva tra le due superpotenze era considerato un "equilibrio del terrore", che portava ad una situazione di "stallo" in cui nessuno, secondo i risultati del Trattato ABM, avrebbe avuto il coraggio di sferrare un primo colpo, per la paura reciproca della distruzione della propria civiltà Quest'equilibrio veniva raggiunto dalla protezione predisposta per gli arsenali militari, lasciando però scoperta la città. Conseguentemente un Paese, come elaborato dagli analisti Usa, avrebbe dovuto sviluppare un sistema di difesa in grado di:
Assorbire un primo colpo dell'avversario.
Essere in grado di distruggere città e centri industriali del nemico. Per "primo colpo" ("first strike") veniva inteso un attacco portato, appunto, contro bersagli militari, non contro città; in quest'ultimo caso, infatti, il Paese colpito dovrebbe prepararsi soltanto ad una rappresaglia, ossia un "secondo colpo" ("second strike"), apportato in risposta ad una guerra iniziata dall'altro Stato. Nel caso in cui Usa ed Urss avessero attaccato soltanto le città, entrambe avrebbero compiuto un "secondo colpo", tale da non provocare l'inizio di una guerra, poiché questa ha inizio solamente nel caso di un "first strike".La dottrina "MAD" fu giudicata assurda e riprovevole dal punto di vista morale e non fu mai adottata ufficialmente dal Governo americano, anche se venne utilizzata come metodo per quantificare gli stanziamenti economici in grado di assicurare un'adeguata difesa agli Usa, o meglio, per usare le parole di Helperin, una sorta di "modo per quantificare la distruzione generale". Se nei primissimi tempi dall'elaborazione della teoria le critiche furono moltissime (e provenienti sia da destra che da sinistra) col senno di poi si deve riconoscere che fu un valido deterrente contro una guerra nucleare: con "MAD" i due Paesi dovettero riconoscere che "la deterrenza creata dalla possibile punizione è un modo di influenzare le scelte del nemico". Come è stato fatto notare "la deterrenza non deve essere giudicata come una strategia per vincere la guerra ma piuttosto per non combattere alcuna guerra, nella consapevolezza che in caso contrario non vi sarebbero stati vincitori": di fatto entrambe le nazioni furono sottoposte allo stesso pericolo e non ci fu un disarmo unilaterale perché ciascuna doveva difendersi. Grazie al Trattato ABM si concepì un nuovo modo di fare la guerra (o, forse, non fare la guerra) ed avremo modo di apprezzare anche futuri sviluppi, specialmente da parte americana, su questo aspetto. C'è solo da ricordare che dal 1945 il conflitto non poteva essere più delimitato in una determinata area geografica ma poteva potenzialmente investire tutto il mondo e gli effetti di esplosioni nucleari potevano essere sentiti a migliaia di chilometri di distanza, mettendo in seria difficoltà anche le difese del Paese che sferrava per primo l'attacco
Assorbire un primo colpo dell'avversario.
Essere in grado di distruggere città e centri industriali del nemico. Per "primo colpo" ("first strike") veniva inteso un attacco portato, appunto, contro bersagli militari, non contro città; in quest'ultimo caso, infatti, il Paese colpito dovrebbe prepararsi soltanto ad una rappresaglia, ossia un "secondo colpo" ("second strike"), apportato in risposta ad una guerra iniziata dall'altro Stato. Nel caso in cui Usa ed Urss avessero attaccato soltanto le città, entrambe avrebbero compiuto un "secondo colpo", tale da non provocare l'inizio di una guerra, poiché questa ha inizio solamente nel caso di un "first strike".La dottrina "MAD" fu giudicata assurda e riprovevole dal punto di vista morale e non fu mai adottata ufficialmente dal Governo americano, anche se venne utilizzata come metodo per quantificare gli stanziamenti economici in grado di assicurare un'adeguata difesa agli Usa, o meglio, per usare le parole di Helperin, una sorta di "modo per quantificare la distruzione generale". Se nei primissimi tempi dall'elaborazione della teoria le critiche furono moltissime (e provenienti sia da destra che da sinistra) col senno di poi si deve riconoscere che fu un valido deterrente contro una guerra nucleare: con "MAD" i due Paesi dovettero riconoscere che "la deterrenza creata dalla possibile punizione è un modo di influenzare le scelte del nemico". Come è stato fatto notare "la deterrenza non deve essere giudicata come una strategia per vincere la guerra ma piuttosto per non combattere alcuna guerra, nella consapevolezza che in caso contrario non vi sarebbero stati vincitori": di fatto entrambe le nazioni furono sottoposte allo stesso pericolo e non ci fu un disarmo unilaterale perché ciascuna doveva difendersi. Grazie al Trattato ABM si concepì un nuovo modo di fare la guerra (o, forse, non fare la guerra) ed avremo modo di apprezzare anche futuri sviluppi, specialmente da parte americana, su questo aspetto. C'è solo da ricordare che dal 1945 il conflitto non poteva essere più delimitato in una determinata area geografica ma poteva potenzialmente investire tutto il mondo e gli effetti di esplosioni nucleari potevano essere sentiti a migliaia di chilometri di distanza, mettendo in seria difficoltà anche le difese del Paese che sferrava per primo l'attacco
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MANHATTAN ENGINEER DISTRICT" (MED)
"MANHATTAN ENGINEER DISTRICT" (MED)
L'operazione si svolge nella massima segretezza, la maggior parte dei capi militari americani ne sono tenuti all'oscuro.Il progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica viene avviato dal Presidente F.D.Roosevelt, nel 1942, in collaborazione con il governo britannico; inizia così l'asservimento a scopi bellici della sperimentazione. Alcuni scienziati, preoccupati della probabile utilizzo militare si astennero fin dal 1939 dal continuare la ricerca. Il progetto Manhattan cercava di assicurare le condizioni indispensabili per la produzione di energia dal processo di fissione nucleare. A los Alamos vengono impiantati i Los Alamos Laboratories. A capo c'è Oppenheimer, che già nell'estate del 1942 aveva raccolto un gruppo di fisici per studiare le armi nucleari. Il luogo è su di un altopiano desertico. Né i familiari né l'opinione pubblica verrà a conoscenza di questi progetti. Ai ricercatori vengono fornite false generalità e sono costretti a vivere segretamente. Qui viene costruita, a partire dal plutonio, la bomba nucleare.Nell'agosto del 1942, gli Stati Uniti vararono il Progetto Manhattan, per l'invenzione e la fabbricazione della bomba atomica. Iniziò cosi l'asservimento a scopi bellici della sperimentazione, condizionata dalla seconda guerra mondiale in corso. Alcuni scienziati, preoccupati del probabile utilizzo militare, si astennero fin dal 1939 dal continuare la ricerca, come fece Hahn in Germania, dove, anche a seguito di una scelta politica di Hitler, venne bloccato un potenziale sviluppo, nel vano tentativo di produrre i missili V1 e V2 con testate atomiche. Leo Szilard, fisico di origine ungherese ed ex collaboratore di Albert Einstein, proponendo di far cessare la divulgazione sulla fissione nucleare, scrisse in quel periodo al collega Joliot:: "Qualora si liberi più di un neutrone, sarà evidentemente possibile una reazione a catena. Questo, in determinate circostanze, potrebbe consentire la realizzazione di bombe estremamente pericolose, ma più particolarmente tra le mani di certi governi". Nel frattempo il Progetto Manhattan cercava di assicurare le condizioni indispensabili per la produzione di energia dal processo di fissione nucleare. Tali condizioni sono quattro: il materiale fissile deve essere in quantità sufficiente e disposto secondo una determinata "geometria"; i neutroni impiegati devono essere "lenti", cioè dotati di velocità idonea a dar vita alla reazione; il flusso di neutroni deve essere regolato per controllare la fissione; infine, l'energia scaturita deve essere utilizzabile. La macchina in cui si produsse per la prima volta una fissione nucleare, caratterizzata da una reazione a catena controllata e capace di automantenersi, fu la famosa "pila atomica", il prototipo dei futuri reattori nucleari; realizzata da Enrico Fermi, assistito da colleghi e tecnici, era un reattore a uranio e grafite sovrapposti in "pila", eretto su un campo da gioco e sostenuto da una struttura in mattoni. Entrò in funzione a Chicago il 2 dicembre 1942. Il primo passo era compiuto; per il Progetto Manhattan rimaneva ancora da risolvere l'arricchimento