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giovedì 3 settembre 2009

EFFETTO SERRA: il livello degli oceani potrebbe crescere di oltre un metro.

Il Wwf lancia un nuovo preoccupato allarme durante la conferenza sul clima dell'Onu in corso a Ginevra. Secondo il rapporto dell'associazione un quarto della popolazione mondiale è minacciato dalle inondazioni a causa dello scioglimento dei ghiacciai nell'Artico.

Nel 2100, il livello degli oceani potrebbe crescere di oltre un metro, mettendo in serio pericolo gli insediamenti urbani vicino alle coste. Attualmente la zona artica si riscalda infatti due volte più in fretta della Terra, il che costituisce una minaccia non solo ai poli ma per l'intero pianeta. In Europa e America del Nord, ad esempio, ci potrebbero essere inverni molto più freddi del solito, mentre in Groenlandia gli inverni potrebbero farsi più miti a causa delle diverse condizioni di umidità dovute all'innalzamento del livello dei mari.

Per il Wwf è in atto un processo inarrestabile a catena: mentre l'estensione dei ghiacciai diminuisce e la superficie degli oceani aumenta, la quantità di energia solare assorbita cresce e ciò fa salire le temperature. Il riscaldamento climatico libera inoltre delle grandi quantità di metano, gas a effetto serra, nella regione polare. Un effetto che contribuisce, a sua volta, ad accelerare il processo di scioglimento dei ghiacciai artici.

Per evitare la catastrofe bisogna che i paesi industrializzati riducano di almeno il 40% le loro emissioni di Co2 entro il 2020.

Sulla questione i capi di stato e di governo dovranno trovare un'intesa a dicembre a Copenaghen, per un accordo che sostituisca il Protocollo di Kyoto a partire dal 2013.
Il video di Arctic Feedbacks: Global Implications report

da : www.verdi.it
Durante una visita al polo, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha espresso inquietudine per il ritmo con cui si stanno sciogliendo i ghiacci dell'Artico e ha ricordato la responsabilita' che i leader mondiali hanno nei confronti del pianeta terra.

"I dirigenti di tutti i Paesi" - ha detto il segretario ONU parlando su un'isola dell'arcipelago norvegese delle Svalbard - "hanno la 'responsabilita' politico-morale' di preservare l'avvenire del pianeta". Ban Ki-moon ha visitato Ny-Aelesun, un piccolo centro dell'arcipelago norvegese di Svalbard, dove si trova un osservatorio internazionale per i mutamenti climatici a 1.231 chilometri dal polo nord.

"Sono estremamente allarmato e sorpreso - ha detto ancora il segretario generale delle Nazioni unite durante la visita al centro scientifico di Ny-Aalesund - di vedere questi ghiacciai in uno stato cosi' cattivo".

E' la prima volta che un segretario generale dell'Onu visita Ny-Aalesund, la localita' piu' settentrionale al mondo, situata a soli 1.231 chilometri dal polo nord, ha sottolineato il responsabile del sito scientifico, Bendik Eithun Halgunset.

L'accelerato scioglimento dei ghiacci non è un problema locale ma planetario, come ricorda il Wwf nel dossier Artic Climate Feedback Global Implications, presentato oggi a Ginevra durante la conferenza internazionale sul clima dell'Organizzazione metereologica mondiale.

L'innalzamento della temperatura causa lo scioglimento dei ghiacci che, a sua volta, provoca l'innalzamento dei mari (la previsione è di almeno un metro entro il 2100) minacciando un quarto della popolazione mondiale. Con il cambiamento delle temperature e dei regimi delle piogge, Europa e nord America saranno soggette a forti e frequenti precipitazioni con impatti negativi su agricoltura, foreste e riserve idriche.

Il cambiamento climatico è una cosa seria e ne stiamo toccando con mano gli effetti.

mercoledì 2 settembre 2009

risorse idriche: Poliziotti dell’acqua a Los Angeles


Che l’acqua sia un bene prezioso e che non bisogni sprecarla, è ormai risaputo da anni. Specialmente in zone come la California, dove il caldo abbonda e ampie fette dell’ormai ex Golden State sono fasce desertiche. Dev’essere per questo che l’amministrazione di Los Angeles, una megalopoli da quasi 4 milioni di abitanti, ha scelto di dotarsi di 15 poliziotti in più. Poliziotti molto speciali, addetti a girare per la città cercando sprechi di quello che ormai viene sempre più spesso chiamato “oro blu”.

Un’iniziativa che ha avuto successo, grazie a due punti chiave: una linea verde anonima per le denunce e multe da 100 dollari per i trasgressori. Così il Los Angeles Water conservation team ha iniziato a rigirare la città come un calzino, facendo diminuire i consumi d’acqua del 12 per cento rispetto allo scorso luglio e portandoli al livello più basso da 32 anni a questa parte.

In realtà fino ad ora, considerato che l’iniziativa è appena nata, i poliziotti dell’acqua si sono limitati, nelle loro oltre 4600 ispezioni, ad avvertimenti verbali più che ricorrere alle multe. Eppure c’è già chi è stato “pizzicato” come recidivo ed ha scoperto che le sanzioni sono crescenti: 100 dollari la prima, 200 la seconda, 300 la terza. Oltre, non si è ancora andati. Almeno fino ad ora.

