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mercoledì 25 febbraio 2009

NUCLEARE: PIEMONTE :"INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI"


Torino, 25 feb - ''Non vogliamo nucleare in Piemonte. In un quadro nazionale preoccupante sulle culture energetiche, il Governo dichiara di voler costruire 4 centrali nucleari di quarta generazione con la Francia in progettazione paritetica.

Il Piemonte non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l'economia, ridurre i consumi, proteggere l'ambiente''. Lo hanno dichiarato Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte e Andrea Bairati, assessore regionale all'Energia in merito alle dichiarazioni del Governo sulla questione nucleare. ''Oggi infatti - proseguono BairaTi e Bresso in una nota comune -, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale. Il Piemonte ha iniziato questo cammino un anno fa, producendo cosi' opportunita' di lavoro e miglioramento della qualita' del nostro territorio''.

''Quanto ai presunti risparmi del nucleare - osserva la presidente Bresso - c'e' qualcuno che fa male i conti. Se ai costi di produzione si aggiungono quelli per lo smantellamento, che equivalgono almeno a quelli di costruzione e alle spese per i controlli che andranno garantiti per un certo numero di secoli, si vede subito che la convenienza non c'e' proprio. Anzi: si trasferiscono alle generazioni future costi enormi e rischi gravi, mentre le energie da fonti rinnovabili assicurano sviluppo per oggi e per domani, contribuendo al tempo stesso a sanare le ferite del passato''.
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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU' SICURI ???

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Roma, 25 feb - La decisione di riavviare il Paese sulla strada dell'atomo infiamma gli animi e risveglia antiche paure fomentate anche dalla recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Independent, secondo il quale documenti industriali, recuperati fra le carte dell'azienda francese EDF che ha appena sottoscritto un accordo con l'Enel, dimostrano che i nuovi nuovi Epr (European pressurised reactors), i reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l'accordo siglato da Berlusconi e Sarkozy, in caso di incidente sarebbero molto piu' pericolosi, emettendo una maggiore quantita' di sostanze radioattive .

Paure che non vengono condivise dagli esperti: secondo Giorgio Rostagni, dell'IGI-CNR, l'Istituto che si occupa di ricerche di ingegneria e fisica sulla fusione termonucleare controllata. infatti, ''i reattori nucleari di nuova generazione sono molto piu' sicuri dei loro predecessori, migliorati sotto il profilo della sicurezza, offrono maggiori garanzie, persino in caso di attacchi terroristici''. E spiega all'Asca che i nuovi impianti ''sono l'evoluzione di quelli precedenti, introducono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza e maggiori garanzie con minori probabilita' del verificarsi di incidenti''.

Quanto alle scorie che i reattori nucleari producono, secondo Rostagni, ''il metodo di gestione francese e' molto produttivo e prevede la separazione degli elementi a lunga vita dagli altri e il riutilizzo, in parte, ad esempio del combustibile, il plutonio, ancora disponibile. Un metodo certamente migliore di quello di sotterrare tutto''.

Il problema delle scorie, infatti, in Italia e' ancora irrisolto persino per quanto riguarda quelle degli impianti nucleari mai partiti, una parte delle quali sono stoccate a Saluggia, in Piemonte, in attesa dell'individuazione di un sito piu' adatto. Ma gia' si susseguono le dichiarazioni di presidenti di Regione e amministratori locali che rifiutano l 'ipotesi della costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Intanto, nelle librerie, il volume ''Energia per l'Astronave Terra'' (Zanichelli) di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani , si chiede se il ritorno all'energia nucleare davvero convenga.

''I Paesi europei, Italia compresa - scrivono gli autori - non possiedono riserve significative di uranio. Quanto ci costerebbe, considerando anche che impianti di quarta generazione potranno essere costruiti solo tra 25 anni? '', inoltre, ''oltre 3/4 dei nostri consumi attuali sono costituiti da combustibili che non possono essere prodotti con le centrali nucleari''. E la Francia che produce il 78 % dell'elettricita' per via nucleare consuma molto piu' petrolio dell'Italia''. Infine: ''Non e' vero che importiamo energia elettrica dalla Francia a prezzi elevati. Le centrali nucleari francesi sono a ciclo continuo e non possono essere spente. Quindi, di notte, il sistema elettrico smista energia ai paesi confinanti a basso costo, Italia compresa''.

Un ritorno al nucleare in Italia e' improponibile per l'Italia dei Valori, il solo partito che in maniera compatta ed univoca ha presentato una serie di emendamenti per sopprimere tutte le norme pro-nucleare del collegato alla Finanziaria all'esame del Senato''. E' quanto ribadisce il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, criticando le decisioni del Governo in materia.

''Per l'IdV il ricorso al nucleare e' inutile e pericoloso - spiega Belisario - non soddisfa il nostro fabbisogno energetico, costera' molto caro senza alcun risparmio per i cittadini ed infine moltiplica i rischi ambientali anche per quel che riguarda il problema delle scorie''.

''Meglio sarebbe - conclude il presidente dei senatori IdV - puntare su un serio progetto di sviluppo delle energie rinnovabili, come hanno fatto in Spagna, dove gia' l'anno scorso la potenza complessiva prodotta dal vento ha superato in qualche caso quella generata da tutte e sei le centrali nucleari esistenti nel Paese. Berlusconi farebbe bene a prendere esempio dal presidente Usa Obama, che ha proposto al Congresso un progetto con un fondo da 15 miliardi di dollari per finanziare investimenti in energia solare ed eolica, biocarburanti e veicoli verdi''.