della disponibilità del materiale fissile occorrente per tentare l'esperimento di reazione a catena non frenata: l'esplosione di una bomba atomica. Non passò comunque molto tempo. Nel frattempo, per scongiurare un possibile e ravvicinato impiego bellico, il fisico danese Niels Bohr si adoperò affinché Usa e Urss organizzassero il necessario controllo internazionale, informando i rispettivi governi dell'arretratezza della Germania in proposito; lo sforzo non ottenne risultato per volontà della Gran Bretagna e del suo primo ministro Churchill, che impedì un accordo russo-americano, e anzi, nel 1943, ne raggiunse uno con gli Stati Uniti per l'embargo totale dell'uranio e delle informazioni atomiche (Accordo del Quebec). Dopo la sconfitta della Germania, nel maggio 1945, si formò negli Usa un comitato presieduto da James Byrnes e coadiuvato da un sotto-comitato scientifico composto dai tre premi Nobel Arthur Compton, Enrico Fermi, Ernest Lawrence e dal responsabile del Centro per la produzione della bomba di Los Alamos, Robert Oppenheimer, per decidere se effettuare una dimostrazione preventiva oppure il diretto impiego militare per accelerare la conclusione della guerra. La decisione cadde tragicamente su quest'ultima ipotesi, nonostante che a sostegno della prima si fossero pronunciati Leo Szilard e i principali scienziati di Chicago con il loro presidente e Premio Nobel James Franck, auspicando una dimostrazione in zona disabitata dinanzi a rappresentanti delle Nazioni Unite. Il 16 luglio 1945 si verificò la prima esplosione nucleare della storia ad Alamogordo, nel deserto del New Mexico (Usa). Gli effetti furono terrificanti, al di là di ogni previsione: la reazione a catena non frenata generò una luce più intensa di quella solare e un vento tempestoso e travolgente seguito da un tuono possente tale da evocare ai testimoni, situati a 15 km di distanza, una vera apocalisse. Alla fine, sul luogo dell'esplosione rimase un profondo cratere. Questa esperienza non servi d'ammonimento e non valse a impedire, meno di un mese dopo, due vergognosi e immani eccidi destinati a sconvolgere il mondo. Si raggiunse questa tragica conclusione anche perché il secondo conflitto mondiale aveva ormai stremato intere popolazioni. Le distruzioni, le perdite militari e civili, le precarie condizioni economiche, il consumo eccezionale di risorse e il razionamento alimentare avevano colpito tutti i continenti. Tuttavia la guerra proseguiva e la vittoria degli Alleati non era completa. Il Giappone, ultima forza dell'Asse, continuava a resistere alle incursioni aeree e ai bombardamenti americani e, poiché aveva rifiutato di accettare la resa incondizionata il 28 luglio, gli Stati Uniti decisero di utilizzare la bomba atomica per porre fine alla guerra. Il presidente Truman ordinò gli attacchi: vennero fatte esplodere due bombe,il 6 e il 9 agosto a Hiroshima e Nagasaki. Le due città erano tra le meno danneggiate dai numerosi bombardamenti (i raid su Tokyo avevano provocato la morte di 150.000 persone in una sola notte) e pertanto le piú idonee a dare dimostrazione di fronte al mondo della straordinaria potenza distruttrice della bomba e della supremazia militare e tecnologica degli Stati Uniti. Le condizioni meteorologiche e di visibilità, fortuitamente buone al momento dell'azione, consegnarono tragicamente Hiroshima e Nagasaki alla storia. Su Hiroshima, la mattina del 6 agosto 1945 fu sganciata, dal B-29 Enola Gay (dal nome della madre del suo comandante, Paul Tibbets), la bomba all'uranio 235 "Little Boy"(ragazzino), dotata di una potenza pari a piú di 20.000 tonnellate di tritolo ed equivalente a un carico usuale di 2000 aerei B-29. L'orrenda deflagrazione generata dallo scoppio della bomba causò la morte immediata di oltre 70.000 persone e di altrettante, per le ferite riportate, nei giorni seguenti. La vita fu cancellata nella zona d'impatto della bomba, dove si produsse una temperatura di alcune migliaia di gradi Celsius con l'istantanea cremazione di ogni essere vivente. Nelle zone limitrofe molti subirono orrende ustioni, lacerazioni e malformazioni; i superstiti (hibakusha) portano ancora oggi i segni della bomba indelebilmente scolpiti sul proprio corpo. Molti di loro descrissero l'esplosione con il termine pika (lampo), mentre chi si trovava fuori dalla città lo ricordò come pikadon (lampo-boato). In un raggio di decine di chilometri regnava la morte. Tibbets, testimone, con gli altri esecutori della missione, di uno spettacolo allucinante, scrisse sul diario di bordo: "Hiroshima non c'è piú, al suo posto c'è un orribile nube purpurea che ribolle, espandendosi come un fungo, in una pentola di olio nero". Le autorità giapponesi censurarono le notizie sull'accaduto; Truman e Churchill si assunsero la responsabilità di proseguire. Cosí il 9 agosto fu la volta di Nagasaki, raggiunta di mattina dal Bock's Car del maggiore Charles Sweeney, che vi scaricò una bomba al plutonio, "Fat Man" (grassone). Complessivamente nelle due esplosioni perirono 300.000 persone e per il 17 o 18 agosto era prevista una nuova missione. Ma il Giappone capitolò. La guerra era vinta. Agli occhi degli Stati Uniti e del mondo questo sembrò il prezzo da pagare per ottenere la fine di anni di atrocità. Tibbets e molti altri sostengono, oggi come allora, che la bomba risparmiò migliaia di nuove vittime da sacrificare se si fosse resa necessaria l'invasione del Giappone e che non meno distruttivi e sanguinosi furono, per la loro intensità, i bombardamenti convenzionali.Questa esperienza lasciò comunque tracce indelebili; è sufficiente riportare la drammatica esclamazione proferita dal capitano Robert Lewis subito dopo lo scoppio: "Mio Dio, che cosa abbiamo fatto?". Theodore van Kirk, navigatore di bordo sull'Enola Gay, ammise: "Io lasciai Hiroshima, ma Hiroshima non lasciò mai me".Robert Oppenheimer fu il direttore scientifico del progetto Manhattan, che portò alla realizzazione delle prime bombe nucleari. Dopo la guerra, quale presidente del comitato consultivo del governo americano per i problemi nucleari, si oppose, insieme a Fermi, alla realizzazione della bomba all'Idrogeno. Fu accusato di essere poco affidabile e privato del permesso di accesso alle informazioni riservate. Allontanato dalle ricerche di interesse militare, fu nominato direttore dell'Istituto di Studi Avanzati di Princeton, dove lavorava, tra gli altri, Einstein.Quest'ultimo non partecipò alla progettazione della bomba atomica. Scrisse una lettera al presidente Roosevelt in cui diceva di ritenere che la recente scoperta della fissione da parte di un fisico tedesco apriva la via alla realizzazione di un ordigno di straordinaria potenza ed inoltre affermava che i fisici tedeschi rimasti nella Germania nazista erano ovviamente al corrente di questa possibilità. Da questa lettera prese il via il processo politico che porto' poi alla decisione di realizzare il progetto Manhattan. Pochi giorni prima di morire firmo' il manifesto Einstein-Russel con il quale si invitavano gli scienziati di tutto il mondo a riunirsi per discutere dei modi per favorire la distensione ed evitare una catastrofe nucleare
L'operazione si svolge nella massima segretezza, la maggior parte dei capi militari americani ne sono tenuti all'oscuro.Il progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica viene avviato dal Presidente F.D.Roosevelt, nel 1942, in collaborazione con il governo britannico; inizia così l'asservimento a scopi bellici della sperimentazione. Alcuni scienziati, preoccupati della probabile utilizzo militare si astennero fin dal 1939 dal continuare la ricerca. Il progetto Manhattan cercava di assicurare le condizioni indispensabili per la produzione di energia dal processo di fissione nucleare. A los Alamos vengono impiantati i Los Alamos Laboratories. A capo c'è Oppenheimer, che già nell'estate del 1942 aveva raccolto un gruppo di fisici per studiare le armi nucleari. Il luogo è su di un altopiano desertico. Né i familiari né l'opinione pubblica verrà a conoscenza di questi progetti. Ai ricercatori vengono fornite false generalità e sono costretti a vivere segretamente. Qui viene costruita, a partire dal plutonio, la bomba nucleare.Nell'agosto del 1942, gli Stati Uniti vararono il Progetto Manhattan, per l'invenzione e la fabbricazione della bomba atomica. Iniziò cosi l'asservimento a scopi bellici della sperimentazione, condizionata dalla seconda guerra mondiale