In realtà - ha spiegato David Nahai, capo del Dipartimento cittadino acqua ed energia - Il nostro obiettivo, più che incassare con le multe, è ridurre il consumo. Anche perché chi consuma molta acqua, economicamente paga già un conto salato”. Per far fronte alla siccità che ogni estate attanaglia Los Angeles, infatti, chi consuma più di un certo quantitativo d’acqua prestabilito paga, in proporzione, sempre di più. Con buona pace di chi vorrebbe riposarsi e trovare una tregua dal caldo nella piscina di casa.
fonte:panorama.it

INFLUENZA SUINA: doppia infezione con il virus dell'influenza A/H1N1 e con il virus dell'aviaria H5N1.

Primi tre casi sospetti in Egitto di doppia infezione con il virus dell'influenza A/H1N1 e con il virus dell'aviaria H5N1. Tra questi uno e' un turista italiano. Lo comunica la Societa' internazionale per lo studio delle malattie infettive. La doppia infezione e' stata diagnosticata con un primo test e sono in corso analisi per la conferma. I casi sospetti riguardano un turista italiano di 35 anni, un 30enne tornato da un pellegrinaggio e un 28enne arrivato dall'Arabia Saudita.
FONTE: ANSA

riscaldamento globale: Un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell'Artico


Un quarto della popolazione mondiale potrebbe essere colpito da inondazioni a causa del riscaldamento dell'Artico; si registrera' inoltre un significativo aumento delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dalle riserve di carbonio fino ad ora stoccate dal ghiaccio e si moltiplicheranno i fenomeni meteorologici estremi. E' quanto emerge dal rapporto ''Arctic Climate Feedbacks: Global Implications'', realizzato dal WWF con alcuni tra i piu' accreditati nomi della scienza del clima e presentato oggi alla stampa, nel corso della Terza Conferenza internazionale sul clima dell'Organizzazione meteorologica mondiale a Ginevra.

''Quello che gli scienziati del clima dicono in questo dossier e' semplice: i fenomeni di fusione dei ghiacci dell'Artico non costituiscono un problema locale, ma planetario - commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - Banalmente, se non riusciremo a mantenere l'Artico freddo abbastanza, tutto il mondo ne subira' le conseguenze''.

''Arctic Climate Feedbacks: Global Implications'' elenca tutti gli effetti negativi dovuti al riscaldamento dell'Artico con dati derivanti dalle piu' recenti ed accreditate ricerche climatologiche che fanno apparire le previsioni cui era giunto l'IPCC (il Panel intergovernamentale sui cambiamenti climatici) nel suo quarto rapporto del 2007, quanto meno ottimistiche.

La drastica perdita di ghiaccio marino, dovuta al fatto che l'Artico si riscalda ad una velocita' 2 volte superiore rispetto al resto del mondo, influenzera' la circolazione atmosferica e i fenomeni meteorologici ben oltre le stesse regioni artiche: potranno modificarsi le temperature e i regimi delle piogge in Europa e nel nord America, con impatti sull'agricoltura, sulle foreste e sulle riserve idriche.

I CELLULARI AUMENTANO IL RISCHIO DI TUMORE AL CERVELLO MA NESSUNO NE PARLA PIù


Telefoni senza fili, cellulari e cordless, ancora sotto accusa per il rischio di tumori al cervello.
L'allarme arriva da ricercatori di diversi Paesi ed e' contenuto nel Rapporto 'Telefonia senza fili e tumori cerebrali: 15 motivi di inquietudine', pubblicato da EM Radiation Research e disponibile online (www.radiationresearch.org). Secondo lo studio, l'uso di questi apparecchi e' pericoloso soprattutto per i bambini, che rischiano piu' degli adulti di ammalarsi di tumore al cervello. Ma ci sono anche pericoli di un aumento di tumori oculari, alle ghiandole salivari, di linfomi e leucemie. Le ricerche fino ad oggi finanziate dai produttori di telefonini sottostimano i rischi, secondo le accuse degli autori del Rapporto inviato ai capi di Governo e ai media, e che indica nel dettaglio i 'vizi' di impostazione dello studio internazionale Interphone lanciato nel 1999, realizzato in 13 Paesi e finanziato dalle aziende di telefonia. Interphone, spiega il Rapporto, voluto proprio per valutare i rischi di tumore cerebrale, sottostima il problema. I suoi 'errori' rappresentano la maggioranza dei motivi d'allarme che danno il titolo allo studio e che si aggiungono ai dati sui rischi di tumore, sulla maggiore vulnerabilita' dei bambini e sulla scarsa trasparenza degli studi. Nel Rapporto i ricercatori propongono anche alcune raccomandazioni generali per ridurre i rischi delle radiazioni: - preservare alcuni luoghi pubblici (scuole, asili, parchi gioco eccetera) da ogni tipo di radiazione; - organizzare campagne di comunicazione e di prevenzione destinate agli adolescenti e ai bambini ; - informare meglio il pubblico sui rischi dei dispositivi senza filo.
fonte:adnkronos.com

pesca illegale: 91 PAESI FIRMANO ACCORDO PER BLOCCARLA

Novantuno paesi hanno sottoscritto ieri 01-09-2009 un accordo per bloccare i pescherecci coinvolti nella pesca illegale, al fine di impedire l'ingresso di pesce ''irregolare'' nel mercato mondiale. Lo ha riferito l'Onu in un comunicato.

