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martedì 4 agosto 2009

balene: il canto delle balene cambia ogni anno


Scoperta grazie a registrazioni di quelle di Groenlandia
Sono stati registrati i canti d'amore delle balene franche di Groenlandia, una delle piu' grandi specie di cetacei al mondo, con una sorpresa. La rivista on-line Science Daily racconta che dalle registrazioni si e' scoperto che ciascuna balena (20 metri per 150 tonnellate) e' in grado di cantare 'a piu' voci', su livelli tonali diversi e con canzoni che cambiano di anno in anno e che non sono mai le stesse. Forse per non accoppiarsi con lo stesso partner e meglio diffondere i propri geni.


E in quegli abissi marini le balene cantano. Un canto misterioso percorre quelle acque infinite, si propaga scivolando lungo canali invisibili e va lontano, lo si sente sott'acqua a chilometri di distanza, i marinai che dalle stive lo udivano di lontano lo hanno sempre temuto come un triste presagio di morte.

È il loro linguaggio, nell'immensa massa liquida che le ospita le balene vivono, generano, procreano e muoiono sull'eco dei loro canti e dei vari suoni prodotti dall'acqua: rimbombi, sibili, sbuffi, che si uniscono alla loro voce che produce gorgoglii, echi, risucchi, suoni gravi ed acuti che si propagano con una vibrazione intensa nelle profondità marine, il loro canto è misterioso e suggestivo, particolarmente ammaliante e leggendario, forse il canto delle sirene che Ulisse non volle ascoltare, legato all'albero maestro della sua nave, non era altro che il richiamo delle balene…

Questo canto accompagna il viaggio delle balene negli oceani ed è presente in tutti i momenti più significativi della loro esistenza, come quelli legati alla riproduzione della specie, il corteggiamento, l'accoppiamento, la nascita dei piccoli ed il loro inserimento nella vita del branco.

Studi scientifici hanno appurato che fra le balene solo le megattere emettono quei suoni, e di esse solo i maschi. Essi "cantano" diversamente a seconda del gruppo di balene cui appartengono, ed ad ogni gruppo corrispondono diversi "canti"; nel caso di contatti fra gruppi diversi i "motivi" subiscono evoluzioni, variazioni e mutamenti, come uno "scambio di musiche".

Il canto delle balene è stato registrato ed analizzato non solo dagli scienziati, ma anche dai musicisti. Il risultato è stato un accostamento sorprendente fra questi suoni ed alcune frequenze specificatamente musicali, specie in quei "canti" che precedono l'accoppiamento e quelli che guidano i cuccioli nell'orientamento, come fossero delle "serenate" o dei "motivi guida" per il piccoli appena nati.

Suoni viscerali, superbe risonanze che rimandano alla creazione della vita nell'universo…

L'oceano è la "Grande Pancia" da cui tutto è nato, con l'accompagnamento di un suono, il canto ed il suono stesso sono la matrice inconscia della creazione, il legame con l'essenza profonda delle cose.

Mnemiopsis leyidi: E' arrivata anche nel Mediterraneo la medusa killer che fa strage di pesci


E' arrivata anche nel Mediterraneo la medusa killer che fa strage di pesci. Non e' un pericolo per l'uomo. Lo riferisce Ferdinando Boero, del dipartimento di scienze e tecnologie biologiche, dopo la segnalazione e un servizio fotografico nel Mar Ligure, a Marinella di San Terenzio, vicino La Spezia. La piccola medusa e' ghiotta di uova e larve di pesci e preda i piccoli crostacei nello stadio giovanile.

Arriva nel Mediterraneo una piccola ma terribile specie di medusa che fa strage di pesci e per questo motivo è stata soprannominata "killer". Ferdinando Boero, del dipartimento di scienze e tecnologie biologiche ed ambientali, ne ha segnalato la presenza nel mar Ligure, e ha presentato un servizio fotografico nell'ambito della campagna "Occhio alla Medusa", svoltasi a Marinella di San Terenzio, in provincia della Spezia. Si chiama Mnemiopsis leyidi, spiega Boero, ed è "un piccolo essere gelatinoso che somiglia a una medusa ma con i tentacoli collosi e non urticanti". "Questo è un segnale di come il Mediterraneo stia cambiando in modo inequivocabile - conclude Boero - ed è stato presentato anche un progetto al ministero dell'Ambiente per conoscere il fenomeno e pensare poi eventualmente a delle misure".