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NUCLEARE: REALACCI, CON DENARO ITALIANI BERLUSCONI FA REGALO A FRANCIA

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Roma, 25 feb - ''L'accordo firmato ieri da Sarkozy e Berlusconi e' un regalo alla Francia e un danno per l'Italia.

Come e' sua abitudine, il nostro premier fa molta propaganda e poco di utile per il Paese. E se e' comprensibile la soddisfazione del presidente francese, che con questo accordo garantisce un sostegno economico all'industria nucleare attiva nel suo paese, tutt'altro si puo' dire per l'Italia, che nel ritorno all'atomo trovera' l'ennesimo spreco di denaro pubblico''.
Lo afferma Ermete Realacci (Pd) aggiungendo che ''il nucleare viene presentato da Berlusconi come una fonte di energia sicura, pulita, illimitata e di basso prezzo. Ma non e' affatto cosi'. Anche tralasciando le questioni irrisolte di sicurezza e scorie, il nucleare ha segnato il passo in questi anni in Occidente proprio per i costi elevati. E' per questo che negli USA, dove il settore energetico e' tutto privato, non si fanno nuove centrali nucleari dal '78, ben prima di Chernobyl''.

''Come se non bastasse, a fronte di enormi investimenti pubblici, l'Italia non vedra' un solo Kilowatt di energia elettrica prodotta con il nucleare prima di quindici anni. A maggior ragione -afferma ancora Realacci- in un momento di crisi, e' meglio puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono piu' competitiva l'economia e l'aumento occupazionale. Per il nostro Paese questo vuol dire puntare sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale''.

martedì 24 febbraio 2009

NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ....... a nome di chi???


Roma, 24 feb.2009Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l'accordo di cooperazione nel campo dell'energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L'intesa prevede tra l'altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020.
Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:''Un accordo pericoloso e miope. Perche' tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare e' la fonte energetica piu' costosa e perche' rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza''. Cosi' Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, valuta il protocollo intergovernativo firmato oggi a Roma da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy e i due memorandum siglati da Enel e Edf che coprono tutta la filiera del nucleare e prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima operativa dal 2020. ''Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti - dice Cogliati Dezza -. Ma lo 'scenario nucleare' e' una prospettiva che l'Italia, in piena crisi economica, non puo' verosimilmente permettersi''. ''Tanto per fare un esempio - prosegue il presidente di Legambiente -, i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l'unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere e' partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slittera' ancora in avanti''.

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lunedì 23 febbraio 2009

PANNELLI SOLARI del FUTURO CON IDROGENO SPRAY


(ANSA) - ROMA - In un futuro non troppo lontano sara' possibile spruzzare un film di idrogeno per rendere i pannelli solari piu' economici e competitivi sul mercato. Questa l'idea di un progetto, nato dalla collaborazione tra l'Australian National University (ANU), Spark Solar Australia e l'azienda finlandese Braggone Oy, che ha come obiettivo quello di creare un componente fluido da spruzzare sui pannelli. Il progetto, che avra' durata triennale, dovrebbe consentire di ''spruzzare un film di idrogeno ed uno di materiale non riflettente su un nastro trasportatore'' spiega Spark Solar. Il costo previsto per la ricerca sara' di 1,85 milioni di dollari. La societa' Spark Solar Australia prevede di produrre, entro il 2010, otto milioni di celle solari, sufficienti per alimentare 10.000 case australiane e creare piu' di 100 posti di lavoro. Un altro progetto invece, studiera' i metodi per cambiare la superficie delle celle solari per renderle piu' efficienti. Il progetto sara' portato avanti dall'ANU, riconosciuta come leader della ricerca e sviluppo sul fotovoltaico a livello internazionale e dalla societa' tedesca GP Solar. Entrambi i progetti prevedono che sara' possibile senza avere alcuna perdita a livello qualitativo: ''Le celle - afferma Keith McIntosh, della Australian National University - saranno della stessa qualita' di quelle tradizionali, ma molto piu' economiche''.

lunedì 16 febbraio 2009

cresciuta anidride carbonica nell'atmosfera


(ANSA) - ROMA, 15 FEB - Molto peggio di quanto si pensasse fino a poco tempo fa: questo il messaggio sul riscaldamento globale di uno dei massimi esperti. Secondo Chris Field, biologo del Carnegie Institute, c'e' il dubbio che alcuni dei rimedi siano peggiori del male. Field afferma che e' aumentata l'anidride carbonica nell'atmosfera, per la produzione di energia elettrica con il carbone di Cina e India. Sotto accusa anche i biocarburanti, perche' causano la distruzione delle foreste.