L'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao) ha accolto con entusiasmo il trattato definendolo ''il primo patto globale incentrato sul problema''.

Le nuove misure, a cui dovranno attenersi i pescherecci, comprendono per prima cosa che le imbarcazioni facciano richiesta di un permesso per l'ingresso nei porti stranieri, che le autorita' siano informate del carico di pesce e che le navi dei Paesi firmatari siano pronte a sottoporsi a regolari ispezioni.

Lo statuto sara' esaminato dal Consiglio della Fao entro la fine del mese e passera' a novembre alla Conferenza della Fao per la formale adozione. L'accordo dovra' essere ratificato da ogni nazione e comincera' ad avere effetto dopo la firma di almeno 25 paesi

martedì 1 settembre 2009

Malaria: MESSO A PUNTO vaccino con parassita vivo

Ricercatori australiani di Melbourne hanno messo a punto il primo vaccino contro la malaria che utilizza l'intero parassita.Gli scienziati del Walter and Eliza Hall Institute di Melbourne, il cui studio e' descritto sulla rivista Usa Proceedings of the National Academy of Sciences,hanno alterato geneticamente il parassita Plasmodium falciparum rendendolo incapace di penetrare nel flusso sanguigno,dove causa il danno. Il vaccino permette agli individui di sviluppare gli anticorpi.

influenza suina: nuova influenza , VACCINO E DATE SOLO VIRTUALI

''Niente allarmismi e cautela innanzitutto''. L'invito arriva da Silvio Garattini, medico e farmacologo, fondatore e direttore dell'istituto ''Mario Negri'' di Milano che, intervistato da ''La Stampa'', ricorda: ''Stiamo parlando di un vaccino 'virtuale', che al momento non c'e'. Si stanno ancora facendo i test, poi vanno valutati gli effetti collaterali, quindi ci vuole l'approvazione delle autorita' regolatorie''.

Infine, spiega, ''ci sara' da attendere i tempi di produzione e distribuzione. Insomma, ammettendendo che si parta davvero il 15 novembre, se ci saranno due somministrazioni il sistema non sara' efficiente prima di fine anno. Per ora quindi raccomando cautela perche' si rischia di dare delle indicazioni che poi potranno essere disattese e cambiate''.

''E ripeto - sottolinea - ammesso che si parta davvero il 15 novembre...''.

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influenza suina: nuova influenza, a fine ottobre 48 milioni di vaccini

«Entro la fine di ottobre noi riteniamo che sia possibile la conclusione della fase di sviluppo dei vaccini e contemporaneamente la produzione del vaccino corrispondente». Lo afferma intervenendo alla trasmissione «Radio Anch’io» Fabrizio Oleari, Direttore generale prevenzione e sanità del ministero della Salute, sottolineando che «entro il mese di ottobre saranno disponibili 48 milioni di dosi».

La situazione «è sotto il pieno controllo delle autorità sanitarie»: è stata la conclusione del primo vertice sull’influenza A/H1N1 tenuto nel tardi pomeriggio di ieri presso la presidenza del Consiglio. Nello stesso incontro, al quale hanno partecipato il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il viceministro Ferruccio Fazio, il governo ha assicurato che «l’anno scolastico inizierà regolarmente» e che «sarà valutata di volta in volta la presenza di manifestazioni influenzali nelle scuole al fine dell’adozione di eventuali provvedimenti mirati di contenimento». È stata confermata inoltre la validità del lavoro finora svolto dall’Unità di crisi coordinata da Fazio e che tornerà a riunirsi mercoledì prossimo, 2 settembre.

Nell’incontro, al quale parteciperanno tutte le Regioni e i ministeri interessati, si farà il punto sulla campagna di vaccinazione e sul piano di comunicazione. La scuola è un altro tema sul tavolo dell’Unità di crisi, ma quanto deciso questa sera dal vertice presso Palazzo Chigi risponde al dibattito acceso dalla proposta, lanciata ieri dalla Federazione medici pediatri (Fimp), di chiudere le scuole per limitare la diffusione dell’influenza A. Una proposta che ha trovato comunque poche adesioni. Al coro di no, si sono aggiunti i pediatri dell’Uppa e quelli della Confederazione secondo cui «proporre la chiusura degli istituti è un vero e proprio terrorismo mediatico». Secondo l’Associazione italiana per la ricerca (Air), invece, «non è consigliabile al momento, ritardare l’apertura o chiudere le scuole a livello nazionale. Si può invece considerare una scelta da operare a livello locale a seconda del ritorno dell’epidemia di virus H1N1 e delle sue caratteristiche, come la gravità dei sintomi e la velocità di diffusione»

influenza suina: NUOVA INFLUENZA, LINEE GUIDA CONTRO LA DIFFUSIONE

Le scuole dovrebbero ricevere linee guida chiare e praticabili dal Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca su come ridurre al minimo la diffusione del virus inflenzale A/H1N1.