GENOMA :MAPPATA L'INTERA SEQUENZA DEL DNA DEI coralli hanno lo stesso numero di geni dell'uomo, circa 20 mila


Un variopinto corallo della Grande barriera corallina e' il primo animale australiano la cui sequenza del Dna sara' completamente esplorata in patria, dopo che e' stato mappato all'estero il genoma di altri animali simbolo dell'Australia, come canguro e ornitorinco. Pur essendo creature molto semplici, i coralli hanno lo stesso numero di geni dell'uomo, circa 20 mila, e la conoscenza del loro codice genetico puo' avere importanti applicazioni in medicina, oltre che nella conservazione dell'ambiente. Il corallo prescelto e' l'Acropora millepora, detto corna di cervo per la sua forma, ed il progetto e' affidato all'Australian Genome Research Facility ed all'universita' James Cook di Townsville. 'Finalmente abbiamo un progetto di genoma che e' al 100% australiano', ha dichiarato il prof. David Miller, responsabile del progetto. La Grande barriera corallina e' una colonna dell'industria turistica dell'Australia, e conoscere il genoma del corallo contribuira' a preservarla, ha detto. ''Ci aiutera' a capire come i coralli costruiscono i banchi, e perche' non lo fanno se sono sotto stress'', ha aggiunto. Servira' a prevedere come la barriera reagira' al riscaldamento globale, all'acidificazione dell'oceano, alla diffusione di malattie dei coralli e all' inquinamento. Gli antenati comuni fra coralli e uomo risalgono a piu' di 550 milioni di anni fa, eppure l'uomo ha piu' geni in comune con i coralli che con i topi. Il progetto potra' quindi fornire nuove conoscenze sulle malattie umane.

biodisel : ITALIA QUARTA produttrice di BIODIESEL in Europa


La capacita' produttiva degli impianti di biodiesel europei e' cresciuta dal 2008 al 2009 da 16 milioni di tonnellate a poco meno di 20 milioni. L'Italia, che fino all'anno scorso si attestava in terza posizione tra i paesi con maggiori capacita' produttive, perde terreno e scende al quarto posto, vittima del massiccio impegno nel settore della Spagna, che ha triplicato in un solo anno la capacita' produttiva di biodiesel.

Nel nostro Paese esiste una potenzialita' di 1.910.000 tonnellate. Molto meglio ha saputo fare la Francia con i suoi 2.505.000, la Spagna 3.656.000 e, regina incontrastata, la Germania che rappresenta da sola un quarto della capacita' produttiva totale dell'Unione europea con 5.200.000 tonnellate di biodiesel. Lievemente al di sopra del milione di tonnellate c'e' anche il mercato olandese, che ha praticamente raddoppiato i propri volumi. Tra le cifre che balzano agli occhi della classifica ci sono quelle della Romania, che ha triplicato la sua capacita' produttiva, e quelle di Bulgaria e Finlandia con un aumento del 100% delle loro potenzialita'. Si tratta comunque sempre di volumi abbastanza ridotti che si aggirano dalle 300.000 alle 440.000 tonnellate. In molti Paesi dell'Ue la situazione non ha subito alcuna variazione. E' il caso di Svezia, Malta, Lussemburgo, Lituania, Irlanda, Ungheria, Estonia e Danimarca. Negli altri le variazioni sono state, fatta eccezione per la Gran Bretagna, al rialzo con percentuali che variano approssimativamente dal 60% per la repubblica Ceca, al 40% in Austria, Slovenia e Cipro, allo 0.5% della Lettonia.

fotovoltaico: Goletta Verde si è dotatadi due moduli fotovoltaici per una potenza di 330 Wp