in corso. Alcuni scienziati, preoccupati del probabile utilizzo militare, si astennero fin dal 1939 dal continuare la ricerca, come fece Hahn in Germania, dove, anche a seguito di una scelta politica di Hitler, venne bloccato un potenziale sviluppo, nel vano tentativo di produrre i missili V1 e V2 con testate atomiche. Leo Szilard, fisico di origine ungherese ed ex collaboratore di Albert Einstein, proponendo di far cessare la divulgazione sulla fissione nucleare, scrisse in quel periodo al collega Joliot:: "Qualora si liberi più di un neutrone, sarà evidentemente possibile una reazione a catena. Questo, in determinate circostanze, potrebbe consentire la realizzazione di bombe estremamente pericolose, ma più particolarmente tra le mani di certi governi". Nel frattempo il Progetto Manhattan cercava di assicurare le condizioni indispensabili per la produzione di energia dal processo di fissione nucleare. Tali condizioni sono quattro: il materiale fissile deve essere in quantità sufficiente e disposto secondo una determinata "geometria"; i neutroni impiegati devono essere "lenti", cioè dotati di velocità idonea a dar vita alla reazione; il flusso di neutroni deve essere regolato per controllare la fissione; infine, l'energia scaturita deve essere utilizzabile. La macchina in cui si produsse per la prima volta una fissione nucleare, caratterizzata da una reazione a catena controllata e capace di automantenersi, fu la famosa "pila atomica", il prototipo dei futuri reattori nucleari; realizzata da Enrico Fermi, assistito da colleghi e tecnici, era un reattore a uranio e grafite sovrapposti in "pila", eretto su un campo da gioco e sostenuto da una struttura in mattoni. Entrò in funzione a Chicago il 2 dicembre 1942. Il primo passo era compiuto; per il Progetto Manhattan rimaneva ancora da risolvere l'arricchimento della disponibilità del materiale fissile occorrente per tentare l'esperimento di reazione a catena non frenata: l'esplosione di una bomba atomica. Non passò comunque molto tempo. Nel frattempo, per scongiurare un possibile e ravvicinato impiego bellico, il fisico danese Niels Bohr si adoperò affinché Usa e Urss organizzassero il necessario controllo internazionale, informando i rispettivi governi dell'arretratezza della Germania in proposito; lo sforzo non ottenne risultato per volontà della Gran Bretagna e del suo primo ministro Churchill, che impedì un accordo russo-americano, e anzi, nel 1943, ne raggiunse uno con gli Stati Uniti per l'embargo totale dell'uranio e delle informazioni atomiche (Accordo del Quebec). Dopo la sconfitta della Germania, nel maggio 1945, si formò negli Usa un comitato presieduto da James Byrnes e coadiuvato da un sotto-comitato scientifico composto dai tre premi Nobel Arthur Compton, Enrico Fermi, Ernest Lawrence e dal responsabile del Centro per la produzione della bomba di Los Alamos, Robert Oppenheimer, per decidere se effettuare una dimostrazione preventiva oppure il diretto impiego militare per accelerare la conclusione della guerra. La decisione cadde tragicamente su quest'ultima ipotesi, nonostante che a sostegno della prima si fossero pronunciati Leo Szilard e i principali scienziati di Chicago con il loro presidente e Premio Nobel James Franck, auspicando una dimostrazione in zona disabitata dinanzi a rappresentanti delle Nazioni Unite. Il 16 luglio 1945 si verificò la prima esplosione nucleare della storia ad Alamogordo, nel deserto del New Mexico (Usa). Gli effetti furono terrificanti, al di là di ogni previsione: la reazione a catena non frenata generò una luce più intensa di quella solare e un vento tempestoso e travolgente seguito da un tuono possente tale da evocare ai testimoni, situati a 15 km di distanza, una vera apocalisse. Alla fine, sul luogo dell'esplosione rimase un profondo cratere. Questa esperienza non servi d'ammonimento e non valse a impedire, meno di un mese dopo, due vergognosi e immani eccidi destinati a sconvolgere il mondo. Si raggiunse questa tragica conclusione anche perché il secondo conflitto mondiale aveva ormai stremato intere popolazioni. Le distruzioni, le perdite militari e civili, le precarie condizioni economiche, il consumo eccezionale di risorse e il razionamento alimentare avevano colpito tutti i continenti. Tuttavia la guerra proseguiva e la vittoria degli Alleati non era completa. Il Giappone, ultima forza dell'Asse, continuava a resistere alle incursioni aeree e ai bombardamenti americani e, poiché aveva rifiutato di accettare la resa incondizionata il 28 luglio, gli Stati Uniti decisero di utilizzare la bomba atomica per porre fine alla guerra. Il presidente Truman ordinò gli attacchi: vennero fatte esplodere due bombe,il 6 e il 9 agosto a Hiroshima e Nagasaki. Le due città erano tra le meno danneggiate dai numerosi bombardamenti (i raid su Tokyo avevano provocato la morte di 150.000 persone in una sola notte) e pertanto le piú idonee a dare dimostrazione di fronte al mondo della straordinaria potenza distruttrice della bomba e della supremazia militare e tecnologica degli Stati Uniti. Le condizioni meteorologiche e di visibilità, fortuitamente buone al momento dell'azione, consegnarono tragicamente Hiroshima e Nagasaki alla storia. Su Hiroshima, la mattina del 6 agosto 1945 fu sganciata, dal B-29 Enola Gay (dal nome della madre del suo comandante, Paul Tibbets), la bomba all'uranio 235 "Little Boy"(ragazzino), dotata di una potenza pari a piú di 20.000 tonnellate di tritolo ed equivalente a un carico usuale di 2000 aerei B-29. L'orrenda deflagrazione generata dallo scoppio della bomba causò la morte immediata di oltre 70.000 persone e di altrettante, per le ferite riportate, nei giorni seguenti. La vita fu cancellata nella zona d'impatto della bomba, dove si produsse una temperatura di alcune migliaia di gradi Celsius con l'istantanea cremazione di ogni essere vivente. Nelle zone limitrofe molti subirono orrende ustioni, lacerazioni e malformazioni; i superstiti (hibakusha) portano ancora oggi i segni della bomba indelebilmente scolpiti sul proprio corpo. Molti di loro descrissero l'esplosione con il termine pika (lampo), mentre chi si trovava fuori dalla città lo ricordò come pikadon (lampo-boato). In un raggio di decine di chilometri regnava la morte. Tibbets, testimone, con gli altri esecutori della missione, di uno spettacolo allucinante, scrisse sul diario di bordo: "Hiroshima non c'è piú, al suo posto c'è un orribile nube purpurea che ribolle, espandendosi come un fungo, in una pentola di olio nero". Le autorità giapponesi censurarono le notizie sull'accaduto; Truman e Churchill si assunsero la responsabilità di proseguire. Cosí il 9 agosto fu la volta di Nagasaki, raggiunta di mattina dal Bock's Car del maggiore Charles Sweeney, che vi scaricò una bomba al plutonio, "Fat Man" (grassone). Complessivamente nelle due esplosioni perirono 300.000 persone e per il 17 o 18 agosto era prevista una nuova missione. Ma il Giappone capitolò. La guerra era vinta. Agli occhi degli Stati Uniti e del mondo questo sembrò il prezzo da pagare per ottenere la fine di anni di atrocità. Tibbets e molti altri sostengono, oggi come allora, che la bomba risparmiò migliaia di nuove vittime da sacrificare se si fosse resa necessaria l'invasione del Giappone e che non meno distruttivi e sanguinosi furono, per la loro intensità, i bombardamenti convenzionali.Questa esperienza lasciò comunque tracce indelebili; è sufficiente riportare la drammatica esclamazione proferita dal capitano Robert Lewis subito dopo lo scoppio: "Mio Dio, che cosa abbiamo fatto?". Theodore van Kirk, navigatore di bordo sull'Enola Gay, ammise: "Io lasciai Hiroshima, ma Hiroshima non lasciò mai me".Robert Oppenheimer fu il direttore scientifico del progetto Manhattan, che portò alla realizzazione delle prime bombe nucleari. Dopo la guerra, quale presidente del comitato consultivo del governo americano per i problemi nucleari, si oppose, insieme a Fermi, alla realizzazione della bomba all'Idrogeno. Fu accusato di essere poco affidabile e privato del permesso di accesso alle informazioni riservate. Allontanato dalle ricerche di interesse militare, fu nominato direttore dell'Istituto di Studi Avanzati di Princeton, dove lavorava, tra gli altri, Einstein.Quest'ultimo non partecipò alla progettazione della bomba atomica. Scrisse una lettera al presidente Roosevelt in cui diceva di ritenere che la recente scoperta della fissione da parte di un fisico tedesco apriva la via alla realizzazione di un ordigno di straordinaria potenza ed inoltre affermava che i fisici tedeschi rimasti nella Germania nazista erano ovviamente al corrente di questa possibilità. Da questa lettera prese il via il processo politico che porto' poi alla decisione di realizzare il progetto Manhattan. Pochi giorni prima di morire firmo' il manifesto Einstein-Russel con il quale si invitavano gli scienziati di tutto il mondo a riunirsi per discutere dei modi per favorire la distensione ed evitare una catastrofe nucleare