L'Associazione Italiana per la Ricerca sui Virus adotta le raccomandazioni emanate dai Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti e suggerice alcuni comportamenti da adottare per contrastare il virus.

INFORMAZIONI. Gli studenti e gli insegnanti dovrebbero essere informati sulla natura dell'influenza, sui modi di trasmissione e sulle pratiche di prevenzione dell'infezione.

STARE A CASA SE MALATI. Studenti e insegnanti malati dovrebbero rimanere a casa per un giorno in piu' dopo la remissione dei sintomi influenzali, come la febbre, anche se stanno prendendo farmaci antivirali.

INTERVENIRE PRECOCEMENTE. Se si sospetta un caso di influenza, la persona colpita dovrebbe contattare un medico al piu' presto. Le persone ad alto rischio (donne gravide, o persone affette da malattie croniche come l'asma o il diabete) dovrebbero assumere farmaci antivirali al piu' presto per ridurre il rischio di malattia grave o prolungata.

ISOLAMENTO DEI MALATI. Le scuole dovrebbero dotarsi d'un piano d'intervento nel caso si manifestino focolai di infezione da influenza, prevedendo una stanza dove isolare gli individui che stiano mostrando segni di malattia influenzale, in attesa di essere accompagnati a casa.

Dovrebbero anche avere un piano di sostituzione del personale, soprattutto quello che occupi posti chiave e l'eventuale personale sanitario.

E' raccomandato l'uso di mascherine per studenti e docenti malati e per coloro che se ne prendono cura.

IGIENE. Studenti e insegnanti dovrebbero praticare una buona igiene personale anti influenza, lavandosi spesso e accuratamente le mani, e coprendosi naso e bocca in caso di starnuti o colpi di tosse, possibilmente con fazzoletti di carta o, in mancanza d'altro, con la manicadel proprio indumento.

PULIZIE DI ROUTINE. Gli addetti alle pulizie della scuola dovrebbero pulire di routine e con i detergenti usuali tutte le aree che gli studenti e lo staff della scuola toccano spesso. Non e' necessario intervenire con prodotti speciali.

GARANTIRE LA CONTINUITA' DELL'EDUCAZIONE. L'educazione degli studenti malati dovrebbe continuare in casa, attraverso il telefono, pacchetti di compiti mirati e lezioni in rete.

Nel caso la pandemia riprendesse con un carattere piu' grave rispetto a quanto riscontrato nei mesi scorsi, allora sarebbe opportuno adottare queste ulteriori raccomandazioni: i genitori dovrebbero controllare la presenza di sintomi influenzali sui propri figli ogni mattina, e tenerli in casa nel caso abbiano febbre. Gli studenti andrebbero controllati anche all'arrivo a scuola Se qualsiasi membro della famiglia di uno studente si ammala di influenza, lo studente dovrebbe essere tenuto a casa per 5 giorni dal momento in cui si sono manifestati i sintomi.

Sarebbe bene aumentare le distanze tra i banchi della classe, sospendere le lezioni che raggruppano studenti di classi diverse e portare il periodo di assenza da scuola a 7 giorni, anche se nel frattempo i sintomi sono scomparsi.

Influenza stagionale: Circolare annuale sulla Prevenzione e Controllo dell’influenza

Diramata dal ministero della Salute la “Circolare annuale sulla Prevenzione e Controllo dell’influenza”: contiene «raccomandazioni per la stagione 2009-2010».

Il testo contiene informazioni e raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell’epidemia stagionale di influenza. La Circolare fornisce, tra l’altro, informazioni sull’epidemiologia dell’influenza in Italia e nel mondo, sulle principali misure di prevenzione, sulle raccomandazioni per la vaccinazione, individuando i gruppi di popolazione cui destinare prioritariamente l’offerta «attiva e gratuita». La Circolare, inoltre, comprende le più recenti indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sulla composizione dei vaccini antinfluenzali.

Le informazioni sui ceppi circolanti e il trend epidemiologico sono raccolti dal Global Influenza Surveillance Network dell’Oms, che si avvale della collaborazione dei National Influenza Centres (Nic), presenti in 83 Paesi del mondo. «Nella stagione epidemica 2008-2009 i virus influenzali di tipo A/H1N1, A/H3N2 e B hanno circolato in molti Paesi del mondo. La maggior parte dei test di caratterizzazione antigenica eseguiti sugli isolati più recenti hanno mostrato, per il virus A/H1N1 stagionale, caratteristiche simili al ceppo A/Brisbane/59/2007», precisa la circolare.

lampadine a incandescenza: da oggi in vendita solo quelle a basso consumo


Dal oggi primo settembre 2009 via dagli scaffali le lampadine tradizionali, quelle che fino a oggi hanno accompagnato ogni momento della nostra vita quotidiana. Entra infatti in vigore una direttiva dell'Unione Europea che mette al bando le lampadine a incandescenza, ritenute poco efficienti e molto inquinanti. Al loro posto lampade alogene e a basso consumo, viceversa a meno emissioni di CO2 e a maggior rendimento energetico.