La Goletta Verde di Legambiente si e' dotata, quest'anno, di due moduli fotovoltaici per una potenza complessiva di 330 Wp. Si tratta di un'installazione stand alone che rende parzialmente autonomo il veliero e consente un risparmio di 500 grammi di CO2 per ogni kWh prodotto. A fornirli Renergies Italia, da quest'anno sponsor tecnico della campagna. Renergies Italia ha inaugurato, da poco, SolarLab, il laboratorio di ricerca per l'innovazione nel fotovoltaico. L'obiettivo e' dimezzare i costi e raddoppiare la resa dei pannelli. Il laboratorio di recerca, realizzato in collaborazione con i ricercatori della facolta' di Fisica dell'Universita' di Camerino, si avvale delle competenze e dell'esperienza di un gruppo di ricercatori prestigiosi. SolarLab e' candidato a inserirsi in un'iniziativa dal respiro piu' ampio: quella del polo tecnologico per l'innovazione e per le rinnovabili di Tortona che raggruppa le eccellenze nell'ambito della ricerca, sviluppando importanti sinergie con il mondo imprenditoriale.

lunedì 3 agosto 2009

AIDS: SCOPERTO NUOVO CEPPO DEL VIRUS, TRASMISSIONE DA GORILLA A UOMO


Un team di virologi francesi ha identificato una nuova variante del virus Hiv di tipo 1, all’origine dell’Aids, che ha fatto una salto di specie da un gorilla in una donna del Camerun. Attualmente esistono infatti due tipi di virus Hiv: l’1, di gran lunga più frequente, e il 2, piuttosto raro; il primo tipo si suddivide poi in tre sottogruppi battezzati M - il principale, all’origine della pandemia - O ed N, quest’ultimo forse derivato anch’esso dal Sivgor. La nuova variante è stata battezzata P


L'Aids continua ad evolversi. Un nuovo ceppo del virus che potrebbe trasmettersi dai gorilla agli umani e' stato scoperto di recente. E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Nature Medicine dagli scienziati della Foundation for AIDS Research, che hanno individuato una nuova variante del virus Hiv in una donna del Camerun di 65 anni.
Secondo i ricercatori il nuovo ceppo sarebbe strettamente correlato ad un virus riscontrato nei gorilla. ''Questa scoperta - afferma Rowena Johnston, vice presidente della Fondazione e ricercatrice al Children's Hospital di Filadelfia - ci ricorda come i primati possano continuare a trasmettere virus pericolosi all'uomo''. La donna camerunese, infatti, potrebbe aver contratto il virus, secondo gli esperti, o attraverso rapporti sessuali con un cacciatore di gorilla, oppure consumando la carne del primate o comunque entrandovi in contatto.

INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA, 188 MILA CASI NEL MONDO E 1.265 DECESSI

Non si ferma il bilancio di casi e vittime della nuova influenza A/H1N1. In particolare, come rileva l'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) nel rapporto pubblicato quotidianamente online sulla diffusione del virus nel mondo, sono 188.139 le persone infettate e 1.265 i decessi. Nelle ultime 24 ore si sono registrati 864 nuovi casi in Europa e 2.445 nel resto del mondo.

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SINTOMI DELL'INFLUENZA SUINA
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biomasse: Confagricoltura vuole diventare la prima rete che produce energia da biomasse agricole


120 imprese, 600 milioni di investimento, 170 megawatt di potenza installati. La Confagricoltura vuole diventare la prima rete che produce energia da biomasse agricole e intende affiancare il sistema produttivo con lo sviluppo di sistemi a biomassa, biogas e fotovoltaici. Una risposta operativa al 'green new deal', che ha come obiettivo la correzione dei maggiori squilibri del sistema in fatto di risparmio e abbattimento della CO2. Il completamento del quadro normativo sulla produzione di energia da biomassa, con la pubblicazione del disegno di legge 1195 recentemente approvato al Senato, dara' nuovo impulso allo sviluppo delle agroenergie, che si affianchera' ai notevoli risultati gia' raggiunti con il fotovoltaico e l'eolico in agricoltura. La comunita' agricola diventera', quindi, un alleato ancor piu' prezioso all'interno di un quadro normativo che consentira' una riformulazione economica del rapporto col territorio. ''Deve essere definitivamente modificato - ha dichiarato Federico Vecchioni, presidente della Confagricoltura - l'approccio ideologico che considera l'agricoltura non compatibile con la produzione di energia, a discapito di quella alimentare. Le moderne tecnologie consentono la coesistenza di entrambe le attivita', senza contare che 350 mila ettari di terreno pubblico inutilizzati possono essere restituiti alla comunita' agricola. Inoltre - ha concluso Vecchioni - a proposito dell'emissione di CO2 va ricordato che la maggior parte dei boschi italiani e' privata, un patrimonio che va preservato, cosi' come deve essere premiato chi ne ha cura. E', comunque, sconcertante il fatto che 600 milioni di euro dei fondi rotativi, ossia finanziamenti di credito agevolati per le imprese che vogliono promuovere sistemi di cogenerazione ad alta efficienza, giacciano fermi, mentre le imprese di Confagricoltura sono pronte ad entrare in questa partita''.