NUCLEARE : Scontro tra due sottomarini nucleari in pieno Atlantico, tragedia sfiorata


Tamponamento tra il britannico Vanguard e il francese Le Triomphant entrambi carichi di testate atomiche nella notte tra il 3 e il 4 febbraio
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Tragedia sfiorata nel curore dell'Atlantico. Un incidente tra due sottomarini nucleari (un francese e un britannico), avvenuto all'inizio di febbraio nel mezzo dell'oceano, è l'imbarazzante e inquietante allarme che arriva da oltremanica: perchè la collisione - rivela il quotidiano britannico «Sun»- avrebbe potuto far sprofondare nei fondali o rilasciare radioattività nucleare. LO SCONTRO - I due sottomarini (l'HMS Vanguard e il francese Le Triomphant) - che trasportavano entrambi missili nucleari e avevano, in tutto, circa 250 marinai a bordo - navigavano a fior d'acqua ed erano impegnati in due distinte missioni. In realtà, pur essendo stati entrambi danneggiati, i due sottomarini - ha tenuto a rassicurare il Ministero della Difesa britannico - non hanno riportato avarie all'attrezzatura nucleare. Ma rimane lo sconcerto per l'accaduto: «Le conseguenze potenziali sono impensabili», ha detto una fonte della Royal Navy al tabloid britannico. «L'esplosione nucleare era improbabile, ma una fuga radioattiva era possibile. Non solo: avremmo potuto perdere l'equipaggio e le testate nucleari. Sarebbe stato un disastro nazionale». L'inchiesta è già partita, anche per capire come sia possibile che ci fossero due sottomarini nello stesso specchio d'acqua, considerati i sofisticati dispositivi radar a bordo. E intanto il Vanguard, che è armato con 16 missili balistici, è già stato trainato a Faslane, in Scozia, per riparare i danni. Una tragedia sfiorata Secondo fonti della Marina francese, Le Triomphant - uno dei quatto sottomarini strategici nucleari della cosiddetta Force de frappe - stava rientrando in patria dopo 70 giorni di missione quando è avvenuto l’incidente, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio. L’episodio non è invece stata confermato dal ministero della Difesa britannico. "La nostra politica - ha ricordato un portavoce - è di non commentare le questioni che riguardano i sottomarini, ma possiamo confermare che la capacità di deterrenza britannica è intatta e non ci sono problemi per la sicurezza nucleare". Entrambi i sottomarini pesano circa 35 tonnellate, possono portare sei testate nucleari e 16 missili balistici M45.

mercoledì 11 febbraio 2009

un software che fà risparmiare energia


In tempi di crisi e risparmio, tutto serve. Come limitare i consumi inutili di energia nei computer in «stand by». Un aiuto viene da un software realizzato dall’Università di Liverpool che spegne automaticamente un computer in rete, se rimane inattivo per più di mezz’ora.

Con un risparmio sulla bolletta dell’elettricità di uffici, biblioteche e università che può arrivare fino a 15 mila euro al mese, secondo il team di ricercatori.

I loro calcoli rivelano che, in una biblioteca con 1600 pc, ogni computer, ogni settimana, spreca 20 mila kW senza ragione (pari a 2400 sterline di bolletta). Con il nuovo software, invece, si sono già recuperati 24 milioni di ore di inattività.

domenica 8 febbraio 2009

gli allevamenti inquinano di più delle auto di tutto il mondo


Strano ma vero: inquina di più allevare mucche che guidare automobili. Lo dice un rapporto della Fao (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e lo sostiene con la certezza dei numeri: il settore dell’allevamento di bestiame (bovini, maiali, pecore, piccoli ruminanti e volatili) produce più gas serra rispetto al sistema mondiale dei trasporti (il 18% contro il 14%), inserendosi tra i principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta.

Più che un allarme, è un ultimatum: secondo Henning Steinfeld, funzionario della Fao, «l’allevamento costituisce un grande problema ambientale a cui va posto urgente rimedio». E non solo per salvare l’atmosfera, ha aggiunto, ma anche terre e acque, sottoposte a un lento ma inesorabile degrado. E’ una rincorsa senza prospettive certe: in realtà, le previsioni tendono al peggio. Il settore dell’allevamento, che provvede alla sussistenza di un miliardo e 300 milioni di persone e rappresenta il 40% dell’intera produzione agricola, è in crescita vorticosa: entro il 2050 gli attuali 229 milioni di tonnellate di carne prodotti annualmente diventeranno 465 e i 580 milioni di tonnellate di latte raddoppieranno a 1043 milioni, per effetto della crescita globale del benessere e dell’aumento vorticoso dei consumi in paesi a grande popolazione come Cina, India e Brasile.

Ciò comporterà un altissimo costo ambientale in termini di emissioni di Co2 (sul totale delle emissioni legate all’attività umana, il 9% viene dagli allevamenti), di metano proveniente dal sistema digestivo degli animali (il 37% sul totale prodotto dalle attività umane), e di ammoniaca, responsabile poi dell’acidificazione delle piogge. Rimedi? La Fao ne suggerisce qualcuno: maggior controllo dei pascoli, in modo da non degradare le aree verdi per eccesso di sfruttamento; miglioramento della dieta degli animali, con l’obiettivo di ridurre la fermentazione enterica e le conseguenti emissioni di metano; incentivazione degli impianti di biogas per smaltire il letame; miglioramento dei sistemi di irrigazione; vincoli all’allevamento su larga scala vicino alle aree urbane.