La sostituzione a livello mondiale – secondo uno studio del Centro di Ricerca & Sviluppo di Philips - delle lampade ad incandescenza per uso domestico con tecnologie di ultima generazione (risparmio energetico e Led) porterà ad un risparmio di 46 miliardi di euro in elettricità e 239 milioni di tonnellate di CO2, pari alla produzione di 228 centrali elettriche o a 685 milioni di barili di petrolio in un anno. A livello europeo il risparmio in elettricità sarebbe pari a 10 miliardi di euro e la riduzione di CO2 di 38 milioni di tonnellate, pari alla produzione di 52 centrali elettriche o a 156 milioni di barili di petrolio in un anno.

In Italia, annualmente, si vendono, nel canale della grande distribuzione, oltre 3.000.000 di lampade ad incandescenza da 100 Watt e per il momento solo 1.500.000 di lampade a risparmio energetico da 18 e 20 Watt corrispondenti ad una 100 Watt ad incandescenza
L'illuminazione in generale copre circa il 19% dell'uso di elettricità nel mondo e si basa per quasi tre quarti su soluzioni antiquate e energeticamente inefficienti. La lampada a incandescenza, ora al bando, venne inventata nel 1854 da Heinrich Goebel, un orologiaio tedesco emigrato in America. Il modello però era ancora troppo rudimentale e Goebel non riuscì a perfezionarlo.

Edison: la luce è nelle case
Nel 1878 viene costruito un modello sufficientemente durevole: a realizzarlo Thomas Alva Edison. Nella lampada ad incandescenza la luce viene prodotta dal riscaldamento di un filamento di tungsteno, attraverso cui passa la corrente elettrica. Il filamento è racchiuso in un bulbo di vetro, contenente argon. Durante il funzionamento il filamento raggiunge temperature fino a 2.700 Gradi kelvin (circa 2.427 gradi centigradi) e il tungsteno evapora: via via che la lampadina è accesa, il filamento diventa sempre più sottile, e dopo circa 1.000 Ore di funzionamento il filamento si spezza e la lampada esaurisce il suo ciclo di vita. Questo tipo di lampada produce soprattutto calore, e solo il 5-10% dell'energia prodotta viene convertita in luce. A causa del suo carso rendimento inizierà a essere ritirata dal mercato.

Ecco, qui di seguito, i nuovi tipi di lampadine che andranno a sostituire, gradualmente, quelle tradizionali:

Lampada alogena - è una variante di quella a incandescenza tradizionale. E' così detta perchè nel bulbo, oltre all'argon, contiene iodio, elemento classificato come 'alogeno' (insieme a fluoro, cloro, bromo, astato), e kripton, gas nobile. A volte la lampada è anche a base di xeno, altro gas nobile. Questo tipo di lampadina raggiunge un'incandescenza maggiore (fino a 3.000 Gradi kelvin, circa 2.727 Gradi centigradi), sprigionando quindi più energia. Nelle lampade alogene le molecole di tungsteno rilasciate dal filamento per via delle elevate temperature, si combinano con lo iodio dando vita ad un sale, l'alogenuro di tungesteno. Questo composto chimico entra a sua volta in reazione con il filamento incandescente: l'alta temperatura spezza il legame che unisce l'alogenuro, il tungsteno viene rilasciato e ridepositato sul filamento stesso, e questo 'giocò di reazioni ricomincia. Si genera così il ciclo alogenò, una sorta di vera e propria autoalimentazione della lampadina, che ha un periodo di vita doppio rispetto a quello tradizionale (2.000 Ore). Inoltre il rendimento luminoso di una lampada alogena, è del 50-100% superiore rispetto a quella tradizionale, e può funzionare dalle 2.000 Alle 6.000 Ore (cioè da due a sei volte di più della lampada a incandescenza).

Lampadine a basso consumo energetico - rappresentano la versione compatta delle lampade al neon. Sono formate da uno o più tubi di vetro contenenti vapori di mercurio, con un elettrodo posto all'estremità di ciascun tubo. All'accensione della lampadina, la corrente attraversa gli elettrodi provocando una scarica di gas: i vapori di mercurio emettono un raggio ultravioletto che viene trasformato in luce dalla polvere fluorescente che ricopre la parete interna del bulbo. Queste lampade costano di più di quelle tradizionali, ma consumano molta meno energia perché hanno migliori rendimenti luminosi. Inoltre, hanno una durata di vita più lunga. A differenza dei modelli a incandescenza, quelli a basso consumo energetico non sviluppano subito la loro massima intensità luminosa: per avere luce 'iena bisogna attendere qualche decina di secondi, a volte qualche minuto dall'accensione. In generale, le lampadine a basso consumo energetico si illuminano ancora più lentamente in ambienti freddi, dove fanno maggiormente fatica a sviluppare tutta la loro luminosità.