Mediterraneo : Si rischia l'estinzione per un quinto delle specie, già scomparso l'1%


Minaccia estinzione per un quinto delle specie, scomparso l'1%
Quasi un quinto delle specie che abitano nel Mediterraneo e' minacciato dal pericolo di estinzione, mentre l'1% e' gia' scomparso.Si tratta di mammiferi, cetacei, pesci di acqua dolce, anfibi, uccelli, pesci cartilaginei, granchi e gamberi, libellule e rettili. Il 5% risulta fortemente a rischio estinzione, il 7% a rischio e il 7% vulnerabile. Sono i dati dell'ultimo rapporto dell'Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn) 'Wildlife in a changing world'.

Mammiferi, cetacei, pesci di acqua dolce, anfibi, uccelli, pesci cartilaginei, granchi e gamberi, libellule, rettili: nel complesso, quasi un quinto di queste specie che abitano nel Mediterraneo e' minacciato dal pericolo di estinzione, mentre l'1% e' gia' scomparso. Secondo una classificazione del pericolo, il 5% risulta fortemente a rischio estinzione, il 7% a rischio e il 7% vulnerabile. Questi i dati contenuti nell'ultimo rapporto dell'Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn) 'Wildlife in a changing world', che nell'area ha considerato nove gruppi di animali.
Raffrontando dati rilevati a livello mondiale con quelli regionali, il documento fornisce indicazioni sullo stato di salute della natura nel Mediterraneo. Almeno il 56% delle specie endemiche di pesci di acqua dolce, cioe' specie uniche nella regione, rischia di scomparire. Stessa stima per delfini e balene, seguiti dal 42% di squali e razze, il 36% di granchi e gamberi, il 29% degli anfibi, il 19% delle libellule, il 14% dei mammiferi, il 13% dei rettili e il 5% degli uccelli, che corre lo stesso pericolo.
Inoltre, secondo gli esperti dell'Iucn, l'obiettivo di protezione del 10% di ciascuna delle regioni ecologiche del mondo e' ben lungi dall'essere raggiunto e l'area del Mediterraneo non fa eccezione. Le aree marine protette sono 'sottosviluppate' e le zone meridionale ed orientale, a dispetto della loro rilevanza per la ricchezza di biodiversita', non sono sufficientemente tutelate. Da quanto emerge nel rapporto, gli ecosistemi di acqua dolce sono quelli maggiormente sottoposti a pressioni. I fiumi dell'area ospitano oltre 3.500 dighe, lo scarico di sedimenti e' drasticamente ridotto e l'acqua viene deviata per la produzione di energia, irrigazione e fornitura idrica. Nella maggior parte dei Paesi dell'area mediterranea l'impiego dell'acqua si avvicina al limite delle risorse e diversi fiumi vivono stagioni di siccita'. L'analisi di diverse specie di anfibi, granchi, pesci di acqua dolce, libellule, rettili e mammiferi, rivela uno ''stato preoccupante delle aree umide e dei fiumi del Mediterraneo''. In particolare, fra queste specie quelle considerate a rischio sono soprattutto concentrate nella penisola iberica, nei Balcani, nella parte occidentale della Grecia e nell'area che va dalla Turchia fino ad Israele.
Altro capitolo e' quello dell'ecosistema marino, di cui si sa ancora poco, visto che per circa un terzo delle specie che vi abitano e' stata riscontrata una carenza di dati. Questo non significa che manchino gli allarmi: ad esempio per la foca monaca del Mediterraneo, il pinnipede piu' a rischio di sopravvivenza a livello mondiale. Si parla di una popolazione fra i 350 e i 450 esemplari sopravvissuti nell'area orientale del bacino: in Grecia, Turchia occidentale e isole dell'Egeo. Piuttosto nera la situazione anche per gli squali, che contano il 42% di specie minacciate, contro il 17% a livello globale.
Ma quali sono i principali nemici della natura nel Mediterraneo? Distruzione degli habitat, inquinamento non solo chimico ma anche acustico, eccessivo sfruttamento delle risorse e altre minacce, come l'invasione di specie aliene o la cattura accidentale di animali in mare, stanno provocando pesanti perdite alla biodiversita' della regione. Un pericolo significativo secondo le previsioni per il futuro saranno invece i cambiamenti climatici, a causa dell'aumento della siccita' in un'area che soffre gia' del problema. Da qui l'appello dell'Unione mondiale della conservazione della natura, che chiede un'azione urgente per preservare il futuro del Mediterraneo. Una gestione sostenibile e una protezione legale delle specie e dei loro habitat, secondo gli esperti, sono le chiavi della conservazione nel bacino, oltre alla necessita' di puntare sui due campi della formazione e della ricerca.