GLI EFFETTI DELLA BOMBA ATOMICA
- Si possono raggruppare in tre categorie: meccanici, termici, radioattivi.I danni prodotti dall'onda d'urto sulle persone si possono distinguere in due gruppi: quelli diretti e quelli indiretti.Gli effetti indiretti sono causati dalla caduta di fabbricati, dal trasporto ad alte velocità di materiali contundenti (schegge di vetro, di legno, ecc.). Quelli diretti sono provocati dalla pressione dell'onda d'urto. La sovrapressione sufficiente a uccidere un uomo è pari a 2.104 Kg/cm. Questa sovrapressione, nel caso di una bomba atomica da 20 kiloton, si manifesta a circa 600 m dall'epicentro. A Hiroshima, alcune persone, che si trovavano entro un raggio di 2000 metri, hanno avuto la rottura del timpano; in altri casi sono state riscontrate rotture del tessuto polmonare o viscerale.I danni prodotti dagli effetti meccanici delle bombe atomiche sulle strutture si possono così riassumere:
distruzione praticamente completa entro un raggio di 800 m
danni gravi alle strutture di edifici con armature di ferro, crepe in pareti di mattoni dello spessore di 22.5 cm; edifici a più piani di mattoni distrutti o in procinto di crollare, entro un raggio di 1700 m
edifici con notevoli danni alle strutture, non abitabili ma riparabili; gravi danni alle intelaiature delle finestre o delle porte, entro un raggio di 2500 m
danni da urto alla maggior parte degli edifici entro un raggio di 3000 m;
deformazioni delle intelaiature delle finestre o delle porte, rottura completa dei vetri, entro un raggio di 12000m. L'onda termica arrivata dopo l'onda d'urto, ciò perché i fotoni pur viaggiando con la velocità della luce hanno un cammino medio piccolo: di conseguenza essi vengono continuamente assorbiti dagli atomi che compongono l'atmosfera e quindi riemessi.Il processo di diffusione dei fotoni è, quindi, realizzato secondo un percorso a tappe con andamento zig-zag e, per quanto il tempo di percorrenza delle singole e tappe sia brevissimo, il tempo di diffusione è relativamente grande, in quanto l'assorbimento e la relativa emissione dei fotoni da parte degli atomi che compongono l'atmosfera richiede un certo tempo.A causa di questa lentezza nella diffusione, la durata di emissione dell'energia termica, nel caso di una bomba atomica di 20 kiloton è di 3 secondi.Questa circostanza è favorevole per la difesa della radiazione termica, in quanto si viene ad avere un maggior tempo a disposizione, per adottare uno dei provvedimenti atti a sottrarsi agli effetti della radiazione stessa.Quando l'aria è limpida, la diffusione del calore avviene con maggior facilità; la presenza di nubi, nebbia, pulviscolo, fumi, ecc. ostacola la penetrazione dei raggi calorifici e riduce il loro campo d'azione in modo più o meno grande, a seconda del grado di maggiore o minore visibilità.Gli effetti sull'uomo della radiazione termica si possono classificare nel modo seguente:per quantità di calore ricevuto pari a 2-3 cal/cm, si hanno scottature di 1°grado; per quantità di calore pari a 3-4 cal/cm, scottature del 2°grado; per quantità di calore pari a 8-10 cal/cm si hanno scottature di 3°grado.I dati sulla gravità delle ustioni provocate dalle bombe atomiche usate in Giappone sono i seguenti: a 0-1000 m: 95% carbonizzati; a 1400-2000 m: carbonizzati e ustionati di 2°grado; a 2000 m: eritema bolloso, depigmentazione;a 2000-4000 m: pigmentazione bruna. Gli effetti della radiazione termica dipendono molto dal tipo di vestito indossato; i tessuti di color bianco assorbono meno calore; il contrario accade per stoffe nere o di colore.In una esplosione atomica si calcola che, in genere, la radiazione termica provoca il 20-30% delle perdite.Gli effetti termici sui materiali si manifestano con lo sviluppo di incendi; a seconda della natura dei materiali, varia la quantità di calore che deve essere ricevuta perché il materiale bruci.La radioattività emessa dall'esplosione di una bomba atomica si suddivide in due categorie: la radioattività iniziale e quella residua.La separazione convenzionale di queste due forme di radioattività è fondata sul fatto che la radioattività iniziale viene emessa nel giro di un minuto primo. Tutte le radiazioni, emesse dopo che sono trascorsi 60 secondi dall'esplosione, formano la radioattività residua.La misura della radioattività è fondata sull'effetto ionizzante, l'unità di misura è il roentgen ( simbolo r) che corrisponde all'ammontare di raggi gamma o di raggi X che produce in centimetro cubico d'aria secca alla temperatura di 0°C e alla pressione di 1 atm, un numero di ioni tali da equivalere all'unità di carica elettrostatica, vale a dire 2.08x109 ioni dell'uno e dell'altro segno.Per quanto riguarda l'effetto globale che le radiazioni possono avere sull'uomo, occorre fare alcune precisazioni.Prima di tutto è necessario stabilire il tempo entro cui si riceve una certa dose; per esempio 100 roentgen in molti anni non producono effetti dannosi; ma la stessa quantità somministrata in un giorno o in un minuto provoca già notevoli alterazioni del sangue. La seconda precisazione da fare è che, mentre si possono tollerare anche migliaia di roentgen di radioattività se questa viene assorbita da un tratto limitato del corpo, è sufficiente un'esposizione a 600 roentgen di tutta la superficie corporea perché l'individuo muoia.Se si considera il caso di esposizione di tutto il carpo a una radiazione, in modo che la dose sia assorbita in poche ore, si ha un aumento dell'effetto patologico proporzionato al tempo di esposizione. Le principali manifestazioni patologiche, che si possono osservare nelle popolazioni sottoposte al bombardamento atomico, sono:
1 sterilità e impotenza
2 cataratte e cecità
3 danni al sangue
4 produzione di tumori maligni
5 danni sullo sviluppo infantile
6 danni sul feto
danno genetico A Hiroshima 1 abitante su 10 entro un raggio di 1200 metri dall'epicentro ha presentato vari gradi di lesione oculare: le cataratte si formano in seguito al bombardamento del cristallino da parte dei neutroni emessi dalla bomba. Le alterazioni sanguinee hanno avuto un carattere di persistenza; a Hiroshima su 924 soggetti esaminati si è potuta stabilire una riduzione dei globuli rossi dell'1.6%. Fatto ancora più importante è l'aumento delle leucemie. A Hiroshima e a Nagasaki l'aumento delle leucemie si è verificato fra coloro che, al momento dello scoppio si trovavano a non più di 2000 m dall'epicentro.
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LA BOMBA A NEUTRONI
Sostanzialmente si tratta di una variante della bomba ad idrogeno; in essa vengono diminuiti gli effetti esplosivi a mezzo di un accurato studio delle equazioni neutroniche della termofusione al fine di evitare la partecipazione alla reazione di una gran parte di neutroni.Fissando due masse critiche (una minima di uranio-235 e una minima di idrogeno o litio) è possibile, contenendo gli effetti della deflagrazione, fare in modo che una parte molto consistente di neutroni sfugga alla massa in reazione investendo l'area circostante. E' necessario inoltre provvedere alla realizzazione dell'insieme utilizzando materiali che consentano di ottenere un grado di assorbimento dei neutroni pressoché minimo.La bomba a neutroni, o bomba N, viene spesso chiamata anche bomba pulita in quanto non lascia, già a distanza di poche ore dalla sua esplosione, tracce di radioattività. Distrugge la vita umana nel raggio di circa 1500 metri, lasciando però intatte le cose che vengono semplicemente attraversate dai neutroni ad esclusione di un'area piuttosto limitata (un diametro di circa 350 metri); il terreno è praticamente interamente praticabile a distanza di sole poche ore dal lancio, le strutture possono così essere utilizzate.E' una bomba per quanto detto, particolarmente indicata nei casi in cui necessiti attaccare il nemico su un territorio amico o che no sia, comunque, conveniente distruggere.