ROSSO: COLORE DELLA VITTORIA

Chi veste di rosso vince. Non e' una leggenda metropolitana ma una verita'. A dimostrarlo una ricerca condotta da alcuni psicologi dello sport dell'Universita' di Muenster in Germania, secondo cui l'esposizione a certi colori puo' avere un effetto significativo sul modo di pensare e di agire. Per arrivare a questi risultati i ricercatori hanno fatto vedere dei video-clip di combattimenti a 42 arbitri. Hanno poi manipolato digitalmente gli stessi clip in modo che i colori dell'abbigliamento venissero cambiati. E' emerso che i concorrenti vestiti di rosso venivano premiati con una media del 13% superiore rispetto a quelli vestiti di blu.

L'influenza del colore sui successi sportivi era gia' stata messa alla luce nel 2004 da due antropologi evoluzionisti Russell Hill e Robert Barton della Durham University (UK).

Analizzando le gare delle Olimpiadi di Atene 2004, i due scienziati avevano dimostrato come il colore del vestito degli atleti ne influenzasse il risultato: quasi il 55% delle gare era stato vinto da concorrenti vestiti di rosso.

lunedì 31 agosto 2009

INVECCHIAMENTO: I cibi che rallentano l’invecchiamento


I fumatori dovrebbero stare attenti a mangiare troppe carote, chi assume le statine per tenere bassi i livelli di colesterolo dovrebbe abbassare le dosi del farmaco se beve abitualmente tè verde. Lo stesso succede con il pompelmo, che interferisce in modo diverso con alcune statine, aumenta la persistenza nel sangue dei farmaci per l’impotenza, interferisce con una trentina di molecole diverse (dagli antivirali agli antidepressivi).

Ma meglio ancora è sapere quali cibi prevengono molte patologie, e l’invecchiamento di cellule e organi. Le scoperte al riguardo non vengono né dalla medicina tradizionale, né dall’erboristeria più sofisticata. E nemmeno da chef salutisti. A consigliare i nuovi menù sono superlaboratori di ricerca biomedica. Da 10-15 anni, in particolare dal 2000, a dettare legge per menù protettivi e antietà sono discipline quali la nutrigenetica, la nutriceutica, la cibo-farmaceutica... Essere ciò che si mangia trova una nuova collocazione nella filosofia scientifica perché un cibo, una vitamina, un pigmento alimentare interferisce con il Dna, con il patrimonio genetico, con i mitocondri fonte dell’energia cellulare, con i vari «spazzini» dell’organismo, con le difese nei confronti di virus e batteri, con la produzione di ormoni e neuro- ormoni, con i meccanismi del dolore e con quelli riparatori. O rigeneratori. Ed ecco che non sorprende trovare studi su vitamine e cibi negli abstracts scientifici di importanti congressi internazionali come l’ultimo Asco di oncologia, come l’Ada sul diabete o il prossimo Esc di cardiologia.

La prevenzione attraverso ciò che si mangia. Non a caso i detentori di brevetti sui probiotici (Yakult, Danone, Nestlé) stanno investendo milioni di euro in ricerche che dimostrino come, in base al tipo e in base alla quantità, i lactobacilli (o probiotici) possano addirittura agire sull’attività neuronale «attraverso il sistema immunitario e il "secondo cervello" che è praticamente a livello gastrointestinale », spiega Lucio Capurso, big internazionale della gastroenterologia. Un lavoro scientifico è anche stato firmato in questi giorni dall’autorevole Majo Clinic di Rochester sull’effetto benefico dei probiotici: i «batteri buoni», li chiamano i gastroenterologi della Majo.

È l’era della genetica applicata alla nutrizione. Ognuno di noi è unico e ciò è dovuto ai nostri geni. Le differenze da individuo a individuo si manifestano sia esteriormente nel nostro aspetto fisico, come il colore dei capelli e degli occhi, sia internamente, ad esempio nella diversa capacità di metabolizzare i nutrienti o eliminare le tossine. E in ciascun gene vi sono punti di variazione: l’insieme di queste piccole variazioni (mutazioni) definisce la nostra individualità. «Conoscendo meglio l’effetto che i nutrienti hanno sulla nostra particolare costituzione genetica, possiamo esercitare un controllo più effettivo sulla qualità e le nostre aspettative di vita», dice Pier Giuseppe Pelicci, direttore dell’oncologia sperimentale dello Ieo di Milano. Le aziende biotech rispondono mettendo a punto i primi test genetici per «guidare» la nostra dieta. Uno è quello proposto da Eurogene. Il direttore scientifico, Keith Grimaldi, spiega: «È stato selezionato un gruppo di geni che determinano il modo in cui un individuo reagisce a certi nutrienti essenziali». A ognuno il suo menù.