domenica 2 agosto 2009

Ogni anno nel mondo bruciati 350 milioni di ettari di verde


Ogni anno gli incendi colpiscono circa 350 milioni di ettari di terra, con danni a proprieta' e mezzi di sostentamento e spesso perdite di vite umane. E' quanto segnala la Fao, evidenziando che gli incendi boschivi fuori controllo contribuiscono inoltre al riscaldamento globale, all'inquinamento, alla desertificazione e alla perdita di bio-diversita'.

Secondo l'organismo dell'Onu, inoltre, i Paesi in via di sviluppo sono spesso i piu' a rischio per quanto riguarda i danni. In Etiopia e nel Sudan meridionale, gli incendi hanno distrutto milioni di ettari di terra ogni anno: tra il 2000 e il 2008 in Sudan sono stati registrati oltre 200.000 incendi, 400.000 nello stesso periodo in Etiopia. All'inizio del 2009 gli incendi boschivi hanno provocato danni per milioni di dollari in California e nello stato australiano di Victoria, dove - nel febbraio 2009 - hanno anche ucciso 173 persone, lasciato 7.500 persone senza casa, distrutto circa 2.000 abitazioni, bruciato 450.000 ettari di terra, concosti totali d'assicurazione che hanno riaggiunto l'ammontare di 1.5 miliardi di dollari. Di recente, 10.000 persone sono state evacuate a causa di incendi boschivi nel Canada Occidentale. Forze anti-incendio sono state dispiegate in Grecia, Spagna, Francia meridionale e in Sardegna, dove il fuoco è stato particolarmente violento.

La Fao evidenzia poi che e' la crescente densita' di popolazione ad aumentare il rischio di incendi, a causa dell'aumento della domanda di terra ed altre risorse naturali. Sebbene la stragrande maggioranza sia causata dall'uomo, a causa di negligenza, interessi economici, uso disinvolto del fuoco nell'agricoltura e nei pascoli, disboscamenti illegali o incendi dolosi, e' anche vero che il costruire in aree ad alto rischio di incendio aumenta i problemi legati al controllo e alla gestione. Di qui la considerazione che occorre prevenire. Poiche' sono aumentati sia in frequenza che in intensita', in aree quali il Mediterraneo, l'Africa sub-sahariana, l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti, viene sottolineato che "il controllo degli incendi e' cruciale per la salute umana, la protezione ambientale e la gestione delle risorse naturali".

A questo proposito, sempre di piu' i satelliti offrono l'opportunita' di monitorare gli incendi, fornendo informazioni in tempo reale. La Fao - lavorando insieme all'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e all'Amministrazione Nazionale per l'Aereonautica e lo Spazio (NASA) - usa i satelliti per il monitoraggio, creando un sistema di allerta rapida con dati sulla loro localizzazione e stimando i danni in termini di bio-massa e bio-diversita'. Allo stesso tempo sono pero' essenziali delle misurazioni sul campo al fine di convalidare i dati inviati dai satelliti.