Qualcosa, in Europa, si sta muovendo. In Danimarca, per legge, gli allevatori sono obbligati a «iniettare» il letame nel sottosuolo, per prevenire l’emissione di gas; in Olanda sono operativi progetti- pilota per trasformare un impasto di escrementi, carote e scarti dolciari in biogas da bruciare per ottenere calore ed elettricità. E in Italia? «Rispettiamo la direttiva europea sui nitrati e incentiviamo la produzione di elettricità da biogas — spiega Domenico Gaudioso, responsabile del settore clima dell’Ispra—ma il problema è serio e si dovrebbe fare di più, non tanto per gli allevamenti nuovi, che devono rispondere all’obbligo di contenere le emissioni al suolo e nell’atmosfera, quanto per quelli vecchi. Ma con costi che gli agricoltori, senza incentivi, non possono sostenere ». Il futuro è però questo: il riscaldamento globale si combatterà (anche) mucca per mucca, maiale per maiale, pollo per pollo.

mercoledì 28 gennaio 2009

inquinamento luminoso



Quando l'uomo immette luce di notte nell'ambiente esterno, al di fuori degli spazi che è necessario illuminare, e altera così la quantità naturale di luce presente, produce una forma di inquinamento chiamata inquinamento luminoso. Un inquinamento della luce naturale prodotto dalla luce artificiale.

Ad esempio, è fonte di inquinamento luminoso la luce che un apparecchio di illuminazione disperde al di fuori della zona che dovrebbe illuminare. Le stesse superfici illuminate producono inquinamento luminoso allorquando riflettono o diffondono nell'ambiente la luce che giunge loro.

L’inquinamento luminoso perciò altera il nostro rapporto con l’ambiente dove viviamo, l’Universo. Il problema è grave perché è in gioco la percezione del “mondo” attorno a noi sul quale il cielo stellato per la popolazione costituisce l’unica “finestra” disponibile. La Via Lattea non è una banale “distesa di stelle” ma è nientemeno che la nostra Casa nell’Universo, quell’isola di stelle di cui il Sole fa parte, nella quale abitiamo e che i nostri nonni percepivano ogni notte serena. In un futuro non lontano una cappa lattiginosa potrebbe nascondere del tutto agli occhi dei nostri figli la parte di universo in cui ci troviamo. Infatti l'inquinamento luminoso sta crescendo in modo esponenziale, e con esso la luminosità del cielo. Dagli anni settanta ad oggi la luminosità artificiale del cielo è più che quadruplicata.

A questo si aggiunge il danno alla componente paesaggistica di cui il cielo notturno è elemento fondamentale con conseguenze per l’industria turistica nazionale che sarebbe sbagliato ignorare.

L’inquinamento luminoso, infine, costituisce un inutile spreco energetico, di risorse e, quindi, di denaro ed è il tipico segno di illuminazione inadeguata.

Per indirizzare lo sviluppo dell’illuminazione esterna notturna in una direzione virtuosa di rispetto dell’ambiente e di risparmio energetico, altrimenti non adeguatamente intrapresa, sono necessari degli interventi legislativi. Le leggi contro l'inquinamento luminoso della Regione Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo e Puglia costituiscono il corretto punto di partenza per una illuminazione ecologica feconda di proficui sviluppi (L.R. Lombardia 17/2000 integrata da D.G.R. Lombardia 2611/2000, L.R. Lombardia 38/2004 e regolamento di attuazione D.G.R. Lombardia 7/6162/2001, L.R. Marche 10/2002, L.R. Emilia-Romagna 19/2003, L.R. Umbria 20/2005, L.R. Abruzzo 12/2005, L.R. Puglia 15/2005). Queste ottime leggi sono state promosse da Cielobuio - Coordinamento per la protezione del cielo notturno (www.cielobuio.org), una attiva associazione nazionale in onore della quale l’Unione Astronomica Internazionale ha assegnato il nome Cielobuio ad un nuovo pianetino.



Ci si deve augurare che le organizzazioni dei produttori di apparecchi di illuminazione, dei produttori di energia elettrica e dei progettisti abbandonino definitivamente la difesa di pratiche illuminotecniche inadeguate che li qualificano loro malgrado come inquinatori e indirizzino con decisione e onestà intellettuale lo sviluppo dell’illuminotecnica in direzione di una nuova eco-illuminotecnica realmente amica dell’ambiente e rispettosa di esso, nel solco tracciato da queste leggi. Il know-how tecnologicamente avanzato che l’industria e l’illuminotecnica italiana possono raggiungere nel settore dell’illuminazione eco-compatibile grazie al “laboratorio” rappresentato da queste regioni è una formidabile opportunità per sviluppare l’esportazione di materiali e professionalità progettuale nel mondo.

Per limitare in modo efficace l'inquinamento luminoso occorre minimizzare tutta quella parte di esso che è evitabile in quanto non assolutamente necessaria per produrre l'illuminazione richiesta: per far ciò le leggi e le norme dovrebbero applicare le seguenti regole, contemporaneamente (i loro effetti si sommano) e in ogni luogo (l'inquinamento luminoso si propaga a grandi distanze e si somma con quello prodotto dalle altre sorgenti):

1) Il primo criterio irrinunciabile per un’efficace limitazione dell’inquinamento luminoso è quello di non sovrailluminare. Questo significa limitare i livelli di luminanza ed illuminamento delle superfici illuminate a quanto effettivamente necessario. Significa anche non applicare livelli superiori al minimo previsto dalle norme di sicurezza, quando presenti, in modo da garantire la sicurezza senza produrre eccessivo inquinamento luminoso. Quando non siano presenti norme specifiche, i livelli di luminanza dovrebbero essere commisurati a quelli delle aree circostanti (nelle migliori leggi e nei migliori regolamenti si applica il limite di una candela al metro quadro).