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LA BOMBA AD IDROGENO
Nella bomba ad idrogeno detta più propriamente bomba a fusione (o bomba H), i nuclei di idrogeno pesante, sotto l'azione di elevatissime pressioni e temperature, si uniscono per formare nuclei di elio: questa reazione avviene con sviluppo di una enorme quantità di energia.I metodi di preparazione e di costruzione della bomba ad idrogeno sono mantenuti segreti dalle due potenze che la possiedono: USA e CSI. Si ritiene comunque che le bombe a fusione attualmente prodotte siano del tipo cosiddetto 3-F (fissione-fusione-fissione).In un simile tipo di bombe si possono distinguere tre stadi: il primo stadio, quello più interno, è costituito da una comune bomba atomica, la quale, una volta portata allo stato critico di fissione, fornisce la temperatura necessaria ( diverse decine di milioni di gradi) per innescare la reazione fusione (secondo stadio) e serve allo stesso tempo come sorgente di neutroni.Attualmente, si ritiene che i materiali adoperati per la fusione siano il litio-6 e il deuterio, il cui nucleo è composto da un neutrone e da un protone. Il litio-6 cattura rapidamente i neutroni, scindendosi in un nucleo di elio e in uno di tritio.Quest'ultimo, a sua volta, si fonde con il deuterio, formando elio più un neutrone e sviluppando una elevata quantità di energia.Diverse ipotesi sono state avanzate circa l'azione di questi neutroni:
essi possono reagire con altri nuclei di elio, favorendo la continuazione della reazione di fusione
possono essere sufficientemente rallentati per reagire con l'uranio-235, o con il plutonio della bomba atomica di innesco
possono reagire con l'uranio-238 e provocarne quindi la fissione (terzo stadio). I neutroni prodotti dalla reazione tritio-deuterio possiedono energia sufficiente a rompere gli atomi di uranio-238 e a provocarne quindi la fissione.In una bomba ad idrogeno tutte le reazioni avvengono contemporaneamente e ciascuna di esse rinforza tutte le altre; infatti, la fissione dell'uranio-238:
aumenta il numero di neutroni disponibili per il primo e il secondo stadio
aiuta a mantenere la temperatura del secondo stadio a un valore sufficientemente elevato perché la reazione di fusione non si arresti
tende a mantenere il primo stadio nella condizione critica grazie all'effetto implosivo. In definitiva, il primo stadio fornisce il calore e i neutroni al secondo stadio, il quale a sua volta fornisce neutroni veloci al terzo stadio.
essi possono reagire con altri nuclei di elio, favorendo la continuazione della reazione di fusione
possono essere sufficientemente rallentati per reagire con l'uranio-235, o con il plutonio della bomba atomica di innesco
possono reagire con l'uranio-238 e provocarne quindi la fissione (terzo stadio). I neutroni prodotti dalla reazione tritio-deuterio possiedono energia sufficiente a rompere gli atomi di uranio-238 e a provocarne quindi la fissione.In una bomba ad idrogeno tutte le reazioni avvengono contemporaneamente e ciascuna di esse rinforza tutte le altre; infatti, la fissione dell'uranio-238:
aumenta il numero di neutroni disponibili per il primo e il secondo stadio
aiuta a mantenere la temperatura del secondo stadio a un valore sufficientemente elevato perché la reazione di fusione non si arresti
tende a mantenere il primo stadio nella condizione critica grazie all'effetto implosivo. In definitiva, il primo stadio fornisce il calore e i neutroni al secondo stadio, il quale a sua volta fornisce neutroni veloci al terzo stadio.
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LA BOMBA ATOMICA (a fissione)
La bomba atomica a fissione si basa sul fatto che se un neutrone colpisce un atomo di un materiale pesante quest'ultimo di fraziona in due parti e in più libera due neutroni che mantengono la reazione a catena e soprattutto libera un'energia enorme. Nel uranio che si trova in natura questa reazione avviene naturalmente ma viene frenata del fatto che, essendo l'uranio non completamente puro, la reazione si ferma immediatamente e solo pochi atomi si trasformano in energia. Poi c'è da considerare il fatto che molti neutroni riescono a sfuggire dalla pezzo di uranio (questa reazione dà la radioattività).
Nelle bombe nucleari si ha uranio purissimo e parzialmente modificato da precedenti reazioni nucleari, c'è anche da contare il fatto che quest'uranio deve avere un volume abbastanza grosso da tamponare la dispersione di neutroni e, anche se dopo ripetuti interventi, l'uranio mantiene sempre un po' di scorie che impedisco la reazione. Quando la massa del nostro materiale radioattivo sale abbastanza da assicurare un equilibrio tra le reazioni avvenute e quelle fallite si dice che la massa è critica, cioè che può provocare una reazione a catena capace di far esplodere l'oggetto. Nelle bombe nucleari i due pezzi dello stesso oggetto si trovano distanti tra loro e solo nel momento in cui viene innescata le due parti si uniscono dando luogo a un'esplosione nucleare.Ci sono due modi di trasformare una massa subcritica in una critica o anche ipercritica:
Il metodo "balistico": le due metà del materiale esplosivo sono ai capi di un cilindro in mezzo a loro c'è il vuoto. Quando la bomba viene innescata esplodono due cariche di esplosivo convenzionale che scagliano le due metà una contro l'altra. Di colpo le due meta compongono una massa ipercritica compressa che automaticamente esplode. Questo metodo si può utilizzare solo se si utilizza uranio-235. Questo tipo di bomba è stata usata nella seconda guerra mondiale Hiroshima e Nagasaki.
Il secondo metodo si basa sul fatto che una massa subcritica, se fortemente compressa, può trasformarsi in una massa critica o ipercritica. Questo tipo di bomba è di forma sferica, nel centro di essa c'è il materiale fissile (uranio-235 o plutonio), nello strato sotto la corazza c'è invece dell'esplosivo chimico. Quando viene innescata l'esplosivo esplode creando una onda d'urto verso il centro della bomba che comprime molto rapidamente il materiale fissile finché non raggiunge una massa ipercritica e quindi esplode.Le armi nucleari differiscono dalle armi da fuoco convenzionale per i seguenti motivi:
l'energia liberata varia da migliaia a milioni di volte di quella emessa dalle bombe a esplosivo chimico;
all'atto della detonazione emettono radiazioni luminose, termiche e radioattive, capaci di provocare danni alle persone e alle cose a distanze molto rilevanti;
le sostanze che restano dopo l'esplosione insieme con quelle che vengono eventualmente strappate al terreno o all'acqua sono fortemente radioattive, e quindi, ricadendo sulla terra, possono produrre contaminazioni su zone la cui ampiezza può raggiungere le decine di migliaia di kmq. Si possono distinguere quattro tipi di esplosioni: aerea, superficiale, subacquea, sotterranea.Nelle esplosioni aeree i prodotti di reazione, l'involucro della bomba, le altre parti dell'arma e l'aria circostante sono riscaldate fino a raggiungere temperature estremamente elevate, dell'ordine di parecchi milioni di gradi (le temperature delle normali bombe al tritolo non superano i 5000°C).Le grandi quantità di calore prodotte dall'esplosione trasformano tutti i materiali presenti nella bomba in gas, con conseguente sviluppo di pressioni molto elevate dell'ordine delle centinaia di migliaia di atm.Pochi milionesimi di secondo dopo l'esplosione della bomba atomica , i gas estremamente caldi e compressi appaiono come una massa di forma pressoché sferica, dotata di una straordinaria luminosità, che viene comunemente chiamata sfera di fuoco.Subito dopo la formazione, la sfera di fuoco comincia a espandersi; tale sviluppo è accompagnato da una diminuzione della temperatura e della pressione e, quindi, anche della luminosità.Quando la sfera di fuoco è ancora luminosa, la temperatura che regna nel suo interno è ancora così elevata, che i materiali componenti la bomba sono allo stato di vapore. Tali vapori sono composti da prodotti di fissione (estremamente radioattivi), dall'uranio (o plutonio o altri composti esplosivi), che non hanno partecipato all'esplosione, dall'involucro e dagli altri materiali componenti la bomba. Quando la temperatura scende a valori più bassi, detti vapori si condensano e formano una nube, contenente particelle solide (detriti) e piccole gocce d'acqua, provenienti dall'aria succhiata durante l'ascensione della sfera di fuoco. In relazione all'altezza di scoppio e alla natura del terreno sottostante, all'atto dell'esplosione si genera un forte risucchio nelle immediate vicinanze; questo fenomeno provoca l'aspirazione di vari quantitativi di polvere e macerie, che vengono così inglobati nella nube atomica.