E qui entrano in gioco le comunita' locali, cruciali per ridurre gli incendi selvaggi e i loro danni. Per questo motivo la maggioranza dei progetti della Fao includono attivita' di assistenza delle comunita' in prevenzione, monitoraggio e controllo. Tra le altre attivita', programmi di formazione ed equipaggiamento dei vigili del fuoco.

influenza suina: nuova influenza, siamo184.870 casi e a 1.252 morti

Ecdc: fino ad ora sono 184. 870 in totale
Nelle ultime 24 ore sono stati 67 i nuovi casi di influenza A nell'Unione europea e nei paesi dell'Efta (European fair trade association). Al di fuori di questi paesi,in totale i nuovi casi sono stati 368,di cui 5 fatali.Questo il report delle ultime 24 ore dell'Ecdc. In totale i casi sono 158.357,compresi i 1.212 casi letali riportati dai paesi al di fuori dell'area europea. Globalmente,il numero totale dei casi segnalati e confermati di influenza A e' finora di 184.870, tra cui 1.252 morti.


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SINTOMI DELL'INFLUENZA SUINA
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Aids: Hiv ha un cavallo di Troia che nasconde e trasporta una proteina killer


Uccide le cellule che producono gli anticorpi.

Il virus Hiv ha un 'cavallo di Troia' che nasconde e trasporta una proteina killer nelle cellule che producono anticorpi, le cellule B. Una volta al loro interno,il cavallo rilascia la proteina virale e le cellule muoiono senza neanche essere state infettate dal virus. Cio' spiega perche' il virus dell'Aids e' cosi' micidiale contro le cellule B pur non essendo capace di infettarle.La scoperta e' opera dell'italiano Andrea Cerutti,del Weill Medical College of Cornell University di New York.
FONTE:ANSA

Tornado: eolico senza pale


È un prototipo, ancora per pochissimo però, perché la fase sperimentale è quasi conclusa. Secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un'alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Un comune toscano, Volterra, ha addirittura proibito la loro installazione per non deturpare il paesaggio del borgo.

TRE METRI DI ALTEZZA - «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull'energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c'è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L'aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l'energia elettrica».

PRIME MACCHINE DAL 2010 - I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l'Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini. Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui. Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall'ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell'acquae trasformarla in energia. E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico. Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

sabato 1 agosto 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE: i ghiacci del Polo Nord scompariranno


Al Polo Nord i ghiacci si stanno riducendo a una velocità superiore al previsto: il loro spessore medio è passato, in 40 anni, da 3,1 m a 1,8 m (cioè è diminuito del 40%). L’area di estensione dei ghiacci, invece, è diminuita del 3% nel giro di un decennio. Quindi il ghiaccio fonde più velocemente in spessore che in estensione e questo, per gli esperti, è ancora più grave, perché significa che si stanno riducendo i ghiacci perenni. Sulle cause si fanno diverse ipotesi, tra cui la fluttuazione naturale del clima polare e il riscaldamento globale dovuto all’effetto serra. Nel secondo caso, cioè il più grave, si potrebbe andare incontro a una sparizione totale dei ghiacci del Polo Nord e a una sensibile trasformazione del clima nell’emisfero settentrionale.

CIBO BIOLOGICO: nutrono come quelli industriali !!!!


Il cibo biologico non è più sano di quello industriale. È il sorprendente risultato pubblicato dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine sull’American Journal of Clinical Nutririon. La differenza principale è esclusivamente il costo: per un prodotto etichettato come biologico, infatti, si è disposti a pagare molto di più. Ma la potenziale naturalità dell’alimento non sembra comportare alcun beneficio aggiuntivo per la salute.

LO STUDIO - La ricerca, riportata sui siti dei maggiori quotidiani d’oltremanica, tra cui l'Independent, è stata commissionata dalla Food Standards Agency del governo britannico per poter fornire alla popolazione gli elementi corretti per una scelta informata e ponderata al momento della spesa. Gli scienziati hanno passato in rassegna 162 pubblicazioni che nell’ultimo mezzo secolo hanno affrontato l’argomento. Da una rilettura sistematica e comparativa di questi studi hanno concluso che non esistono significative differenze tra l’alimentazione industriale e quella «più naturale». Sono, infatti, minime le discrepanze degli apporti nutritivi forniti dai cibi biologici e quelli preparati tradizionalmente. Tanto minime da non avere alcuna rilevanza per la salute, sia che si tratti di alimenti vegetali sia che si tratti di vivande di origine animale. Le differenze più sostanziali sono state trovate nei livelli di azoto e fosforo riscontrati nei diversi prodotti, ma i ricercatori ritengono si tratti soprattutto di una questione di fertilizzanti e maturità al momento del raccolto, con insignificanti conseguenze per i relativi apporti nutrizionali.