2) Prevedere la possibilità di una diminuzione dei livelli di luminanza e illuminamento in quegli orari in cui le caratteristiche di uso della superficie lo consentano. I livelli di illuminazione necessari per la sicurezza o per il buon uso di un certo tipo di area dipendono infatti dal tipo di utilizzo della superficie. Se in certi orari cambia l'uso di una certa superficie l'illuminazione può essere ridotta (ad es. quando termina lo scarico di merci dagli autocarri in un area industriale o diminuisce il traffico di una strada). Se poi l'illuminazione dopo una certa ora non viene più utilizzata, si eviterebbe inutile inquinamento luminoso e spreco di energia spegnendo l'impianto.

3) Minimizzare la dispersione diretta di luce da parte degli apparecchi di illuminazione al di fuori delle aree da illuminare. In una legge efficace contro l'inquinamento luminoso è fondamentale e irrinunciabile l'obbligo di utilizzare apparecchi di illuminazione totalmente schermati in tutti gli impianti, pubblici e privati (ossia aventi un emissione di 0 cd/klm a 90 gradi ed oltre rispetto la verticale verso il basso). Infatti anche quando il flusso luminoso emesso verso l'alto dagli apparecchi di illuminazione sembra trascurabile rispetto a quello riflesso dalle superfici, in realtà esso costituisce la parte fondamentale del flusso inquinante ad una certa distanza dalle sorgenti.
Gli effetti delle immissioni luminose inquinanti dipendono dalla direzione di emissione. Apparecchi di illuminazione e superfici distribuiscono in modo diverso la loro luce nelle varie direzioni. Di solito sono proprio gli apparecchi di illuminazione a produrre le emissioni maggiori nelle direzioni più inquinanti, quelle in cui l'inquinamento luminoso si propaga in un area più vasta e si somma più efficacemente alle emissioni degli altri impianti. Quindi per ridurre l’effetto delle immissioni luminose in atmosfera è fondamentale minimizzare il più possibile l’emissione verso l'alto degli apparecchi. Questo è concretamente realizzabile attraverso un'attenta progettazione e un'attenta scelta degli apparecchi di illuminazione basata sulle loro caratteristiche e prestazioni.

Inoltre un'attenta progettazione dovrebbe anche massimizzare la frazione della luce emessa dall'impianto che viene realmente utilizzata per illuminare la superficie (detta Utilanza) in modo da ridurre al minimo la luce dispersa nelle aree circostanti.

martedì 13 gennaio 2009

Usare Google inquina: 7 grammidi Co2 per ogni semplice ricerca

Per noi è un gesto ormai meccanico, ci serve un'informazione, inseriamo una parola chiave e diamo "invio", e Google risponde ai nostri quesiti dandoci in pochissimo tempo migliaia di voci possibili; ma tutto ciò ha un costo per l'ambiente, due ricerche producono tante emissioni quante quelle prodotte dal consumo di corrente di un bollitore elettrico per il tè, ovvero 7 grammi di CO2 a ricerca.

È quanto stimato da Alex Wissner-Gross, fisico della Harvard University di Boston. Vi sembrerà poco, ma se pensiamo che per ogni secondo che siamo connessi a internet, produciamo 0.02 grammi di emissioni, si legge sulla BBC online, ciascun navigatore è un "inquinatore", infatti si stima che ogni giorno vengano fatte qualcosa come 200 milioni di ricerche in internet. Un recente studio ha stimato che l'intero settore informatico, globalmente, è responsabile di un quantitativo di emissioni di gas serra pari a quello di tutte le linee aeree mondiali messe insieme.

Le cause dell'inquinamento della nostra ormai irrinunciabile abitudine di "googling", andare a cercare nel magazzino di dati più grande del mondo, sono sia l'elettricità consumata dal nostro personal computer nel tempo della ricerca, sia anche quella che consumano i server di Google sparsi in tutto il mondo per esaudire la nostra richiesta. Ma chiamata in causa dalla BBC, Google risponde che le loro banche dati sono oggi le più efficienti del mondo in quanto a risparmio energetico, «infatti per il tempo che tu impieghi a fare la tua ricerca, l'elettricità consumata dal tuo pc è maggiore di quella di cui noi abbiamo bisogno per rispondere alla tua ricerca».

Ma quanto consumano computer e monitor? In genere un portatile (laptop) ha bisogno di una potenza dai 15 ai 45 watt: è inferiore, dunque, a quella richiesta in media da un computer da tavolo (desktop). Se, poi, gli schermi lcd da 17 pollici in media sfruttano 35 watt, i monitor Crt da 17 pollici arrivano a 80 watt. Chi vuole monitorare l’impiego di corrente elettrica può utilizzare un programma “energy tracker” come WatchOverEnergy, gratuito. Come fare, però, a ridurre i propri consumi? Un passo importante è la programmazione dello standby del computer dopo pochi minuti. E l’impiego di una ciabatta con interruttore permette di spegnere con un solo gesto tutti i dispositivi collegati al computer e alimentati dalla rete elettrica.