Gli studi in oncologia portano a sorprendenti novità di prevenzione: i betacarotenoidi funzionano come scudo, ma i fumatori rischierebbero di più un tumore al polmone. Se Bugs Bunny, il celebre coniglio dei cartoon, fumasse dovrebbe limitare la sua passione. È invece appurato, ricerca dell’università di Newcastle (Gran Bretagna), che le carote sono più efficaci se cotte intere: contengono il 25% di falcarinolo (un anticancro) in più di quelle tagliate prima della cottura. Un altro studio, condotto dalla Washington University Medical School di St. Louis in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha svelato che l’80% delle donne sottoposte a intervento di rimozione del cancro della mammella era carente di vitamina D. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d’arancia, potrebbe costituire una risorsa terapeutica o preventiva per la popolazione maschile a rischio di sviluppare il tumore prostatico. La scoperta, pubblicata da Cancer Research, è dell’équipe guidata da Adriana Albini, MultiMedica di Milano, e da Francesca Tosetti, Ist di Genova.

Dalle ricerche in campo cardiovascolare, invece, arrivano novità sul tè verde e i cosiddetti «grassi benefici » omega-3 e omega-6. Il «Monzino » di Milano e il Dipartimento di farmacologia dell’Università degli studi sempre di Milano hanno avviato ricerche cliniche di prevenzione coordinate dalla responsabile della ricerca del Monzino, la farmacologa Elena Tremoli. A parte il patrimonio genetico, il tè verde mantiene alti i livelli nel sangue di statine per abbassare il colesterolo. Quindi uno studio verificherà quanto già avviene in Giappone dove le statine vengono prescritte a metà dose agli amanti di questa bevanda, ricca di benefici antiossidanti. Le novità sugli acidi grassi sono molto importanti. Intanto un test, da una goccia di sangue, può misurare gli acidi grassi in una persona. Poi l’effetto pesce (omega-3) potrebbe risultare più efficace dei farmaci nel tenere bassi trigliceridi e colesterolo (i grassi cattivi circolanti nel sangue). Quindi tè verde e tonno? «Meglio lo sgombro, è il più ricco in omega-3», risponde la Tremoli. O il classico olio di fegato di merluzzo. La dose? Circa 850 milligrammi al giorno di omega- 3 (dose protettiva più bassa). Tre, quattro grammi al giorno abbassano i trigliceridi. Insomma sgombro tre volte alla settimana, ma per variare anche salmone, tonno o trota. Non solo, vi sono anche effetti neuroprotettivi (Alzheimer e Parkinson) e antinfiammatori (artrite reumatoide, asma, ecc.).

In sintesi, vi sono gruppi di cibi con il «potere» di aiutare a perdere peso e riportare indietro il tempo. A partire da ortaggi, frutta e verdura. Riempire il piatto con frutta e verdura è utile per perdere peso—contengono poche calorie, molti nutrienti e danno senso di sazietà—e gli ultimi studi mostrano che alcuni di loro procurano sorprendenti benefici antinvecchiamento. Si dice che i mirtilli, per esempio, abbiano la capacità di migliorare la memoria. Ma i frutti di bosco di tutti i colori sono ricchi di antiossidanti, come ha dimostrato Navindra P. Seeram, ricercatore dell’Università di Rhode Island a Kingston. Combattono i radicali liberi, molecole che possono causare un esteso danno delle cellule e sono collegate all’infiammazione cronica. Quella che contribuisce all’invecchiamento e che si pensa sia alla base di molte malattie: cancro, malattie del cuore, diabete, Alzheimer, artrite, e osteoporosi. I frutti di bosco sono poi stracolmi di vitamina C, un altro potente antiossidante antirughe. Per mantenere l’acutezza visiva, indirizzarsi su spinaci e altre verdure a foglia verde scuro: luteina e zeaxantina sono pigmenti che proteggono gli occhi dagli effetti dannosi della luce ultravioletta, a cominciare dalla cataratta. Frutta e ortaggi rossi: stesse proprietà antiaging e proteggicancro.

Le proteine sono una componente chiave della dieta e diventano ancora più importanti a partire dai 40 anni, quando la massa muscolare comincia a diminuire fino all’1% all’anno. Questo calo rallenta il metabolismo, facendo in modo che i chili in più si accumulino facilmente. Quindi per mantenere il metabolismo, le proteine sono fondamentali. Così come i minerali (calcio, fosforo, e potassio) di cui sono ricchi yogurt e latticini: aiutano anche a mantenere corretta la pressione del sangue e le ossa robuste. Tra le spezie: cumino e ginger sono antinvecchiamento, peperoncino e wasabi innalzano la soglia del dolore, l’aglio è una vera superpillola (antinfiammatoria, antibiotica, anti- impotenza, salvacuore, abbassa pressione). Insomma spaghetti aglio, olio e peperoncino sono un toccasana. Con l’olio ricco in vitamina E. Meglio se non cotto.