In una prima fase i residui materiali della bomba atomica trasportano queste particelle verso l'alto, ma dopo un certo tempo esse cominciano cadere lentamente a causa della forza di gravità, con velocità dipendente dallo loro grandezza. Quando la nube atomica ha raggiunto una quota in cui la sua densità è uguale a quella dell'aria circostante, oppure quando essa raggiunge la base della stratosfera, una parte della nube cessa d'innalzarsi e incomincia ad espandersi orizzontalmente, dando così luogo alla formazione della nuvola a forma di fungo, che è la caratteristica delle esplosioni nucleari.Nel caso di esplosioni superficiali, la sfera di fuoco, nel corso della sua espansione, viene rapidamente a contatto con la superficie terreste; in conseguenza di ciò, un considerevole quantitativo di terreno e altri materiali, situati nella zona di contatto, vengono vaporizzati e inclusi nella sfera di fuoco.La differenza tra l'esplosione aerea e quella superficiale consiste, pertanto, principalmente nel fatto che in questo secondo caso la nube atomica è molto più carica di detriti solidi.L'aspetto più importante dell'esplosione superficiale è la genesi del cosiddetto fall-out (pioggia radioattiva). Tale pioggia è dovuta al fatto che il numero di particelle solide, presenti nella nube atomica, è talmente elevato che una fortissima percentuale dei prodotti di fissione viene incorporata, nel corso del raffreddamento, nelle particelle fuse di terra e di altri materiali solidi. La pressione esercitata sull'aria circostante dai materiali gassosi che formano la sfera di fuoco, genera un'onda esplosiva che è la causa degli effetti meccanici della bomba atomica.Il contorno esterno dell'onda esplosiva si chiamo fronte d'urto. All'inizio la superficie della sfera di fuoco e del fronte d'urto coincidono; poi. quando la velocità di espansione della sfera di fuoco diminuisce (alcuni decimilionesimi di secondo dopo l'esplosione), il fronte d'urto si stacca dalla sfera di fuoco e prosegue con una velocità superiore a quella del suono nell'aria.Quando un'onda esplosiva tocca la superficie terrestre, essa viene riflessa in modo analogo a ciò che accade quando un'onda sonora produce un'eco; l'onda riflessa, come quella diretta, può causare danni materiali.In una certa regione dello spazio, la cui posizione dipende principalmente dall'altezza di scoppio e dall'energia liberata dalla bomba, l'onda diretta e quella riflessa si fondono; questo fenomeno di fusione è chiamato effetto Mach.
Nelle esplosioni subacquee si ha pure la formazione di una sfera di fuoco, l'acqua circostante viene fortemente illuminata dalla sfera di fuoco per un periodo di pochi millesimi di secondo; la luminosità scompare quando la sfera di fuoco raggiunge la superficie dell'acqua. La bolla di gas caldissima, che costituisce la sfera di fuoco nell'acqua, nel corso della sua espansione, genera un'onda d'urto. In caso di esplosione con acqua calma, la traccia di detta onda è visibile in superficie, sotto forma di cerchi che si espandono rapidamente, apparentemente più chiari dell'acqua circostante. Subito dopo l'apparizione di tali tracce, una colonna d'acqua e di schiuma emerge sopra la zona dove è avvenuta l'esplosione.La velocità iniziale con cui l'acqua si innalza è proporzionale alla pressione dell'onda d'urto diretta e, perciò, è più grande nella direzione perpendicolare al punto di scoppio. Di conseguenza l'acqua situata attorno alla superficie verticale passante per il punto di scoppio si innalza più rapidamente.L'ascensione della colonna d'acqua termina quando la spinta è equilibrata dall'effetto congiunto della gravità e della resistenza dell'aria.La durata e l'altezza dell'ascesa dipendono dalla potenza della bomba e dalla profondità di scoppio. L'enorme quantità d'acqua che viene lanciata in aria comincia a ricadere molto presto, e, essendo già minutamente suddivisa, finisce per essere completamente polverizzata; pertanto, durante la caduta si forma, alla base della colonna, un densissimo banco di nebbia a forma di ciambella, che si mette in moto allargandosi radialmente come una grande ondata.La formazione di questo banco di nebbia è importante perché, con ogni probabilità, esso è fortemente radioattivo a causa dei prodotti di fissione condensati in seno alle singole gocce d'acqua.La radioattività diffusa del banco di nebbia si somma alla pioggia radioattiva (rainout), dovuta alla nube atomica e insieme costituiscono la radiazione nucleare residua susseguente a un'esplosione subacquea. La quasi totalità della radiazione termica emessa dalla sfera di fuoco viene assorbita dall'acqua circostante.Nelle esplosioni sotterranee, se lo scoppio si manifesta a piccole profondità, si può verificare fuoriuscita della sfera di fuoco, in questo caso la bomba provoca lo strappamento di grandi quantità di terreno, così da formare una colonna analoga a quella che si forma nell'esplosione subacquea.A causa dei materiali asportati dall'esplosione, si forma un cratere di considerevole ampiezza. Il volume del cratere e la massa di materiali strappati dal suolo aumentano in modo pressoché proporzionale all'energia liberata dalla bomba.Le particelle di terreno incominciano a ricadere sul terreno pochi secondi dopo l'esplosione e formano una nuvola di polvere alla base della colonna, che si sposta verso l'alto. La rapida espansione della sfera di fuoco nel terreno provoca la formazione di onde sismiche, simili a quelle dei terremoti. Una parte dell'energia liberata viene trasmessa all'aria circostante sotto forma di onda esplosiva; l'intensità del fronte d'onda dipende essenzialmente dalla profondità a cui avviene l'esplosione e della potenza della bomba.L'esplosione sotterranea, strappando un volume di terreno maggiore che non quella superficiale, provoca l'immissione di un grandissimo quantitativo di pulviscolo nella nube atomica e di conseguenza le esplosioni di questo tipo sono sempre accompagnate da un'abbondante pioggia di polvere radioattiva (fallout).Le particelle più pesanti ricadono subito in zone vicino al cratere, Quelle più leggere rimangono più a lungo in aria e possono essere trasportate a grande distanza dai venti.
Nelle bombe nucleari si ha uranio purissimo e parzialmente modificato da precedenti reazioni nucleari, c'è anche da contare il fatto che quest'uranio deve avere un volume abbastanza grosso da tamponare la dispersione di neutroni e, anche se dopo ripetuti interventi, l'uranio mantiene sempre un po' di scorie che impedisco la reazione. Quando la massa del nostro materiale radioattivo sale abbastanza da assicurare un equilibrio tra le reazioni avvenute e quelle fallite si dice che la massa è critica, cioè che può provocare una reazione a catena capace di far esplodere l'oggetto. Nelle bombe nucleari i due pezzi dello stesso oggetto si trovano distanti tra loro e solo nel momento in cui viene innescata le due parti si uniscono dando luogo a un'esplosione nucleare.Ci sono due modi di trasformare una massa subcritica in una critica o anche ipercritica:
Il metodo "balistico": le due metà del materiale esplosivo sono ai capi di un cilindro in mezzo a loro c'è il vuoto. Quando la bomba viene innescata esplodono due cariche di esplosivo convenzionale che scagliano le due metà una contro l'altra. Di colpo le due meta compongono una massa ipercritica compressa che automaticamente esplode. Questo metodo si può utilizzare solo se si utilizza uranio-235. Questo tipo di bomba è stata usata nella seconda guerra mondiale Hiroshima e Nagasaki.