“Uscire di casa, prendere l’automobile per andare a lavoro, a
scuola o a fare la spesa è un’altra azione che produce molta anidride
carbonica. Percorrendo dieci chilometri in città in un automobile di
media cilindrata si producono oltre 3 kg di anidride carbonica, che si
riducono di oltre il 90% prendendo l’autobus e del 100% andando a piedi
o in bici. “
. e io aggiungerei che se andate a piedi avrete benetici alla linea:-)))

venerdì 9 gennaio 2009

LA NATURA RIESCE A RESISTERE ALLE BOMBE ATOMICHE MA NON A L'UOMO


MAJURO, Isole Marshall -- Nell'Atollo di Bikini è rifiorita la vita. Cinquant'anni fa era completamente devastato. La causa? I test atomici eseguiti per 12 anni, che avevano rovinato l'ambiente marino dello splendido lembo di terra, parte delle Isole Marshall. Ma oggi tutto è cambiato: il mare è pieno di coralli, tartarughe e varie specie di pesci.

La scoperta è stata fatta da un gruppo di biologi australiani, tedeschi e italiani, che hanno trovato nel mare migliaia di pesci diversi, alti coralli, tartarughe e stelle di mare. Insomma, un vero e proprio paradiso. Una situazione opposta a quella di mezzo secolo fa, quando l'isola ha dovuto subire 21 test atomici da parte degli americani. Per 12 anni lo splendido atollo bagnato dall'Oceano Pacifico è stato sottoposto a sperimentazioni che hanno letteralmente raso al suolo ogni forma di vita. I test sono culminati nel 1954, con l'esplosione di una bomba all'idrogeno mille volte più forte di quella di Hiroshima. La strage nucleare ha provocato un'immenso cratere, largo due chilometri e profondo 73 metri. Le conseguenze sono state devastanti: 42 specie di coralli sono sparite (28 delle quali a causa delle radiazioni).

"L'impatto sulla vita marina è stato ridotto dall'effetto scudo offerto dell'acqua, che è 800 volte più densa dell'aria", ha detto Roberto Danovaro, del dipartimento di scienze del mare dell'Università Politecnica delle Marche, che ha aggiunto: "In mare i livelli di contaminazione radioattiva sono stati relativamente bassi". Sicuramente minori di quelli registrati da alcuni esperti americani trent'anni fa, che a Rongelap, l'isola accanto a Bikini, hanno osservato che il 95 per cento dei nati nel periodo dei test avevano il cancro alla tiroide.
Dall'atomica al paradiso così Bikini rinasce a vita
Ma grazie all'assenza dell'uomo e dei suoi esperimenti nocivi oggi è tutto diverso. Nell'isola pullula di nuovo la vita, come afferma lo studio pubblicato sul Marine Pollution Bulletin. "Quando mi sono immersa non sapevo che cosa aspettarmi, temevo di trovare un paesaggio quasi lunare", ha detto entusiasta Zoe Richards, del centro australiano Arc, che ha guidato la ricerca. "Invece è stato incredibile: si sono sviluppate strutture coralline alte fino a otto metri. E' affascinante. Non avevo mai visto coralli grandi come alberi".
Confrontando le barriere coralline di Bikini con le altre disseminate sul globo, i biologi hanno constatato il buono stato di salute delle prime. Infatti l'atollo fa parte dei casi positivi elencati nell'ultimo Rapporto mondiale sullo stato delle barriere coralline pubblicato dall'Australian Institute of Marine Sciences. Dopo il disastro di cinquant'anni fa gli esperti hanno notato un grande miglioramento. E ora le barriere sono al sicuro, a parte le incursioni di qualche pescatore

I ricercatori: il miracolo è dovuto non alle radiazioni ma alla forzata assenza dell'uomo

e già che ci siamo un altra curiosità....

Perché il due pezzi si chiama bikini?

Il termine bikini riprende di peso il nome di un atollo delle isole Marshall, che costituiscono un arcipelago appartenente alla Micronesia, nell'Oceano Pacifico. Proprio l'atollo di Bikini e il vicino atollo di Eniwetok furono sede, a partire dal 1946, di esperimenti nucleari statunitensi. La "bomba atomica" a Bikini, in epoca di incipiente Guerra Fredda, suscitò molta impressione. Il passaggio dal nome dell'atollo al nome del costume è comprensibile, se si pensa allo scalpore che destò la creazione di un costume ritenuto tanto audace da essere definito atomico.

domenica 4 gennaio 2009

bavaglio anche sul web

«Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare».



Ooops la pagina che cerchi non è stata trovata!
Le cause possibili sono:
  • L'indirizzo che hai digitato non è corretto (ricordati di rispettare le lettere maiuscole e minuscole);
  • Il Blog non esiste più.
Blog rimosso
Il
Blog a cui stai cercando di accedere è stato rimosso dallo spazio web
di Libero perché viola i termini e le condizioni d'uso della Community.


Da: milionidieuro
A: <conferencemaster@digiland.it>
Cc:
Ccn:
Oggetto: sospensione http://blog.libero. it/MILIONIDIEURO/

Buongiorno, dal 25/12/2008 il mio blog MILIONIDIEURO ( http://blog.libero.it/MILIONIDIEURO/ ) è stato sospeso, visto e considerato che io anche riflettendoci non non trovo nessun motivo, vorrei sapere a chi rivolgermi. Il mio blog non aveva contenuti pornografici ne altro. Se esiste qualche cosa che poteva andare contro le regole di Libero gradirei saperlo e al limite lo modifico...... In attesa di una Vostra risposta porgo cordiali saluti

dopo 9 giorni sono sempre senza risposta
I cari signori regnanti di Libero è da 9 giorni
che hanno ricevuto la mia mail con la richiesta di spiegazioni a
proposito della chiusura, secondo me ingiustificata, del mio blog
milionidieuro e continuano nel loro silenzio.