Del vino rosso si sa: il resveratrolo che contiene è un potente antiossidante, regolatore dell’infiammazione e protettivo delle arterie. In più, la ricerca sugli animali suggerisce che alte quantità di resveratrolo possono contrastare la morte delle cellule nel cuore e nel cervello. Il limite è di uno, due, bicchieri al giorno. Se non si beve vino, c’è il caffè: riduce il rischio di diabete tipo 2, Parkinson e Alzheimer. E protegge il cuore. Così come il tè, che inoltre rinforza il sistema immunitario, protegge lo smalto dei denti, combatte la perdita di memoria associata con l’invecchiamento. Due segreti antietà: cioccolato fondente e frutta secca. I flavanoidi del cacao, in particolare, possono ridurre l’infiammazione, mantenere corretta la pressione del sangue, prevenire la coagulazione delle piastrine e stimolare la potenza cerebrale. Inoltre, il cacao migliora l’umore, attenua la sindrome premestruale, aiuta le performances sessuali e attenua i mal di testa.

domenica 30 agosto 2009

influenza suina: nuova influenza, chiudere le scuole, lo chiedono i pediatri

Chiudere le scuole. La Federazione italiana medici pediatri chiederà al tavolo tecnico su come affrontare la pandemia di nuova influenza che si riunirà al ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali mercoledì anche di "prendere in seria considerazione" l’ipotesi di chiudere le scuole, la cui apertura è prevista a scaglioni a partire dal 14 settembre, per contenere la diffusione del virus A/H1N1. Lo ha detto il presidente della Fimp, Giuseppe Mele, precisando che la federazione chiederà esplicitamente anche che il ministero dell’Istruzione sieda al tavolo tecnico, al quale al momento non partecipa, "nell’ottica del maggior coordinamento possibile", sulla scorta di quanto chiesto dal direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, che ha parlato della necessità che i governi nel loro complesso, e non solo i ministeri della Salute, prendano "alcuni interventi che hanno forti implicazioni economiche e sociali, come la chiusura delle scuole".

Virus incisivo "Qualunque misura che possa ridurre l’esposizione e il contagio di questo virus - spiega Mele - può e deve essere tenuta in considerazione". La chiusura delle scuole potrebbe, in questo senso, essere strategica: il virus, spiega l’esperto, ha un tasso di incidenza "estremamente alto, tra il 30% e il 50%. Questo significa che se lo potrebbe prendere un italiano su tre". Questo in termini assoluti, in termini relativi, invece, visto che il principale gruppo di rischio è quello tra i 7 mesi e i 27 anni, in quella fascia d’età "l’incidenza sarà ancora maggiore, e si tratta proprio della fascia d’età di chi va all’asilo, alle elementari, alle medie, ai licei e all’università".

Misure efficaci A oggi, spiega Mele, l’Italia ha adottato "misure di contenimento molto efficaci", ma il virus si sta diffondendo a una velocità incredibile e per l’inizio dell’autunno è prevista una ondata molto forte, a cui si aggiungerà, poi, quella dell’influenza stagionale. Già qualche mese fa il vice ministro alla Salute, Ferruccio Fazio, aveva ipotizzato di ritardare l’apertura delle scuole per evitare la diffusione del contagio, ma c’era stata una sorta di levata di scudi: "Fazio aveva ragione da vendere - precisa Mele - era una delle ipotesi da prendere in considerazione e lo è tanto più adesso. Non si può dire la scuola no perché sarebbe un collasso: bisogna collaborare e mettere in campo una programmazione che possa variare con agilità, all’evolversi della situazione".

Cifre Secondo la Fimp, nel picco della nuova influenza in una settimana si potrebbero mettere a letto tra 600mila e 1,2 milioni di italiani, cui si devono aggiungere quelli che si ammaleranno della stagionale: e, visto che il vaccino per l’A/H1N1 non sarà disponibile prima del 15 novembre, i pediatri chiederanno al ministero che "venga aumentata di almeno il 20% l’offerta attiva del vaccino contro la stagionale e che la sua distribuzione sia anticipata ai primi di ottobre".

I presidi: "Vedere caso per caso" L’ipotesi di chiudere le scuole per evitare la diffusione del contagio con il virus della nuova influenza può essere presa in considerazione, alla luce dell’evoluzione del virus, ma "non in modo generalizzato e centralizzato", bensì valutando "caso per caso". Lo ha detto il presidente dell’associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado, spiegando: "Bisogna essere fortemente pragmatici: la situazione della nuova influenza cambia continuamente e anche noi dobbiamo cambiare a secondo delle circostanze. Anche oggi, nonostante l’allarme, mi sembra difficile ipotizzare un intervento centralizzato e generalizzato sulle scuole. E poi fino a quando dovrebbero restare chiuse?".

Apertura Ma, contrariamente a qualche mese fa, quando l’Anp si oppose all’ipotesi di un ritardo nell’apertura dell’anno scolastico, adesso Rembado fa una apertura: "Troverei più opportuno che si valutasse caso per caso e in base alla situzione dell’istituto ma anche del territorio: ci sono scuole dove si potrebbe effettivamente presentare la necessità di una chiusura per contenere la diffusione del contagio, e altre dove non si presenterà". Per questo, le decisioni dovrebbero "spettare agli istituti, ovviamente in accordo con l’autorità sanitaria locale, con la Regione e con il Comune".