Il secondo metodo si basa sul fatto che una massa subcritica, se fortemente compressa, può trasformarsi in una massa critica o ipercritica. Questo tipo di bomba è di forma sferica, nel centro di essa c'è il materiale fissile (uranio-235 o plutonio), nello strato sotto la corazza c'è invece dell'esplosivo chimico. Quando viene innescata l'esplosivo esplode creando una onda d'urto verso il centro della bomba che comprime molto rapidamente il materiale fissile finché non raggiunge una massa ipercritica e quindi esplode.Le armi nucleari differiscono dalle armi da fuoco convenzionale per i seguenti motivi:
l'energia liberata varia da migliaia a milioni di volte di quella emessa dalle bombe a esplosivo chimico;
all'atto della detonazione emettono radiazioni luminose, termiche e radioattive, capaci di provocare danni alle persone e alle cose a distanze molto rilevanti;
le sostanze che restano dopo l'esplosione insieme con quelle che vengono eventualmente strappate al terreno o all'acqua sono fortemente radioattive, e quindi, ricadendo sulla terra, possono produrre contaminazioni su zone la cui ampiezza può raggiungere le decine di migliaia di kmq. Si possono distinguere quattro tipi di esplosioni: aerea, superficiale, subacquea, sotterranea.Nelle esplosioni aeree i prodotti di reazione, l'involucro della bomba, le altre parti dell'arma e l'aria circostante sono riscaldate fino a raggiungere temperature estremamente elevate, dell'ordine di parecchi milioni di gradi (le temperature delle normali bombe al tritolo non superano i 5000°C).Le grandi quantità di calore prodotte dall'esplosione trasformano tutti i materiali presenti nella bomba in gas, con conseguente sviluppo di pressioni molto elevate dell'ordine delle centinaia di migliaia di atm.Pochi milionesimi di secondo dopo l'esplosione della bomba atomica , i gas estremamente caldi e compressi appaiono come una massa di forma pressoché sferica, dotata di una straordinaria luminosità, che viene comunemente chiamata sfera di fuoco.Subito dopo la formazione, la sfera di fuoco comincia a espandersi; tale sviluppo è accompagnato da una diminuzione della temperatura e della pressione e, quindi, anche della luminosità.Quando la sfera di fuoco è ancora luminosa, la temperatura che regna nel suo interno è ancora così elevata, che i materiali componenti la bomba sono allo stato di vapore. Tali vapori sono composti da prodotti di fissione (estremamente radioattivi), dall'uranio (o plutonio o altri composti esplosivi), che non hanno partecipato all'esplosione, dall'involucro e dagli altri materiali componenti la bomba. Quando la temperatura scende a valori più bassi, detti vapori si condensano e formano una nube, contenente particelle solide (detriti) e piccole gocce d'acqua, provenienti dall'aria succhiata durante l'ascensione della sfera di fuoco. In relazione all'altezza di scoppio e alla natura del terreno sottostante, all'atto dell'esplosione si genera un forte risucchio nelle immediate vicinanze; questo fenomeno provoca l'aspirazione di vari quantitativi di polvere e macerie, che vengono così inglobati nella nube atomica.
In una prima fase i residui materiali della bomba atomica trasportano queste particelle verso l'alto, ma dopo un certo tempo esse cominciano cadere lentamente a causa della forza di gravità, con velocità dipendente dallo loro grandezza. Quando la nube atomica ha raggiunto una quota in cui la sua densità è uguale a quella dell'aria circostante, oppure quando essa raggiunge la base della stratosfera, una parte della nube cessa d'innalzarsi e incomincia ad espandersi orizzontalmente, dando così luogo alla formazione della nuvola a forma di fungo, che è la caratteristica delle esplosioni nucleari.Nel caso di esplosioni superficiali, la sfera di fuoco, nel corso della sua espansione, viene rapidamente a contatto con la superficie terreste; in conseguenza di ciò, un considerevole quantitativo di terreno e altri materiali, situati nella zona di contatto, vengono vaporizzati e inclusi nella sfera di fuoco.La differenza tra l'esplosione aerea e quella superficiale consiste, pertanto, principalmente nel fatto che in questo secondo caso la nube atomica è molto più carica di detriti solidi.L'aspetto più importante dell'esplosione superficiale è la genesi del cosiddetto fall-out (pioggia radioattiva). Tale pioggia è dovuta al fatto che il numero di particelle solide, presenti nella nube atomica, è talmente elevato che una fortissima percentuale dei prodotti di fissione viene incorporata, nel corso del raffreddamento, nelle particelle fuse di terra e di altri materiali solidi. La pressione esercitata sull'aria circostante dai materiali gassosi che formano la sfera di fuoco, genera un'onda esplosiva che è la causa degli effetti meccanici della bomba atomica.Il contorno esterno dell'onda esplosiva si chiamo fronte d'urto. All'inizio la superficie della sfera di fuoco e del fronte d'urto coincidono; poi. quando la velocità di espansione della sfera di fuoco diminuisce (alcuni decimilionesimi di secondo dopo l'esplosione), il fronte d'urto si stacca dalla sfera di fuoco e prosegue con una velocità superiore a quella del suono nell'aria.Quando un'onda esplosiva tocca la superficie terrestre, essa viene riflessa in modo analogo a ciò che accade quando un'onda sonora produce un'eco; l'onda riflessa, come quella diretta, può causare danni materiali.In una certa regione dello spazio, la cui posizione dipende principalmente dall'altezza di scoppio e dall'energia liberata dalla bomba, l'onda diretta e quella riflessa si fondono; questo fenomeno di fusione è chiamato effetto Mach.
Nelle esplosioni subacquee si ha pure la formazione di una sfera di fuoco, l'acqua circostante viene fortemente illuminata dalla sfera di fuoco per un periodo di pochi millesimi di secondo; la luminosità scompare quando la sfera di fuoco raggiunge la superficie dell'acqua. La bolla di gas caldissima, che costituisce la sfera di fuoco nell'acqua, nel corso della sua espansione, genera un'onda d'urto. In caso di esplosione con acqua calma, la traccia di detta onda è visibile in superficie, sotto forma di cerchi che si espandono rapidamente, apparentemente più chiari dell'acqua circostante. Subito dopo l'apparizione di tali tracce, una colonna d'acqua e di schiuma emerge sopra la zona dove è avvenuta l'esplosione.La velocità iniziale con cui l'acqua si innalza è proporzionale alla pressione dell'onda d'urto diretta e, perciò, è più grande nella direzione perpendicolare al punto di scoppio. Di conseguenza l'acqua situata attorno alla superficie verticale passante per il punto di scoppio si innalza più rapidamente.L'ascensione della colonna d'acqua termina quando la spinta è equilibrata dall'effetto congiunto della gravità e della resistenza dell'aria.La durata e l'altezza dell'ascesa dipendono dalla potenza della bomba e dalla profondità di scoppio. L'enorme quantità d'acqua che viene lanciata in aria comincia a ricadere molto presto, e, essendo già minutamente suddivisa, finisce per essere completamente polverizzata; pertanto, durante la caduta si forma, alla base della colonna, un densissimo banco di nebbia a forma di ciambella, che si mette in moto allargandosi radialmente come una grande ondata.La formazione di questo banco di nebbia è importante perché, con ogni probabilità, esso è fortemente radioattivo a causa dei prodotti di fissione condensati in seno alle singole gocce d'acqua.La radioattività diffusa del banco di nebbia si somma alla pioggia radioattiva (rainout), dovuta alla nube atomica e insieme costituiscono la radiazione nucleare residua susseguente a un'esplosione subacquea. La quasi totalità della radiazione termica emessa dalla sfera di fuoco viene assorbita dall'acqua circostante.Nelle esplosioni sotterranee, se lo scoppio si manifesta a piccole profondità, si può verificare fuoriuscita della sfera di fuoco, in questo caso la bomba provoca lo strappamento di grandi quantità di terreno, così da formare una colonna analoga a quella che si forma nell'esplosione subacquea.A causa dei materiali asportati dall'esplosione, si forma un cratere di considerevole ampiezza. Il volume del cratere e la massa di materiali strappati dal suolo aumentano in modo pressoché proporzionale all'energia liberata dalla bomba.Le particelle di terreno incominciano a ricadere sul terreno pochi secondi dopo l'esplosione e formano una nuvola di polvere alla base della colonna, che si sposta verso l'alto. La rapida espansione della sfera di fuoco nel terreno provoca la formazione di onde sismiche, simili a quelle dei terremoti. Una parte dell'energia liberata viene trasmessa all'aria circostante sotto forma di onda esplosiva; l'intensità del fronte d'onda dipende essenzialmente dalla profondità a cui avviene l'esplosione e della potenza della bomba.L'esplosione sotterranea, strappando un volume di terreno maggiore che non quella superficiale, provoca l'immissione di un grandissimo quantitativo di pulviscolo nella nube atomica e di conseguenza le esplosioni di questo tipo sono sempre accompagnate da un'abbondante pioggia di polvere radioattiva (fallout).Le particelle più pesanti ricadono subito in zone vicino al cratere, Quelle più leggere rimangono più a lungo in aria e possono essere trasportate a grande distanza dai venti.