DESIDEREREI SAPERE DA QUESTI "ONNIPOTENTI" SIGNORI LE MOTIVAVIONI DELLA CHIUSURA ma probabilmente essendo la motivazione inconsistente o dovuta a un qualche servilismo verso qualche LORO amico diffamatore o geloso è meglio stare zitti.

BENE, VOGLIO DIRE LORO CHE IO ZITTO NON CI STO!!!!!

RICORDO LORO che nel mio blog non era presente nessun contenuto pornografico o offensivo
AL CONTRARIO DEI BLOG DEI LORO CARI AMICI, CON CUI MAGARI HO AVUTO A CHE DIRE, CHE NE SONO PIENI.
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I SIGNORI DI LIBERO HANNO PENSATO BENE DI SOSPENDERE O ELIMINARE IL MIO BLOG http://blog.libero.it/MILIONIDIEURO/ SENZA DARMENE NE' AVVISO NE' MOTIVAZIONE ALCUNA. RINGRAZIO TUTTE LE PERSONE CHE MI CHIEDONO LUMI MA PER ORA NON HO RISPOSTE.
SE NESSUNO MI DARà RISPOSTA, PER QUANTO MI RIGUARDA,
LA SOSPENSIONE O CANCELLAZIONE DEL BLOG è DOVUTA A QUALCHE AMICO DEI
GESTORI DI LIBERO CHE è ANDATO A PIANGERE DA LORO SOLO PERCHè TRATTATO COME GLI SPETTAVA.

DOPO 3 GIORNI DI RICHIESTA INFORMAZIONI VIGE ANCORA IL SILENZIO.....
SONO VERAMENTE CURIOSO DELLE MOTIVAZIONI DELLA CHIUSURA, NEL MIO BLOG NON ERA PRESENTE NESSUN CONTENUTO OFFENSIVO PORNOGRAFICO O ALTRO...

MAGARI ME LO HANNO CHIUSO PROPRIO PER QUESTO, SE NON TRATTI ARGOMENTI CON FICA, PENI, CULI, TETTE E COSE DEL GENERE NON SEI IL BENVENUTO... E MI FERMO QUI SE NO POI DIVENTO ACIDO..

http://spazio.libero.it/milionidieuro/

per cancellare il mio blog il 25 dicembre lavorano per dare le risposte sono assenti...... fantastici!!!!!!!

Nel giro di 8 giorni avete chiuso 4 blog per non rispondere a legittime richieste ne mie ne degli altri utenti di libero.
Vi rammento che voi esistete grazie a noi
continuate pure a cancellare i blog e a NON DARE MOTIVAZIONE...
LA MOTIVAZIONE VE LA DO IO..... LA MOTIVAZIONE è CHE PER ANDARE DIETRO ALLE RICHIESTE DI QUALCHE AMICO AVETE CEFFATO E NON VOLETE AMMETTERLO.

CONTINUATE PURE CON QUESTA BRUTTA FIGURA, E COMPLIMENTI PER LA PROFESSIONALITà

martedì 16 dicembre 2008

riscaldamento globale :chi vivrà vedrà o chi vivrà morrà


12/12/2008 - Acordo raggiunto sul pacchetto clima ed energia dell'Unione Europea. Il vertice di Bruxelles ha trovato un'intesa che mette d'accordo i 27 paesi Ue, ma per il WWF si tratta di un fallimento: troppe concessioni all'industria

Accordo raggiunto sul pacchetto clima ed energia dell'Unione Europea. Il vertice di Bruxelles ha trovato un'intesa che mette d'accordo i 27 paesi Ue su come affrontare la lotta ai cambiamenti climatici e riconvertire il sistema energetico e industriale verso un'economia a minor tasso di carbonio. Un testo definito "storico" dal presidente di turno dell'Unione, Nicolas Sarkozy. Fortemente critico il WWF, come del resto le altre associazioni presenti a Bruxelles (Greenpeace, Oxfam, Friends of the Earth, Climate Action Network). In pratica l’Europa ha appena deciso di compensare circa due terzi delle proprie emissioni di gas serra, di far pagare ai consumatori i permessi per inquinare che le industrie inquinanti ottengono gratis e di non dare supporto ai Paesi poveri nella lotta al cambiamento climatico.
"Al Consiglio Europeo di Bruxelles non abbiamo visto leader, ma solo dei politici europei impegnati nella difesa degli interessi particolari delle proprie industrie - ha detto Mariagrazia Midulla, Responsabile del programma clima WWF Italia, da Poznan - . Così facendo hanno danneggiato in modo grave l’idea di Europa, oltre che il pacchetto Clima. Oggi i cittadini europei sono dunque alla ricerca di leader per l’Europa e per il clima, mentre i politici europei probabilmente sbandiereranno l’accordo appena raggiunto come un grande successo, mentre in realtà si tratta di un grosso fallimento per le ambizioni e le potenzialità europee. Questa non è certo la nuova rivoluzione industriale che ci aspettavamo l’Europa avviasse. Il risultato di questa corsa al ribasso è che l’Europa ridurrà le proprie emissioni di gas serra molto meno del proclamato target del -20% entro il 2020. Dopo aver guidato la battaglia mondiale contro i cambiamenti climatici, oggi che si profilano le condizioni per vincerla entro il prossimo anno, con gli USA che ritornano in pista e i buoni segnali dalle economie emergenti (addirittura avanti a noi negli investimenti e nella strategia) l’Europa non può tornare indietro. Siamo certi che questa sarà la cartina di tornasole degli elettori alle prossime elezioni europee".
OGGI
Clima: sciolte 2mila mln t. ghiacci Dati dei satelliti dimostrano fondatezza timori surriscaldamento (ANSA) - NEW YORK, 16 DIC - Secondo la Nasa, dal 2003 si sono sciolti piu' di duemila milioni di tonnellate di ghiaccio in Groenlandia, Antartide e Alaska. I dati saranno presentati giovedi' alla conferenza dei geofisici americani. Piu' della meta' dei ghiacci terresti che si sono sciolti negli ultimi 5 anni erano in Groenlandia, ha detto il geofisico Scott Luthcke. Secondo un altro scienziato, Jay Zwally, i ghiacci sciolti in Groenlandia fanno aumentare il livello dei mari di circa mezzo millimetro all'anno.