Lo studio inglese mette insieme i dati di 50 e più anni di ricerche, tenendo presente tutto quanto scritto e pubblicato sul cibo biologico: sono stati passati allo scanner addirittura 52 mila resoconti scientifici cumulatisi a partire dal lontano 1958. Ebbene la sintesi del direttore scientifico del progetto, professor Alan Dangour, è che «non emerge prova di alcun beneficio significativo per la salute derivante dal nutrirsi di alimenti cosiddetti biologici. Tracce di minuscole differenze si possono osservare, ma è improbabile che abbiano rilevanza per la salute pubblica».

Chi non è abituato al frasario scientifico potrà forse trovare queste dichiarazioni un po’ contorte e involute, e attribuirle magari a un residuo di incertezza, e invece uno scienziato parla così quando è sicuro di una cosa. Dangour ammette «una maggior concentrazione di fosforo nei cibi biologici rispetto agli altri»; però aggiunge subito che «il fosforo è disponibile in quasi tutti i cibi. La differenza di contenuto di fosforo fra alimenti biologici e convenzionali non è statisticamente significativa». Ancora gergo da scienziati.

Altro esempio: i prodotti biologici sono in media più acidi, e questo li rende più saporiti. «Ma questa piccola differenza di acidità - dice Dangour - ha a che fare con il gusto, non con la salute». Tale concessione al maggior sapore dei prodotti biologici è importante perché gli studiosi della Fsa non intendono fare gli ideologi pro o contro, per cui, ad esempio, non si spingono a dire che il costo (superiore) dei cibi biologici corrisponda a soldi buttati: «Si può preferire il cibo biologico, pagandolo di più, perché lo si trova più saporito, oppure perché si ritiene che faccia meno danno all’ambiente in quanto prodotto senza sostanze chimiche. Ma non c’è prova che faccia meglio alla salute del consumatore».

Ma a proposito di sostanze chimiche: possibile che l’uso o il non uso di fertilizzanti e pesticidi (cioè anti-parassitari) non faccia differenza nella qualità dei cibi? Questa è una cosa che tutti credevamo fosse accertata e che non si potesse più mettere in discussione. Il ritornello del prof. Dangour a questa obiezione è il solito: «L’eventuale sovrappiù di sostanze chimiche riscontrato nei cibi convenzionali rientra nelle ordinarie variazioni statistiche e non ha impatto significativo sulla salute».

Che cosa ne dicono gli esperti italiani? Il prof. Renzo Pellati, del direttivo della Società italiana di scienza dell’alimentazione e autore di «Tutti i cibi dall’A alla Z» (Mondadori), sostiene che la scoperta britannica è una specie di segreto di Pulcinella nella comunità degli scienziati: «Le asserzioni favorevoli ai prodotti biologici sono campate in aria e poco convincenti. In tanti anni non ho mai visto un solo studio, con tutti i crismi, su una rivista scientifica internazionale che documentasse i presunti vantaggi del biologico».

Inoltre, «sui prodotti biologici i controlli lasciano a desiderare, molto più che su quelli tradizionali». Per la Confagricoltura (che associa più di mezzo milione di aziende agricole) il responsabile salute Donato Rotundo dice che «qualità e sicurezza alimentare possono essere ottenute in modo del tutto simile nelle due metodologie produttive. Le produzioni biologiche possono dare un vantaggio all’ambiente».

DISACCORDO -
Non tutti ovviamente condividono i risultati raggiunti. Tra i principali antagonisti Peter Melchett, direttore strategico della Soil Association, racconta il suo disappunto alla Bbc: «L’analisi accantona la maggior parte degli studi che paragonano le differenze nutrizionali dei cibi biologici e non. Senza una ricerca di raggio molto ampio è difficile giungere a conclusioni che possano far chiarezza, non considerando il fatto che non esistono studi soddisfacenti sugli effetti di lungo termine che i pesticidi possono provocare nella salute umana».