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LA BOMBA ATOMICA
LE ARMI NUCLEARI: COME SI FANNO

La costruzione di una bomba atomica si svolge sostanzialmente in due passaggi.Per prima cosa bisogna procurarsi il materiale fissile, che deve essere plutonio sufficientemente puro o uranio altamente arricchito. Ottenuto il materiale bisogna assemblare un ordigno in grado di esplodere.Dei due passaggi il primo è sicuramente il più complicato, e costituisce il vero sbarramento alla proliferazione nucleare.Per ottenere del materiale fissile in una quantità sufficiente si può procedere in due modi: o si costruiscono degli impianti di arricchimento dell'uranio, o si costruiscono dei reattori nucleari simili a quelli usati nelle centrali nucleari ad uso civile, e si ritratta chimicamente il combustibile nucleare usato nel reattore estraendone il plutonio.Quando un nucleo di uranio 235 viene colpito da un neutrone, infatti, ha circa il 90% di probabilità di dividersi in due, emettendo un'energia di 200 milioni di volte superiore a quella di una tipica reazione chimica. Questo processo è definito processo di fissione.Se un nucleo di uranio 238 viene colpito da un neutrone, invece, lo assorbe, e si trasforma dopo un po' in plutonio 239, che, come l'uranio 235, fa fissione.Il processo di arricchimento dell'uranio è un processo che, partendo da uranio naturale, genera uranio con una percentuale maggiore di 235, in modo da agevolare il processo di fissione.Di solito, per usi civili, (e cioè nelle centrali nucleari per produrre energia elettrica) si usa uranio naturale, o, più spesso, uranio arricchito al 2-3 %, mentre per costruire una bomba atomica serve uranio 235 arricchito oltre l'80%, e di solito si cerca di arrivare al 90%.I processi che si usano per l'arricchimento sono principalmente cinque,sono impianti che, anche se non necessariamente di queste dimensioni, sono molto costosi, anche se non estremamente complessi. Richiedono un grosso potenziale economico e industriale.
La Separazione aerodinamica, è concettualmente simile alla centrifugazione, solo che il gas viene iniettato ad alta pressione in un condotto a spirale. Richiede più energia della centrifugazione, ma è più semplice. È stato utilizzato dal Sud Africa per costruire un piccolo arsenale nucleare oggi smantellato.
La Separazione Elettromagnetica (calutrone) è la tecnologia con cui gli Usa hanno costruito la prima bomba all'uranio (quella di Hiroshima): si accelerano delle particelle cariche con un piccolo acceleratore, e le si spara contro gli atomi di uranio, ionizzandoli (strappando cioè loro uno o più elettroni). A questo punto gli atomi, carichi elettricamente, possono essere separati, visto che hanno la stessa carica ma massa differente. In questo modo si separano delle piccole quantità di uranio molto puro, adatto a costruire armi nucleari. Richiede dei buoni magneti e una ingente quantità di energia elettrica.Visto che si trattava di una tecnologia molto vecchia, i particolari costruttivi non erano stati posti sotto segreto, ma batterie di calutroni possono dare abbastanza materiale da costruire qualche bomba all'anno.L'Iraq aveva costruito, (con l'aiuto francese e acquistando magneti al Cern di Ginevra) batterie di calutroni, e li aveva posti sotto il reattore Osiraq, fino alla distruzione del reattore avvenuta con un raid aereo israeliano nel 1981.
La Ionizzazione selettiva laser, (AVLIS) consiste nel far ionizzare da un laser a una determinata frequenza (definita con molta precisione) solo gli atomi dell'isotopo desiderato, che possono essere poi separati.Richiede tecnologie molto sofisticate, che sono alla portata di pochi stati.Sembra che l'Iran ne abbia costruito (o ne stia costruendo uno) su progetto russo.Il ritrattamento, oltretutto, è un processo industriale che molti paesi usano per recuperare il plutonio e l'uranio 235 dal combustibile esaurito e per fabbricare un nuovo combustile, detto Mox (mixed Oxide Fuel). E, nel momento in cui si maneggia plutonio, usarlo per usi civili o militari è questione solo di buona volontà, tanto è vero che quasi tutti gli impianti di ritrattamento (a parte quelli nordcoreani, quelli pakistani, indiani ed israeliani) sono sotto il controllo degli ispettori della Iaea, e non è un mistero il fatto che gli Usa tentino di non far diffondere troppo questa tecnologia, in realtà alla portata di qualsiasi paese che, avendo un buon potenziale industriale, abbia un po' di soldi da investirci.
La Separazione aerodinamica, è concettualmente simile alla centrifugazione, solo che il gas viene iniettato ad alta pressione in un condotto a spirale. Richiede più energia della centrifugazione, ma è più semplice. È stato utilizzato dal Sud Africa per costruire un piccolo arsenale nucleare oggi smantellato.
La Separazione Elettromagnetica (calutrone) è la tecnologia con cui gli Usa hanno costruito la prima bomba all'uranio (quella di Hiroshima): si accelerano delle particelle cariche con un piccolo acceleratore, e le si spara contro gli atomi di uranio, ionizzandoli (strappando cioè loro uno o più elettroni). A questo punto gli atomi, carichi elettricamente, possono essere separati, visto che hanno la stessa carica ma massa differente. In questo modo si separano delle piccole quantità di uranio molto puro, adatto a costruire armi nucleari. Richiede dei buoni magneti e una ingente quantità di energia elettrica.Visto che si trattava di una tecnologia molto vecchia, i particolari costruttivi non erano stati posti sotto segreto, ma batterie di calutroni possono dare abbastanza materiale da costruire qualche bomba all'anno.L'Iraq aveva costruito, (con l'aiuto francese e acquistando magneti al Cern di Ginevra) batterie di calutroni, e li aveva posti sotto il reattore Osiraq, fino alla distruzione del reattore avvenuta con un raid aereo israeliano nel 1981.
La Ionizzazione selettiva laser, (AVLIS) consiste nel far ionizzare da un laser a una determinata frequenza (definita con molta precisione) solo gli atomi dell'isotopo desiderato, che possono essere poi separati.Richiede tecnologie molto sofisticate, che sono alla portata di pochi stati.Sembra che l'Iran ne abbia costruito (o ne stia costruendo uno) su progetto russo.Il ritrattamento, oltretutto, è un processo industriale che molti paesi usano per recuperare il plutonio e l'uranio 235 dal combustibile esaurito e per fabbricare un nuovo combustile, detto Mox (mixed Oxide Fuel). E, nel momento in cui si maneggia plutonio, usarlo per usi civili o militari è questione solo di buona volontà, tanto è vero che quasi tutti gli impianti di ritrattamento (a parte quelli nordcoreani, quelli pakistani, indiani ed israeliani) sono sotto il controllo degli ispettori della Iaea, e non è un mistero il fatto che gli Usa tentino di non far diffondere troppo questa tecnologia, in realtà alla portata di qualsiasi paese che, avendo un buon potenziale industriale, abbia un po' di soldi da investirci.
L'unico problema è che il plutonio 239 estratto da molti tipi di reattori sia inquinato da plutonio 240, un isotopo che ha proprietà che mal si conciliano con l'utilizzo militare.Tendenzialmente si estrae un buon plutonio quando si tiene per poco tempo dell'uranio naturale in reattori moderati ad acqua pesante o a grafite, un plutonio peggiore se si parte da uranio arricchito tenuto molto in reattori moderati ad acqua leggera (I Pwr o i Bwr, cioè la stragrande maggioranza dei reattori per usi civili). Non è un caso che il plutonio la prima bomba americana fosse stato generato da un reattore costituito da grafite e uranio naturale costruito da Fermi, non è un caso che gli Indiani usino reattori ad acqua pesante, e non è un caso il fatto che gli Usa abbiano aiutato la Cora del Nord a costruire dei reattori ad acqua leggera, chiedendo però di chiudere i reattori a grafite e di mettere sotto controllo Iaea gli impianti di ritrattamento.
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NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L'ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008
NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L'ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008
LUBIANA - La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata "per qualche ora" per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta dell'Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un'allerta.
Il sistema d'allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento - si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles - non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d'allerta - si legge nella nota della Commissione Ue - è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l'energia atomica, il sistema di risposta rapida d'emergenza 'Ecurie' prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l'esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l'emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo".
LUBIANA - La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata "per qualche ora" per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull'ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell'allerta dell'Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un'allerta.
Il sistema d'allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento - si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles - non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d'allerta - si legge nella nota della Commissione Ue - è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l'energia atomica, il sistema di risposta rapida d'emergenza 'Ecurie' prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l'esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l'emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo".
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