WATERWORLD: MONDI SOMMERSI ( film)
I ghiacci continentali sono sciolti e le terre emerse sono un ricordo, forse addirittura una leggenda. L'acqua ha inghiottito ogni cosa e i pochi sopravvissuti - rifugiati su atolli artificiali - sono in balia dei nuovi pirati. Tutto ciò che rimane dei continenti è, forse, un'immensa laguna tropicale, un paesaggio da sogno da qualche parte verso nord. Oppure verso sud...



DALLA FANTASIA ALLA REALTÀ
C'è poco da stare allegri! Nel documentario An Inconvenient Truth (Una scomoda verità) l'ex vicepresidente Usa e premio Nobel Al Gore illustra i rischi dello scioglimento dei ghiacci di Antartide e Groenlandia. Uno tra tanti: le acque oceaniche salirebbero di circa 6 metri e 100 milioni di persone sarebbero costrette ad abbandonare le coste. La soluzione? L'applicazione integrale del Protocollo di Kyoto e altre misure draconiane per l'industria e per i nostri stili di vita. La maggior parte degli scienziati concorda con le peggiori diagnosi sullo stato di salute del pianeta, ma non sono in molti a condividere le profezie del documentario e le soluzioni suggerite. All'estremo opposto rispetto alle posizioni di Al Gore c'è, per esempio, il professore danese Bjørn Lomborg, per il quale i danni causati dalla CO2 e dal riscaldamento globale non saranno così marcati. In più, Lomborg sostiene che c'è troppa "pressione politica" sulla questione Kyoto e questo impedisce di occuparsi di problemi più urgenti, come la malaria, l'Aids, il bisogno di acqua. Insomma, tra apocalittici e scettici, il dibattito all'interno della comunità scientifica è rovente. Complici anche i modelli statistici di cui gli esperti si servono per le loro previsioni, impostati ciascuno su parametri diversi, che portano spesso a risultati discordanti: persino l'ente più autorevole in questo campo, l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), propone diversi scenari divergenti a proposito del riscaldamento globale e delle sue conseguenze, tutti perfettamente giustificati da rigorose formule statistiche.
PREOCCUPATI?
In attesa di sperimentare lo scenario catastrofico più probabile (quello che si realizzerà...), pare che sia già possibile circumnavigare il Polo Nord senza bisogno di rompighiaccio. Le compagnie di navigazione esultano. Per adesso.


mercoledì 10 dicembre 2008

Deinococcus radiodurans : il batterio CHE MANGIA RIFIUTI RADIOATTIVI

Quando hanno trovato una colonia di batteri in fondo a un barile, gli scienziati del Savannah river site sono rimasti increduli: i microrganismi erano riusciti a sopravvivere accanto a scorie radioattive. Il loro dna è in grado di ripararsi rapidamente: se diviso in più pezzi, si riassembla in poche ore. E allora i ricercatori hanno deciso di indagare a fondo, come rivela uno studio appena pubblicato sulla rivista online Plos. Il materiale genetico analizzato include sequenze di dna batterico e di plasmidi, organismi che vivono in simbiosi con i loro ospiti. Eppure nella doppia elica del Kineococcus Radiotolerans non sono presenti “parti” del codice genetico simili a quelle di un altro batterio ultraresistente, Deinococcus radiodurans: potrebbe, quindi, aver sviluppato meccanismi di sopravvivenza unici.

Perché può riprodursi in un ambiente dove altri organismi sarebbero invece destinati a morire? E ancora: sarebbe utile per bonificare la spazzatura organica dei siti nucleari, come una sorta di depuratore naturale? È l’interrogativo che ha spinto i ricercatori a tracciare una mappatura ad alta risoluzione del batterio. Dai risultati dello studio sembra che il Kineococcus radiotolerans nel tempo sia riuscito ad acquisire e conservare caratteristiche utili per affrontare lunghi periodi di disseccamento, una situazione simile agli effetti delle radiazioni ionizzanti delle scorie (gli ultimi reattori nucleari “naturali” si sarebbero spenti due miliardi di anni fa in Africa, nell’attuale Gabon). E, soprattutto, gli scienziati sostengono che la sua potenzialità di bonifica è legata in particolare a un’elevata efficienza nella “digestione” di sostanze chimiche associate con rifiuti radioattivi utilizzando ossalati e formiati. Tanto che potrebbe facilitare il recupero di luoghi a rischio. Ma ulteriori indagini saranno necessarie.